Footer menù

Parafrasi canto 2 (II) del Purgatorio di Dante

“Mio caro Casella, per poter tornare ancora, dopo morto,
qui dove mi trovo adesso, ho intrapreso questo viaggio”,
gli risposi; “ma tu, che sei morto già da tanto tempo, come mai arrivi solo ora?”

Mi rispose lui: “Non mi è stato fatto alcun torto,
se l’angelo che decide chi traghettare e quando partire,
per più volte mi ha negato questo viaggio;

poiché attraverso la sua volontà si manifesta quella di Dio:
in verità negli ultimi tre mesi l’angelo ha preso a bordo
ogni anima che voleva salirci, senza nessuna opposizione.

Perciò io, che ero in quel momento rivolto al tratto di mare
in cui sfociano le acque del Tevere,
fui benevolmente accolto da lui.

L’angelo ha ora di nuovo rivolto le sue ali verso quella foce,
perché si raccolgono sempre in quel luogo
le anime che non dovranno scendere al fiume Acheronte.

Dissi allora io: “Se le nuove leggi dell’aldilà non ti hanno privato
della memoria, o della facoltà di cantare rime d’amore,
con cui riuscivi ad alleviare tutti i miei dispiaceri,

ti prego di consolare un poco con una canzone
la mia anima, che, giunta fino a questo punto insieme al suo
corpo, si è tanto affaticata!”

“Amor che ne la mente mi ragion”
cominciò ad intonare allora Casella, con tanta dolcezza
che ancora adesso posso sentirla dentro di me.

Il mio maestro, io e tutte le anime che si trovavano
con Casella, sembravano così felicemente rapiti da quel canto,
come se la loro mente non fosse attraversata da nessun altro pensiero.

Eravamo tutti concentrati ed attenti
alla sua musica; quando apparve Catone
gridando: “Cosa succede, spiriti pigri?

Che negligenza, che ritardo è mai questo?
Affrettatevi a raggiungere il monte, a purificarvi da
quell’impedimento che vi impedisce di godere della vista di Dio.”

Come quando, per beccare della biada o del loglio,
i colombi stanno insieme per mangiare, quieti,
senza manifestare il loro solito orgoglio, senza stare impettiti,

e non appena appare qualcosa di cui abbiano paura,
subito abbandonano il cibo
perché assaliti da una più grande preoccupazione;

allo stesso modo, vidi quella folla di nuove anime
abbandonare l’ascolto del canto e fuggire verso il monte,
come colui che va senza sapere dove stia andando;

né io né Virgilio fummo meno rapidi ad allontanarci.

 < Parafrasi Canto 1 Parafrasi Canto 3 >
No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web