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Parafrasi canto 28 (XXVIII) del Paradiso di Dante

Ogni scintilla girava insieme alla fiamma dalla quale proveniva;
ed erano così tante, che il loro numero cresceva
in progressione geometriche di migliaio in migliaio.

Io sentivo gli angeli, da cerchio a cerchio,
cantare osanna a Dio, punto fisso intorno al quale essi ruotano,
e che li conserverà in eterno nelle sedi loro assegnate.

E Beatrice, che vedeva i pensieri dubbiosi
che sorgevano nella mia mente, disse:” I primi cerchi
ti hanno mostrato i Serafini e i Cherubini.

Essi girano così velocemente seguendo il moto di Dio,
perché vogliono avvicinarsi a Lui quanto più possono;
e possono, in quanto sono più capaci di elevarsi a contemplare Dio.

Quelle altre intelligenze angeliche che girano intorno ad essi,
si chiamano Troni, e sono seggi dei decreti divini,
perché chiudono la prima terna delle gerarchie angeliche.

E dovete sapere che tutte queste schiere di angeli godono
di una beatitudine proporzionata alla capacità di visione di Dio
che è verità che appaga ogni intelletto.

Da ciò si può dedurre come la beatitudine consista
nell’atto di contemplare, non in quello di amare,
che ne è invece soltanto una conseguenza;

e la possibilità di contemplare concessa alle creature dipende dal merito,
che a sua volta dipende dalla grazia divina e dalla buona volontà :
così si procede di grado in grado.

La seconda terna, che così germine e fiorisce
in questa primavera celeste e dunque eterna
che l’arrivo dell’autunno non rende mai spoglia,

canta in eterno la lode a Dio ‘Osanna’,
con tre melodie che risuonano nei tre ordini angelici
di cui è composta la terna stessa.

In queste gerarchia divina si trovano le essenza divine:
la prima è Dominazioni, e poi c’è Virtù;
mentre il terzo ordine è di Potestà.

Infine nei penultimi due gradi della gerarchia
ruotano i Principati e gli Arcangeli;
mentre l’ultimo grado è occupato da Angeli in festa.

Queste creature fissano il loro sguardo verso Dio,
e migliorano in virtù le cose terrene così che esse vengano attratte verso Dio
e trascinano con sé tutte quelle che sono ai gradi inferiori.

E Dionigi l’Areopagita si mise, con tanto amore,
a contemplare queste creature, riuscendo a classificarle
e a chiamarle per nome cosi come faccio io ora.

Ma Gregorio Magno si scostò poi da lui,
per cui, non appena aprì gli occhi alla verità
in questo cielo, rise di se stesso.

E non voglio che tu ti stupisca che un uomo
abbia rivelato un simile mistero sulla Terra;
perché glielo svelò, insieme a molte altre verità di questi cieli divini

chi aveva avuto la grazia di vederlo di persona quassù”.

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