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Parafrasi canto 24 (XXIV) del Paradiso di Dante

Così come lo studente si prepara mentalmente e non parla
finchè il maestro non gli ponga la questione,
per confermarla e non per portarla a compimento,

così mi preparavo io con ogni argomentazione
mentre che essa parlava, per essere pronto
ad un tale esaminatore (Pietro) e ad un tale argomento.

“Rispondi, buon cristiano, fatti riconoscere (come buon cristiano),
cos’è la fede?”. Allora io alzai la fronte
verso quel lume da dove uscivano queste parole;

poi mi rivolsi a Beatrice, ed essa prontamente
mi fece cenno perché io esprimessi liberamente
i pensieri che nascevano dentro di me.

“La Grazia che mi permette di far professione della mia fede”,
iniziai a dire io, “di fronte al suo primo paladino (Pietro),
faccia sì che i miei pensieri siano bene espressi”.

E continuai: “Come ci ha lasciato scritto la penna
del tuo caro fratello (san Paolo), o padre,
che insieme a te mise Roma sulla retta strada,

la fede è il principio su cui si fonda la speranza
e la dimostrazione delle cose che non sono visibili;
e questa sembra a me la sua essenza”.

Allora sentii: ” Tu pensi correttamente,
se comprendi bene perché san Paolo pose la fede
prima come sostanza e poi come argomento”.

E io subito dopo: “I misteri divini profondi
che qui in Paradiso mi si rivelano mostrandomi il loro aspetto,
agli occhi dei mortali sulla Terra sono così inaccessibili,

che la loro esistenza è solo un atto di fede,
sulla quale si fonda l’alta speranza di beatitudine;
e perciò alla fede è data la denominazione di sostanza.

E da questa fede dobbiamo
argomentare senza ricorrere ad altre prove sensibili;
perciò essa ha il valore di prova”.

Allora mi sentii dire: “Se tutto ciò che si apprende
sulla terra come insegnamento, fosse inteso allo stesso modo,
non resterebbe spazio per discussioni filosofiche”.

Così parlò quel lume ardente di carità;
e poi aggiunse: “E’ stata da te esaminata così bene
la lega e il peso di questa moneta:

ma adesso dimmi se tu ne sei provvisto nella tua borsa”.
E io risposi: “Si, la possiedo, così splendente e così intatta,
che nel suo conio non c’è nulla che mi faccia dubitare”.

Subito dall’intensa luce che lì risplendeva
uscirono queste parole: “Questa gemma preziosa
sopra la quale si fonda ogni virtù,

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