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Parafrasi canto 23 (XXIII) del Paradiso di Dante

“Apri gli occhi e guarda cosa sono io:
tu hai visto cose tali che ti sei fatto potente
abbastanza da sostenere il mio riso”.

Io ero come colui che ritorna in sé
dopo una visione già dimenticata e che si ingegna
invano per riportarla alla mente,

quando udii questa proposta degna
di tanta gratitudine, che non potrà mai cancellarsi
dal libro che registra il passato (della memoria).

Se adesso suonassero tutte le lingue
che Polimnia con le sue sorelle (Muse della poesia) usarono,
rendendole più ricche con la loro ispirazione,

per venirmi in aiuto, non arriveremmo a descrivere che
la millesima parte della realtà, parlando del santo sorriso
e di quanto faceva risplendere il suo santo aspetto;

e così, descrivendo il paradiso, è necessario
che il sacro poema salti alcuni particolari,
come chi trova il suo cammino ostacolato.

Ma chi considerasse il tema difficile
e le spalle mortali che se ne fanno carico,
non biasimerebbe quest’ultimo se cede sotto il peso:

non è adatta a una piccola barca
ciò che l’ardita nave del mio ingegno va affrontando,
né ad un timoniere che voglia risparmiare le proprie forze.

“Perché il mio viso ti attrae a sé,
cosicché tu non ti giri verso i cori dei beati
che fioriscono sotto i raggi di Cristo?

Qui c’è la Vergine (rosa) in cui la parola divina
si fece carne; qui ci sono i beati (gigli) che
invitano a seguire la strada della santità”.

Così disse Beatrice; e io che ero ben disposto
verso i suoi consigli, ritornai ad affrontare
la prova per i miei deboli occhi.

Come i miei occhi, protetti dall’ombra
videro un prato di fiori illuminato da un raggio solare
filtrante limpido da uno squarcio nella nuvola;

così io vidi diversi gruppi di anime splendenti,
folgorate dall’alto da raggi ardenti,
senza vederne però la fonte di luce.

O benigna virtù (Cristo) che riempi di luce i beati,
ti sollevasti verso l’Empireo, per far spazio
ai miei occhi incapaci di sostenere la tua luminosità.

Il nome del bel fiore (Maria) che io sempre invoco
sia di mattina sia di sera, tutto mi raccolse l’animo
per distinguere la luce più intensa.

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