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Parafrasi canto 22 (XXII) del Paradiso di Dante

e ormai concordo con l’opinione di coloro che
più la disprezzano, e ritengo che sia virtuoso colui che
rivolge i suoi pensieri ad altro (al Cielo).

Io vidi la Luna, figlia di Latona, illuminata
e senza quelle macchie che avevo un tempo attribuite,
erroneamente, alla rarità e densità del suo corpo.

Sopportai la vista del sole tuo figlio, o Iperione,
e vidi come in prossimità di esso si muovano
i pianeti di Maia e di Dione.

Di lì vidi la luce di Giove tra il freddo di Saturno, suo padre,
e il caldo di Marte, suo figlio: e compresi da lì
il movimento irregolare che fanno quei pianeti.

E tutti e sette (i pianeti) mi mostrarono
quanto sono grandi e quanto sono veloci,
e la distanza che li separa.

La Terra abitata che ci rende tanto feroci,
volgendomi io intorno ad essa con il segno dei Gemelli,
mi apparve tutta dalle montagne ai mari.

Poi rivolsi il mio sguardo agli occhi di Beatrice.

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