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Parafrasi canto 13 (XIII) del Paradiso di Dante

e perciò ti meravigli riguardo a ciò che io dissi prima,
quando affermai che l’anima benevola racchiusa nella quinta luce
non ebbe un altro pari a lui.

Ora presta attenzione a ciò che io ti rispondo,
e vedrai che le tue credenze e le mie parole
si accordano in un’unica verità come il centro in un tondo.

Ciò che non muore, l’immortale, e ciò che può morire, il mortale,
non è null’altro che riflesso di quell’idea
che nostro Signore, infondendo amore, mette alla luce;

poiché quella luce viva, che è il Figlio, che si emana
dalla sua fonte luminosa, che è il Padre, così che non si separa
né da lui né dall’amore, che è lo Spirito Santo, si congiunge a loro nella Trinità,

per sua bontà concentra il suo splendore,
come in uno specchio, in nove essenze,
rimanendo però in eterno una sola.

Da queste (la luce) discende fino alle ultime potenze del mondo sublunare
di cielo in cielo, attenuandosi tanto,
che non crea più altro che esseri corruttibili;

e intendo essere queste essenze corruttibili
le cose create, che il movimento del cielo produce
con seme (vegetali/animali) o senza (esseri inanimati).

La materia di costoro e di chi la plasma
non sono sempre ugualmente disposte; e perciò
riflettono l’Idea divina in maniera maggiore o minore.

Per questo avviene che uno stesso albero
secondo la specie, produca frutti migliori o peggiori;
e per questo voi umani nascete con ingegno differente.

Se la materia fosse perfettamente disposta
e il cielo esercitasse la sua virtù suprema,
la luce di Dio si mostrerebbe per intero;

ma la natura la trasmette sempre parzialmente,
operando in modo simile all’artista
che ha la mano tremolante nell’esercizio dell’arte.

Perciò se il caldo amore, lo Spirito Santo, dispone e sigilla
la luce chiara della prima virtù, del Padre,
questa creatura acquisirebbe in sè la massima perfezione.

In tale modo la Terra fu resa degna
di tutta la massima perfezione in un essere animato;
in tale modo la Vergine fu resa feconda;

così che io approvo la tua opinione,
che la natura umana non fu né sarà mai
così perfetta come in quelle due persone, Adamo e Gesù.

Ora, se io non andassi più avanti a spiegare,
mi chiederesti con le tue parole
‘Dunque, come mai hai detto che costui, Salomone, fu senza pari?’.

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