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Parafrasi canto 20 (XX) dell’Inferno di Dante

fece di una grotta tra i bianchi marmi del luogo
la sua casa, dalla quale la vista delle stelle
e del mare non gli era impedita da nulla.

E quella che copre il suo seno,
che tu non puoi vedere, con le sue lunghe trecce sciolte,
ed ha invece tutta la peluria dall’altra parte,

in vita fu Manto, colei che vagò per molte terre;
si fermò infine là dove sono nato io;
mi piace quindi che tu mi stia un poco ad ascoltare.

Dopo che suo padre Tiresia morì,
e la città di Tebe cadde in servitù,
Manto vagò per lungo tempo per il mondo.

Lassù nella parte alta dell’Italia si trova un lago,
ai piedi delle Alpi che chiudono l’Allemagna,
sopra il castello di Tirolo, lago chiamato Benaco o lago di Garda.

Mille e, credo, anche più fonti d’acqua bagnano quella regione
tra il lago di Garda, la Val comonica e la catena alpina,
acqua che poi va a stagnare nel suddetto lago.

In mezzo al Benaco c’è un luogo dove sia il vescovo di Trento,
che quello di Brescia ed anche quello di Verona
protrebbero dare la loro benedizione, se passassero di là.

La città di Peschiera, bella e robusta fortezza
per tenere testa ai bresciani ed ai bergamaschi, si trova dove
le due catene monutose che fanno da riva al lago scendono fino alla pianura.

Da quel punto conviene che defluisca tutta quanta l’acqua
che non può più essere contenuta nel lago di Garda,
a formare un fiume che scorre poi attraverso i verdi pascoli.

Dal momento in cui l’acqua comincia a scorrere,
prende il nome di Mincio e non più di Benaco,
e tiene il suo nome fino a Governolo, dove infine sbocca nel Po.

Il Mincio non scorre per un lungo tratto prima di incontrare un
avvallamento, nel quale si allarga fino a farne una palude;
durante la stagione estiva quest’acqua stagnante può essere malsana.

Passando da quella palude, la vergine selvaggia Manto
vide un pezzo di terra, in mezzo a tutto quel pantano,
senza nessuna coltivazione, incolto, e privo di abitanti.

Lì, per sfuggire ad ogni società umana,
si fermò con il suo seguito di servi per dedicarsi alla magia,
ci visse a lungo, fino a lasciarci il suo corpo morto, privo d’anima.

In seguito gli uomini che prima erano sparsi tutt’intorno
si raccolsero in quello stesso luogo, reso una fortezza naturale
proprio da tutto il pantano che aveva intorno.

Venne edificata una città sopra le ossa di Manto;ed in nome di lei,
che per prima aveva scelto quel luogo come sede, la chiamarono Mantova,
senza dover fare troppi sortilegi per prendere la decisione.

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