Footer menù

Parafrasi canto 17 (XVII) dell’Inferno di Dante

non diversamente fanno d’estate i cani,
ora con i muso ed ora con le zambe, quando vengono morsi
o dalle pulci o dalle mosche o dai tafani.

Posato il mio sguardo sul viso di quei dannati,
i cui corpi sono battuti dalla dolorosa pioggia infuocata,
non ne riconobbi nessuno; ma mi accorsi

che dal collo di ciascuno di loro pendeva una borsa
che aveva un proprio colore ed un proprio segno,
e ciascuno sembrava trovare nutrimento per i propri occhi nel fissarla.

Mentre camminavo tra di loro osservandoli attentamente,
vidi sopra una borsa gialla un segno azzurro
che aveva l’aspetto e la dignità di un leone.

Poi, andando oltre con lo sguardo,
ne vidi un’altra di colore rosso sangue,
che portava in bella mostra un’oca bianca più del burro.

Ed uno spirito, che portava disegnanata una grossa scrofa di colore
azzurro sulla sua borsa di colore bianco,
mi disse: “Che ci fai tu in questa fossa infernale?

Vattene adesso; e dal momento che sei ancora vivo,
sappi che il mio concittadino Vitaliano
dovrà sedere qui vicino a me, alla mia sinistra.

Sono di Padova e siedo qui in mezzo a questi fiorentini:
e spesso mi stordiscono le orecchie
gridando forte: “Venga tra di noi il grande cavaliere,

che porterà al collo una borsa con sopra tre capre!”
Detto questo fece una smorfia con la bocca e tirò fuori
la lingua, come fa il bue quando si lecca il naso.

Ed io, temendo che il trattenermi troppo a lungo avrebbe infastidito
colui, Virgilio, che mi aveva avvertito di non attardarmi troppo,
tornai indietro, allontanandomi da quelle anime affaticate.

Trovai la mia guida che era già salita
sulla groppa di quella bestia feroce,
e mi disse: “Sii ora forte e coraggioso.

Dobbiamo adesso scendere utilizzando questo tipo di scale:
monta davanti a me, che io voglio stare al centro,
così che la coda non possa farti alcun male.”

Come chi è talmente assolito dai brividi
della febbre, che ha già le unghie smorte
e trema tutto quanto anche solo guardando l’ombra,

allo stesso modo feci io ascoltando le parole che mi furono dette;
ma mi spronò rimproverandomi la paura di apparire incapace,
paura che rende forte un servo di fronte al buon esempio del suo padrone.

Mi sistemai anche io su quelle mostruose spalle:
e cercai di dire, ma la voce non venne fuori
come avrei voluto: “Tienimi abbracciato”.

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web