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Parafrasi canto 11 (XI) dell’Inferno di Dante

Si può infine fare violenza anche contro Dio, negandolo
nell’intimo del cuore o bestemmiando contro di lui apertamente,
ma anche disprezzando la bontà divina presente nella natura;

per questo motivo il girone più basso e più stretto, il terzo, punisce
al suo interno sia i sodomiti (contro la natura) che gli usurai,
e chi con le parole manifesta l’odio che ha nel suo cuore contro Dio.

L’inganno invece, che offende ogni coscienza che la commette,
può essere usato dall’uomo contro chi si fida di lui
ma anche contro chi non gli dà fiducia.

Questo secondo modo di usare l’inganno sembra distruggere soltanto
quel vincolo di benevolenza che ci unisce per legge di natura;
perciò il cerchio che viene subito dopo quello dei violenti punisce

gli ipocriti (i finti), gli adulatori e gli indovini,
i falsari, i ladri ed i simoniaci,
i falsari, i barattieri e tutta la simile lurida comitiva.

Con quell’altro modo di usare l’inganno (contro chi si fida) ci si
dimentica non solo l’amore naturale, ma si offende anche
quello aggiunto che dà luogo a quella speciale fiducia;

perciò, nel cerchio inferiore e più piccolo, dove si trova
il centro della terra, sul quale poggia la città di Dite,
ogni traditore è consumato in eterno.”

Dissi allora io: “Maestro, la tua spiegazione procede con molta
chiarezza, e contrassegna molto bene le diverse parti di
questo baratro e le diverse anime che in esso sono condannate.

Ma dimmi ora: le anime della palude fangosa (iracondi), quelle
trasportate dal vento (lussuriosi) e quelle battute dalla pioggia
(i golosi) e quelle che si scontrano insultandosi in modo tanto aspro (avari e prodighi),

perché non vengono anch’esse punite all’interno di Dite,
la città arrossata dal fuoco, se Dio li ha in odio?
E se invece non li ha in odio, perché sono puniti in tale modo?

E lui mi rispose: “Perché la tua mente va tanto fuori strada”
disse Virgilio “rispetto a quello che è solita fare?
Oppure miri con la tua domanda a qualcosa che mi sfugge?

Non ti ricordi di quelle parole
con le quali la tua Etica tratta
le tre inclinazioni dell’anima che Dio non vuole,

l’intemperanza, la malizia e la bestialità senza senno?
E sostiene che l’intemperanza, tra le tre,
offende meno Dio ed è da rimproverare di meno?

Se tu ragioni attentamente su questa dottrina,
e riporti alla mente chi sono quelle anime
che scontano i loro peccati di sopra, fuori dalle mura di Dite,

avrai subito chiaro perché quelle anime siano divise da questi
peccatori malvagi, ed anche perché con meno collera
vengono puniti, martellati, eternamente dalla vendetta divina.”

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