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Parafrasi canto 10 (X) dell’Inferno di Dante

“Possa avere un giorno un po’ di pace la vostra discendenza”,
lo pregai io, “scioglietemi cortesemente un dubbio
che ha appena avvolto i mie pensieri.

Se ho ben capito, sembra che voi spiriti possiate prevedere
il futuro, quello che il passare del tempo farà accadere, mentre
sembrate al contrario ignorare gli avvenimenti del presente.”

“Noi vediamo, come chi è presbite, con una vista imperfetta”,
mi rispose, “solo le cose che sono lontane;
tanto ci illumina ancora Dio.

Quando si avvicinano o stanno già accadendo, questa nostra
capacità non ci giova più; e se altri non ci informano dei fatti,
nulla possiamo sapere della vostra vicende umane.

Puoi perciò ora comprendere bene che la nostra conoscenza
verrà completamente annullata a partire dal giorno del
giudizio, quando i nostri sepolcri saranno chiusi per l’eternità.”

Allora, dispiaciuto per non aver risposto all’altro spirito,
dissi: “Dite allora al vostro compagno, caduto nella tomba, che
suo figlio Guido non è ancora morto, è ancora insieme ai vivi;

e se di fronte alla sua domanda rimasi muto,
fategli sapere che lo feci soltanto perché fui colto
da quel dubbio che ora mi avete voi sciolto.”

Ma già Virgilio mi richiamava a sé;
pregai perciò con più premura lo spirito di Farinata
affinché mi dicesse i nomi dei suoi compagni nel sepolcro.

Mi disse: “Giaccio in questa tomba insieme ad altri mille:
qua dentro c’è Federico II di Svevia
ed il cardinale Ottaviano degli Ubaldini; degli altri non parlo.”

Tornò infine nel sepolcro; io rivolsi i miei passi
verso Virgilio, poeta dei tempi antichi, ripensando a quella
sentenza di Farinata (sull’esilio) che sembrava minacciosa.

Anche Virgilio si mosse; poi, mentre camminavamo,
mi chiese: “Perché sei turbato?” Ed io diedi soddisfazione
alla sua curiosità raccontandogli delle parole di Farinata.

“Conserva nella memoria ciò che hai ascoltato profetizzare
contro di te”, mi raccomandò la mia saggia guida;
“e prestami attenzione”, e così dicendo alzo il dito al cielo:

“quando sarai di fronte al dolce raggio di Beatrice,
il cui bell’occhio è in grado di vedere il futuro in Dio,
saprai da lei le vicende che ti attendono in vita.”

Indirizzò quindi il passo verso sinistra:
lasciammo il muro e piegammo verso il centro del girono
attraverso un sentiero che termina in una valle,

la quale faceva sentire la sua nauseabonda puzza fin lassù.

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One Response to Parafrasi canto 10 (X) dell’Inferno di Dante

  1. Matteo Gennaio 23, 2014 at 6:07 pm #

    Parafrasi fatta molto bene!! I lavori caricati su questo sito Web mi sono molto utili nella mia attività di studio!!
    Grazie,
    Uno Studente 🙂

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