Footer menù

Parafrasi canto 9 (IX) dell’Inferno di Dante

Quella a sinistra è Megera;
quella a destra, che piange, è Aletto; Tesifone
è infine quella al centro”; detto questo, rimase quindi a lungo in silenzio.

Ognuna di loro si squarciava il petto con le unghie;
battevano le palme delle mani e gridavano tanto forte
che io per paura mi strinsi al petto del poeta, Virgilio.

“Venga Medusa: tramuteremo così in pietra costui, questo intruso”
dicevano tutte insieme guardando verso il basso: “abbiamo
fatto male a non vendicarci dell’assalto tentato da Teseo all’Inferno”.

“Voltanti indietro e tiene gli occhi bene chiusi;
perché se Medusa, il Gorgone, si mostra e tu la guardi,
rimani impietrito e sarebbe poi impossibile tornare su, nel mondo dei vivi”.

Queste parole disse il mio maestro; ed egli stesso
mi fece voltare, e non gli bastarono le mie sole mani,
ma anche con le sue, per essere sicuro, mi tenne chiusi gli occhi.

Voi lettori, che avete ancora la mente sana,
andare a cogliere l’insegnamento che si nasconde
sotto il velo di questi versi misteriosi.

E già si avvicinava a noi, procedendo lungo le onde fangose,
un gran fracasso, un suono spaventoso,
capace di fare tremare entrambe le sponde,

non diverso dal rumore provocato da un vento
reso impetuoso da brusche variazioni di temperatura,
che scuote la foresta e senza trovare alcun ostacolo alla sua forza

spezza i rami, li fa cadere e li trasporta fuori;
procedere quindi polveroso verso la campagna
e mette in fuga gli animali ed i pastori.

Virgilio liberò allora i miei occhi e disse: “Fissa ora tutta l’acutezza
del tuo occhio su quell’acqua schiumosa, da tempo stagnante,
nel punto in cui quella nebbia scura è più densa”.

Così come le rane quando si trovano di fronte
la biscia loro nemica fuggono tutte,
finché ognuna di loro si è appiattita sul fondo dello stagno,

vidi più di mille anime terrorizzate
fuggire allo stesso modo di fronte ad un tale che camminando
attraversava lo Stige mantenendo i suoi piedi asciutti.

Cercava di allontare dal proprio volto l’aria putrida dello Stige
agitandoci spesso davanti la mano sinistra,
e sembrava non ci fosse altro ad infastidirlo.

Mi accorsi subito che si trattava di un messaggero del cielo,
e mi rivolsi pertanto al maestro Virgilio per capire cosa fare; lui mi fece segno
di rimanere in silenzio e di inchinarmi di fronte a lui.

Ah, quanto mi sembrava essere indignato per la situazione!
Raggiunse la porta di Dite e con un bastone
l’aprì, senza incontrare nessuna resistenza.

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web