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Parafrasi canto 8 (VIII) dell’Inferno di Dante

Ed io a lui:”Maestro, avrei proprio voglia di vedere
quello spirito completamente immerso in questo fango
prima che usciamo da questa palude.”

Ed egli a me: “Prima di poter scorgere l’altra riva,
tu verrai accontentato: e giusto
che tu goda per l’appagamento di questo tuo desiderio.”

Vidi infatti poco dopo lo strazio che fecero di questo spirito
le altre anime dannate ricoperte di fango,
strazio tale che ancora oggi mi fa lodare e ringraziare Dio.

Gridavano tutti: “Dagli a Filippo Argenti!”;
e quel capriccioso spirito fiorentino
affondava i denti per la gran rabbia nella propria carne.

Lo lasciammo là nello Stige, e non racconto altro di lui; il mio
orecchio fu nel frattempo percosso da un doloroso suono,
e sbarrai perciò i miei occhi dinnanzi a me per cercare di capire da dove provenisse.

Il mio buon maestro mi disse: “Figliolo, si avvicina ormai
a noi quella città chiamata Dite, con i suoi spiriti
carichi di pena e con la sua numerosa schiera di demoni.”

Ed io dissi: “Maestro, riesco già a distinguere le sue torri,
laggiù nella valle oltre la palude,
arrossate come se fossero uscite dal fuoco.

Mi disse allora lui: “Il fuoco eterno
che le rende roventi dal loro interno le mostra poi così rosse,
come puoi vedere da questo basso inferno.”

Giungemmo infine con l’imbarcazione dentro alle profonde
fosse che circondano quella città sconsolata, come per difesa:
le mura di Dite mi sembravo realizzate in ferro.

Solo dopo aver percorso un lungo tratto intorno alle mura,
giungemmo ad un punto dove il traghettatore gridò forte:
“Uscite dalla barca, qui è l’ingresso della città.”

Vidi sulle porte di Dite più di mille demoni,
angeli ribelli precipitati dal cielo, che con ira
dicevano tra loro: “Chi è costui che, ancora in vita,

va attraverso il regno dei morti?”
Ed il mio saggio maestro accennò loro
di volergli parlare privatamente.

I demoni frenarono allora un poco la loro indignazione
e dissero: “Vieni pure, ma da solo, e quell’altro se ne vada,
che fu tanto audace da entrare in questo regno.

Ritorni da solo in terra, seguendo la strada percorsa per
venire temerariamente qui: ci provi, se riesce; perché
rimarrai invece qui con noi tu che gli hai mostrato questi regni bui.”

Pensa, lettore, a quanta paura provai
al suono di quelle parole maledette, perché
provai proprio il terrore di non poter tornare più in terra.

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