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Parafrasi canto 27 (XXVII) dell’Inferno di Dante

Infatti, così come Constantino mandò a cercare il papa S. Silvestro,
rifugiatosi nel monte Soratte, per guarire dalla lebbra;
così Bonifacio VIII mi mandò a chiamare per essere il suo medico

e per guarirlo dalla sua superba febbre della prepotenza: mi chiese
consiglio sulla battaglia con i Colonnesi, ma io non dissi nulla
perchè le sue sembravano le parole di un folle.

Poi mi disse, per farmi coraggio: “Il tuo cuor non abbia sospetti
di ricadere nella colpa; io ti assolvo già da ora;
però tu insegnami come fare a sconfiggere Palestrina.

Le porte del paradiso io le posso aprire o chiudere,
come tu ben sai; perchè sono due le chiavi,
che al mio predecessore, Celestino V, non importarono molto”.

Allora questi argomenti tanto autorevoli mi spinsero fino
al punto di ritenere che il tacere sarebbe stato peggio che rispondere,
e dissi allora: “Padre, visto che tu già mi assolvi

da quel peccato in cui devo cadere, il mio consiglio è:
promettere molto per poi mantenere poco
ti farà trionfare nella tua suprema autorità”.

Quando morii, San Francesco venne da me per prendermi con sé,
ma uno dei neri demoni gli si oppose
e gli disse: “Non portarlo con te: lasciamelo, non farmi torto.

Deve venire giù nell’inferno tra i mie schiavi, perchè diede
un consiglio frodolento, dato il quale, gli sono sempre
stato vicino per riuscire a prenderlo per i capelli al momento opportuno;

perchè non si può assolvere chi non si pente, né, d’altra parte,
è possibile volere il peccato e allo stesso tempo pentirsene,
non si può per la contraddizione che non lo permette”.

Oh povero me! come trasalii
quando mi prese con sé e mi disse: “Forse
tu non pensavi che io fossi un buon ragionatore!”

Mi portò a Minosse; e lui si avvolse
per otto volte la coda attorno al proprio dorso duro;
e poi, dopo essersela morsa in un impeto di grande rabbia,

disse: “Costui deve andare con i peccatori del fuoco ladro,
che li nasconde”; perciò eccomi, dove mi vedi, perduto,
e così vestito di questa fiamma, che vago intorno e mi rammarico”.

Dopo aver terminato così il suo discorso,
Guido da Montefeltro se ne andò dolorante nella fiamma,
contorcendola e facendone vibrare la punta aguzza.

Io e Virgilio procedemmo oltre,
su per lo scoglio fino a raggiungere l’altro arco
che sovrasta la nona bolgia dove subiscono la giusta punizione

coloro che, portando a divisioni, si caricano la coscienza di peccati.

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