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Parafrasi canto 24 (XXIV) dell’Inferno di Dante

In mezzo a questa gran quantità di serpenti feroci correva
della gente nuda tutta spaventata, senza la speranza di poter
trovare un rifugio o la pietra elitropia, che dà invisibilità:

avevano le mani legate dietro la schieda con dei serpenti;
le serpi ficcavano la coda e la testa tra le mani ed i reni dei dannati,
di qua e di là, ed si annodavano poi sul dorso.

Improvvisamente un dannato che si trovava dalla nostra parte,
fu assalito da un serpente e trafitto
là dove il collo si unisce alle spalle.

Mai fu scritta nè una “o” nè una “i” tanto velocemente,
quanto ci impiegò quel disgraziato a prendere fuoco e bruciare,
tanto che divenne tutto cenere mentre cascava al suolo;

e dopo che fu così ridotto a cenere a terra,
la sua polvere si raccolse da sola e nello stesso istante
ritornò di colpo ad essere la medesa figura di prima:

così come i grandi saggi del passato dichiarano
che la Fenice muore per poi subito rinascere,
quando si avvicina ai cinquecento anni di vita:

lei che quando è in vita non si nutre nè di biada nè di erba,
ma solo di lacrime d’incenso e d’amomo,
ed il suo drappo funeraria sono il nardo e la mirra.

Ed al modo di chi cade, e non sa come sia accaduto,
se a causa di un demone che lo ha strattonato in terra,
o per una altro tipo ostacolo che lega e non lo lascia stare in piedi,

che quando si rialza, si guarda intorno
tutto smarrito a causa della grande angoscia
che ha provato, e guardandosi intorno sospira;

allo stesso modo fece il peccatore quando si rialzò.
Oh quant’è sevara la potenza di Dio,
che per punire i peccatori sferra tali colpi!

La mia guida Virgilio gli domandò chi dunque egli fosse;
ed egli rispose: “Io sono piovuto dalla Toscana,
non molto tempo fa, per finire in questa bolgia feroce.

Mi piacque la vita bestiale e non quella umana,
essendo io un bastardo; io sono Vanni Fucci
detto Bestia, e Pistoia fu la tana degna della mia esistenza”.

E io dissi a Virgilio: “Digli di non scappare,
e chiedigli quale colpa lo ha spinto quaggiù; perchè io
l’ho conosciuto come uomo sanguinario e litigioso, non come ladro”.

E il peccatore che aveva capito le mie parole, non finse
di non aver udito, ma si rivolse a me tutta la sua attenzione
ed anche il volto, che si colorò di rosso per la triste vergogna;

poi mi disse: “Mi dispiace di più che tu mi abbia incontrato
qui nella miseria in cui mi vedi,
piuttosto che non la stessa morte con cui fui tolto alla vita.

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