Spinto dall'amore per Angelica, con addosso ornamenti saraceni, Orlando abbandona l'accampamento cristiano e lascia quindi la guerra in difesa della Santa Chiesa.
Arrivato un giorno sulla riva del fiume Quesnon, per attraversarlo chiede aiuto ad una ragazza al comando di una imbarcazione. La donna in cambio del favore chiede però ad Orlando di unirsi all'esercito che sta allestendo il re d'Irlanda, per muovere guerra agli abitanti dell'isola di Abuda, e porre quindi fine ai loro saccheggi ed al rapimento delle donne più belle, che vengono ogni giorno sacrificate da quel popolo ad una orca.
Orlando è ormai giunto sulle coste dell'Inghilterra quando il vento cambia direzione e lo riporta subito indietro fino ad Anversa. Qui, Orlando sbarca e viene subito accolto da un vecchio che invita il paladino a dare il proprio aiuto ad una donna in difficoltà.
Orlando accetta subito e si lascia condurre al castello di lei.
La donna, di nome Olimpia, vestita a lutto e piena di dolore, racconta al conte Orlando la propria storia.
Ii re di Frisia, Cimosco, aveva deciso di fare sposare il proprio figlio Arbante con Olimpia, e ne chiede quindi la mano al conte d'Olanda.
Olimpia rimane imprigionata nel proprio castello.
Olimpia decide ci uccidersi, ma prima, per vendicarsi, finge di addolcirsi nei confronti di Arbante e lo sposa. Durante la prima notte di nozze, la donna lo uccide, aiutata da un suo fedele servitore, e scappa poi per mare con quel poco che le era rimasto.
Visto il figlio morto, Cimosco uccide ogni persona che fosse vicina ad Olimpia. A Bireno pone invece una condizione crudele: gli dà un anno di tempo per portargli la donna tanto odiata, pena la morte.
Orlando ed Olimpia partono per mare quello stesso giorno e giungono in Olanda. Scende solo il paladino, la donna dovrà aspettare di aver notizia della morte di Cimosco. Giunge a Dordrecht e trova alla porta della città una folta schiera di cavalieri; hanno avuto notiza che sta arrivando via mare il cugino di Bireno, con al seguito un esercito.
Il re ed i suoi cavalieri circondano il conte Orlando, ed è talmente convinto che l'impresa sia semplice che non prende neanche con sé l'archibugio. Orlando si butta sugli avversari e fa una strage.
Bireno viene liberato e può nuovamente abbracciare Olimpia. Lei viene riportata dal suo popolo nel castello del padre e tutti le giurano nuova fedeltà.
Orlando si imbarca nuovamente per raggiungere Abuda, porta con sé l'archibugio ed appena è in mare aperto lo getta nelle profondità dell'oceano.
Sfruttando il proprio travestimento, per tre giorni interi il paladino cerca tracce della donna amata in tutto l'accampamento avversario. Estende poi la ricerca di villaggio in villaggio in tutta la Francia.
Orlando accetta sobito, sia perché è contrario ad ogni ingiustizia, sia perché si convince subito che anche Angelica sia stata fatta da loro prigioniera, visto che in nessuno luogo della Francia era riuscito a trovarla.
Decide quindi di raggiungere nel minor tempo possibile quell'isola e già il giorno seguente si imbarca.
Figlia del conte d'Olanda, si era innamorata del duca Bireno, che era poi dovuto andare in Spagna per prendere parte alla guerra contro gli arabi.
La donna, per non venire meno all'amore ed alla parola data a Bireno, risponde però di preferire la morte, ed il re di Frisia, in tutta risposta, invade l'Olanda ed uccide in guerra tutti i familiari di Olimpia.
Cimosco possiede infatti un'arma avvenieristica, un archibugio (un'arma da fuoco), e non esiste avversario che possa competere con lui.
Cimosco fa sapere che avrebbe posto fine alla guerra se lei si fosse concessa in sposa ad Arbante. Olimpia rifiuta ancora ed i suoi sudditi, per non rischiare anche la loro vita, consegnano lei ed il suo castello nelle mani di Cimosco.
Durante il matrimonio però Cimosco, saputo della notizia che Bireno stava giungendo per mare, si era assentato per muovergli guerra. Il re di Frisia aveva sconfitto l'avversario e l'aveva fatto prigioniero.
Olimpia tenta ogni stratagemma per liberare l'uomo amato ma senza successo alcuno.
L'anno sta ormai per scadere e lei è infine disposta a consegnarsi nelle mani di Cimosco. Per essere sicura che questo sia di parola, chiede ad Orlando di stare al suo fianco durante lo scambio e di intervenire quindi prontamente se qualcosa dovesse andare storto.
Orlando promette subito di dare il proprio supporto ed anzi di fare di più di quanto lei gli chieda.
Il paladino sfida il re di Frisia: in caso di sconfitta del cavaliere gli verrà consegnata l'assassina del suo figlio Arbante, in caso di sconfitta del re dovrà essere invece liberato il prigioniero.
Il re è però intenzionato a fare prigioniero anche Orlando ed incarica un gruppo di uomini di tendergli una imboscata.
Cimosco chiede a gran voce che gli venga portata l'arma ma nessuno lo ascolta; chi può tornare alla città non ha nessuna intenzione di uscirci ancora. Anche il re tenta di mettersi in salvo inseguito dal paladino (rallentato nell'inseguimento poiché non aveva con sé Brigliadoro). Finalmente riesce ha avere la sua arma da fuoco e spara, ma forse a causa della paura che gli faceva tremare le mani, sbaglia mira e colpisce ed uccide solo il cavallo del duca Orlando. Questo si lancia subito a piedi contro il re di Fresia e lo uccide.
Giunge in quel momento anche il cugino di Bireno e muove anch'esso guerra contro i seguaci di Cimosco.
Olimpai concede sé stessa ed il proprio regno all'uomo amato, ma Bireno vuol tornare con lei in patria, lascia il regno d'Olanda al cugino ed è intenzionato ad impossessarsi della Frisia, avvantaggiato anche dal fatto che tra i prigionieri c'é la figlia di Cimosco, che vuole dare in moglie ad un suo fratello.
Riassunto del Canto
Testo e Parafrasi (ottave 1-57) del Canto
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1 Cosa non riesce a fare ad un cuore a lui assoggettato l'amore crudele e traditore, dato che ad Orlando riuscì a togliere dal petto la tanta fedeltà che avrebbe dovuto dimostrare a Dio? Fu saggio e pieno di rispetto, e della santa chiesa fu il difensore; ora per un amore vano, poca dello zio Carlo, poca di sé stesso e meno ancora di Dio ha cura.
2 Ma io purtroppo lo scuso del suo atteggiamento, e mi rallegro anche di avere in comune con lui un tale difetto; poiché anche io sono debole e malato nel badare al bene di me stesso, sano e vigoroso ad perseguire invece il mio male. Orlando se ne và tutto vestito da saraceno, senza che gli importi di abbandonare tanti amici, ed attraversa il luogo dove, dall'Africa e dalla Spagna, la gente si era accampata in aperta campagna.
3 Anzi, non proprio accampata, perché sotto gli alberi ed tetti la pioggia li ha sparsi un da ogni parte in piccoli gruppi; c'è chi alloggia più di stante e chi più vicino all'accampamento. Ognuno dorme affranto dalla fatica: chi steso per terra e chi in piedi appoggiato ad una mano. Dormono ed il conte ne potrebbe uccidere molti, Orlando non mette però mai mano alla sua spada (Durindana).
4 Il generoso Orlando ha talmente tanto animo nobile che prende nemmeno in considerazione l'uccidere persone addormentate. Ora questo ed ora quel luogo ispeziona, per trovare un indizio del passaggio della sua donna. Se incontra qualcuno sveglio, sospirando gli descrivi gli abiti e l'aspetto di Angelica; e poi chi chiede che per cortesia gli indichi la direzione dove poterla trovare.
5 Giunse infine il giorno chiaro e lucente, fece ricerche per tutto l'esercito saraceno: facilmente lo poteva sicuramente fare perché addosso aveva abiti arabi. Lo aiuto in questo in ugual misura, il fatto di conoscere altra lingue oltre al francese ed il saper parlare, in particolare, l'africano tanto speditamente che sembra essere originario di Tripoli.
6 In quel luogo cercò dappertutto, ne fece la sua dimora per tre interi giorni, con il solo scopo di ritrovare Angelica. Poi dentro alle città e fuori nei villaggi sperduti non solo esplorò tutte le regioni della Francia nei dintorni di Parigi, ma anche l'Uvernia ed anche la Guascogna fino all'ultimo sperduto villaggio; e cercò dalla Provenza, alla Bretagna e dai Pirenei, fino ai confini della Spagna.
7 Tra la fine di Ottobre e l'inizio di Novembre, nella stagione invernale, nella quale il vestito di foglie vede essersi rimosso ed i rami essersi scoperti, la tremante pianta, fino al punto da rimanere nuda, e gli uccelli insieme migrano, vanno per cielo, Orlando iniziò l'amorosa ricerca e non l'abbandonò per tutto il successivo inverno e nemmeno la trascurò in primavera.
8 Un giorno, passando, come era ormai solito, di paese in paese, arrivò dove i Normanni vengono separati dai Bretoni da un fiume, il Quesnon, che va verso il vicino tranquillo mare, scorrendo gonfio e bianco di schiuma per la vene sciolta e le piogge di montagna; e la forza dell'acqua aveva distrutto completamente e trascinato con sé il ponte, impedendo quindi il suo attraversamento.
9 Con gli occhi cerca da uno e dall'altro lato Orlando, lungo le rive, per poter vedere (non essendo né un pesce né un uccello) il modo di poter mettere piede dall'altra parte del fiume. Alla fine vede che un battello gli viene incontro, alla cui poppa siede una fanciulla, la quale fa segno ad Orlando di voler proprio arrivare dove lui si trova, senza neanche aspettare che il battello arrivi a terra.
10 No pone sulla terra la prua, perché sospetta che lui possa imbarcarsi contro la sua volontà. Orlando prega la donzella che sulla barca lo prenda con sé e lo riponga poi sull'altra sponda. Lei gli risponde: "Sulla barca non sale nessun cavaliere che prima non mi abbia promesso, sulla sua parola, di combattere, a mia richiesta, la battaglia più giusta e più onesta che ci possa essere al mondo.
11 Dal momento che, cavaliere, avete desiderio di metter piede sull'altra sponda con il mio aiuto, promettetemi allora, prima che finisca il prossimo mese, che vi unirete al re d'Irlanda, presso il quale si sta raccogliendo la grande flotta per distruggere l'isola di Ebuda, che, tra tutte le isole bagnate dal mare, è la più crudele.
12 Voi dovete sapere che passata l'Irlanda, tra le molte isole che si incontrano, si trova l'isola chiamata Ebuda, che, per legge, manda il proprio popolo avido a rubare di tutto nei sui dintorni; e quante donne riesce a catturare, pietanze tutte destinate ad un animale sempre affamato che si presenta ogni giorno sulla spiaggia, e trova così sempre una nuova donna o ragazza di cui nutrirsi.
13 Mercanti e corsari, che navigano tutto intorno, catturano donne in grossa quantità, soprattutto tra le più belle. Potete benissimo contare, una ogni giorno, quante tra donne e ragazze siano morte. Ma se voi potete provare pietà, se non siete completamente contrario all'Amore, siate contento di essere stato nominato per unirvi a coloro che partono per ottenere un così benevole risultato."
14 Orlando volle, a fatica, udire tutta la storia, e subito giurò di partecipare in prima linea a quell'impresa, come colui che qualunque azione crudele e ingiusta non può sentire, e gli dispiace ascoltarla. Iniziò a pensare e fu quindi indotto a temere che quella gente avesse preso Angelica, poiché l'aveva ormai cercata in ogni direzione ma nonostante tutto non era riuscito ancora a trovarla.
15 Questa nuova ipotesi tanto gli confuse e gli fece dimenticare ogni iniziale progetto, che, tanto più in fretta poteva, decise di navigare verso quel regno ingiusto, crudele. Non fece neanche terminare il giorno seguente, che presso Saint-Malo trovò una imbarcazione sulla quale salire, e issate le vele passò nella notte l'isolotto di Mont Saint-Michel.
16 Saint-Brieuc e Lantreguier si lascia sulla destra e prosegue costeggiando le grandi spiagge Bretoni, per poi dirigersi verso la bianca scogliera (di Dover) che fece sì che l'Inghilterra fosse chiamata Albione dai Romani. Il vento, che proveniva da sud, venne però meno; iniziò invece a soffiare da nord-ovest con tanta forza da fare piegare al contrario tutte le vele, così che la nave è ora spinta dalla poppa.
17 Quanto l'imbarcazione era avanzata in quattro giorno, tanto tornò indietro in un solo giorno, mantenuta in alto mare dal buon condottiero in modo che non sbatta contro la costa, infrangendosi come fragile vetro. Il vento, dopo essere stato furioso per quattro giorni, il quinto si chetò, cambio velocità: senza alcuna difficoltà, opposizione, lascio entrare la nave alla foce della Schelda, fiume di Anversa.
18 Non appena entrò nella foce lo stanco condottiero, Orlando, con la sua imbarcazione malconcia, ed approdò, fuori da una città che sorgeva sul fianco destro di quel fiume, scese sulla riva un vecchio, molto anziano, a quanto la bianca chioma dava a vedere; l'uomo, tutto cortese, dopo aver salutato, si rivolse al conte, pensando che fosse il loro capo.
19 Gli chiese, prendendo le parti di una Donzella, se non gli dispiacesse andare da lei, la quale, avrebbe lui visto, essere oltre che bella anche gentile e cortese più di ogni altra donna al mondo; oppure, se lui avesse preferito, aspettare che fosse lei a venirlo a trovare fino alla nave: non avesse voluto essere più difficile da convincere, degli altri cavalieri erranti giunti in quel luogo;
20 perché nessun altro cavaliere, arrivato a quella foce o dal mare a per terra, aveva evitato di dialogare con la donzella per consigliarle come agire nella sua situazione crudele. Udito questo, Orlando sulla riva scese veloce senza indugiare minimamente; e con modi gentili e pieni di cortesia, dove il vecchio lo condusse, lui si incamminò.
21 Attraverso la città il paladino Orlando fu condotto dentro un palazzo, nel quale, salendo le scale, trovò una donna piena di dolore, per quanto il suo viso lasciava intendere, ed anche per i drappi neri che coprivano dappertutto sia le sale, sia le camere e le loggie. La donna, dopo aver accolto Orlando in modo cortese e pieno di decoro, fattolo accomodare, gli disse con voce triste:
22 "Io voglio che sappiate che la figlia sono stata del conte d'Olanda, a lui tanto cara (nonostante non fui la sua unica prole, essendo in compagnia di due fratelli), che qualunque cosa gli chiedessi, da lui risposta negativa non ricevetti mai. Stando lieta in questa bella condizione, accadde che ne la nostra terra giunse un duca.
23 Era il duca di Zeeland ed era diretto in Spagna per combattere con gli Arabi. Il fatto che era uomo giovane e bello e che io non avevo provavo da tempo il sentimento d'amore, con poca guerra mi fecero sua prigioniera d'amore; tanto più che, per quanto dal di fuori sembrava, io credevo e credo ancora, e credo anche di credere il vero, che egli mi amasse ed ancora mi ami con cuore sincero.
24 Quei giorni che il vento, contrario alla navigazione, contrario agli altri, a me invece favorevole, lo trattenne (giorni che per gli altri furono quaranta, per me passarono in un momento; tanto fuggirono velocemente), insieme, più volte, discutemmo insieme dove il matrimonio, con solenne rito, al suo ritorno, si sarebbe tenuto tra noi due, lui fece a me la promessa, ed io la feci a lui.
25 Bireno era si appena separato da noi (Bireno è il nome del mio fedele amante), che Cimosco, re di Frisia (la quale, quanto le due rive del fiume Reno distano in corrispondenza della foce, è da noi distante), progettando di darmi in sposo suo figlio, che unico aveva al mondo, chiamato Arbante, manda i più importanti dignitari del suo paese a chiedermi in sposa, per il figlio, al mio padre in Olanda.
26 Io che al mio amante, Bireno, della parola data non posso venire meno, poiché gli avevo dato la mia parola, ed anche se potessi, l'Amore non mi concede di poterlo volere e che io possa essere tanto poco riconoscente; per mandare a monte la trattativa di nozze che era stata già allestita in modo tanto efficace, ed anche quasi portata a termine, comunico a mio padre che prima che in Frisia mi conceda come sposa, io voglio essere uccisa.
27 Il mio buon padre, al quale piaceva solamente ciò che a me piaceva, non volendomi assolutamente turbare, per consolarmi e fare quindi cessare il pianto mio, ruppe la trattativa di nozze; il re di Frisia, peccatore di superbia, di tale azione tanto si sdegnò e tanto iniziò ad odiarci, che invase l'Olanda e iniziò una guerra che provocò la morte di tutti i miei familiari.
28 Oltre ad esser robusto e molto possente, tanto che si trovano pochi eguali della nostra età, e così astuto, furbo, nel fare del male, che agli altri a niente giova la propria prestanza fisica, l'ingegno e l'audacia; porta con se una certa arma che la gente antica non ha mai potuto vedere, ed ad eccezione di lui, neanche la nuova gente: un archibugio (un ferro bucato), lungo circa due braccia, dentro al quale infila della polvere ed una palla.
29 Con una miccia accesa, sul retro della canna, dove è chiusa, tocca un piccolo foro che a malapena si riesce a vedere; allo stesso modo in cui il medico è solito toccare nel punto in cui dovrà ricucire una vena: a quel punto la palla viene espulsa con un tale frastuono, che si può dire che tuona e balena, simile ad un temporale; e non meno di quanto è solito fare un fulmine dove colpisce, tutto quello che tocca brucia, abbatte, spezza e distrugge.
30 Mise due volte in fuga il nostro campo con questo archibugio, ed uccise i miei due fratelli: durante il primo assalto uccise il primo, al quale il colpo, rotta la corazza, gli indirizzò in mezzo al cuore; durante l'altro combattimento al secondo fratello, che insieme agli altri fuggiva, separò l'anima dal corpo, lo uccise. Da lontano, lo colpì sulla schiena e fuori dal petto fece uscire la palla.
31 Un giorno, difendendosi mio padre dentro al castello, unica cosa che gli era rimasta, poiché aveva perso tutto il resto che possedeva nei pressi del castello, lo ammazzò con un colpo simile; perché mentre andava e veniva per il castello, occupandosi ora di questa ed ora di altra faccenda, fu colpito in mezzo agli occhi dal traditore, che da lontano lo aveva preso di mira.
32 Morti i due fratelli ed il padre, e rimasta io quindi unica erede dell'Olanda meridionale, il re di Frisia, avendo desiderio di impossessarsi del mio stato, mi fece sapere, e fece sapere al mio popolo, che concedeva pace e tregua, si io avessi ora voluto, ciò che precedentemente non avevo voluto, prendere per marito suo figlio Arbante.
33 Io, non tanto per l'odio, che pesante nutro nei confronti suoi e di tutta la sua ingiusta stirpe, lui che ha ucciso i miei due fratelli e mio padre, ha saccheggiato, bruciato e distrutto la mia patria, ma piuttosto perché non voglio fare un torto a Bireno, al quale avevo già fatto la promessa che non sarei andata in sposa a nessun altro uomo, se non a lui quando dalla Spagna sarebbe tornato da me.
34 "Piuttosto che soffrire per questo torto, voglio altri mali cento da patire (al re io rispondo), e rischiare il tutto per tutto; essere uccisa, bruciata viva, e siano pure al vento sparse le mie ceneri, piuttosto che accettare la proposta." Il mio popolo cerca da questo intento di distogliere la mia volontà: alcuni mi pregano, altri mi minacciano di dare in mano al re me e tutto il castello, prima che la mia ostinazione ci faccia uccidere tutti.
35 Così, dopo che le minacce e le preghiere invano videro essere pronunciate, poiché ero ostinata nella mia decisione, si misero d'accordo con il re di Frisia, e nelle sue mani, come avevano dichiarato, misero me ed il castello. Cimosco, senza commettere alcun atto incivile, mi assicura di non minacciare né alla mia vita né al mio regno, purché io addolcisca la mia ostinata volontà e mi conceda in moglie a suo figlio Arbante.
36 Io, che mi vedo in questo modo costringere, voglio, per uscire dal suo controllo, uccidermi; ma se prima non riesco a vendicarmi, soffro più di questo che di tutta l'ingiustizia che ho dovuto patire. Penso a molti modi di agire, e vedo che nella mia disgrazia può aiutarmi solo il fingere: fingo quindi di desiderare ardentemente, non solo di non disdegnare, di poter essere perdonata e poter diventare sua nuora.
37 Tra le molte persone che era stati già al servizio di mio padre, scelgo due fratelli dotati di grande ingegno e coraggio, ma più di ogni altra cosa di sincera fedeltà, come coloro che ci hanno cresciuto nella corte ed allevati sono stati insieme a noi sin da quando erano teneri bambini; tanto a me devoti, che a loro poco sembrerebbe il dover dare la propria vita per la mia salvezza.
38 Confesso a loro il mio progetto: loro promettono di essermi d'aiuto. Uno raggiunge le Fiandre e lì arma una nave, trattengo invece l'altro con me in Olanda. Ora, mentre gli stranieri e gli abitanti d'Olanda venivano invitati alle nozze, si venne a conoscenza che Bireno aveva armato una flotta in Spagna e per venirci in aiuto aveva lasciato il porto.
39 Dal momento che, combattuta la prima battaglia nella quale un mio fratello fu sconfitto ed ucciso, spedii di tutta fretta un corriere in Spagna perché portasse la triste notizia a Bireno; ma mentre Bireno si affannava per la notizia ed arma la flotta, il re di Frisia conquistò il resto del paese. Bireno, non sapendo nulla di ciò che era accaduto, per darci il suo aiuto aveva fatto salpare la flotta.
40 Cimosco, informato di questo fatto, lascia il figlio a prendersi cura delle nozze e con la sua armata si mette in mare: si scontra con il duca, spacca, brucia e distrugge la sua flotta, e, fortuna volle, lo fa prigioniero; ma la notizia di questo fatto non giunge a noi. Il giovane intanto diviene mio marito e si vuole coricare con me non appena viene sera, si corica anche il sole.
41 Io avevo però fatto nascondere dietro le tende del letto il mio fedele servitore, che rimase immobile fino a che non vide lo sposo avvicinarsi a me; non aspettò neanche che si fosse disteso sul letto, che alzò una accetta, con una gran forza lo colpì dietro la nuca e gli levò la parola e la vita, lo uccise: io saltai in piedi prontamente e gli tagliai la gola.
42 Come il bue è cade abbattuto al macello, allo stesso modo cade lo sciagurato giovane, per vendetta verso il re Cimosco, più di chiunque altro malvagio; così chiamato, malvagio, è il re di Frisia, perché l'uno e l'altro fratello mi aveva ucciso insieme al padre, e per meglio assoggettare il mo stato, mi voleva anche per nuora; e forse, prima o poi, avrebbe ucciso anche me.
43 Prima che una altro impedimento si opponga, preso tutto ciò che ha più valore e meno pesa, è più facile da trasportare, il mio compagna mi cala in fretta in mare da una finestra, sospesa ad una fune; mi cala dove suo fratello aspetta attento su quella nave che aveva preso nelle Fiandre. Apriamo ai venti le vele ed i remi mettiamo in mare, e tutti ci salviamo, come Dio volle.
44 Non so se il re di Frisia fosse più addolorato per il figlio morto, o se fosse di più acceso d'ira contro di me, il giorno seguente quando giunse la dove non poté sentirsi altro che offeso. Tornavano pieni di sé, superbi, il re e la sua gente per la fresca vittoria e la cattura di Bireno; credendo di ritrovare le nozze ed i festeggiamenti, trovò invece ogni cosa triste e luttuosa.
45 La pietà per il figlio, l'odio che provava nei miei confronti, né di giorno e né di notte lo lasciano mai. Ma poiché piangere i morti non porta giovamento e l'odio può trovare invece sfogo nella vendetta, la parte della sua mente, che doveva essere dedicata alla pietà, con sospiri e lamenti, si unì all'odio nel cercare di capire come potermi catturare e quindi punire.
46 Tutti coloro che già sapeva, e gli era stato anche detto, fossero miei amici, e quelli, tra il mio popolo, che mi avevano aiutato a metter in pratica il mio piano, uccise, o bruciò i loro bene, o li mise in stato di accusa. Volle uccidere Bireno per vendicarsi nei miei confronti; perché di altre azioni non mi sarei addolorata allo stesso modo: pensò però poi che, tenendolo vivo, avrebbe avuto la trappola necessaria per catturarmi.
47 Cimosco gli propone però una crudele e difficile condizione: gli dà un anno di tempo, passato il quale gli darà morte atroce se prima, con l'inganno o con la forza, non riesce, aiutato da amici e parenti e da tutto ciò che loro possono e sanno fare, a consegnarmi a lui come prigioniera: così che l'unico modo di potersi salvare è la mia morte.
48 Ciò che si poteva fare per la salvezza di Bireno, ad eccezione di perdere me stessa, ho fatto tutto. Avevo sei castelli nelle Fiandre e li ho venduti: ed il denaro che ho ottenuto dalla vendita, poco o molto che fosse, in parte, tentando attraverso persone astute di corrompere i guardiani di Bireno, li ho spesi; ho speso l'altra parte per fare muove contro di Cimosco ora gli Inglesi ed ora i Tedeschi.
49 I mediatori da me pagati, o che non abbiano effettivamente potuto, o che non abbiamo proprio fatto il loro dovere, mi hanno dato in cambio solo parole e non aiuto; e ora che mi hanno estorto l'oro mi evitano, mi disprezzano: la scadenza data da Cimosco a Bireno è ormai prossima, dopo la quale né le armate né l'oro potranno più giungere in tempo, perché la morte e l'agonia vengano evitate al mio promesso sposo.
50 Mio padre ed i miei due fratelli sono stati uccisi per Bireno; per lui mi è stato tolto il regno; per lui quei pochi beni che mi erano restati, mia unica fonte di sostentamento, ho dissipato per farlo uscire di prigione: ora non mi resta altra azione da tramare, se non di andare di mia volontà a consegnarmi nelle mani di un nemico tanto crudele, e liberare così Bireno.
51 Se infine non mi resta altro da fare, né esiste altro mezzo per la sua liberazione che per lui mettere a rischio la mia vita, questa mia vita mettere per lui a rischio mi sarà cosa gradita. Solo una paura però mi tormenta, che non sarò in grado di porre una condizione tanto chiara da garantire che il tiranno, dopo che mi avrà avuta, possa non mantenerla.
52 Dubito che, dopo che mi avrà fatta prigioniera e che mi avrà torturata in mille modi, lascerà, ottenuto questo, infine libero Bireno, così che mi possa poi ringraziare per la sua liberazione; non essendo capace di rispettare un giuramento, e pieno di tanta rabbia, non potrà ritenersi soddisfatto dalla mia sola uccisione: e quello che avrà fatto a me, né più né meno, lo andrà a fare anche al povero Bireno.
53 Ora, lo scopo che riferire a voi mi fa le mie vicende, che io racconto a quanti, signori e cavalieri, arrivano da noi, e solo affinché, parlandone con tanti, qualcuno mi insegni come poter garantire che, dopo essermi presentata dinnanzi a quell'uomo crudele, lui non trattenga ancora prigioniero Bireno, né voglia che, uccisa me, anche lui muoia.
54 Ho pregato alcuni guerrieri affinché stessero al mio fianco quando mi consegnerò nelle mani del re di Frisia; affinché mi prometta, dandomi la sua parola, lo scambio sarà fatto in modo che nel stesso momento in cui io mi consegno a lui, venga liberato Bireno; così che quando io verrò uccisa, potrò morire contenta, poiché la mia morta avrà dato la vita al mio promesso sposo.
55 Ma fino ad oggi non ho trovato chi si impegni sul suo onore ad assicurarmi che, quando io sarò condotta da Cimosco e mi vorrà lui avere, se non dovesse essermi dato Bireno in cambio, non lascerà che contro la mia volontà venga fatta prigioniera: tanto ogni guerriero teme l'archibugio; temono quell'arma contro la quali sembra non possa resistere nessuna armatura, pur grossa quanto si possa immaginare.
56 Ora, se il vostro valore non differisce dal vostro aspetto fiero ed erculeo, e credete di potermi consegnare a lui, e sottrarmi anche a lui se non dovesse comportarsi correttamente; abbiate la pietà di essere al mio fianco quando mi consegnerò nelle sue mani: così che potrò non avere timore, avendovi al mio fianco, sebbene io morirò poco dopo, che muoia anche Bireno."
57 A questo punto la donzella interruppe il proprio racconto, che spesso, con pianto e sospiri, aveva interrotto. Orlando, dopo che lei aveva fatto silenzio, al quale la volontà di fare del bene non venne mai meno, non si perse con lei in parole, che per sua natura non sprecava: le promise, e la sua parola le diede, che avrebbe fatto di più di quanto lei gli aveva chiesto. |