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Canto 9 (IX) - Parafrasi, riassunto e testo originale del Canto 9 (IX) - Bireno ed Olimpia. Orlando sconfigge Cimosco ed il suo archinugio - del poema Orlando Furioso by Ludovico Ariosto

Riassunto del Canto

Spinto dall'amore per Angelica, con addosso ornamenti saraceni, Orlando abbandona l'accampamento cristiano e lascia quindi la guerra in difesa della Santa Chiesa.
Sfruttando il proprio travestimento, per tre giorni interi il paladino cerca tracce della donna amata in tutto l'accampamento avversario. Estende poi la ricerca di villaggio in villaggio in tutta la Francia.

Arrivato un giorno sulla riva del fiume Quesnon, per attraversarlo chiede aiuto ad una ragazza al comando di una imbarcazione. La donna in cambio del favore chiede però ad Orlando di unirsi all'esercito che sta allestendo il re d'Irlanda, per muovere guerra agli abitanti dell'isola di Abuda, e porre quindi fine ai loro saccheggi ed al rapimento delle donne più belle, che vengono ogni giorno sacrificate da quel popolo ad una orca.
Orlando accetta sobito, sia perché è contrario ad ogni ingiustizia, sia perché si convince subito che anche Angelica sia stata fatta da loro prigioniera, visto che in nessuno luogo della Francia era riuscito a trovarla.
Decide quindi di raggiungere nel minor tempo possibile quell'isola e già il giorno seguente si imbarca.

Orlando è ormai giunto sulle coste dell'Inghilterra quando il vento cambia direzione e lo riporta subito indietro fino ad Anversa. Qui, Orlando sbarca e viene subito accolto da un vecchio che invita il paladino a dare il proprio aiuto ad una donna in difficoltà. Orlando accetta subito e si lascia condurre al castello di lei.

La donna, di nome Olimpia, vestita a lutto e piena di dolore, racconta al conte Orlando la propria storia.
Figlia del conte d'Olanda, si era innamorata del duca Bireno, che era poi dovuto andare in Spagna per prendere parte alla guerra contro gli arabi.

Ii re di Frisia, Cimosco, aveva deciso di fare sposare il proprio figlio Arbante con Olimpia, e ne chiede quindi la mano al conte d'Olanda.
La donna, per non venire meno all'amore ed alla parola data a Bireno, risponde però di preferire la morte, ed il re di Frisia, in tutta risposta, invade l'Olanda ed uccide in guerra tutti i familiari di Olimpia.
Cimosco possiede infatti un'arma avvenieristica, un archibugio (un'arma da fuoco), e non esiste avversario che possa competere con lui.

Olimpia rimane imprigionata nel proprio castello.
Cimosco fa sapere che avrebbe posto fine alla guerra se lei si fosse concessa in sposa ad Arbante. Olimpia rifiuta ancora ed i suoi sudditi, per non rischiare anche la loro vita, consegnano lei ed il suo castello nelle mani di Cimosco.

Olimpia decide ci uccidersi, ma prima, per vendicarsi, finge di addolcirsi nei confronti di Arbante e lo sposa. Durante la prima notte di nozze, la donna lo uccide, aiutata da un suo fedele servitore, e scappa poi per mare con quel poco che le era rimasto.
Durante il matrimonio però Cimosco, saputo della notizia che Bireno stava giungendo per mare, si era assentato per muovergli guerra. Il re di Frisia aveva sconfitto l'avversario e l'aveva fatto prigioniero.

Visto il figlio morto, Cimosco uccide ogni persona che fosse vicina ad Olimpia. A Bireno pone invece una condizione crudele: gli dà un anno di tempo per portargli la donna tanto odiata, pena la morte.
Olimpia tenta ogni stratagemma per liberare l'uomo amato ma senza successo alcuno.
L'anno sta ormai per scadere e lei è infine disposta a consegnarsi nelle mani di Cimosco. Per essere sicura che questo sia di parola, chiede ad Orlando di stare al suo fianco durante lo scambio e di intervenire quindi prontamente se qualcosa dovesse andare storto.
Orlando promette subito di dare il proprio supporto ed anzi di fare di più di quanto lei gli chieda.

Orlando ed Olimpia partono per mare quello stesso giorno e giungono in Olanda. Scende solo il paladino, la donna dovrà aspettare di aver notizia della morte di Cimosco. Giunge a Dordrecht e trova alla porta della città una folta schiera di cavalieri; hanno avuto notiza che sta arrivando via mare il cugino di Bireno, con al seguito un esercito.
Il paladino sfida il re di Frisia: in caso di sconfitta del cavaliere gli verrà consegnata l'assassina del suo figlio Arbante, in caso di sconfitta del re dovrà essere invece liberato il prigioniero.
Il re è però intenzionato a fare prigioniero anche Orlando ed incarica un gruppo di uomini di tendergli una imboscata.

Il re ed i suoi cavalieri circondano il conte Orlando, ed è talmente convinto che l'impresa sia semplice che non prende neanche con sé l'archibugio. Orlando si butta sugli avversari e fa una strage.
Cimosco chiede a gran voce che gli venga portata l'arma ma nessuno lo ascolta; chi può tornare alla città non ha nessuna intenzione di uscirci ancora. Anche il re tenta di mettersi in salvo inseguito dal paladino (rallentato nell'inseguimento poiché non aveva con sé Brigliadoro). Finalmente riesce ha avere la sua arma da fuoco e spara, ma forse a causa della paura che gli faceva tremare le mani, sbaglia mira e colpisce ed uccide solo il cavallo del duca Orlando. Questo si lancia subito a piedi contro il re di Fresia e lo uccide.
Giunge in quel momento anche il cugino di Bireno e muove anch'esso guerra contro i seguaci di Cimosco.

Bireno viene liberato e può nuovamente abbracciare Olimpia. Lei viene riportata dal suo popolo nel castello del padre e tutti le giurano nuova fedeltà.
Olimpai concede sé stessa ed il proprio regno all'uomo amato, ma Bireno vuol tornare con lei in patria, lascia il regno d'Olanda al cugino ed è intenzionato ad impossessarsi della Frisia, avvantaggiato anche dal fatto che tra i prigionieri c'é la figlia di Cimosco, che vuole dare in moglie ad un suo fratello.

Orlando si imbarca nuovamente per raggiungere Abuda, porta con sé l'archibugio ed appena è in mare aperto lo getta nelle profondità dell'oceano.

Testo e Parafrasi del Canto

1
Che non può far d'un cor ch'abbia suggetto
questo crudele e traditore Amore,
poi ch'ad Orlando può levar del petto
la tanta fe' che debbe al suo Signore?
Già savio e pieno fu d'ogni rispetto,
e de la santa Chiesa difensore;
or per un vano amor, poco del zio,
e di sé poco, e men cura di Dio.

 

2
Ma l'escuso io pur troppo, e mi rallegro
nel mio difetto aver compagno tale;
ch'anch'io sono al mio ben languido ed egro,
sano e gagliardo a seguitare il male.
Quel se ne va tutto vestito a negro,
né tanti amici abandonar gli cale;
e passa dove d'Africa e di Spagna
la gente era attendata alla campagna:

 

3
anzi non attendata, perché sotto
alberi e tetti l'ha sparsa la pioggia
a dieci, a venti, a quattro, a sette, ad otto;
chi più distante e chi più presso alloggia.
Ognuno dorme travagliato e rotto:
chi steso in terra, e chi alla man s'appoggia.
Dormono; e il conte uccider ne può assai:
né però stringe Durindana mai.

 

4
Di tanto core è il generoso Orlando,
che non degna ferir gente che dorma.
Or questo, e quando quel luogo cercando
va, per trovar de la sua donna l'orma.
Se truova alcun che veggi, sospirando
gli ne dipinge l'abito e la forma;
e poi lo priega che per cortesia
gl'insegni andar in parte ove ella sia.

 

5
E poi che venne il dì chiaro e lucente,
tutto cercò l'esercito moresco:
e ben lo potea far sicuramente,
avendo indosso l'abito arabesco;
ed aiutollo in questo parimente,
che sapeva altro idioma che francesco,
e l'africano tanto avea espedito,
che parea nato a Tripoli e nutrito.

 

6
Quivi il tutto cercò, dove dimora
fece tre giorni, e non per altro effetto;
poi dentro alle cittadi e a' borghi fuora
non spiò sol per Francia e suo distretto,
ma per Uvernia e per Guascogna ancora
rivide sin all'ultimo borghetto:
e cercò da Provenza alla Bretagna,
e dai Picardi ai termini di Spagna.

 

7
Tra il fin d'ottobre e il capo di novembre,
ne la stagion che la frondosa vesta
vede levarsi e discoprir le membre
trepida pianta, fin che nuda resta,
e van gli augelli a strette schiere insembre,
Orlando entrò ne l'amorosa inchiesta;
né tutto il verno appresso lasciò quella,
né la lasciò ne la stagion novella.

 

8
Passando un giorno, come avea costume,
d'un paese in un altro, arrivò dove
parte i Normandi dai Bretoni un fiume,
e verso il vicin mar cheto si muove;
ch'allora gonfio e bianco già di spume
per nieve sciolta e per montane piove:
e l'impeto de l'acqua avea disciolto
e tratto seco il ponte, e il passo tolto.

 

9
Con gli occhi cerca or questo lato or quello,
lungo le ripe il paladin, se vede
(quando né pesce egli non è, né augello)
come abbia a por ne l'altra ripa il piede:
ed ecco a sé venir vede un battello,
ne la cui poppa una donzella siede,
che di volere a lui venir fa segno;
né lascia poi ch'arrivi in terra il legno.

 

10
Prora in terra non pon; ché d'esser carca
contra sua volontà forse sospetta.
Orlando priega lei che ne la barca
seco lo tolga, ed oltre il fiume il metta.
Ed ella lui: - Qui cavallier non varca,
il qual su la sua fé non mi prometta
di fare una battaglia a mia richiesta,
la più giusta del mondo e la più onesta.

 

11
Sì che s'avete, cavallier, desire
di por per me ne l'altra ripa i passi,
promettetemi, prima che finire
quest'altro mese prossimo si lassi,
ch'al re d'Ibernia v'anderete a unire,
appresso al qual la bella armata fassi
per distrugger quell'isola d'Ebuda,
che, di quante il mar cinge, è la più cruda.

 

12
Voi dovete saper ch'oltre l'Irlanda,
fra molte che vi son, l'isola giace
nomata Ebuda, che per legge manda
rubando intorno il suo popul rapace;
e quante donne può pigliar, vivanda
tutte destina a un animal vorace,
che viene ogni dì al lito, e sempre nuova
donna o donzella, onde si pasca, truova;

 

13
che mercanti e corsar che vanno attorno,
ve ne fan copia, e più de le più belle.
Ben potete contare, una per giorno,
quante morte vi sian donne e donzelle.
Ma se pietade in voi truova soggiorno,
se non sete d'Amor tutto ribelle,
siate contento esser tra questi eletto,
che van per far sì fruttuoso effetto. -

 

14
Orlando volse a pena udire il tutto,
che giurò d'esser primo a quella impresa,
come quel ch'alcun atto iniquo e brutto
non può sentire, e d'ascoltar gli pesa:
e fu a pensare, indi a temere indutto,
che quella gente Angelica abbia presa;
poi che cercata l'ha per tanta via,
né potutone ancor ritrovar spia.

 

15
Questa imaginazion sì gli confuse
e sì gli tolse ogni primier disegno,
che, quanto in fretta più potea, conchiuse
di navigare a quello iniquo regno.
Né prima l'altro sol nel mar si chiuse,
che presso a San Malò ritrovò un legno,
nel qual si pose; e fatto alzar le vele,
passò la notte il monte San Michele.

 

16
Breaco e Landriglier lascia a man manca,
e va radendo il gran lito britone;
e poi si drizza inver l'arena bianca,
onde Ingleterra si nomò Albione;
ma il vento, ch'era da meriggie, manca,
e soffia tra il ponente e l'aquilone
con tanta forza, che fa al basso porre
tutte le vele, e sé per poppa torre.

 

17
Quanto il navilio inanzi era venuto
in quattro giorni, in un ritornò indietro,
ne l'alto mar dal buon nochier tenuto,
che non dia in terra e sembri un fragil vetro.
Il vento, poi che furioso suto
fu quattro giorni, il quinto cangiò metro:
lasciò senza contrasto il legno entrare
dove il fiume d'Anversa ha foce in mare.

 

18
Tosto che ne la foce entrò lo stanco
nochier col legno afflitto, e il lito prese,
fuor d'una terra che sul destro fianco
di quel fiume sedeva, un vecchio scese,
di molta età, per quanto il crine bianco
ne dava indicio; il qual tutto cortese,
dopo i saluti, al conte rivoltosse,
che capo giudicò che di lor fosse.

 

19
E da parte il pregò d'una donzella,
ch'a lei venir non gli paresse grave,
la qual ritroverebbe, oltre che bella,
più ch'altra al mondo affabile e soave;
over fosse contento aspettar ch'ella
verrebbe a trovar lui fin alla nave:
né più restio volesse esser di quanti
quivi eran giunti cavallieri erranti;

 

20
che nessun altro cavallier, ch'arriva
o per terra o per mare a questa foce,
di ragionar con la donzella schiva,
per consigliarla in un suo caso atroce.
Udito questo, Orlando in su la riva
senza punto indugiarsi uscì veloce;
e come umano e pien di cortesia,
dove il vecchio il menò, prese la via.

 

21
Fu ne la terra il paladin condutto
dentro un palazzo, ove al salir le scale,
una donna trovò piena di lutto,
per quanto il viso ne facea segnale,
e i negri panni che coprian per tutto
e le logge e le camere e le sale;
la qual, dopo accoglienza grata e onesta
fattol seder, gli disse in voce mesta:

 

22
- Io voglio che sappiate che figliuola
fui del conte d'Olanda, a lui sì grata
(quantunque prole io non gli fossi sola,
ch'era da dui fratelli accompagnata),
ch'a quanto io gli chiedea, da lui parola
contraria non mi fu mai replicata.
Standomi lieta in questo stato, avenne
che ne la nostra terra un duca venne.

 

23
Duca era di Selandia, e se ne giva
verso Biscaglia a guerreggiar coi Mori.
La bellezza e l'età ch'in lui fioriva,
e li non più da me sentiti amori
con poca guerra me gli fer captiva;
tanto più che, per quel ch'apparea fuori,
io credea e credo, e creder credo il vero,
ch'amasse ed ami me con cor sincero.

 

24
Quei giorni che con noi contrario vento,
contrario agli altri, a me propizio, il tenne
(ch'agli altri fur quaranta, a me un momento;
così al fuggire ebbon veloci penne),
fummo più volte insieme a parlamento,
dove, che 'l matrimonio con solenne
rito al ritorno suo saria tra nui
mi promise egli, ed io 'l promisi a lui.

 

25
Bireno a pena era da noi partito
(che così ha nome il mio fedele amante),
che 'l re di Frisa (la qual, quanto il lito
del mar divide il fiume, è a noi distante),
disegnando il figliuol farmi marito,
ch'unico al mondo avea, nomato Arbante,
per li più degni del suo stato manda
a domandarmi al mio padre in Olanda.

 

26
Io ch'all'amante mio di quella fede
mancar non posso, che gli aveva data,
e anco ch'io possa. Amor non mi conciede
che poter voglia, e ch'io sia tanto ingrata;
per ruinar la pratica ch'in piede
era gagliarda, e presso al fin guidata,
dico a mio padre, che prima ch'in Frisa
mi dia marito, io voglio essere uccisa.

 

27
Il mio buon padre, al qual sol piacea quanto
a me piacea, né mai turbar mi volse,
per consolarmi e far cessare il pianto
ch'io ne facea, la pratica disciolse:
di che il superbo re di Frisa tanto
isdegno prese e a tanto odio si volse,
ch'entrò in Olanda, e cominciò la guerra
che tutto il sangue mio cacciò sotterra.

 

28
Oltre che sia robusto, e sì possente,
che pochi pari a nostra età ritruova,
e sì astuto in mal far, ch'altrui niente
la possanza, l'ardir, l'ingegno giova;
porta alcun'arme che l'antica gente
non vide mai, né fuor ch'a lui, la nuova:
un ferro bugio, lungo da dua braccia,
dentro a cui polve ed una palla caccia.

 

29
Col fuoco dietro ove la canna è chiusa,
tocca un spiraglio che si vede a pena;
a guisa che toccare il medico usa
dove è bisogno d'allacciar la vena:
onde vien con tal suon la palla esclusa,
che si può dir che tuona e che balena;
né men che soglia il fulmine ove passa,
ciò che tocca, arde, abatte, apre e fracassa.

 

30
Pose due volte il nostro campo in rotta
con questo inganno, e i miei fratelli uccise:
nel primo assalto il primo; che la botta,
rotto l'usbergo, in mezzo il cor gli mise;
ne l'altra zuffa a l'altro, il quale in frotta
fuggìa, dal corpo l'anima divise;
e lo ferì lontan dietro la spalla,
e fuor del petto uscir fece la palla.

 

31
Difendendosi poi mio padre un giorno
dentro un castel che sol gli era rimaso,
che tutto il resto avea perduto intorno,
lo fe' con simil colpo ire all'occaso;
che mentre andava e che facea ritorno,
provedendo or a questo or a quel caso,
dal traditor fu in mezzo gli occhi colto,
che l'avea di lontan di mira tolto.

 

32
Morto i fratelli e il padre, e rimasa io
de l'isola d'Olanda unica erede,
il re di Frisa, perché avea disio
di ben fermare in quello stato il piede,
mi fa sapere, e così al popul mio,
che pace e che riposo mi conciede,
quando io vogli or, quel che non volsi inante,
tor per marito il suo figliuolo Arbante.

 

33
Io per l'odio non sì, che grave porto
a lui e a tutta la sua iniqua schiatta,
il qual m'ha dui fratelli e 'l padre morto,
saccheggiata la patria, arsa e disfatta;
come perché a colui non vo' far torto,
a cui già la promessa aveva fatta,
ch'altr'uomo non saria che mi sposasse,
fin che di Spagna a me non ritornasse:

 

34
- Per un mal ch'io patisco, ne vo' cento
patir (rispondo), e far di tutto il resto;
esser morta, arsa viva, e che sia al vento
la cener sparsa, inanzi che far questo. -
Studia la gente mia di questo intento
tormi: chi priega, e chi mi fa protesto
di dargli in mano me e la terra, prima
che la mia ostinazion tutti ci opprima.

 

35
Così, poi che i protesti e i prieghi invano
vider gittarsi, e che pur stava dura,
presero accordo col Frisone, e in mano,
come avean detto, gli dier me e le mura.
Quel, senza farmi alcuno atto villano,
de la vita e del regno m'assicura,
pur ch'io indolcisca l'indurate voglie,
e che d'Arbante suo mi faccia moglie.

 

36
Io che sforzar così mi veggio, voglio,
per uscirgli di man, perder la vita;
ma se pria non mi vendico, mi doglio
più che di quanta ingiuria abbia patita.
Fo pensier molti; e veggio al mio cordoglio
che solo il simular può dare aita:
fingo ch'io brami, non che non mi piaccia,
che mi perdoni e sua nuora mi faccia.

 

37
Fra molti ch'al servizio erano stati
già di mio padre, io scelgo dui fratelli,
di grande ingegno e di gran cor dotati,
ma più di vera fede, come quelli
che cresciutici in corte ed allevati
si son con noi da teneri citelli;
e tanto miei, che poco lor parria
la vita por per la salute mia.

 

38
Communico con loro il mio disegno:
essi prometton d'essermi in aiuto.
L'un viene in Fiandra, e v'apparecchia un legno;
l'altro meco in Olanda ho ritenuto.
Or mentre i forestieri e quei del regno
s'invitano alle nozze, fu saputo
che Bireno in Biscaglia avea una armata,
per venire in Olanda, apparecchiata.

 

39
Però che, fatta la prima battaglia
dove fu rotto un mio fratello e ucciso,
spacciar tosto un corrier feci in Biscaglia,
che portassi a Bireno il tristo aviso;
il qual mentre che s'arma e si travaglia,
dal re di Frisa il resto fu conquiso.
Bireno, che di ciò nulla sapea,
per darci aiuto i legni sciolti avea.

 

40
Di questo avuto aviso il re frisone,
de le nozze al figliuol la cura lassa;
e con l'armata sua nel mar si pone:
truova il duca, lo rompe, arde e fracassa,
e, come vuol Fortuna, il fa prigione;
ma di ciò ancor la nuova a noi non passa.
Mi sposa intanto il giovene, e si vuole
meco corcar come si corchi il sole.

 

41
Io dietro alle cortine avea nascoso
quel mio fedele; il qual nulla si mosse
prima che a me venir vide lo sposo;
e non l'attese che corcato fosse,
ch'alzò un'accetta, e con sì valoroso
braccio dietro nel capo lo percosse,
che gli levò la vita e la parola:
io saltai presta, e gli segai la gola.

 

42
Come cadere il bue suole al macello,
cade il malnato giovene, in dispetto
del re Cimosco, il più d'ogn'altro fello;
che l'empio re di Frisa è così detto,
che morto l'uno e l'altro mio fratello
m'avea col padre, e per meglio suggetto
farsi il mio stato, mi volea per nuora;
e forse un giorno uccisa avria me ancora.

 

43
Prima ch'altro disturbo vi si metta,
tolto quel che più vale e meno pesa,
il mio compagno al mar mi cala in fretta
da la finestra a un canape sospesa,
là dove attento il suo fratello aspetta
sopra la barca ch'avea in Fiandra presa.
Demmo le vele ai venti e i remi all'acque,
e tutti ci salvian, come a Dio piacque.

 

44
Non so se 'l re di Frisa più dolente
del figliuol morto, o se più d'ira acceso
fosse contra di me, che 'l dì seguente
giunse là dove si trovò sì offeso.
Superbo ritornava egli e sua gente
de la vittoria e di Bireno preso;
e credendo venire a nozze e a festa,
ogni cosa trovò scura e funesta.

 

45
La pietà del figliuol, l'odio ch'aveva
a me, né dì né notte il lascia mai.
Ma perché il pianger morti non rileva,
e la vendetta sfoga l'odio assai,
la parte del pensier, ch'esser doveva
de la pietade in sospirare e in guai,
vuol che con l'odio a investigar s'unisca,
come egli m'abbia in mano e mi punisca.

 

46
Quei tutti che sapeva e gli era detto
che mi fossino amici, o di quei miei
che m'aveano aiutata a far l'effetto,
uccise, o lor beni arse, o li fe' rei.
Volse uccider Bireno in mio dispetto;
che d'altro sì doler non mi potrei:
gli parve poi, se vivo lo tenesse,
che per pigliarmi, in man la rete avesse.

 

47
Ma gli propone una crudele e dura
condizion: gli fa termine un anno,
al fin del qual gli darà morte oscura,
se prima egli per forza o per inganno,
con amici e parenti non procura,
con tutto ciò che ponno e ciò che sanno,
di darmigli in prigion: sì che la via
di lui salvare è sol la morte mia.

 

48
Ciò che si possa far per sua salute,
fuor che perder me stessa, il tutto ho fatto.
Sei castella ebbi in Fiandra, e l'ho vendute:
e 'l poco o 'l molto prezzo ch'io n'ho tratto,
parte, tentando per persone astute
i guardiani corrumpere, ho distratto;
e parte, per far muovere alli danni
di quell'empio or gl'Inglesi, or gli Alamanni.

 

49
I mezzi, o che non abbiano potuto,
o che non abbian fatto il dover loro,
m'hanno dato parole e non aiuto;
e sprezzano or che n'han cavato l'oro:
e presso al fine il termine è venuto,
dopo il qual né la forza né 'l tesoro
potrà giunger più a tempo, sì che morte
e strazio schivi al mio caro consorte.

 

50
Mio padre e' miei fratelli mi son stati
morti per lui; per lui toltomi il regno;
per lui quei pochi beni che restati
m'eran, del viver mio soli sostegno,
per trarlo di prigione ho disipati:
né mi resta ora in che più far disegno,
se non d'andarmi io stessa in mano a porre
di sì crudel nimico, e lui disciorre.

 

51
Se dunque da far altro non mi resta,
né si truova al suo scampo altro riparo
che per lui por questa mia vita, questa
mia vita per lui por mi sarà caro.
Ma sola una paura mi molesta,
che non saprò far patto così chiaro,
che m'assicuri che non sia il tiranno,
poi ch'avuta m'avrà, per fare inganno.

 

52
Io dubito che poi che m'avrà in gabbia
e fatto avrà di me tutti li strazi,
né Bireno per questo a lasciare abbia,
sì ch'esser per me sciolto mi ringrazi;
come periuro, e pien di tanta rabbia,
che di me sola uccider non si sazi:
e quel ch'avrà di me, né più né meno
faccia di poi del misero Bireno.

 

53
Or la cagion che conferir con voi
mi fa i miei casi, e ch'io li dico a quanti
signori e cavallier vengono a noi,
è solo acciò, parlandone con tanti,
m'insegni alcun d'assicurar che, poi
ch'a quel crudel mi sia condotta avanti,
non abbia a ritener Bireno ancora,
né voglia, morta me, ch'esso poi mora.

 

54
Pregato ho alcun guerrier, che meco sia
quando io mi darò in mano al re di Frisa;
ma mi prometta e la sua fe' mi dia,
che questo cambio sarà fatto in guisa,
ch'a un tempo io data, e liberato fia
Bireno: sì che quando io sarò uccisa,
morrò contenta, poi che la mia morte
avrà dato la vita al mio consorte.

 

55
Né fino a questo dì truovo chi toglia
sopra la fede sua d'assicurarmi,
che quando io sia condotta, e che mi voglia
aver quel re, senza Bireno darmi,
egli non lascierà contra mia voglia
che presa io sia: sì teme ognun quell'armi;
teme quell'armi, a cui par che non possa
star piastra incontra, e sia quanto vuol grossa.

 

56
Or, s'in voi la virtù non è diforme
dal fier sembiante e da l'erculeo aspetto,
e credete poter darmegli, e torme
anco da lui, quando non vada retto;
siate contento d'esser meco a porme
ne le man sue: ch'io non avrò sospetto,
quando voi siate meco, se ben io
poi ne morrò, che muora il signor mio. -

 

57
Qui la donzella il suo parlar conchiuse,
che con pianto e sospir spesso interroppe.
Orlando, poi ch'ella la bocca chiuse,
le cui voglie al ben far mai non fur zoppe,
in parole con lei non si diffuse;
che di natura non usava troppe:
ma le promise, e la sua fé le diede,
che farìa più di quel ch'ella gli chiede.

 

58
Non è sua intenzion ch'ella in man vada
del suo nimico per salvar Bireno:
ben salverà amendui, se la sua spada
e l'usato valor non gli vien meno.
Il medesimo dì piglian la strada,
poi c'hanno il vento prospero e sereno.
Il paladin s'affretta; che di gire
all'isola del mostro avea desire.

 

59
Or volta all'una, or volta all'altra banda
per gli alti stagni il buon nochier la vela:
scuopre un'isola e un'altra di Zilanda;
scuopre una inanzi, e un'altra a dietro cela.
Orlando smonta il terzo dì in Olanda;
ma non smonta colei che si querela
del re di Frisa: Orlando vuol che intenda
la morte di quel rio, prima che scenda.

 

60
Nel lito armato il paladino varca
sopra un corsier di pel tra bigio e nero,
nutrito in Fiandra e nato in Danismarca,
grande e possente assai più che leggiero;
però ch'avea, quando si messe in barca,
in Bretagna lasciato il suo destriero,
quel Brigliador sì bello e sì gagliardo,
che non ha paragon, fuor che Baiardo.

 

61
Giunge Orlando a Dordreche, e quivi truova
di molta gente armata in su la porta;
sì perché sempre, ma più quando è nuova,
seco ogni signoria sospetto porta;
sì perché dianzi giunta era una nuova,
che di Selandia con armata scorta
di navili e di gente un cugin viene
di quel signor che qui prigion si tiene.

 

62
Orlando prega uno di lor, che vada
e dica al re, ch'un cavalliero errante
disia con lui provarsi a lancia e a spada;
ma che vuol che tra lor sia patto inante:
che se 'l re fa che, chi lo sfida, cada,
la donna abbia d'aver, ch'uccise Arbante;
che 'l cavallier l'ha in loco non lontano
da poter sempremai darglila in mano;

 

63
ed all'incontro vuol che 'l re prometta,
ch'ove egli vinto ne la pugna sia,
Bireno in libertà subito metta,
e che lo lasci andare alla sua via.
Il fante al re fa l'ambasciata in fretta:
ma quel, che né virtù né cortesia
conobbe mai, drizzò tutto il suo intento
alla fraude, all'inganno, al tradimento.

 

64
Gli par ch'avendo in mano il cavalliero,
avrà la donna ancor, che sì l'ha offeso,
s'in possanza di lui la donna è vero
che si ritruovi, e il fante ha ben inteso.
Trenta uomini pigliar fece sentiero
diverso da la porta ov'era atteso,
che dopo occulto ed assai lungo giro,
dietro alle spalle al paladino usciro.

 

65
Il traditore intanto dar parole
fatto gli avea, sin che i cavalli e i fanti
vede esser giunti al loco ove gli vuole;
da la porta esce poi con altretanti.
Come le fere e il bosco cinger suole
perito cacciator da tutti i canti;
come appresso a Volana i pesci e l'onda
con lunga rete il pescator circonda:

 

66
così per ogni via dal re di Frisa,
che quel guerrier non fugga, si provede.
Vivo lo vuole, e non in altra guisa:
e questo far sì facilmente crede,
che 'l fulmine terrestre, con che uccisa
ha tanta e tanta gente, ora non chiede;
che quivi non gli par che si convegna,
dove pigliar, non far morir, disegna.

 

67
Qual cauto ucellator che serba vivi,
intento a maggior preda, i primi augelli,
acciò in più quantitade altri captivi
faccia col giuoco e col zimbel di quelli:
tal esser volse il re Cimosco quivi:
ma già non volse Orlando esser di quelli
che si lascin pigliar al primo tratto;
e tosto roppe il cerchio ch'avean fatto.

 

68
Il cavallier d'Anglante, ove più spesse
vide le genti e l'arme, abbassò l'asta;
ed uno in quella e poscia un altro messe,
e un altro e un altro, che sembrar di pasta;
e fin a sei ve n'infilzò, e li resse
tutti una lancia: e perch'ella non basta
a più capir, lasciò il settimo fuore
ferito sì, che di quel colpo muore.

 

69
Non altrimente ne l'estrema arena
veggiàn le rane de canali e fosse
dal cauto arcier nei fianchi e ne la schiena,
l'una vicina all'altra, esser percosse;
né da la freccia, fin che tutta piena
non sia da un capo all'altro, esser rimosse.
La grave lancia Orlando da sé scaglia,
e con la spada entrò ne la battaglia.

 

70
Rotta la lancia, quella spada strinse,
quella che mai non fu menata in fallo;
e ad ogni colpo, o taglio o punta, estinse
quando uomo a piedi, e quando uomo a cavallo:
dove toccò, sempre in vermiglio tinse
l'azzurro, il verde, il bianco, il nero, il giallo.
Duolsi Cimosco che la canna e il fuoco
seco or non ha, quando v'avrian più loco.

 

71
E con gran voce e con minacce chiede
che portati gli sian, ma poco è udito;
che chi ha ritratto a salvamento il piede
ne la città, non è d'uscir più ardito.
Il re frison, che fuggir gli altri vede,
d'esser salvo egli ancor piglia partito:
corre alla porta, e vuole alzare il ponte,
ma troppo è presto ad arrivare il conte.

 

72
Il re volta le spalle, e signor lassa
del ponte Orlando e d'amendue le porte;
e fugge, e inanzi a tutti gli altri passa,
mercé che 'l suo destrier corre più forte.
Non mira Orlando a quella plebe bassa:
vuole il fellon, non gli altri, porre a morte;
ma il suo destrier sì al corso poco vale,
che restio sembra, e chi fugge, abbia l'ale.

 

73
D'una in un'altra via si leva ratto
di vista al paladin; ma indugia poco,
che torna con nuove armi; che s'ha fatto
portare intanto il cavo ferro e il fuoco:
e dietro un canto postosi di piatto,
l'attende, come il cacciatore al loco,
coi cani armati e con lo spiedo, attende
il fier cingial che ruinoso scende;

 

74
che spezza i rami e fa cadere i sassi,
e ovunque drizzi l'orgogliosa fronte,
sembra a tanto rumor che si fracassi
la selva intorno, e che si svella il monte.
Sta Cimosco alla posta, acciò non passi
senza pagargli il fio l'audace conte:
tosto ch'appare, allo spiraglio tocca
col fuoco il ferro, e quel subito scocca.

 

75
Dietro lampeggia a guisa di baleno,
dinanzi scoppia, e manda in aria il tuono.
Trieman le mura, e sotto i piè il terreno;
il ciel ribomba al paventoso suono.
L'ardente stral, che spezza e venir meno
fa ciò ch'incontra, e dà a nessun perdono,
sibila e stride; ma, come è il desire
di quel brutto assassin, non va a ferire.

 

76
O sia la fretta, o sia la troppa voglia
d'uccider quel baron, ch'errar lo faccia;
o sia che il cor, tremando come foglia,
faccia insieme tremare e mani e braccia;
o la bontà divina che non voglia
che 'l suo fedel campion sì tosto giaccia:
quel colpo al ventre del destrier si torse;
lo cacciò in terra, onde mai più non sorse.

 

77
Cade a terra il cavallo e il cavalliero:
la preme l'un, la tocca l'altro a pena;
che si leva sì destro e sì leggiero,
come cresciuto gli sia possa e lena.
Quale il libico Anteo sempre più fiero
surger solea da la percossa arena,
tal surger parve, e che la forza, quando
toccò il terren, si radoppiasse a Orlando.

 

78
Chi vide mai dal ciel cadere il foco
che con sì orrendo suon Giove disserra,
e penetrare ove un richiuso loco
carbon con zolfo e con salnitro serra;
ch'a pena arriva, a pena tocca un poco,
che par ch'avampi il ciel, non che la terra;
spezza le mura, e i gravi marmi svelle,
e fa i sassi volar sin alle stelle;

 

79
s'imagini che tal, poi che cadendo
toccò la terra, il paladino fosse:
con sì fiero sembiante aspro ed orrendo,
da far tremar nel ciel Marte, si mosse.
Di che smarrito il re frison, torcendo
la briglia indietro, per fuggir voltosse;
ma gli fu dietro Orlando con più fretta,
che non esce da l'arco una saetta:

 

80
e quel che non avea potuto prima
fare a cavallo, or farà essendo a piede.
Lo seguita sì ratto, ch'ogni stima
di chi nol vide, ogni credenza eccede.
Lo giunse in poca strada; ed alla cima
de l'elmo alza la spada, e sì lo fiede,
che gli parte la testa fin al collo,
e in terra il manda a dar l'ultimo crollo.

 

81
Ecco levar ne la città si sente
nuovo rumor, nuovo menar di spade;
che 'l cugin di Bireno con la gente
ch'avea condutta da le sue contrade,
poi che la porta ritrovò patente,
era venuto dentro alla cittade,
dal paladino in tal timor ridutta,
che senza intoppo la può scorrer tutta.

 

82
Fugge il populo in rotta, che non scorge
chi questa gente sia, né che domandi;
ma poi ch'uno ed un altro pur s'accorge
all'abito e al parlar, che son Selandi,
chiede lor pace, e il foglio bianco porge;
e dice al capitan che gli comandi,
e dar gli vuol contro i Frisoni aiuto,
che 'l suo duca in prigion gli han ritenuto.

 

83
Quel popul sempre stato era nimico
del re di Frisa e d'ogni suo seguace,
perché morto gli avea il signore antico,
ma più perch'era ingiusto, empio e rapace.
Orlando s'interpose come amico
d'ambe le parti, e fece lor far pace;
le quali unite, non lasciar Frisone
che non morisse o non fosse prigione.

 

84
Le porte de le carceri gittate
a terra sono, e non si cerca chiave.
Bireno al conte con parole grate
mostra conoscer l'obligo che gli have.
Indi insieme e con molte altre brigate
se ne vanno ove attende Olimpia in nave:
così la donna, a cui di ragion spetta
il dominio de l'isola, era detta;

 

85
quella che quivi Orlando avea condutto
non con pensier che far dovesse tanto;
che la parea bastar, che posta in lutto
sol lei, lo sposo avesse a trar di pianto.
Lei riverisce e onora il popul tutto.
Lungo sarebbe a ricontarvi quanto
lei Bireno accarezzi, ed ella lui;
quai grazie al conte rendano ambidui.

 

86
Il popul la donzella nel paterno
seggio rimette, e fedeltà le giura.
Ella a Bireno, a cui con nodo eterno
la legò Amor d'una catena dura,
de lo stato e di sé dona il governo.
Ed egli tratto poi da un'altra cura,
de le fortezze e di tutto il domìno
de l'isola guardian lascia il cugino;

 

87
che tornare in Selandia avea disegno,
e menar seco la fedel consorte:
e dicea voler fare indi nel regno
di Frisa esperienza di sua sorte;
perché di ciò l'assicurava un pegno
ch'egli aveva in mano, e lo stimava forte:
la figliuola del re, che fra i captivi,
che vi fur molti, avea trovata quivi.

 

88
E dice ch'egli vuol ch'un suo germano,
ch'era minor d'età, l'abbia per moglie.
Quindi si parte il senator romano
il dì medesmo che Bireno scioglie.
Non volse porre ad altra cosa mano,
fra tante e tante guadagnate spoglie,
se non a quel tormento ch'abbiàn detto
ch'al fulmine assimiglia in ogni effetto.

 

89
L'intenzion non già, perché lo tolle,
fu per voglia d'usarlo in sua difesa;
che sempre atto stimò d'animo molle
gir con vantaggio in qualsivoglia impresa:
ma per gittarlo in parte, onde non volle
che mai potesse ad uomo più fare offesa:
e la polve e le palle e tutto il resto
seco portò, ch'apparteneva a questo.

 

90
E così, poi che fuor de la marea
nel più profondo mar si vide uscito,
sì che segno lontan non si vedea
del destro più né del sinistro lito;
lo tolse, e disse: - Acciò più non istea
mai cavallier per te d'esser ardito,
né quanto il buono val, mai più si vanti
il rio per te valer, qui giù rimanti.

 

91
O maladetto, o abominoso ordigno,
che fabricato nel tartareo fondo
fosti per man di Belzebù maligno
che ruinar per te disegnò il mondo,
all'inferno, onde uscisti, ti rasigno. -
Così dicendo, lo gittò in profondo.
Il vento intanto le gonfiate vele
spinge alla via de l'isola crudele.

 

92
Tanto desire il paladino preme
di saper se la donna ivi si truova,
ch'ama assai più che tutto il mondo insieme,
né un'ora senza lei viver gli giova;
che s'in Ibernia mette il piede, teme
di non dar tempo a qualche cosa nuova,
sì ch'abbia poi da dir invano: - Ahi lasso!
ch'al venir mio non affrettai più il passo. -

 

93
Né scala in Inghelterra né in Irlanda
mai lasciò far, né sul contrario lito.
Ma lasciamolo andar dove lo manda
il nudo arcier che l'ha nel cor ferito.
Prima che più io ne parli, io vo' in Olanda
tornare, e voi meco a tornarvi invito;
che, come a me, so spiacerebbe a voi,
che quelle nozze fosson senza noi.

 

94
Le nozze belle e sontuose fanno;
ma non sì sontuose né sì belle,
come in Selandia dicon che faranno.
Pur non disegno che vegnate a quelle;
perché nuovi accidenti a nascere hanno
per disturbarle, de' quai le novelle
all'altro canto vi farò sentire,
s'all'altro canto mi verrete a udire.

1

Cosa non riesce a fare ad un cuore a lui assoggettato

l'amore crudele e traditore,

dato che ad Orlando riuscì a togliere dal petto

la tanta fedeltà che avrebbe dovuto dimostrare a Dio?

Fu saggio e pieno di rispetto,

e della santa chiesa fu il difensore;

ora per un amore vano, poca dello zio Carlo,

poca di sé stesso e meno ancora di Dio ha cura.

 

2

Ma io purtroppo lo scuso del suo atteggiamento, e mi rallegro

anche di avere in comune con lui un tale difetto;

poiché anche io sono debole e malato nel badare al bene di me stesso,

sano e vigoroso ad perseguire invece il mio male.

Orlando se ne và tutto vestito da saraceno,

senza che gli importi di abbandonare tanti amici,

ed attraversa il luogo dove, dall'Africa e dalla Spagna,

la gente si era accampata in aperta campagna.

 

3

Anzi, non proprio accampata, perché sotto

gli alberi ed tetti la pioggia li ha sparsi

un da ogni parte in piccoli gruppi;

c'è chi alloggia più di stante e chi più vicino all'accampamento.

Ognuno dorme affranto dalla fatica:

chi steso per terra e chi in piedi appoggiato ad una mano.

Dormono ed il conte ne potrebbe uccidere molti,

Orlando non mette però mai mano alla sua spada (Durindana).

 

4

Il generoso Orlando ha talmente tanto animo nobile

che prende nemmeno in considerazione l'uccidere persone addormentate.

Ora questo ed ora quel luogo ispeziona,

per trovare un indizio del passaggio della sua donna.

Se incontra qualcuno sveglio, sospirando

gli descrivi gli abiti e l'aspetto di Angelica;

e poi chi chiede che per cortesia

gli indichi la direzione dove poterla trovare.

 

5

Giunse infine il giorno chiaro e lucente,

fece ricerche per tutto l'esercito saraceno:

facilmente lo poteva sicuramente fare

perché addosso aveva abiti arabi.

Lo aiuto in questo in ugual misura,

il fatto di conoscere altra lingue oltre al francese

ed il saper parlare, in particolare, l'africano tanto speditamente

che sembra essere originario di Tripoli.

 

6

In quel luogo cercò dappertutto, ne fece la sua dimora

per tre interi giorni, con il solo scopo di ritrovare Angelica.

Poi dentro alle città e fuori nei villaggi sperduti

non solo esplorò tutte le regioni della Francia nei dintorni di Parigi,

ma anche l'Uvernia ed anche la Guascogna

fino all'ultimo sperduto villaggio;

e cercò dalla Provenza, alla Bretagna

e dai Pirenei, fino ai confini della Spagna.

 

7

Tra la fine di Ottobre e l'inizio di Novembre,

nella stagione invernale, nella quale il vestito di foglie

vede essersi rimosso ed i rami essersi scoperti,

la tremante pianta, fino al punto da rimanere nuda,

e gli uccelli insieme migrano, vanno per cielo,

Orlando iniziò l'amorosa ricerca

e non l'abbandonò per tutto il successivo inverno

e nemmeno la trascurò in primavera.

 

8

Un giorno, passando, come era ormai solito,

di paese in paese, arrivò dove

i Normanni vengono separati dai Bretoni da un fiume, il Quesnon,

che va verso il vicino tranquillo mare,

scorrendo gonfio e bianco di schiuma

per la vene sciolta e le piogge di montagna;

e la forza dell'acqua aveva distrutto completamente

e trascinato con sé il ponte, impedendo quindi il suo attraversamento.

 

9

Con gli occhi cerca da uno e dall'altro lato

Orlando, lungo le rive, per poter vedere

(non essendo né un pesce né un uccello)

il modo di poter mettere piede dall'altra parte del fiume.

Alla fine vede che un battello gli viene incontro,

alla cui poppa siede una fanciulla,

la quale fa segno ad Orlando di voler proprio arrivare dove lui si trova,

senza neanche aspettare che il battello arrivi a terra.

 

10

No pone sulla terra la prua, perché sospetta che lui

possa imbarcarsi contro la sua volontà.

Orlando prega la donzella che sulla barca

lo prenda con sé e lo riponga poi sull'altra sponda.

Lei gli risponde: "Sulla barca non sale nessun cavaliere

che prima non mi abbia promesso, sulla sua parola,

di combattere, a mia richiesta, la battaglia

più giusta e più onesta che ci possa essere al mondo.

 

11

Dal momento che, cavaliere, avete desiderio

di metter piede sull'altra sponda con il mio aiuto,

promettetemi allora, prima che finisca

il prossimo mese,

che vi unirete al re d'Irlanda,

presso il quale si sta raccogliendo la grande flotta

per distruggere l'isola di Ebuda,

che, tra tutte le isole bagnate dal mare, è la più crudele.

 

12

Voi dovete sapere che passata l'Irlanda,

tra le molte isole che si incontrano, si trova l'isola

chiamata Ebuda, che, per legge, manda

il proprio popolo avido a rubare di tutto nei sui dintorni;

e quante donne riesce a catturare, pietanze

tutte destinate ad un animale sempre affamato

che si presenta ogni giorno sulla spiaggia,

e trova così sempre una nuova donna o ragazza di cui nutrirsi.

 

13

Mercanti e corsari, che navigano tutto intorno,

catturano donne in grossa quantità, soprattutto tra le più belle.

Potete benissimo contare, una ogni giorno,

quante tra donne e ragazze siano morte.

Ma se voi potete provare pietà,

se non siete completamente contrario all'Amore,

siate contento di essere stato nominato per unirvi a coloro

che partono per ottenere un così benevole risultato."

 

14

Orlando volle, a fatica, udire tutta la storia,

e subito giurò di partecipare in prima linea a quell'impresa,

come colui che qualunque azione crudele e ingiusta

non può sentire, e gli dispiace ascoltarla.

Iniziò a pensare e fu quindi indotto a temere

che quella gente avesse preso Angelica,

poiché l'aveva ormai cercata in ogni direzione

ma nonostante tutto non era riuscito ancora a trovarla.

 

15

Questa nuova ipotesi tanto gli confuse

e gli fece dimenticare ogni iniziale progetto,

che, tanto più in fretta poteva, decise

di navigare verso quel regno ingiusto, crudele.

Non fece neanche terminare il giorno seguente,

che presso Saint-Malo trovò una imbarcazione

sulla quale salire, e issate le vele

passò nella notte l'isolotto di Mont Saint-Michel.

 

16

Saint-Brieuc e Lantreguier si lascia sulla destra

e prosegue costeggiando le grandi spiagge Bretoni,

per poi dirigersi verso la bianca scogliera (di Dover)

che fece sì che l'Inghilterra fosse chiamata Albione dai Romani.

Il vento, che proveniva da sud, venne però meno;

iniziò invece a soffiare da nord-ovest

con tanta forza da fare piegare al contrario

tutte le vele, così che la nave è ora spinta dalla poppa.

 

17

Quanto l'imbarcazione era avanzata

in quattro giorno, tanto tornò indietro in un solo giorno,

mantenuta in alto mare dal buon condottiero

in modo che non sbatta contro la costa, infrangendosi come fragile vetro.

Il vento, dopo essere stato furioso

per quattro giorni, il quinto si chetò, cambio velocità:

senza alcuna difficoltà, opposizione, lascio entrare la nave

alla foce della Schelda, fiume di Anversa.

 

18

Non appena entrò nella foce lo stanco

condottiero, Orlando, con la sua imbarcazione malconcia, ed approdò,

fuori da una città che sorgeva sul fianco destro

di quel fiume, scese sulla riva un vecchio,

molto anziano, a quanto la bianca chioma

dava a vedere; l'uomo, tutto cortese,

dopo aver salutato, si rivolse  al conte,

pensando che fosse il loro capo.

 

19

Gli chiese, prendendo le parti di una Donzella,

se non gli dispiacesse andare da lei,

la quale, avrebbe lui visto, essere oltre che bella

anche gentile e cortese più di ogni altra donna al mondo;

oppure, se lui avesse preferito, aspettare che fosse lei

a venirlo a trovare fino alla nave:

non avesse voluto essere più difficile da convincere, degli altri

cavalieri erranti giunti in quel luogo;

 

20

perché nessun altro cavaliere, arrivato

a quella foce o dal mare a per terra,

aveva evitato di dialogare con la donzella

per consigliarle come agire nella sua situazione crudele.

Udito questo, Orlando sulla riva

scese veloce senza indugiare minimamente;

e con modi gentili e pieni di cortesia,

dove il vecchio lo condusse, lui si incamminò.

 

21

Attraverso la città il paladino Orlando fu condotto

dentro un palazzo, nel quale, salendo le scale,

trovò una donna piena di dolore,

per quanto il suo viso lasciava intendere,

ed anche per i drappi neri che coprivano dappertutto

sia le sale, sia le camere e le loggie.

La donna, dopo aver accolto Orlando in modo cortese e pieno di decoro,

fattolo accomodare, gli disse con voce triste:

 

22

"Io voglio che sappiate che la figlia

sono stata del conte d'Olanda, a lui tanto cara

(nonostante non fui la sua unica prole,

essendo in compagnia di due fratelli),

che qualunque cosa gli chiedessi, da lui risposta

negativa non ricevetti mai.

Stando lieta in questa bella condizione, accadde

che ne la nostra terra giunse un duca.

 

23

Era il duca di Zeeland ed era diretto

in Spagna per combattere con gli Arabi.

Il fatto che era uomo giovane e bello

e che io non avevo provavo da tempo il sentimento d'amore,

con poca guerra mi fecero sua prigioniera d'amore;

tanto più che, per quanto dal di fuori sembrava,

io credevo e credo ancora, e credo anche di credere il vero,

che egli mi amasse ed ancora mi ami con cuore sincero.

 

24

Quei giorni che il vento, contrario alla navigazione,

contrario agli altri, a me invece favorevole, lo trattenne

(giorni che per gli altri furono quaranta, per me passarono in un momento;

tanto fuggirono velocemente),

insieme, più volte, discutemmo insieme

dove il matrimonio, con solenne

rito, al suo ritorno, si sarebbe tenuto tra noi due,

lui fece a me la promessa, ed io la feci a lui.

 

25

Bireno era si appena separato da noi

(Bireno è il nome del mio fedele amante),

che Cimosco, re di Frisia (la quale, quanto le due rive del fiume Reno

distano in corrispondenza della foce, è da noi distante),

progettando di darmi in sposo suo figlio,

che unico aveva al mondo, chiamato Arbante,

manda i più importanti dignitari del suo paese

a chiedermi in sposa, per il figlio, al mio padre in Olanda.

 

26

Io che al mio amante, Bireno, della parola data

non posso venire meno, poiché gli avevo dato la mia parola,

ed anche se potessi, l'Amore non mi concede di

poterlo volere e che io possa essere tanto poco riconoscente;

per mandare a monte la trattativa di nozze che era stata già allestita

in modo tanto efficace, ed anche quasi portata a termine,

comunico a mio padre che prima che in Frisia

mi conceda come sposa, io voglio essere uccisa.

 

27

Il mio buon padre, al quale piaceva solamente ciò

che a me piaceva, non volendomi assolutamente turbare,

per consolarmi e fare quindi cessare il pianto

mio, ruppe la trattativa di nozze;

il re di Frisia, peccatore di superbia, di tale azione tanto

si sdegnò e tanto iniziò ad odiarci,

che invase l'Olanda e iniziò una guerra

che provocò la morte di tutti i miei familiari.

 

28

Oltre ad esser robusto e molto possente,

tanto che si trovano pochi eguali della nostra età,

e così astuto, furbo, nel fare del male, che agli altri a niente

giova la propria prestanza fisica, l'ingegno e l'audacia;

porta con se una certa arma che la gente antica

non ha mai potuto vedere, ed ad eccezione di lui, neanche la nuova gente:

un archibugio (un ferro bucato), lungo circa due braccia,

dentro al quale infila della polvere ed una palla.

 

29

Con una miccia accesa, sul retro della canna, dove è chiusa,

tocca un piccolo foro che a malapena si riesce a vedere;

allo stesso modo in cui il medico è solito toccare

nel punto in cui dovrà ricucire una vena:

a quel punto la palla viene espulsa con un tale frastuono,

che si può dire che tuona e balena, simile ad un temporale;

e non meno di quanto è solito fare un fulmine dove colpisce,

tutto quello che tocca brucia, abbatte, spezza e distrugge.

 

30

Mise due volte in fuga il nostro campo

con questo archibugio, ed uccise i miei due fratelli:

durante il primo assalto uccise il primo, al quale il colpo,

rotta la corazza, gli indirizzò in mezzo al cuore;

durante l'altro combattimento al secondo fratello, che insieme agli altri

fuggiva, separò l'anima dal corpo, lo uccise.

Da lontano, lo colpì sulla schiena

e fuori dal petto fece uscire la palla.

 

31

Un giorno, difendendosi mio padre

dentro al castello, unica cosa che gli era rimasta,

poiché aveva perso tutto il resto che possedeva nei pressi del castello,

lo ammazzò con un colpo simile;

perché mentre andava e veniva per il castello,

occupandosi ora di questa ed ora di altra faccenda,

fu colpito in mezzo agli occhi dal traditore,

che da lontano lo aveva preso di mira.

 

32

Morti i due fratelli ed il padre, e rimasta io

quindi unica erede dell'Olanda meridionale,

il re di Frisia, avendo desiderio

di impossessarsi del mio stato,

mi fece sapere, e fece sapere al mio popolo,

che concedeva pace e tregua,

si io avessi ora voluto, ciò che precedentemente non avevo voluto,

prendere per marito suo figlio Arbante.

 

33

Io, non tanto per l'odio, che pesante nutro

nei confronti suoi e di tutta la sua ingiusta stirpe,

lui che ha ucciso i miei due fratelli e mio padre,

ha saccheggiato, bruciato e distrutto la mia patria,

ma piuttosto perché non voglio fare un torto a Bireno,

al quale avevo già fatto la promessa

che non sarei andata in sposa a nessun altro uomo,

se non a lui quando dalla Spagna sarebbe tornato da me.

 

34

"Piuttosto che soffrire per questo torto, voglio altri mali cento

da patire (al re io rispondo), e rischiare il tutto per tutto;

essere uccisa, bruciata viva, e siano pure al vento

sparse le mie ceneri, piuttosto che accettare la proposta."

Il mio popolo cerca da questo intento

di distogliere la mia volontà: alcuni mi pregano, altri mi minacciano di

dare in mano al re me e tutto il castello, prima

che la mia ostinazione ci faccia uccidere tutti.

 

35

Così, dopo che le minacce e le preghiere invano

videro essere pronunciate, poiché ero ostinata nella mia decisione,

si misero d'accordo con il re di Frisia, e nelle sue mani,

come avevano dichiarato, misero me ed il castello.

Cimosco, senza commettere alcun atto incivile,

mi assicura di non minacciare né alla mia vita né al mio regno,

purché io addolcisca la mia ostinata volontà

e mi conceda in moglie a suo figlio Arbante.

 

36

Io, che mi vedo in questo modo costringere, voglio,

per uscire dal suo controllo, uccidermi;

ma se prima non riesco a vendicarmi, soffro

più di questo che di tutta l'ingiustizia che ho dovuto patire.

Penso a molti modi di agire, e vedo che nella mia disgrazia

può aiutarmi solo il fingere:

fingo quindi di desiderare ardentemente, non solo di non disdegnare,

di poter essere perdonata e poter diventare sua nuora.

 

37

Tra le molte persone che era stati

già al servizio di mio padre, scelgo due fratelli

dotati di grande ingegno e coraggio,

ma più di ogni altra cosa di sincera fedeltà, come coloro

che ci hanno cresciuto nella corte ed allevati

sono stati insieme a noi sin da quando erano teneri bambini;

tanto a me devoti, che a loro poco sembrerebbe

il dover dare la propria vita per la mia salvezza.

 

38

Confesso a loro il mio progetto:

loro promettono di essermi d'aiuto.

Uno raggiunge le Fiandre e lì arma una nave,

trattengo invece l'altro con me in Olanda.

Ora, mentre gli stranieri e gli abitanti d'Olanda

venivano invitati alle nozze, si venne a conoscenza

che Bireno aveva armato una flotta in Spagna

e per venirci in aiuto aveva lasciato il porto.

 

39

Dal momento che, combattuta la prima battaglia

nella quale un mio fratello fu sconfitto ed ucciso,

spedii di tutta fretta un corriere in Spagna

perché portasse la triste notizia a Bireno;

ma mentre Bireno si affannava per la notizia ed arma la flotta,

il re di Frisia conquistò il resto del paese.

Bireno, non sapendo nulla di ciò che era accaduto,

per darci il suo aiuto aveva fatto salpare la flotta.

 

40

Cimosco, informato di questo fatto,

lascia il figlio a prendersi cura delle nozze

e con la sua armata si mette in mare:

si scontra con il duca, spacca, brucia e distrugge la sua flotta,

e, fortuna volle, lo fa prigioniero;

ma la notizia di questo fatto non giunge a noi.

Il giovane intanto diviene mio marito e si vuole

coricare con me non appena viene sera, si corica anche il sole.

 

41

Io avevo però fatto nascondere dietro le tende del letto

il mio fedele servitore, che rimase immobile

fino a che non vide lo sposo avvicinarsi a me;

non aspettò neanche che si fosse disteso sul letto,

che alzò una accetta, con una gran

forza lo colpì dietro la nuca

e gli levò la parola e la vita, lo uccise:

io saltai in piedi prontamente e gli tagliai la gola.

 

42

Come il bue è cade abbattuto al macello,

allo stesso modo cade lo sciagurato giovane, per vendetta

verso il re Cimosco, più di chiunque altro malvagio;

così chiamato, malvagio, è il re di Frisia,

perché l'uno e l'altro fratello mi aveva ucciso

insieme al padre, e per meglio assoggettare

il mo stato, mi voleva anche per nuora;

e forse, prima o poi, avrebbe ucciso anche me.

 

43

Prima che una altro impedimento si opponga,

preso tutto ciò che ha più valore e meno pesa, è più facile da trasportare,

il mio compagna mi cala in fretta in mare

da una finestra, sospesa ad una fune;

mi cala dove suo fratello aspetta attento

su quella nave che aveva preso nelle Fiandre.

Apriamo ai venti le vele ed i remi mettiamo in mare,

e tutti ci salviamo, come Dio volle.

 

44

Non so se il re di Frisia fosse più addolorato

per il figlio morto, o se fosse di più acceso d'ira

contro di me, il giorno seguente quando

giunse la dove non poté sentirsi altro che offeso.

Tornavano pieni di sé, superbi, il re e la sua gente

per la fresca vittoria e la cattura di Bireno;

credendo di ritrovare le nozze ed i festeggiamenti,

trovò invece ogni cosa triste e luttuosa.

 

45

La pietà per il figlio, l'odio che provava

nei miei confronti, né di giorno e né di notte lo lasciano mai.

Ma poiché piangere i morti non porta giovamento

e l'odio può trovare invece sfogo nella vendetta,

la parte della sua mente, che doveva essere

dedicata alla pietà, con sospiri e lamenti,

si unì all'odio nel cercare di capire

come potermi catturare e quindi punire.

 

46

Tutti coloro che già sapeva, e gli era stato anche detto,

fossero miei amici, e quelli, tra il mio popolo,

che mi avevano aiutato a metter in pratica il mio piano,

uccise, o bruciò i loro bene, o li mise in stato di accusa.

Volle uccidere Bireno per vendicarsi nei miei confronti;

perché di altre azioni non mi sarei addolorata allo stesso modo:

pensò però poi che, tenendolo vivo,

avrebbe avuto la trappola necessaria per catturarmi.

 

47

Cimosco gli propone però una crudele e difficile

condizione: gli dà un anno di tempo,

passato il quale gli darà morte atroce

se prima, con l'inganno o con la forza,

non riesce, aiutato da amici e parenti

e da tutto ciò che loro possono e sanno fare,

a consegnarmi a lui come prigioniera: così che l'unico

modo di potersi salvare è la mia morte.

 

48

Ciò che si poteva fare per la salvezza di Bireno,

ad eccezione di perdere me stessa, ho fatto tutto.

Avevo sei castelli nelle Fiandre e li ho venduti:

ed il denaro che ho ottenuto dalla vendita, poco o molto che fosse,

in parte, tentando attraverso persone astute

di corrompere i guardiani di Bireno, li ho spesi;

ho speso l'altra parte per fare muove contro

di Cimosco ora gli Inglesi ed ora i Tedeschi.

 

49

I mediatori da me pagati, o che non abbiano effettivamente potuto,

o che non abbiamo proprio fatto il loro dovere,

mi hanno dato in cambio solo parole e non aiuto;

e ora che mi hanno estorto l'oro mi evitano, mi disprezzano:

la scadenza data da Cimosco a Bireno è ormai prossima,

dopo la quale né le armate né l'oro

potranno più giungere in tempo, perché la morte

e l'agonia vengano evitate al mio promesso sposo.

 

50

Mio padre ed i miei due fratelli sono stati

uccisi per Bireno; per lui mi è stato tolto il regno;

per lui quei pochi beni che mi erano

restati, mia unica fonte di sostentamento,

ho dissipato per farlo uscire di prigione:

ora non mi resta altra azione da tramare,

se non di andare di mia volontà a consegnarmi nelle mani

di un nemico tanto crudele, e liberare così Bireno.

 

51

Se infine non mi resta altro da fare,

né esiste altro mezzo per la sua liberazione

che per lui mettere a rischio la mia vita, questa

mia vita mettere per lui a rischio mi sarà cosa gradita.

Solo una paura però mi tormenta,

che non sarò in grado di porre una condizione tanto chiara

da garantire che il tiranno,

dopo che mi avrà avuta, possa non mantenerla.

 

52

Dubito che, dopo che mi avrà fatta prigioniera

e che mi avrà torturata in mille modi,

lascerà, ottenuto questo, infine libero Bireno,

così che mi possa poi ringraziare per la sua liberazione;

non essendo capace di rispettare un giuramento, e pieno di tanta rabbia,

non potrà ritenersi soddisfatto dalla mia sola uccisione:

e quello che avrà fatto a me, né più né meno,

lo andrà a fare anche al povero Bireno.

 

53

Ora, lo scopo che riferire a voi

mi fa le mie vicende, che io racconto a quanti,

signori e cavalieri, arrivano da noi,

e solo affinché, parlandone con tanti,

qualcuno mi insegni come poter garantire che, dopo

essermi presentata dinnanzi a quell'uomo crudele,

lui non trattenga ancora prigioniero Bireno,

né voglia che, uccisa me, anche lui muoia.

 

54

Ho pregato alcuni guerrieri affinché stessero al mio fianco

quando mi consegnerò nelle mani del re di Frisia;

affinché mi prometta, dandomi la sua parola,

lo scambio sarà fatto in modo che

nel stesso momento in cui io mi consegno a lui, venga liberato

Bireno; così che quando io verrò uccisa,

potrò morire contenta, poiché la mia morta

avrà dato la vita al mio promesso sposo.

 

55

Ma fino ad oggi non ho trovato chi si impegni

sul suo onore ad assicurarmi

che, quando io sarò condotta da Cimosco e mi vorrà

lui avere, se non dovesse essermi dato Bireno in cambio,

non lascerà che contro la mia volontà

venga fatta prigioniera: tanto ogni guerriero teme l'archibugio;

temono quell'arma contro la quali sembra non possa

resistere nessuna armatura, pur grossa quanto si possa immaginare.

 

56

Ora, se il vostro valore non differisce

dal vostro aspetto fiero ed erculeo,

e credete di potermi consegnare a lui, e sottrarmi

anche a lui se non dovesse comportarsi correttamente;

abbiate la pietà di essere al mio fianco quando mi consegnerò

nelle sue mani: così che potrò non avere timore,

avendovi al mio fianco, sebbene io

morirò poco dopo, che muoia anche Bireno."

 

57

A questo punto la donzella interruppe il proprio racconto,

che spesso, con pianto e sospiri, aveva interrotto.

Orlando, dopo che lei aveva fatto silenzio,

al quale la volontà di fare del bene non venne mai meno,

non si perse con lei in parole,

che per sua natura non sprecava:

le promise, e la sua parola le diede,

che avrebbe fatto di più di quanto lei gli aveva chiesto.