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Canto 7 (VII) - Parafrasi COMPLETA, riassunto e testo originale del Canto 7 (VII) - Alcina e Ruggiero. La maga Melissa libera il paladino - del poema Orlando Furioso by Ludovico Ariosto

Riassunto del Canto

Ruggiero e le due donne giungono al ponte controllato da Erifile, donna di gigantesche dimensioni in groppa ad un enorme lupo. Il cavaliere la sfida e la disarciona.
Al momento di ucciderla viene però fermato dalle due donne, che gli dicono di accontentarsi della vittoria che ha già ottenuto.

Proseguendo il loro viaggio arrivano infine in una spaziosa prateria, dove sorge un bellissimo castello. Ad aspettare Ruggiero c'è Alcina e tutta la sua corte; il cavaliere viene accolto con grandi feste, reverenze ed onori.
Tutti gi abitanti del castello sono giovani e bellissimi. La maga supera comunque tutti in bellezza.
Ogni sua parte del corpo era come un laccio teso per catturare gli amanti; anche Ruggiero non può non caderne in trappola e non dà quindi ascolto agli avvertimenti di Astolfo. Lo reputa anzi un bugiardo e pensa che la punzione sia stata adeguata alle sue colpe: probabilmente, pensa, non era stato degno di tanta bellezza.

Alcina con una incantesimo libera il cuore del paladino da ogni altro interesse e lo occupa completamante, tanto che Ruggiero si dimentica immediatamente di Bradamante, degli impegni verso re Carlo e del proprio onore.

Già dalla prima sera, terminata la festa, Alcina fa visita di notte a Ruggiero ed i due vengono travolti dalla passione amorosa.
Ogni giorno nel palazzo vengono allestiti ricchi banchetti, concerti, spettacoli, giochi e danze. Non manca nessuna forma di piacere in quella corte.

Bradamante, disperata per aver nuovamente perso il proprio amante, vaga alla ricerca di Ruggiero aiutandosi anche con l'anello magico. Decide quindi di tornare alla tomba di Merlino, passando per il territorio dei Maganza, per avere notizie di lui.

La maga Melissa ha intanto utilizzato i propri poteri per seguire ogni vicenda della donna e del suo amante Ruggiero, tanta era la cura che aveva di loro, sapendo che la loro unione avrebbe dovuto generare una stirpe di uomini tanto valorosi.
Come Melissa ama tanto Ruggiero da volere che il cavaliere mostri tutto il proprio valore e non venga meno al proprio onore, Atlante ama tanto Ruggiero da volerlo isolare dal mondo per farlo vivere il più possibile. L'ha per questo motivo condotto alla corte di Alcina, così da potergli fornire tutti i piaceri necessari a fargli dimenticare ongi altra cosa terrena.
Aveva quindi con un incantesimo stretto il cuore della maga nell'amore per il cavaliere, con un laccio così forte che mai avrebbe poi potuto volgerlo altrove.

Melissa raggiunge Bradamanate e le dà notiza di Ruggiero. Si fa consegnare dalla donna l'anello magico e le promette quindi di partire quella stessa sera in suo soccorso e di essere di ritorno quanto prima inseme al cavaliere.
Raggiunge infatti l'isola in groppa ad un demonio a cui aveva fatto assumere le sembianze di cavallo, si trasforma nel mago Atlante ed aspetta il momento opportuno per avvicinare Ruggiero. Trova il paladino totalmente mutato in abitudini; ha abbandonato ogni arma ed è completamante vestito, acconciato ed adornato come fosse una donna.

Ruggiero era stato cresciuto dal mago Atlante, ne subisce pertanto l'autorità.
Melissa, nelle sembianze del mago, lo rimprovera aspramente per avere dimenticato tutti i suoi insegnamenti, che avrebbero dovuto portarlo a compiere gloriose imprese e non portarlo a trascorrere una vita molle nell'ozio. Gli ricorda anche l'impegno che ha nei confronti dei suoi discendenti, soprattutto nei confronti di Ippolito e del fratello Alfonso d'Este; dei quali era solito raccontargli ogni nobile impresa, vedendo che il giovane Ruggiero ne gioiva.
Consegna quindi l'anello magico al cavaliere, muto e pieno di vergogna, e lo invita ad andare da Alcina per vedere in quale inganno sia caduto.

Il paladino si infila l'anello al dito, gli incantesimi di Alcina svaniscono (tra i quali l'amore) e Melissa assume nuovamente le proprie reali sembianze. La maga racconta quindi al giovane di essere stata mandata lì da Bradamante, disperata per averlo perso.

Con l'anello magico al dito, Alcina appare finalmente a Ruggiero nel suo aspetto reale: è una orribile vecchia.
Come suggerito da Melissa, il cavaliere non fa trasparire il proprio disgusto ed il proprio odio e mette in atto il piano di fuga consigliato dalla maga.

Fingendo di voler solo vedere se con le proprie armi indosso può risultare ancora più bello agli occhi di Alcina, si rimette l'armatura, prende la propria spada Balisarda e lo scudo incantato di Atlante. Va quindi nella stalla, monta su Rabican, il velocissimo cavallo appartenuto ad Astolfo, e scappa dal castello.
Non prende l'ippogrifo per non fare sospettare le proprie intenzioni ed in quanto l'animale non è governabile. Melissa promette però di portare in seguito il cavallo in un luogo dove possa essere ammaestrato con calma.

Ruggiero assale all'improvviso i guardiani e si lancia poi al galoppo in direzione del regno di Logistilla.

Testo e Parafrasi COMPLETA del Canto

1
Chi va lontan da la sua patria, vede
cose, da quel che già credea, lontane;
che narrandole poi, non se gli crede,
e stimato bugiardo ne rimane:
che 'l sciocco vulgo non gli vuol dar fede,
se non le vede e tocca chiare e piane.


Per questo io so che l'inesperienza


farà al mio canto dar poca credenza.

 

2
Poca o molta ch'io ci abbia, non bisogna
ch'io ponga mente al vulgo sciocco e ignaro.


A voi so ben che non parrà menzogna,


che 'l lume del discorso avete chiaro;
ed a voi soli ogni mio intento agogna
che 'l frutto sia di mie fatiche caro.
Io vi lasciai che 'l ponte e la riviera


vider, che'n guardia avea Erifilla altiera.

 

3
Quell'era armata del più fin metallo,
ch'avean di piu color gemme distinto:
rubin vermiglio, crisolito giallo,
verde smeraldo, con flavo iacinto.
Era montata, ma non a cavallo;
invece avea di quello un lupo spinto:
spinto avea un lupo ove si passa il fiume,


con ricca sella fuor d'ogni costume.

 

4
Non credo ch'un sì grande Apulia n'abbia:


egli era grosso ed alto più d'un bue.
Con fren spumar non gli facea le labbia,


né so come lo regga a voglie sue.


La sopravesta di color di sabbia
su l'arme avea la maledetta lue:


era, fuor che 'l color, di quella sorte
ch'i vescovi e i prelati usano in corte.

 

5
Ed avea ne lo scudo e sul cimiero
una gonfiata e velenosa botta.
Le donne la mostraro al cavalliero,
di qua dal ponte per giostrar ridotta,
e fargli scorno e rompergli il sentiero,
come ad alcuni usata era talotta.
Ella a Ruggier, che torni a dietro, grida:
quel piglia un'asta, e la minaccia e sfida.

 

 

6
Non men la gigantessa ardita e presta
sprona il gran lupo e ne l'arcion si serra,
e pon la lancia a mezzo il corso in resta,


e fa tremar nel suo venir la terra.
Ma pur sul prato al fiero incontro resta;
che sotto l'elmo il buon Ruggier l'afferra,


e de l'arcion con tal furor la caccia,
che la riporta indietro oltra sei braccia.

 

7
E già, tratta la spada ch'avea cinta,
venìa a levarne la testa superba:
e ben lo potea far, che come estinta


Erifilla giacea tra' fiori e l'erba.
Ma le donne gridar: - Basti sia vinta,
senza pigliarne altra vendetta acerba.
Ripon, cortese cavallier, la spada;
passiamo il ponte e seguitian la strada. -

 

8
Alquanto malagevole ed aspretta
per mezzo un bosco presero la via,
che oltra che sassosa fosse e stretta,
quasi su dritta alla collina gìa.
Ma poi che furo ascesi in su la vetta,
usciro in spaziosa prateria,
dove il più bel palazzo e 'l più giocondo
vider, che mai fosse veduto al mondo.

 

9
La bella Alcina venne un pezzo inante,
verso Ruggier fuor de le prime porte,


e lo raccolse in signoril sembiante,
in mezzo bella ed onorata corte.
Da tutti gli altri tanto onore e tante
riverenze fur fatte al guerrier forte,
che non potrian far più, se tra loro
fosse Dio sceso dal superno coro.

 

10
Non tanto il bel palazzo era eccellente,
perché vincesse ogn'altro di ricchezza,
quanto ch'avea la più piacevol gente
che fosse al mondo e di più gentilezza.
Poco era l'un da l'altro differente
e di fiorita etade e di bellezza:
sola di tutti Alcina era più bella,
sì come è bello il sol più d'ogni stella.

 

11
Di persona era tanto ben formata,
quanto me' finger san pittori industri;
con bionda chioma lunga ed annodata:
oro non è che più risplenda e lustri.
Spargeasi per la guancia delicata
misto color di rose e di ligustri;
di terso avorio era la fronte lieta,
che lo spazio finia con giusta meta.

 

12
Sotto duo negri e sottilissimi archi
son duo negri occhi, anzi duo chiari soli,
pietosi a riguardare, a mover parchi;
intorno cui par ch'Amor scherzi e voli,
e ch'indi tutta la faretra scarchi
e che visibilmente i cori involi:
quindi il naso per mezzo il viso scende,
che non truova l'invidia ove l'emende.

 

13
Sotto quel sta, quasi fra due vallette,
la bocca sparsa di natio cinabro;
quivi due filze son di perle elette,
che chiude ed apre un bello e dolce labro:
quindi escon le cortesi parolette
da render molle ogni cor rozzo e scabro;
quivi si forma quel suave riso,
ch'apre a sua posta in terra il paradiso.

 

14
Bianca nieve è il bel collo, e 'l petto latte;
il collo è tondo, il petto colmo e largo:
due pome acerbe, e pur d'avorio fatte,
vengono e van come onda al primo margo,


quando piacevole aura il mar combatte.
Non potria l'altre parti veder Argo:


ben si può giudicar che corrisponde
a quel ch'appar di fuor quel che s'asconde.

 

15
Mostran le braccia sua misura giusta;
e la candida man spesso si vede
lunghetta alquanto e di larghezza angusta,
dove né nodo appar, né vena eccede.
Si vede al fin de la persona augusta
il breve, asciutto e ritondetto piede.
Gli angelici sembianti nati in cielo
non si ponno celar sotto alcun velo.

 

16
Avea in ogni sua parte un laccio teso,


o parli o rida o canti o passo muova:
né maraviglia è se Ruggier n'è preso,


poi che tanto benigna se la truova.
Quel che di lei già avea dal mirto inteso,


com'è perfida e ria, poco gli giova;
ch'inganno o tradimento non gli è aviso


che possa star con sì soave riso.

 

17
Anzi pur creder vuol che da costei
fosse converso Astolfo in su l'arena
per li suoi portamenti ingrati e rei,
e sia degno di questa e di più pena:


e tutto quel ch'udito avea di lei,
stima esser falso; e che vendetta mena,
e mena astio ed invidia quel dolente


a lei biasmare, e che del tutto mente.

 

18
La bella donna che cotanto amava,
novellamente gli è dal cor partita;
che per incanto Alcina gli lo lava
d'ogni antica amorosa sua ferita;
e di sé sola e del suo amor lo grava,


e in quello essa riman sola sculpita:
sì che scusar il buon Ruggier si deve,
se si mostrò quivi incostante e lieve.

 

19
A quella mensa citare, arpe e lire,
e diversi altri dilettevol suoni
faceano intorno l'aria tintinire
d'armonia dolce e di concenti buoni.
Non vi mancava chie, cantando, dire
d'amor sapesse gaudi e passioni,
o con invenzioni e poesie
rappresentasse grate fantasie.

 

20
Qual mensa trionfante e suntuosa
di qualsivoglia successor di Nino,
o qual mai tanto celebre e famosa
di Cleopatra al vincitor latino,


potria a questa esser par, che l'amorosa
fata avea posta inanzi al paladino?
Tal non cred'io che s'apparecchi dove


ministra Ganimede al sommo Giove.

 

21
Tolte che fur le mense e le vivande,


facean, sedendo in cerchio, un giuoco lieto:
che ne l'orecchio l'un l'altro domande,
come più piace lor, qualche secreto;
il che agli amanti fu commodo grande
di scoprir l'amor lor senza divieto:


e furon lor conclusioni estreme
di ritrovarsi quella notte insieme.

 

22
Finir quel giuoco tosto, e molto inanzi
che non solea là dentro esser costume:
con torchi allora i paggi entrati inanzi,
le tenebre cacciar con molto lume.
Tra bella compagnia dietro e dinanzi
andò Ruggiero a ritrovar le piume
in una adorna e fresca cameretta,
per la miglior di tutte l'altre eletta.

 

23
E poi che di confetti e di buon vini
di nuovo fatti fur debiti inviti,
e partir gli altri riverenti e chini,
ed alle stanze lor tutti sono iti;
Ruggiero entrò ne' profumati lini
che pareano di man d'Aracne usciti,
tenendo tuttavia l'orecchie attente,
s'ancora venir la bella donna sente.

 

24
Ad ogni piccol moto ch'egli udiva,
sperando che fosse ella, il capo alzava:
sentir credeasi, e spesso non sentiva;


poi del suo errore accorto sospirava.
Talvolta uscia del letto e l'uscio apriva,
guatava fuori, e nulla vi trovava:
e maledì ben mille volte l'ora
che facea al trapassar tanta dimora.

 

25
Tra sé dicea sovente: - Or si parte ella; -
e cominciava a noverare i passi
ch'esser potean da la sua stanza a quella
donde aspettando sta che Alcina passi;
e questi ed altri, prima che la bella
donna vi sia, vani disegni fassi.
Teme di qualche impedimento spesso,
che tra il frutto e la man non gli sia messo.

 

26
Alcina, poi ch'a' preziosi odori
dopo gran spazio pose alcuna meta,
venuto il tempo che più non dimori,
ormai ch'in casa era ogni cosa cheta,
de la camera sua sola uscì fuori;
e tacita n'andò per via secreta
dove a Ruggiero avean timore e speme
gran pezzo intorno al cor pugnato insieme.

 

27
Come si vide il successor d'Astolfo


sopra apparir quelle ridenti stelle,
come abbia ne le vene acceso zolfo,
non par che capir possa ne la pelle.
Or sino agli occhi ben nuota nel golfo


de le delizie e de le cose belle:
salta del letto, e in braccio la raccoglie,
né può tanto aspettar ch'ella si spoglie;

 

28
ben che né gonna né faldiglia avesse;
che venne avolta in un leggier zendado
che sopra una camicia ella si messe,
bianca e suttil nel più eccellente grado.
Come Ruggiero abbracciò lei, gli cesse
il manto: e restò il vel suttile e rado,


che non copria dinanzi né di dietro,
più che le rose o i gigli un chiaro vetro.

 

29
Non così strettamente edera preme
pianta ove intorno abbarbicata s'abbia,
come si stringon li dui amanti insieme,
cogliendo de lo spirto in su le labbia
suave fior, qual non produce seme
indo o sabeo ne l'odorata sabbia.


Del gran piacer ch'avean, lor dicer tocca;
che spesso avean più d'una lingua in bocca.

 

30
Queste cose là dentro eran secrete,
o se pur non secrete, almen taciute;
che raro fu tener le labra chete
biasmo ad alcun, ma ben spesso virtute.


Tutte proferte ed accoglienze liete
fanno a Ruggier quelle persone astute:
ognun lo reverisce e se gli inchina;
che così vuol l'innamorata Alcina.

 

31
Non è diletto alcun che di fuor reste;
che tutti son ne l'amorosa stanza.
E due e tre volte il dì mutano veste,
fatte or ad una ora ad un'altra usanza.
Spesso in conviti, e sempre stanno in feste,
in giostre, in lotte, in scene, in bagno, in danza:
or presso ai fonti, all'ombre de' poggetti,
leggon d'antiqui gli amorosi detti;

 

32
or per l'ombrose valli e lieti colli
vanno cacciando le paurose lepri;
or con sagaci cani i fagian folli
con strepito uscir fan di stoppie e vepri;
or a' tordi lacciuoli, or veschi molli
tendon tra gli odoriferi ginepri;
or con ami inescati ed or con reti
turban a' pesci i grati lor secreti.

 

33
Stava Ruggiero in tanta gioia e festa,
mentre Carlo in travaglio ed Agramante,
di cui l'istoria io non vorrei per questa
porre in oblio, né lasciar Bradamante,
che con travaglio e con pena molesta
pianse più giorni il disiato amante,
ch'avea per strade disusate e nuove
veduto portar via, né sapea dove.

 

 

34
Di costei prima che degli altri dico,
che molti giorni andò cercando invano
pei boschi ombrosi e per lo campo aprico,
per ville, per città, per monte e piano;
né mai potè saper del caro amico,
che di tanto intervallo era lontano.
Ne l'oste saracin spesso venìa,
né mai del suo Ruggier ritrovò spia.

 

35
Ogni dì ne domanda a più di cento,
né alcun le ne sa mai render ragioni.
D'alloggiamento va in alloggiamento,
cercandone e trabacche e padiglioni:
e lo può far; che senza impedimento
passa tra cavallieri e tra pedoni,
mercè all'annel che fuor d'ogni uman uso
la fa sparir quando l'è in bocca chiuso.

 

36
Né può né creder vuol che morto sia;
perché di sì grande uom l'alta ruina


da l'onde idaspe udita si saria
fin dove il sole a riposar declina.
Non sa né dir né imaginar che via
far possa o in cielo o in terra; e pur meschina


lo va cercando, e per compagni mena
sospiri e pianti ed ogni acerba pena.

 

37
Pensò al fin di tornare alla spelonca
dove eran l'ossa di Merlin profeta,
e gridar tanto intorno a quella conca,
che 'l freddo marmo si movesse a pieta;
che se vivea Ruggiero, o gli avea tronca
l'alta necessità la vita lieta,


si sapria quindi: e poi s'appiglierebbe
a quel miglior consiglio che n'avrebbe.

 

38
Con questa intenzion prese il camino
verso le selve prossime a Pontiero,
dove la vocal tomba di Merlino
era nascosa in loco alpestro e fiero.
Ma quella maga che sempre vicino
tenuto a Bradamante avea il pensiero,
quella, dico io, che ne la bella grotta
l'avea de la sua stirpe istrutta e dotta;

 

39
quella benigna e saggia incantatrice,
la quale ha sempre cura di costei,
sappiendo ch'esser de' progenitrice
d'uomini invitti, anzi di semidei;
ciascun dì vuol sapere che fa, che dice,


e getta ciascun dì sorte per lei.


Di Ruggier liberato e poi perduto,
e dove in India andò, tutto ha saputo.

 

40
Ben veduto l'avea su quel cavallo
che regger non potea, ch'era sfrenato,
scostarsi di lunghissimo intervallo
per sentier periglioso e non usato;


e ben sapea che stava in giuoco e in ballo


e in cibo e in ozio molle e delicato,
né più memoria avea del suo signore,
né de la donna sua, né del suo onore.

 

41
E così il fior de li begli anni suoi


in lunga inerzia aver potria consunto


sì gentil cavallier, per dover poi
perdere il corpo e l'anima in un punto;


e quel odor che sol riman di noi,
poscia che 'l resto fragile è defunto,
che tra' l'uom del sepulcro e in vita il serba,
gli saria stato o tronco o svelto in erba.

 

42
Ma quella gentil maga, che più cura
n'avea ch'egli medesmo di se stesso,
pensò di trarlo per via alpestre e dura
alla vera virtù, mal grado d'esso:
come eccellente medico, che cura
con ferro e fuoco e con veneno spesso,
che se ben molto da principio offende,
poi giova al fine, e grazia se gli rende.

 

 

43
Ella non gli era facile, e talmente
fattane cieca di superchio amore,
che, come facea Atlante, solamente
a darli vita avesse posto il core.
Quel piu tosto volea che lungamente
vivesse e senza fama e senza onore,
che, con tutta la laude che sia al mondo,


mancasse un anno al suo viver giocondo.

 

44
L'avea mandato all'isola d'Alcina,
perché obliasse l'arme in quella corte;


e come mago di somma dottrina,
ch'usar sapea gl'incanti d'ogni sorte,
avea il cor stretto di quella regina
ne l'amor d'esso d'un laccio sì forte,
che non se ne era mai per poter sciorre,
s'invecchiasse Ruggier più di Nestorre.

 

45
Or tornando a colei, ch'era presaga
di quanto de' avvenir, dico che tenne
la dritta via dove l'errante e vaga
figlia d'Amon seco a incontrar si venne.


Bradamante vedendo la sua maga,
muta la pena che prima sostenne,


tutta in speranza; e quella l'apre il vero:
ch'ad Alcina è condotto il suo Ruggiero.

 

46
La giovane riman presso che morta,
quando ode che 'l suo amante è così lunge;
e più, che nel suo amor periglio porta,


se gran rimedio e subito non giunge:
ma la benigna maga la conforta,
e presta pon l'impiastro ove il duol punge,


e le promette e giura, in pochi giorni
far che Ruggiero a riveder lei torni.

 

 

47
- Da che, donna (dicea), l'annello hai teco,


che val contra ogni magico fattura,


io non ho dubbio alcun, che s'io l'arreco
là dove Alcina ogni tuo ben ti fura,
ch'io non le rompa il suo disegno, e meco
non ti rimeni la tua dolce cura.


Me n'andrò questa sera alla prim'ora,
e sarò in India al nascer de l'aurora.

 

48
E seguitando, del modo narrolle
che disegnato avea d'adoperarlo,
per trar del regno effeminato e molle
il caro amante, e in Francia rimenarlo.
Bradamante l'annel del dito tolle;
né solamente avria voluto darlo,
ma dato il core e dato avria la vita,
pur che n'avesse il suo Ruggiero aita.

 

49
Le dà l'annello e se le raccomanda;
e più le raccomanda il suo Ruggiero,
a cui per lei mille saluti manda:
poi prese v�r Provenza altro sentiero.
Andò l'incantatrice a un'altra banda;
e per porre in effetto il suo pensiero,
un palafren fece apparir la sera,
ch'avea un piè rosso, e ogn'altra parte nera.

 

 

50
Credo fosse un Alchino o un Farfarello,
che da l'Inferno in quella forma trasse;
e scinta e scalza montò sopra a quello,
a chiome sciolte e orribilmente passe:
ma ben di dito si levò l'annello,
perché gl'incanti suoi non le vietasse.
Poi con tal fretta andò, che la matina


si ritrovò ne l'isola d'Alcina.

 

51
Quivi mirabilmente transmutosse:
s'accrebbe più d'un palmo di statura,
e fe' le membra a proporzion più grosse;


e restò a punto di quella misura
che si pensò che 'l negromante fosse,
quel che nutrì Ruggier con sì gran cura.
Vestì di lunga barba le mascelle,
e fe' crespa la fronte e l'altra pelle.

 

52
Di faccia, di parole e di sembiante
sì lo seppe imitar, che totalmente
potea parer l'incantator Atlante.
Poi si nascose, e tanto pose mente,
che da Ruggiero allontanar l'amante
Alcina vide un giorno finalmente:
e fu gran sorte; che di stare o d'ire
senza esso un'ora potea mal patire.

 

 

53
Soletto lo trovò, come lo volle,
che si godea il matin fresco e sereno
lungo un bel rio che discorrea d'un colle
verso un laghetto limpido ed ameno.
Il suo vestir delizioso e molle
tutto era d'ozio e di lascivia pieno,


che de sua man gli avea di seta e d'oro
tessuto Alcina con sottil lavoro.

 

54
Di ricche gemme un splendido monile
gli discendea dal collo in mezzo il petto;
e ne l'uno e ne l'altro già virile
braccio girava un lucido cerchietto.
Gli avea forato un fil d'oro sottile
ambe l'orecchie, in forma d'annelletto;
e due gran perle pendevano quindi,
qua' mai non ebbon gli Arabi né gl'Indi.

 

 

55
Umide avea l'innanellate chiome
de' più suavi odor che sieno in prezzo:
tutto ne' gesti era amoroso, come
fosse in Valenza a servir donne avezzo:
non era in lui di sano altro che 'l nome;
corrotto tutto il resto, e più che mézzo.
Così Ruggier fu ritrovato, tanto
da l'esser suo mutato per incanto.

 

 

56
Ne la forma d'Atlante se gli affaccia
colei, che la sembianza ne tenea,
con quella grave e venerabil faccia
che Ruggier sempre riverir solea,
con quello occhio pien d'ira e di minaccia,
che sì temuto già fanciullo avea;
dicendo: - � questo dunque il frutto ch'io
lungamente atteso ho del sudor mio?

 

 

57
Di medolle già d'orsi e di leoni
ti porsi io dunque li primi alimenti;
t'ho per caverne ed orridi burroni
fanciullo avezzo a strangolar serpenti,
pantere e tigri disarmar d'ungioni
ed a vivi cingial trar spesso i denti,
acciò che, dopo tanta disciplina,
tu sii l'Adone o l'Atide d'Alcina?

 

58
Questo è, quel che l'osservate stelle,
le sacre fibre e gli accoppiati punti,


responsi, auguri, sogni e tutte quelle


sorti, ove ho troppo i miei studi consunti,


di te promesso sin da le mammelle


m'avean, come quest'anni fusser giunti:
ch'in arme l'opre tue così preclare


esser dovean, che sarian senza pare?

 

59
Questo è ben veramente alto principio
onde si può sperar che tu sia presto


a farti un Alessandro, un Iulio, un Scipio!


Chi potea, ohimè! di te mai creder questo,


che ti facessi d'Alcina mancipio?
E perché ognun lo veggia manifesto,
al collo ed alle braccia hai la catena
con che ella a voglia sua preso ti mena.

 

 

60
Se non ti muovon le tue proprie laudi,
e l'opre e scelse a chi t'ha il cielo eletto,
la tua succession perché defraudi
del ben che mille volte io t'ho predetto?
deh, perché il ventre eternamente claudi,
dove il ciel vuol che sia per te concetto
la gloriosa e soprumana prole
ch'esser de' al mondo più chiara che 'l sole?

 

 

61
Deh non vietar che le più nobil alme,
che sian formate ne l'eterne idee,
di tempo in tempo abbian corporee salme


dal ceppo che radice in te aver dee!
Deh non vietar mille trionfi e palme,


con che, dopo aspri danni e piaghe ree,
tuoi figli, tuoi nipoti e successori
Italia torneran nei primi onori!

 

62
Non ch'a piegarti a questo tante e tante
anime belle aver dovesson pondo,
che chiare, illustri, inclite, invitte e sante
son per fiorir da l'arbor tuo fecondo;


ma ti dovria un coppia esser bastante:
Ippolito e il fratel; che pochi il mondo


ha tali avuti ancor fin al dì d'oggi,
per tutti i gradi onde a virtù si poggi.

 

 

63
Io solea più di questi dui narrarti,
ch'io non facea di tutti gli altri insieme;
sì perché essi terran le maggior parti,
che gli altri tuoi, ne le virtù supreme;
sì perché al dir di lor mi vedea darti
più attenzion, che d'altri del tuo seme:


vedea goderti che sì chiari eroi
esser dovessen dei nipoti tuoi.

 

64
Che ha costei che t'hai fatto regina,
che non abbian mill'altre meretrici?
costei che di tant'altri è concubina,
ch'al fin sai ben s'ella suol far felici.
Ma perché tu conosca chi sia Alcina,


levatone le fraudi e gli artifici,
tien questo annello in dito, e torna ad ella,
ch'aveder ti potrai come sia bella. -

 

65
Ruggier si stava vergognoso e muto
mirando in terra, e mal sapea che dire;


a cui la maga nel dito minuto
pose l'annello, e lo fe' risentire.
Come Ruggiero in sé fu rivenuto,
di tanto scorno si vide assalire,


ch'esser vorria sotterra mille braccia,
ch'alcun veder non lo potesse in faccia.

 

66
Ne la sua prima forma in uno istante,
così parlando, la maga rivenne;
né bisognava più quella d'Atlante,


seguitone l'effetto per che venne.
Per dirvi quel ch'io non vi dissi inante,
costei Melissa nominata venne,
ch'or diè a Ruggier di sé notizia vera,


e dissegli a che effetto venuta era;

 

67
mandata da colei, che d'amor piena


sempre il disia, né più può starne senza,


per liberarlo da quella catena
di che lo cinse magica violenza:
e preso avea d'Atlante di Carena
la forma, per trovar meglio credenza.
Ma poi ch'a sanità l'ha ormai ridutto,
gli vuole aprire e far che veggia il tutto.

 

 

68
- Quella donna gentil che t'ama tanto,
quella che del tuo amor degna sarebbe,
a cui, se non ti scorda, tu sai quanto
tua libertà, da lei servata, debbe;


questo annel che ripara ad ogni incanto,


ti manda: e così il cor mandato avrebbe,


s'avesse avuto il cor così virtute,
come l'annello, atta alla tua salute. -

 

69
E seguitò narrandogli l'amore
che Bradamante gli ha portato e porta;
di questa insieme comendò il valore,
in quanto il vero e l'affezion comporta;


ed usò modo e termine migliore
che si convenga a messaggera accorta:
ed in quel odio Alcina a Ruggier pose,


in che soglionsi aver l'orribil cose.

 

70
In odio gli la pose, ancor che tanto
l'amasse dianzi: e non vi paia strano,
quando il suo amor per forza era d'incanto,


ch'essendovi l'annel, rimase vano.
Fece l'annel palese ancor, che quanto
di beltà Alcina avea, tutto era estrano:
estrano avea, e non suo, dal piè alla treccia;


il bel ne sparve, e le restò la feccia.

 

71
Come fanciullo che maturo frutto
ripone, e poi si scorda ove è riposto,
e dopo molti giorni è ricondutto
là dove truova a caso il suo deposto,
si maraviglia di vederlo tutto
putrido e guasto, e non come fu posto;
e dove amarlo e caro aver solia,
l'odia, sprezza, n'ha schivo, e getta via:

 

72
così Ruggier, poi che Melissa fece
ch'a riveder se ne tornò la fata
con quell'annello inanzi a cui non lece,
quando s'ha in dito, usare opra incantata,
ritruova, contra ogni sua stima, invece
de la bella, che dianzi avea lasciata,
donna sì laida, che la terra tutta
né la più vecchia avea né la più brutta.

 

73
Pallido, crespo e macilente avea
Alcina il viso, il crin raro e canuto,
sua statura a sei palmi non giungea:
ogni dente di bocca era caduto;
che più d'Ecuba e più de la Cumea,
ed avea più d'ogn'altra mai vivuto.


Ma sì l'arti usa al nostro tempo ignote,


che bella e giovanetta parer puote.

 

74
Giovane e bella ella si fa con arte,
si che molti ingannò come Ruggiero;


ma l'annel venne a interpretar le carte


che già molti anni avean celato il vero.


Miracol non è dunque, se si parte
de l'animo a Ruggier ogni pensiero
ch'avea d'amare Alcina, or che la truova
in guisa, che sua fraude non le giova.

 

 

75
Ma come l'avisò Melissa, stette
senza mutare il solito sembiante,
fin che l'arme sue, più dì neglette,


si fu vestito dal capo alle piante;
e per non farle ad Alcina suspette,
finse provar s'in esse era aiutante,


finse provar se gli era fatto grosso,


dopo alcun dì che non l'ha avute indosso.

 

76
E Balisarda poi si messe al fianco
(che così nome la sua spada avea);


e lo scudo mirabile tolse anco,
che non pur gli occhi abbarbagliar solea,
ma l'anima facea sì venir manco,
che dal corpo esalata esser parea.
Lo tolse, e col zendado in che trovollo,
che tutto lo copria, sel messe al collo.

 

77
Venne alla stalla, e fece briglia e sella
porre a un destrier più che la pece nero:
così Melissa l'avea istrutto; ch'ella
sapea quanto nel corso era leggiero.


Chi lo conosce, Rabican l'appella;
ed è quel proprio che col cavalliero
del quale i venti or presso al mar fan gioco,


portò già la balena in questo loco.

 

78
Potea aver l'ippogrifo similmente,
che presso a Rabicano era legato;
ma gli avea detto la maga: - Abbi mente,
ch'egli è (come tu sai) troppo sfrenato. -


E gli diede intenzion che 'l dì seguente
gli lo trarrebbe fuor di quello stato,


là dove ad agio poi sarebbe istrutto
come frenarlo e farlo gir per tutto.

 

 

79
Né sospetto darà, se non lo tolle,


de la tacita fuga ch'apparecchia.
Fece Ruggier come Melissa volle,
ch'invisibile ognor gli era all'orecchia.


Così fingendo, del lascivo e molle
palazzo uscì de la puttana vecchia;
e si venne accostando ad una porta,
donde è la via ch'a Logistilla il porta.

 

80
Assaltò li guardiani all'improviso,
e si cacciò tra lor col ferro in mano,
e qual lasciò ferito, e quale ucciso;
e corse fuor del ponte a mano a mano:
e prima che n'avesse Alcina aviso,
di molto spazio fu Ruggier lontano.
Dirò ne l'altro canto che via tenne;
poi come a Logistilla se ne venne.

1
Chi si allontana dalla propria patria, vede

cose diverse da ciò che è abituato a credere;

così che, raccontandole poi al ritorno, non viene creduto

e viene quindi considerato un bugiardo:

poiché il popolo sciocco non vuole dargli fede

se non vede e tocca con mano le cose così che siano chiare ed evidenti.

Per questo motivo so che il non aver vissuto personalmente le situazioni narrate,

farà sì che al mio canto venga dato poco credito.

 

2

Poco o molto credito che io possa avere, non bisogna

che io pongo attenzione al popolo sciocco e con poca esperienza.

A voi, cardinale Ippolito, so bene che non appariranno invece come menzogne,

dal momento che avete ben chiaro il lume della ragione;

ed ogni mia intento desidera che solo da voi

il frutto delle mie fatiche possa essere apprezzato.

Vi ho lasciato nel punto in cui Ruggiero e le due donne videro il ponte e la riviera,

a guardia della quale stava la superba Erifile.

 

3

Era lei armata con il più raffinato dei metalli,

ornato da gemme di svariati colori:

rosso rubino, giallo crisolito,

verde smeraldo, insieme a zircone color dell'oro.

Era in groppa ad un animale, ma non ad un cavallo;

invece di quello, spronava un lupo:

aveva spinto un lupo nel punto in cui si attraversava il fiume,

su di una sella riccamente adornata, fuori dal comune.

 

4

Non credo che un lupo così grande possa essere trovato in Puglia:

era infatti più grosso ed alto di un bue.

Non usava un morso per guidarlo, facendogli spumare le labbra,

e non so nemmeno come potesse sottometterlo alle proprie volontà.

Una sopraveste colore della sabbia

portava sopra la propria armatura, quella peste maledetta di Erifile:

era, ad eccezione del colore, di quel tipo

che i vescovi ed i prelati usano nella corte.

 

5

E portava, come simbolo, sullo scudo e sul cimiero

un rospo gonfio e velenoso.

Le due donne indicarono al cavaliere la gigantesca Erifile,

giunta al capo del ponte per sfidarlo in combattimento,

farsi beffa di lui ed interrompere il suo cammino,

come è solita fare a volte con alcuni.

Lei grida a Ruggiero di tornare indietro:

lui impugna una lancia, la minaccia e la sfida a combattimento.

 

6

La gigantessa, non meno veloce ed audace,

sprona al galoppo il grande lupo, si stringe all'arcione,

pone la propria lancia, a metà del tragitto, in posizione di attacco

e fa tremare la terra con il suo avanzare.

Ma rimane infine stesa sul prato dopo il duro scontro;

poiché il prode Ruggiero la colpisce sotto l'elmo con il ferro della lancia,

e la caccia dall'arcione con tale furore,

da ributtarla indietro per sei braccia di distanza.

 

7

E subito, sfoderata la spada che aveva in vita,

avanzava verso di lei per tagliarle la superba testa:

e avrebbe potuto anche ben farlo, dal momento che, come fosse morta,

Erifile giaceva tra i fiori e l'erba.

Ma le donne gridarono: "Accontentati che sia stata sconfitta,

non voler ottenere una altra dura vendetta.

Riponi, gentile cavaliere, la tua spada;

oltrepassiamo il ponte e proseguiamo per la nostra strada."

 

8

Presero una via alquanto difficile e poco agevole

attraverso ad un bosco,

che oltre ad essere piena di sassi e stretta,

proseguiva su dritta, ripida, lungo la collina.

Ma dopo che furono saliti fin su la vetta,

uscirono dal bosco in una spaziosa prateria,

dove videro il più bello ed il più gioioso palazzo

che fosse mai stato visto al mondo.

 

9

La bella Alcina venne avanti, per un pezzo di strada,

fuori dalle prime porte d'ingresso del palazzo, verso Ruggiero,

e lo accolse, con modi signorili,

in mezzo ad una corte bella e stimabile.

Da tutti gli altri, furono fatte al forte guerriero

tanti onori e tante reverenze,

che non potrebbero fare di più se in mezzo a loro

fosse disceso Dio direttamente dal Paradiso.

 

10

Il bel palazzo era tanto superiore agli altri non

perché non aveva pari per ricchezza,

quanto perché era abitato dalle persone più piacevoli,

e con i modi più gentili, che ci potessero essere al mondo.

Ogni persona era poco differente dall'altra

sia per la giovane età che per bellezza:

solo Alcina superava gli altri per bellezza,

così come il sole è più bello di ogni altra stella.

 

11

La sua persona era tanto bene formata,

quanto meglio sanno fare i più abili pittori;

con una bionda chioma lunga ed annodata:

non c'è oro che risplenda di più e sia più lucente.

Si diffondeva lungo la sua delicata guancia

un misto di colore di rose e di ligustri;

simile a limpido avorio era la sua lieta fronte,

che si estendeva entro giusti limiti.

 

12

Sotto due neri e sottilissimi archi

si trovavano due occhi neri, anzi due chiari soli,

benevoli nel guardare, lenti nel muoversi;

intorno ai quali sembra che voli e giochi il dio Amore,

che da lì scagli tutte le sue frecce

e che in modo chiaro i cuori rubi:

da qui il naso scende attraverso il viso,

sul quale nemmeno l'invidia potrebbe trovare un difetto.

 

13

Sotto al naso si trova, tra due piccole fossette,

la bocca cosparsa di un rosso naturale;

qui si trovano due file di perle rare,

che un bello e dolce labbro apre e chiude:

da qui escono dolci e cortesi parole

tali da rendere molle, ingentilire, ogni cuore rozzo e ruvido;

qui si forma quel dolce sorriso,

che apre a suo piacere il Paradiso in terra.

 

14

Neve bianca è il suo bel collo, il petto è latte;

il collo è tondo, il petto largo e bene riempito:

due seni piccoli e sodi, fatti come d'avorio,

vengono e vanno con il suo respiro come onde sul margine estremo della spiaggia,

quando un piacevole venticello percuote il mare.

Neppure Argo, con i suoi cento occhi, potrebbe vedere le altri parti del suo copro:

si può a buon ragione ritenere che ciò che rimane nascosto

corrisponda a quello che si può ammirare dal fuori.

 

15

Le braccia mostrano la loro giusta lunghezza;

e la bianca mano spesso appare

alquanto lunga ed affusolata,

sulla quale non compare nessun nodo, né alcuna vena sporge.

Si vede alla fine della maestosa persona

il piccolo piede, asciutto ma ben rotondo.

Coloro, nati in cielo, che hanno aspetto angelico

non possono essere nascosti sotto nessun velo.

 

16

Ogni sua parte del corpo era una laccio teso per catturare gli amanti,

sia che parli o rida o canti o muova passi:

non c'è quindi da meravigliarsi se Ruggiero fu preso in trappola,

trovandola così tanto buona nei propri confronti.

Quello che riguardo a lei aveva appreso dal mirto (nel quale Astolfo è stato trasformato),

di come fosse perfida e crudele, a poco gli serve;

dal momento che non gli sembra possibile che l'inganno ed il tradimento

possa convivere con un così gioioso sorriso.

 

17

Anzi vuole anche credere che da costei

Astolfo fosse stato trasformato in mirto, in riva al mare,

a causa del suo comportamento ingrato e malvagio,

e che fosse stato degno di questa ed anche di più grave pena:

e tutto ciò che riguardo a lei aveva udito,

ritiene ora essere falso; e che sono il desiderio di vendetta,

l'invidia e l'astio nei confronti di lei, a spingere quell'infelice, Astolfo,

a rimproverarla, e che quindi lui mente su ogni cosa.

 

18

La bella donna, Bradamante, che Ruggiero così tanto amava,

all'improvviso non trova più posto nel suo cuore;

poiché per incantesimo Alcina gli purifica il cuore

da ogni antica ferita d'Amore;

e lo occupa solo con il pensiero di sé stessa e dell'Amore nei suoi confronti,

e rimane in quel cuore impressa solo lei:

tanto che Ruggiero si deve scusare

per essere stato in quell'occasione incostante e leggero.

 

19

Alla mensa del palazzo di Alcina, cetre, arpe e lire,

e diversi altri dilettevoli suoni,

facevano tintinnare l'aria tutt'intorno

con una dolce armonia e gradevoli accordi.

Non mancava poi chi, cantando, raccontare

sapesse delle gioie e delle sofferenze dell'Amore,

o con poesie o invenzioni vocali

sapesse rappresentare gradite fantasie.

 

20

Quale suntuosa, ricca, e trionfante mensa

di qualsivoglia successore di Nino, primo re Assiro,

o quale mai tanto celebre e famosa

mensa di Cleopatra in onore del vincitore romano (Cesare o Antonio),

potrebbe eguagliare questa, che l'amorosa

maga aveva posta innanzi al paladino?

Una simile non credo che venga apparecchiata nemmeno là sull'Olimpo dove

Ganimede serve da bere al sommo Giove.

 

21

Dopo che erano state tolte le tavole apparecchiate e le vivande,

facevano, sedendo in cerchio, un lieto gioco:

nel quale ognuno domanda nell'orecchio dell'altro,

come più a loro piace, qualche segreto;

così che agli amanti offrì una comoda occasione

di rendere noto il loro Amore senza dover rispettare alcun divieto:

ed infine si accordarono

per ritrovarsi insieme quella notte.

 

22

Terminarono subito quel gioco, molto prima

di quanto non fosse abitudine là dentro:

quindi i paggi, con torce, precedendoli,

cacciarono le tenebre con molte luci.

Circondato da una piacevole compagnia,

Ruggiero andò a coricarsi

in una adornata e fresca cameretta,

scelta quale la migliore tra tutte le altre presenti.

 

23

E dopo che con dolci e buoni vini

furono nuovamente fatte le dovute offerte,

e se ne andarono gli altri inchinandosi con riverenza,

ed ognuno se ne è tornato alla propria stanza;

Ruggiero entrò sotto le profumate coperte di lino

che sembravano essere state tessute da Aracne,

tenendo tuttavia le proprie orecchie attente

per sentire se stava ancora per arrivare la bella donna.

 

24

Ad ogni piccolo movimento che lui udiva,

sperando che fosse lei che arrivava, alzava il proprio capo:

credeva di sentire qualcosa ma spesso era solo frutto della sua immaginazione;

quindi, rendendosi conto del proprio errore, sospirava.

A volte usciva dal letto ed apriva l'uscio della cameretta,

guardava con attenzione fuori ma senza trovare nulla:

e maledì ben mille volte l'ora che lo separava dall'arrivo di lei

e che ci metteva così tanto a passare.

 

25

Spesso diceva a sé stesso: "Sta partendo adesso Alcina";

ed incominciava quindi a contare i passi

che potevano esserci tra la stanza sua e quella

dalla quale si aspettava che Alcina uscisse;

prima che la bella donna fosse effettivamente giunta,

immagina queste ed altri vane situazioni.

Spesso teme che sia capitato qualche impedimento,

a porsi tra la mano ed il frutto del desiderio.

 

26

Alcina, dopo che all'operazione di profumarsi,

dopo lungo tempo, mise fine,

giunto il momento di non indugiare oltre,

ormai che nel palazzo ogni cosa era tranquilla,

uscì sola fuori dalla propria camera;

ed in silenzio andò, attraverso una via segreta,

là dove a Ruggiero il timore e la speranza avevano,

per molto tempo, combattuto tra loro intorno al cuore.

 

27

Come Ruggiero, successore di Astolfo come amante di Alcina, si vede

apparire sopra i ridenti e luminosi occhi di lei,

come se avesse nelle vene zolfo infiammato,

non sembra riuscire a stare nella propria pelle.

Ora sino ai propri occhi, completamente immerso, ben nuota nel golfo

delle delizie e delle cose belle:

salta dal letto e la accoglie tra le proprie braccia,

senza poter aspettare oltre che lei si spogli;

 

28

sebbene non avesse lei indosso né gonna né sottana;

poiché arrivò da lui avvolta in un leggero drappo di seta,

messo sopra ad una camicia,

bianca e sottile più di qualunque altra.

Non appena Ruggiero la abbracciò, cedette

il mantello che aveva addosso: e restò a coprirla solo il velo sottile e rado,

che non copriva né il davanti né il didietro

più di quanto un sottile vetro possa coprire le rose ed i gigli.

 

29

L'edera non tiene tanto stretta

la pianta intorno alla quale si è avvinghiata,

così come si stringono tra loro i due amanti,

cogliendo dal respiro sulle labbra

un soave fiore, quale non può produrre un seme

indiano o arabo nella sabbia che fa crescere così bene le piante aromatiche.

Del grande piacere che provavano, tocca a loro raccontare;

poiché spesso avevano più di una lingua in bocca.

 

30

Questi avvenimenti in quel castello era tenuti segreti,

e se proprio non segreti, almeno taciuti;

che raramente il tacere, il tenere le labbra chiuse,

fu causa di rimprovero per qualcuno, al contrario fu spesso ritenuto una virtù.

Offerte di ogni sorta e liete accoglienze

riservano a Ruggiero quelle persone astute:

ognuno lo riverisce e si inchina di fronte a lui;

poiché così vuole l'innamorata Alcina.

 

31

Non esiste nessun piacere che rimanga fuori;

poiché ci sono tutti in quella amorosa dimora.

E due o tre volte al giorno cambiano le vesti,

fatte ora per una ed ora per una altra occasione di piacere.

Spesso in banchetti, e sempre partecipano a feste,

a giostre, a spettacoli di lotta, a rappresentazioni teatrali, a bagni ed a danze:

ora presso a delle fonti, all'ombra di piccole colline,

leggono poesie di antichi autori;

 

32

ora attraverso ombrose valli e liete colline

vanno a cacciare le paurose lepri;

ora con cani dal naso fine i fagiani impazziti per lo spavento

fanno uscire con forti schiamazzi dalle stoppie e dai pruni;

ora ai tordi, lacci o vischi appiccicosi

mettono come trappole tra i profumati ginepri;

ora con ami coperti di esche ed ora con delle reti

disturbano i graditi rifugi dei pesci.

 

33

Ruggiero viveva in tanta gioia e festa,

mentre re Carlo si trovava in affanno, ed anche Agramante,

la cui storia in non vorrei, a favore di quella di Ruggiero,

lasciare nell'oblio, né vorrei abbandonare Bradamante,

che con affanno e pena fastidiosa

per più giorni pianse il suo tanto desiderato amante,

che aveva visto portato via, in cielo, attraverso strade

nuove e mai battute, senza sapere nemmeno verso quale destinazione.

 

34

Racconterò, prima che degli altri, di costei,

che per molti giorni andò invano alla ricerca di lui,

attraverso boschi ombrosi e la soleggiata campagna,

attraverso villaggi, città, monti e pianure;

mai riuscì ad avere notizie del suo caro amico,

che si trovava molto lontano da lei.

Spesso andava nell'accampamento nemico dei saraceni,

ma mai poté trovare traccia del suo Ruggiero.

 

35

Ogni giorno chiede di lui a più di cento persone,

ma mai nessuno le sa dare notizie.

Va di accampamento in accampamento,

cercandolo in tende e padiglioni:

e lo può anche fare; poiché senza alcun impedimento

passa tra cavalieri e fanti

grazie all'anello che, in un modo totalmente straordinario,

la fa sparire alla vista quando viene chiuso nella sua bocca.

 

36

Non può e non vuole credere che Ruggiero sia morto;

perché l'estrema sconfitta, la morte, di un uomo tanto famoso

si sarebbe udita in tutto il mondo, da Oriente

fino ad Occidente, là dove il sole tramonta.

Non è in grado né di dire né di immaginare quale via

possa seguire sia in cielo che in terra; e nonostante tutto, misera lei,

va alla sua ricerca, e, come compagni, porta con sé

i sospiri, i pianti ed ogni aspra pena.

 

37

Pensò alla fine di tornare alla grotta

dove si trovavano le ossa del profeta Merlino,

e di gridare tanto intorno a quel sarcofago

fino a ché il freddo marmo non si fosse mosso per la pietà;

così che, se Ruggiero era ancora vivo, o se

il supremo destino, la morte, gli aveva interrotto la sua felice vita,

si sarebbe quindi saputo: e poi si sarebbe aggrappata

al miglior consiglio che avrebbe potuto ricevere da Merlino..

 

38

Con questa intenzione Bradamante intraprese il cammino

verso le foreste vicine a Pontiero, feudo dei Maganza,

là dove la tomba parlante di Merlino

stava nascosta in un luogo montuoso e selvaggio.

Ma quella maga, Melissa, che sempre vicino

a Bradamante aveva tenuto il proprio pensiero,

quella, mi riferisco a lei, che nella bella grotta

l'aveva istruita e messa a conoscenza della sua stirpe;

 

39

quella buona e saggia incantatrice,

la quale ha sempre avuto cura di costei,

sapendo che sarebbe stata progenitrice

di uomini vittoriosi, anzi, di semidei;

ogni giorno vuole sapere che cosa stia facendo, che cosa dica,

ed ogni giorno fa incantesimi per sapere presente e futuro di lei.

di Ruggiero liberato e poi smarrito,

e del luogo in India dove si è recato, ha saputo tutto.

 

40

L'aveva visto molto bene su quel cavallo

che non poteva guidare, non ubbidendo al freno,

allontanarsi per una così grande distanza

lungo un sentiero pericoloso e mai battuto, per la via dell'aria;

e molto bene sapeva anche che si trovava ora preso da giochi, balli,

dal cibo e dal morbido e delicato ozio,

senza avere più memoria del proprio signore,

né della sua donna amata, né del proprio onore.

 

41

Ed in questo modo, il fiore dei più bei anni della sua vita, il meglio della sua giovinezza,

avrebbe potuto consumare nella lunga inerzia, nella lunga inattività,

un così gentile cavaliere, per dover poi

perdere il proprio corpo e la propria anima, trasformato in pianta, ad un certo punto;

e quel buon nome, che solo rimane di noi

dopo che tutto il resto, più fragile, è ormai defunto,

che toglie l'uomo dal sepolcro e lo mantiene in vita,

gli sarebbe stato o troncato o divelto come erba.

 

42

Ma Melissa, quella gentile maga, che aveva più

cura di Ruggiero che lui di sé stesso,

decise di condurlo per la via montuosa e dura

che porta alla vera virtù, anche contro la sua volontà:

come un eccellente medico, che cura

servendosi di ferro e fuoco, e spesso anche con il veleno,

all'inizio dell'operazione dà dolore,

ma poi alla fine reca giovamento ed allora viene ringraziato per le cure ricevute.

 

43

Non era lei indulgente nei suoi confronti, ed era

divenuta talmente cieca a causa dell'eccessivo Amore,

che, come faceva il mago Atlante, solamente

per prolungare la sua vita avrebbe dato il suo cuore.

Atlante desiderava molto di più che a lungo

vivesse anche senza fama e senza onore,

piuttosto che, avendo tutta la fama che si poteva ottenere al mondo,

perdesse anche un solo anno della sua felice vita.

 

44

L'aveva mandato all'isola di Alcina,

perché in quella corte si dimenticasse delle armi, del suo mestiere;

e come un mago dai grandi poteri,

che sapeva usare ogni tipo di incantesimo,

aveva stretto il cuore di quella regina

nell'amore di lui, con un laccio talmente forte

che non se ne sarebbe mai potuta sciogliere e liberare,

anche se Ruggiero fosse diventato più vecchio di Nestore.

 

45

Ora, tornando a parlare di lei, Melissa, che aveva previsto

quanto doveva ancora accadere, vi narro che andò

direttamente là dove la girovaga e graziosa

figlia di Amone, Bradamante, venne quindi ad incontrarsi con lei.

Bradamante, vedendo la maga,

trasforma la sofferenza, che aveva fino al quel punto sopportato,

tutta il speranza; e Melissa le rivela la verità:

che il suo Ruggiero è stato condotto da Alcina.

 

46

La giovane rimane quasi morta, le viene quasi un colpo,

quando si sente dire che il suo amante è così lontano da lei;

ed ancora di più ascoltando che il suo amore si trova in pericolo,

se non dovesse arrivare un rimedio efficace e rapido:

ma la benigna maga la conforta,

e subito pone il medicamento la dove serve, dove il dolore è pungente,

e le promette e le giura, in pochi giorni,

di riuscire a fare in modo che Ruggiero possa tornare a guardarla.

 

47

Disse la maga: "Dal momento che, donna, hai con te l'anello magico,

che si oppone ad ogni possibile incantesimo, rendendolo vano,

io non ho nessun dubbio che se io lo portassi

là, dove Alcina ti sottrae ogni tuo bene,

potrei rendere vano ogni sua intenzione, e con me

poteri riportare indietro l'uomo amato per cui tanto ti affanni.

Partirò questa sera alla prima ora della notte,

e sarò in India al sorgere del sole."

 

48

E proseguendo, le raccontò il modo

in aveva pensato di adoperare quell'anello,

per sottrarre al regno effeminato e molle di Alcina

il caro amante, e ricondurlo in Francia.

Bramante si sfilò quindi l'anello dal dito;

avrebbe voluto dare non solo quello,

ma avrebbe dato anche il proprio cuore e la propria vita

se solo avessero potuto essere d'aiuto Ruggiero.

 

49

Le dà l'anello magico e le si raccomanda;

ma più le affida la protezione del suo Ruggiero,

a quale tramite lei manda mille saluti:

infine prese un sentiero verso la Provenza.

La maga proseguì lungo un'altra direzione;

e per poter mettere in pratica le proprie intenzioni,

alla sera fece apparire un destriero

che aveva un piede rossa ed ogni altra parte del corpo nera, simile ad un demonio.

 

50

Credo fosse un diavolo Alchino o un diavolo Fanfarello,

che dall'inferno fu evocato sulla terra sotto quelle sembianze;

e poco vestita e scalza montò sopra a quel cavallo,

con il capelli sciolti ed orribilmente sparsi:

ma si levò a buon ragione l'anello dal dito,

così che non potesse annullare i propri incantesimi.

Dopo di che partì con una tale fretta, che la mattina seguente

si trovò sull'isola di Alcina.

 

51

Giunta lì si trasformò in maniera incredibile:

crebbe più di un palmo in altezza,

e l'intero corpo si fece più grosso in proporzione alla nuova altezza;

e si porto giusta giusta in quella misura

che si poteva credere fosse il mago Atlante,

colui che aveva nutrito Ruggiero con così tanta cura.

Vestì la mascella con una lunga barba

e rese rugosa la fronte e tutte le altre parti del corpo.

 

52

In faccia, nel parlare e nelle sembianza

lo seppe tanto imitare, riprodurre, che per ogni suo aspetto

poteva sembrare l'incantatore Atlante.

Quindi si nascose e rimase a studiare a lungo la situazione,

fino a che da Ruggiero vide finalmente

un giorno allontanarsi l'amante Alcina:

e fu una grande fortuna; perché di stare o di andare in giro

senza di lui, anche per una sola ora, era per lei difficile da sopportare.

 

53

Lo trovò solo, così come aveva voluto,

che si godeva il fresco e sereno mattino

lungo un bel fiume che scorreva da un colle

verso un laghetto limpido e piacevole.

Le sue vesti, raffinate ed effeminate,

lasciavano trasparire l'ozio e di lussuria nelle quali si trovava,

vesti che con le sue mani, con seta ed oro, gli

aveva tessuto Alcina con minuzioso lavoro.

 

54

Uno splendido gioiello adornato con ricche gemme

gli scendeva dal collo fino in mezzo al petto;

ed allo stesso modo per niente virile,

al braccio portava un lucido bracciale.

Un sottile filo d'oro gli forava

entrambe le orecchie, formando un piccolo anello;

da questi due anelli pendevano quindi due grandi perle,

simili alle quali non poterono essere viste mai né dagli Arabi de dagli abitanti dell'India.

 

55

Portava capelli acconciati in forma d'anello ed inumiditi

con gli unguenti profumati più preziosi:

tutto nei suoi gesti emanava amore, come

se si trovasse a Valenza e fosse abituato a servire donne:

non vi era in lui nulla di sano ad eccezione del nome;

tutto il resto era corrotto e molto più che marcio.

Ruggiero venne ritrovato da Melissa in questo stato, così

tanto cambiato, per incantesimo, rispetto alla sua natura originale.

 

56

La maga si mostra a Ruggiero nella forma del mago Atlante,

avendone assunto le sembianze,

con quella faccia severa e degna di venerazione

che Ruggiero era sempre solito riverire,

con quell'occhio pieno d'ira e minaccioso

che aveva tanto temuto sin da quando era stato ragazzo;

si mostra dicendo: "Questo è quindi il frutto

del mio sudore, della fatica fatta per allevarti, che per così tanto tempo ho atteso?

 

57

Con midollo sia di orsi che di leoni

ti ho offerto un tempo i primi tuoi alimenti,

all'interno di caverne ed orribili burroni ti ho

abituato a prendere per il collo i serpenti,

a disarmare le pantere e le tigri strappandole gli artigli,

ed ai cinghiali ancora vivi strappare a volte i denti,

tutto questo affinché, dopo tanti duri insegnamenti,

tu diventassi l'Adone o l'Atide, l'amante, di Alcina?

 

58

Questo è ciò che l'osservazione delle stelle,

le sacre viscere degli animali sacrificati, i magici disegni geometrici,

i responsi degli oracoli, i voli degli uccelli, l'interpretazione dei sogni ed ogni altro

tipo di sortilegio, nei quali ho troppo consumato i miei anni di studio,

mi avevano promesso riguardo alla tua sorte sin dalla tua primissima infanzia,

quando fosse giunta questa età della tua vita:

che con le armi in pugno le tue imprese avrebbero dovuto essere tanto illustri, famose,

e che lo sarebbero state altrettanto anche senza armi?

 

59

Questo è sicuramente un ottimo inizio

sulla base del quale si può ben sperare che tu possa presto diventare

un condottiero alla pari di Alessandro Magno, di Giulio Cesare, di Scipione!

Chi poteva saperlo, povero me! Chi avrebbe mai potuto credere di te ciò che vedo,

che saresti diventato schiavo di Alcina?

E perché chiunque lo possa vedere chiaramente,

al collo ed alle braccia hai la catena

con la quale lei ti porta in giro completamente sottomesso ai suoi voleri.

 

60

Se non ti smuove da questa situazione il tuo amor proprio,

né le opere eccelse che ti sono state destinate dal cielo,

perché però privi ingiustamente i tuoi discendenti

di tutto quel bene che più di mille volte io ti ho predetto?

Deh, perché lasci sterile, chiuso, il ventre di Bradamante,

nel quale il cielo vuole che sia da te concepita

la prole, destinata a gloria certa ed a poteri sovraumani,

che è destinata ad essere per il mondo una luce guida più chiara di quella del sole?

 

61

Non impedire che le anime più nobili,

tra quelle che sono state create nelle idee eterne,

possano ricevere un corpo umano, di generazione in generazione,

dal quella stirpe che deve avere in te il suo principio!

Non impedire, con il tuo comportamento, i trionfi e le vittorie

grazie alle quali, dopo aver subito duri danni e tristi ferite,

i tuoi figli, i tuoi nipoti ed i loro successori

faranno tornare l'Italia allo splendore iniziale!

 

62

Non che a spingerti ad abbandonare la corte di Alcina

dovessero essere necessario tutte queste nobili anime,

che oneste, famose, nobili, sempre vittoriose e sante

sono destinate a fiorire dal tuo albero fecondo, a discendere dalla tua stirpe;

ma dovrebbero bastarti solo due di loro:

il cardinale Ippolito e suo fratello, Alfonso d'Este; che come loro, pochi il mondo

ne ha visti fino ai giorni d'oggi,

qualunque sia il grado di virtù che si voglia prendere in considerazione.

 

63

Ero solito raccontarti più di queste due anime

di quanto facessi con tutte le altre messe insieme;

in quanto essi otterranno i gradi più alti,

di qualunque altro tuo discendente, nelle virtù più illustri;

in quanto quando ti parlavo di loro vedevo che prestavi

maggiore attenzione, più di quanta ne mostravi per qualunque altro tuo discendente:

Vedevo che gioivi, godevi, del fatto che simili eroi

dovessero essere tuoi nipoti.

 

64

Che cosa ha questa donna, che hai fatto tua regina,

che non abbiano mille altre meretrici?

Questa donna è un concubina di molti uomini,

e sai molto bene quanto sia in grado di soddisfarli.

Ma affinché tu ti possa rendere veramente conto di chi sia Alcina,

rimovendo i suoi inganni ed i suoi incantesimi,

tieni al dito questo anello e torna da lei,

così che potrai vedere quanto sia bella nella realtà."

 

65

Ruggiero rimaneva muto e vergognoso

guardando a terra a testa bassa, senza sapere bene cosa dire;

la maga gli mise al dito mignolo

l'anello magico e lo fece subito rinsavire.

Non appena Ruggiero tornò in sé,

si vide assalire da una senso di umiliazione, di vergogna, tale

che avrebbe voluto trovarsi sottoterra

piuttosto che poter essere visto da qualcuno in faccia.

 

66

Al suo aspetto originale, in un solo instante,

la maga ritornò mentre continuava a parlare a Ruggiero;

non aveva più bisogno di assumere le sembianze del mago Atlante,

avendo ormai raggiunto lo scopo per il quale era andata lì.

Per dirvi ora ciò che prima non vi ho detto,

è Melissa il nome di questa maga,

che diede a Ruggiero, mostrando le proprie sembianze, l'immagine reale di sé stessa,

e gli disse anche per quale scopo era venuta da lui;

 

67

gli disse che era stata mandata da quella donna, che, piena d'amore per lui,

continuava a desiderarlo e non poteva ormai più stare senza di lui,

con l'obiettivo di liberarlo da quella catena

con cui lo cinse la forza dell'incantesimo:

ed aveva quindi assunto le sembianze del mago Atlante

per poter essere da lui più facilmente creduta.

Ma adesso che lo ha fatto ormai rinsavire,

gli vuole rivelare e far sì che veda tutte le cose nella loro veste reale.

 

68

"Quella donna nobile che tanto ti ama,

quella che sarebbe degna di essere da te amata,

alla quale, se ti è possibile ricordarlo, tu sai bene quanto

debba la tua libertà, quanto sia in debito con lei  la tua libertà, da lei salvata;

questo anello, che pone rimedio ad ogni incantesimo, rendendolo vano,

ti manda: ed allo stesso modo ti avrebbe mandato anche il suo cuore,

se il suo cuore avesse avuto il potere,

quanto ne ha l'anello, necessario alla tua salvezza."

 

69

Melissa proseguì quindi raccontandogli dell'amore

che Bradamante ha nutrito e nutre ancora nei suoi confronti;

lodò quindi anche il suo valore,

come è giusto che sia se si vuol dire il vero e per affetto nei confronti di lei;

ed usò con Ruggiero i modi e le parole migliori

che convengano ad un messaggero avveduto, astuto e cauto:

e fece sì che Ruggiero provasse nei confronti di Alcina un odio tale,

che solo per le cose più orribili si è soliti provarlo.

 

70

Gliela fece odiare tanto quanto

prima l'amava: e non vi sembri cosa strana,

dal momento che l'amore provato per Alcina era imposto da un incantesimo,

che ora, avendo l'anello al dito, veniva annullato.

L'anello rese anche evidente che tutto ciò che di

bello aveva Alcina era completamente falso:

tutto falso, estraneo a lei, non suo, dal piede fino alla punta della treccia;

sparì la bellezza e rimase solo la feccia.

 

71

Come un fanciullo che lascia in giro un frutto maturo

e poi si scorda dove lo ha messo;

dopo molti giorni ricapita

in quel punto e per caso ritrova ciò che aveva lasciato,

e si sorprende di vederlo completamente

marcito e guasto, non nella condizione in cui l'aveva lasciato;

e mentre prima era solito amarlo ed averlo caro,

adesso lo disprezza, ne ha schifo e lo getta via:

 

72

allo stesso modo Ruggiero, dopo che Melissa fece in modo

che potesse tornare a vedere la maga Alcina,

con quell'anello dinnanzi a cui non è possibile,

quando viene infilato al dito, usare incantesimi,

ritrova, contro ogni sua aspettativa, invece

della bella donna che aveva lasciato poco prima,

una donna tanto orribile che su tutta la terra

non ne esisteva una più brutta e più vecchia di lei.

 

73

Pallido, rugoso e smunto era

il viso di Alcina, pochi e bianchi i suoi capelli,

di statura non raggiungeva sei palmi di altezza:

ogni dente della bocca era già caduto;

più di Ecuba, più della sibilla Cumana

e più di chiunque altro aveva vissuto, non aveva eguali per età.

ma tanto abilmente sapeva usare le arti magiche, sconosciute al nostro tempo,

da riuscire ad apparire bella e giovane.

 

74

Appariva bella e giovane grazie agli incantesimi,

tanto che molti altri uomini aveva ingannato, così come fece con Ruggiero;

ma l'anello giunse ora a rivelare la verità, il suo vero aspetto,

che per molti anni era stato nascosto dietro ad un incantesimo.

Non è quindi un miracolo il fatto che si allontanò

dall'animo di Ruggiero ogni possibile pensiero

che aveva di amare Alcina, adesso che se la trova davanti

in una condizione in cui nessun suo inganno può venirle in aiuto.

 

75

Ma come lo aveva avvertito di fare Melissa, rimase

senza far trasparire le proprie emozioni,

finché con le sue armi, abbandonate e dimenticate per più giorni,

non si fu vestito da capo a piedi;

e per far sì che ad Alcina non facessero sorgere sospetti,

finse di voler vedere se con esse addosso potesse risultare aitante, desiderabile,

finse di voler vedere se gli andavano ancora bene, se non era ingrassato,

dopo alcuni giorni in cui non le aveva mai avuto indosso.

 

76

Si mise quindi al fianco Balisarda

(questo era il nome della sua spada magica, fabbricata per uccidere Orlando);

e prese anche lo scudo magico di Atlante,

che non solo era in grado di abbagliare gli occhi,

ma faceva anche venir meno l'anima, tanto

che poteva sembrare essersi staccata dal corpo.

Lo prese e, con il drappo di seta in cui l'aveva trovato

completamente avvolto, se lo mise al collo.

 

77

Andò nella stalla e fece mettere briglia e sella

ad un destriero più nero della pece:

questo gli aveva detto di fare Melissa; poiché lei sapeva

quanto quel cavallo, che nella corsa sfiorava il terreno, fosse veloce.

Chi conosceva quel cavallo lo chiamava Rabican;

ed è proprio quel cavallo che insieme ad Astolfo,

che ora, trasformato in pianta, è oggetto di gioco da parte del vento in riva al mare,

fu portato in quel luogo da una luce abbagliante..

 

78

Poteva allo stesso modo scegliere e prendere l'Ippogrifo,

che stava legato vicino a Rabican;

ma la maga gli aveva detto: "Ricordati bene

che l'Ippogrifo è (come ben sai) troppo disubbidiente al freno."

E gli promise quindi che il giorno seguente

l'avrebbe liberato da quella condizione, l'avrebbe portato via dall'isola di Alcina,

per portarlo là dove sarebbe stato poi comodamente istruito

su come governarlo con il freno e condurlo quindi in ogni luogo.

 

79

Non avrebbe fatto così sorgere alcun sospetto, non prendendo l'Ippogrifo,

che stava progettando quella fuga segreta.

Ruggiero fece tutto quello che Melissa aveva voluto, poiché

le sue parole gli giravano continuamente per la testa, come se lei fosse, invisibile, al suo fianco.

Facendo così finta, abbandonò infine il lussurioso e fiacco

palazzo di quella vecchia meretrice;

e si avvicinò quindi ad una porta

dalla quale partiva la via che l'avrebbe portato da Logistilla.

 

80

Assalì i guardiani all'improvviso,

buttandosi in mezzo a loro con la spada in pugno,

alcuni li lasciò a terra feriti ed altri li uccise;

corse fuori dal ponte a tutta velocità:

e prima che Alcina potesse accorgersi degli avvenimenti,

Ruggiero era già molto lontano.

Dirò nel prossimo canto quale via seguì;

e come infine raggiunse Logistilla.