Un cavaliere rumeno riconosce nelle insegne di Ruggiero (un unicorno e non la solita acquila) quelle del cavaliere misterioso che aveva messo in fuga l'esercito imperiale il giorno prima, ed avvisa quindi subito della sua presenza Ungiardo, fedelissimo di Costantino. Il cavaliere viene così fatto prigioniero durante la notte.
Nel frattempo in Francia re Carlo, tramite un bando pubblico, annuncia a tutti la decisione, come richiesto da Bradamante, di non lasciare maritare la donna a nessun cavaliere che non sia in grado di mostrarsi superiore a lei in duello. Amone e Beatrice non possono non rispettare la volontà del loro re e fanno così nuovamente ritorno a Parigi.
Leone viene a sapere che il cavaliere misterioso è tenuto prigioniero dalla crudele zia Teodora e, mosso dal profondo amore che nutre per il suo sovraumano valore, decide quindi di fare tutto il possibile per salvargli la vita.
Giunge intanto anche in bulgaria la notizia del bando emesso da re Carlo. Leone, conoscendo i propri limiti, capisce di non poter ottenere la donna, decide così di chiedere al cavaliere misterioso di partecipare al torneo al suo posto, sotto mentite spoglie. Il cavaliere non può che accettare l'incarico, tanto si sente in debito con il giovane.
Ruggiero, per non essere riconosciuto, si presenta al combattimento completamente nascosto dall'armatura, senza il proprio cavallo Frontino e con una spada al fianco che non è la sua Balisarda. Il cavaliere toglie perfino tutto il filo alla spada così da renderla completamente inoffensiva. Ruggiero si mette infine indosso la sopraveste di Leone e decora anche il proprio scudo con le sue insegne, così da essere scambiato per il figlio dell'imperatore.
Viene dato il via al combattimento e Bradamante subito assale l'avversario, credendolo Leone e non certo Ruggiero. La donna tempesta di colpi il cavaliere ma non può nulla contro la sua armatura invulnerabile, appartenuta in precedenza ad Ettore. Ruggiero pensa invece solo a difendersi, cercando di ferirla il meno possibile.
Ruggiero non si toglie l'elmo e torna subito all'accampamento del figlio di Costantino. Leone lo abbraccia e bacia e gli promette eterna riconoscenza. Il cavaliere soffre però d'amore e non riesce a trattenersi troppo; riprende subito le proprie armi, sale in sella al suo Frontino e si lascia condurre dal cavallo ovunque questo lo voglia.
Tornando a Parigi, Bradamante sa di non potersi oppore al matrimonio con Leone, si dispera ed è decisa anche lei a togliersi la vita, se ogni altro tentivo di liberarsi dal vincolo dovesse fallire.
Il mattino dopo Marfisa si presenta di fronte a Carlo dicendo di non poter tollelare che a suo fratello Ruggiero venga tolta la sposa, e dichiara quindi di essere pronta a sostenere con la spada la sua causa. La donna si dice anche disposta a impugnare la spada contro Bradamante, dovesse questa negare di essersi già promessa al cavaliere. Il re fa subito chiamare Bradamante e lei non nega né conferma le parole di Marfisa, facendo quindi facilmente intendere che la promessa fosse vera.
Marfisa propone infine di lasciare che la questione venga decisa dal duello tra Leone e Ruggiero. Il figlio dell'imperatore accetta subito la proprosta, credendo che il suo valoroso cavaliere non avrebbe avuto alcuna difficoltà a sconfiggere anche quel Ruggiero. Leone non sa però che il suo cavaliere e Ruggiero sono la stessa persona, e nemmeno che l'uomo si è allontanato molto da Parigi ed non è quindi reperibile.
L'imperatore Costantino viene a sapere della cattura ed esulta per la vittoria contro i bulgari, sapendo che senza l'aiuto del cavaliere nulla potranno ora contro il suo esercito. Anche il figlio Leone si rallegra per l'avvenimento, non tanto perché Belgrado può ora essere riconquistata facilmente, quanto perché spera di farsi amico il valoroso guerriero.
La crudele Teodora invece, sorella dell'imperatore, esulta per l'avvenimento in quanto vede la possibilità di vendicare la morte del figlio, ucciso dal guerriero subito all'inizio della battaglia del giorno prima. Dopo numerose preghiere, la donna ottiene da Costantino il possesso del prigioniero. Ruggiero viene così incantenato in una torre in attesa che la sua crudele carceriera decida come farlo morire.
Bradamante scopre che il suo amato ha abbandonato la corte di Carlo Magno e teme quindi che si sia allontanato con l'intenzione di dimenticarla, magari trovando un'altra donna da amare. Il più delle volte la donna però si rimprovera per non aver avuto fiducia in Ruggiero e si pente di essere stata gelosia, ed anche di aver sospettato di lui. Bradamante invoca il ritorno dell'amato cavaliere, sapendo che basterà la sua solo vista per spegnere in lei ogni timore e dare nuova forza alla sua speranza.
Il giovane, insieme ad un suo fedele compagno, si fa condurre in segreto dal custode della torre nella prigione del cavaliere, ed appena dentro uccide l'uomo. Viene quindi aperta la cella in cui è tenuto il prigioniero ed il figlio dell'imperatore vi entra.
Leone abbraccia Ruggiero, gli dice che l'ammirazione che nutre per la sua grande virtù l'ha spinto a mettere a rischio la propia vita per poter salvare la sua, e quindi lo libera. Il cavaliere da parte sua ringrazia Leone e si dice disposto a restituirgli il favore in qualunque condizione.
Rugiero viene messo in salvo nella dimora del figlio dell'imperatore. Il giorno dopo, visto il fatto, vengono fatte molte ipotesi riguardo alla sparizione del prigioniero, nessuno osa però neanche ipotizzare che sia stata organizzata da Leone.
Ruggiero è disperato, sa che andrà incontro alla sua morte: per l'angoscia di vedere la sua amata tra le braccia di un altro uomo o altrimenti per propria mano. Non può però rifiutare l'incarico e nemmeno pensare di non condurlo a termine con una vittoria.
Leone restituisce il destriero e le armi a Ruggiero e si incammina quindi verso Parigi insieme al cavaliere e ad un piccolo seguito.
Il giovane fa allestire il proprio accampamento al di fuori della città e subito annuncia al re la sua intenzione di compattere per ottenere in moglie Bradamante. Il duello viene fissato per il giorno seguente.
Dall'altro lato Bradamante si presente con tutt'altri intenti, affila la propria spada e vuole solo poterla affondare nella carne del suo avversario.
La giornate sta ormani per volgere al termine e Bradamante perde ogni speranza di riuscire a sconfiggere il cavaliere avversario, così da poterne rifiutare la proprosta di matrimonio. Svanisce la speranza ed aumenta allo stesso tempo l'ira e la forza dei colpi portati a segno, ma giunge infine la sera ed il combattimento viene interrotto.
Leone ha ottenuto Bradamante in sposa.
Ruggiero passa tutta la notte piangendo e vede la morte come unica cura per il suo dolore. Il cavaliere capisce di essere unica causa del proprio male e per questo sa che per vendicarsi deve prendersela solo contro sé stesso. Ma soprattutto non vuole lasciare senza vendetta la amata Bradamante, alla quale ha arrecato un eguale danno.
La mattina seguente Ruggiero giunge in un luogo selvaggio ed isolato, e lo reputa adatto come luogo per la sua morte segreta. Il cavaliere ringrazia Frontino, lo lascia libero e si inoltra poi a piedi nel fitto bosco con l'intenzione di lasciarsi morire.
La donna si stupisce del fatto che il suo amato Ruggiero non sia stato informato del bando e non sia quindi subito corso a Parigi per sfidarla. Teme così che l'amato sia stato fatto prigioniero, magari dallo stesso Leone con l'obiettivo di eliminare ogni possibile rivale.
Orlando e Rinaldo si felicitano per la muta confessione della donna, perché sanno che ogni impegno preso con Leone non ha più alcun valore. Amone vuole però sapere se la promessa era stata fatto prima o dopo che il cavaliere pagano aveva ricevuto il battesimo, nel primo caso, dice, non ha in pratica alcun valore.
Inizia una contesa verbale che in breve tempo impegna tutta la Francia.
Il giovane manda a cercare il cavaliere in ogni luogo ed infine parte egli stesso con l'intenzione di ritrovarlo.
Riassunto del Canto
Testo del Canto
1
Quanto più su l'instabil ruota vedi
di Fortuna ire in alto il miser
uomo,
tanto più tosto hai da vedergli i piedi
ove ora ha il capo, e far
cadendo il tomo.
Di questo esempio è Policràte, e il re di
Lidia, e
Dionigi, ed altri ch'io non nomo,
che ruinati son da la suprema
gloria in
un dì ne la miseria estrema.
2
Così all'incontro, quanto più depresso,
quanto è più l'uom di questa
ruota al fondo,
tanto a quel punto più si trova appresso,
ch'a da salir,
se de' girarsi in tondo.
Alcun sul ceppo quasi il capo ha messo,
che
l'altro giorno ha dato legge al mondo.
Servio e Mario e Ventidio l'hanno
mostro
al tempo antico, e il re Luigi al nostro:
3
il re Luigi, suocero del figlio
del duca mio; che rotto a Santo
Albino,
e giunto al suo nimico ne l'artiglio,
a restar senza capo fu
vicino.
Scorse di questo anco maggior periglio,
non molto inanzi, il gran
Matia Corvino.
Poi l'un, de' Franchi passato quel punto,
l'altro al regno
degli Ungari fu assunto.
4
Si vede per gli esempi di che piene
sono l'antiche e le moderne
istorie,
che 'l ben va dietro al male, e 'l male al bene,
e fin son l'un
de l'altro e biasmi e glorie;
e che fidarsi a l'uom non si conviene
in suo
tesor, suo regno e sue vittorie,
né disperarsi per Fortuna avversa,
che
sempre la sua ruota in giro versa.
5
Ruggier per la vittoria ch'avea avuto
di Leone e del padre
imperatore,
in tanta confidenza era venuto
di sua fortuna e di suo gran
valore,
che senza compagnia, senz'altro aiuto,
di poter egli sol gli dava
il core
fra cento a piè e a cavallo armate squadre
uccider di sua mano il
figlio e il padre.
6
Ma quella, che non vuol che si prometta
alcun di lei, gli mostrò in
pochi giorni,
come tosto alzi e tosto al basso metta,
e tosto avversa e
tosto amica torni.
Lo fe' conoscer quivi da chi in fretta
a procacciargli
andò disagi e scorni,
dal cavallier che ne la pugna fiera
di man fuggito a
gran fatica gli era.
7
Costui fece ad Ungiardo saper, come
quivi il guerrier ch'avea le
genti rotte
di Costantino e per molt'anni dome,
stato era il giorno, e vi
staria la notte;
e che Fortuna presa per le chiome,
senza che più travagli
o che più lotte,
darà al suo re, se fa costui prigione;
ch'a' Bulgari, lui
preso, il giogo pone.
8
Ungiardo da la gente, che fuggita
de la battaglia, a lui s'era
ridutta
(ch'a parte a parte v'arrivò infinita,
perch'al ponte passar non
potea tutta),
sapea come la strage era seguita,
che la metà de' Greci avea
distrutta;
e come un cavallier solo era stato,
ch'un campo rotto, e
l'altro avea salvato:
9
e che sia da se stesso senza caccia
venuto a dar del capo ne la
rete,
si maraviglia, e mostra che gli piaccia,
con viso e gesti e con
parole liete.
Aspetta che Ruggier dormendo giaccia;
poi manda le sue gente
chete chete,
e fa il buon cavallier, ch'alcun sospetto
di questo non avea,
prender nel letto.
10
Accusato Ruggier dal proprio scudo,
ne la città di Novengrado
resta
prigion d'Ungiardo, il più d'ogni altro crudo,
che fa di ciò
maravigliosa festa.
E che può far Ruggier, poi che gli è nudo,
ed è legato
già, quando si desta?
Ungiardo un suo corrier spaccia a staffetta
a dar la
nuova a Costantino in fretta.
11
Avea levato Costantin la notte
da le ripe di Sava ogni sua
schiera;
e seco a Beleticche avea ridotte,
che città del cognato Androfilo
era,
padre di quello a cui forate e rotte
(come se state fossino di
cera)
al primo incontro l'arme avea il gagliardo
cavallier, or prigion del
fiero Ungiardo.
12
Quivi fortificar facea le mura
l'imperatore, e riparar le
porte;
che de' Bulgari ben non s'assicura,
che con la guida d'un guerrier
sì forte
non gli faccino peggio che paura,
e 'l resto ponghin di sua gente
a morte.
Or che l'ode prigion, né quelli teme,
né se con lor sia il mondo
tutto insieme.
13
L'imperator nuota in un mar di latte,
né per letizia sa quel che si
faccia.
- Ben son le genti bulgare disfatte, -
dice con lieta e con sicura
faccia.
Come de la vittoria, chi combatte,
se troncasse al nimico ambe le
braccia,
certo saria, così n'è certo, e gode
l'imperator, poi che 'l
guerrier preso ode.
14
Non ha minor cagion di rallegrarsi
del padre il figlio; ch'oltre che
si spera
di racquistar Belgrado, e soggiugarsi
ogni contrada che de'
Bulgari era;
disegna anco il guerriero amico farsi
con benefici, e seco
averlo in schiera.
Né Rinaldo né Orlando a Carlo Magno
ha da invidiar, se
gli è costui compagno.
15
Da questa voglia è ben diversa quella
di Teodora, a chi 'l figliuolo
uccise
Ruggier con l'asta che da la mammella
passò alle spalle, e un palmo
fuor si mise.
A Costantin, del quale era sorella,
costei si gittò a'
piedi, e gli conquise
e intenerigli il cor d'alta pietade
col largo pianto
che nel sen le cade.
16
- Io non mi leverò da questi piedi
(diss'ella), signor mio, se del
fellone
ch'uccise il mio figliuol, non mi conciedi
di vendicare, or che
l'abbiàn prigione.
Oltre che stato t'è nipote, vedi
quanto t'amò, vedi
quant'opre buone
ha per te fatto, e vedi s'avrai torto
di non lo vendicar
di chi l'ha morto.
17
Vedi che per pietà del nostro duolo
ha Dio fatto levar da la
campagna
questo crudele, e come augello a volo,
a dar ce l'ha condotto ne
la ragna,
acciò in ripa di Stige il mio figliuolo
molto senza vendetta non
rimagna.
Dammi costui, signore, e sii contento
ch'io disacerbi il mio col
suo tormento. -
18
Così ben piange, e così ben si duole,
e così bene ed efficace
parla;
né dai piedi levar mai se gli vuole,
ben che tre volte e quattro
per levarla
usasse Costantino atti e parole;
ch'egli è forzato al fin di
contentarla:
e così comandò che si facesse
colui condurre, e in man di lei
si desse.
19
E per non fare in ciò lunga dimora,
condotto hanno il guerrier del
liocorno,
e dato in mano alla crudel Teodora,
che non vi fu intervallo più
d'un giorno.
Il far che sia squartato vivo, e muora
publicamente con
obbrobrio e scorno,
poca pena le pare, e studia e pensa
altra trovarne
inusitata e immensa.
20
La femina crudel lo fece porre,
incatenato e mani e piedi e
collo,
nel tenebroso fondo d'una torre,
ove mai non entrò raggio
d'Apollo.
Fuor ch'un poco di pan muffato, torre
gli fe' ogni cibo, e senza
ancor lassollo
duo dì talora; e lo diè in guardia a tale,
ch'era di lei
più pronto a fargli male.
21
Oh! se d'Amon la valorosa e bella
figlia, oh se la magnanima
Marfisa
avesse avuto di Ruggier novella,
ch'in prigion tormentasse a
questa guisa;
per liberarlo saria questa e quella
postasi al rischio di
restarne uccisa;
né Bradamante avria, per dargli aiuto,
a Beatrice o Amon
rispetto avuto.
22
Re Carlo intanto avendo la promessa
a costei fatta in mente, che
consorte
dar non le lascierà, che sia men d'essa
al paragon de l'arme
ardito e forte;
questa sua voluntà con trombe espressa
non solamente fe'
ne la sua corte,
ma in ogni terra al suo imperio soggetta;
onde la fama
andò pel mondo in fretta.
23
Questa condizion contiene il bando:
chi la figlia d'Amon per moglie
vuole,
star con lei debba a paragon del brando
da l'apparire al tramontar
del sole;
e fin a questo termine durando,
e non sia vinto, senz'altre
parole
la donna da lui vinta esser s'intenda,
né possa ella negar che non
lo prenda;
24
e che l'eletta ella de l'arme dona,
senza mirar chi sia di lor, che
chiede.
E lo potea ben far, perch'era buona
con tutte l'arme, o sia a
cavallo o a piede.
Amon, che contrastar con la Corona
non può né vuole, al
fin sforzato cede;
e ritornare a corte si consiglia,
dopo molti discorsi,
egli e la figlia.
25
Ancor che sdegno e colera la madre
contra la figlia avea, pur per
suo onore
vesti le fece far ricche e leggiadre
a varie fogge e di più d'un
colore.
Bradamante alla corte andò col padre;
e quando quivi non trovò il
suo amore,
più non le parve quella corte, quella
che le solea parer già
così bella.
26
Come chi visto abbia, l'aprile o il maggio,
giardin di frondi e di
bei fiori adorno,
e lo rivegga poi che 'l sol il raggio
all'austro
inchina, e lascia breve il giorno,
lo trova deserto, orrido e
selvaggio;
così pare alla donna al suo ritorno,
che da Ruggier la corte
abandonata
quella non sia, ch'avea al partir lasciata.
27
Domandar non ardisce che ne sia,
acciò di sé non dia maggior
sospetto;
ma pon l'orecchia, e cerca tuttavia
che senza domandar le ne sia
detto.
Si sa ch'egli è partito, ma che via
pres'abbia, non fa alcun vero
concetto;
perché partendo ad altri non fe' motto,
ch'allo scudier che seco
avea condotto.
28
Oh come ella sospira! oh come teme,
sentendo che se n'è come
fuggito!
Oh come sopra ogni timor le preme,
che per porla in oblio se ne
sia gito!
che vistosi Amon contra, ed ogni speme
perduta mai più d'esserle
marito,
si sia fatto da lei lontano, forse
così sperando dal suo amor
disciorse;
29
e che fatt'abbia ancor qualche disegno,
per più tosto levarsela dal
core,
d'andar cercando d'uno in altro regno
donna per cui si scordi il
primo amore,
come si dice che si suol d'un legno
talor chiodo con chiodo
cacciar fuore.
Nuovo pensier ch'a questo poi succede,
le dipinge Ruggier
pieno di fede;
30
e lei, che dato orecchie abbia, riprende,
a tanta iniqua suspizione
e stolta.
E così l'un pensier Ruggier difende,
l'altro l'accusa: ed ella
amenduo ascolta,
e quando a questo e quando a quel s'apprende,
né risoluta
a questo o a quel si volta.
Pur all'opinion più tosto corre,
che più le
giova, e la contraria aborre.
31
E talor anco che le torna a mente
quel che più volte il suo Ruggier
le ha detto,
come di grave error, si duole e pente,
ch'avuto n'abbia
gelosia e sospetto;
e come fosse al suo Ruggier presente,
chiamasi in
colpa, e se ne batte il petto.
- Ho fatto error (dice ella), e me
n'aveggio;
ma chi n'è causa, è causa ancor di peggio.
32
Amor n'è causa, che nel cor m'ha impresso
la forma tua così
leggiadra e bella;
e posto ci ha l'ardir, l'ingegno appresso,
e la virtù
di che ciascun favella;
ch'impossibil mi par, ch'ove concesso
ne sia il
veder, ch'ogni donna e donzella
non ne sia accesa, e che non usi ogni
arte
di sciorti dal mio amore e al suo legarte.
33
Deh avesse Amor così nei pensier miei
il tuo pensier, come ci ha il
viso sculto!
Io son ben certa che lo troverei
palese tal, qual io lo stimo
occulto;
e che sì fuor di gelosia sarei,
ch'ad or ad or non mi farebbe
insulto;
e dove a pena or è da me respinta,
rimarria morta, non che rotta
e vinta.
34
Son simile all'avar c'ha il cor sì intento
al suo tesoro, e sì ve
l'ha sepolto,
che non ne può lontan viver contento,
né non sempre temer
che gli sia tolto.
Ruggiero, or può, ch'io non ti veggo e sento,
in me,
più de la speme, il timor molto,
il qual ben che bugiardo e vano io
creda,
non posso far di non mi dargli in preda.
35
Ma non apparirà il lume sì tosto
agli occhi miei del tuo viso
giocondo,
contra ogni mia credenza a me nascosto,
non so in qual parte, o
Ruggier mio, del mondo,
come il falso timor sarà deposto
da la vera
speranza e messo al fondo.
Deh torna a me, Ruggier, torna, e conforta
la
speme che 'l timor quasi m'ha morta!
36
Come al partir del sol si fa maggiore
l'ombra, onde nasce poi vana
paura;
e come all'apparir del suo splendore
vien meno l'ombra, e 'l timido
assicura:
così senza Ruggier sento timore;
se Ruggier veggo, in me timor
non dura.
Deh torna a me, Ruggier, deh torna prima
che 'l timor la
speranza in tutto opprima!
37
Come la notte ogni fiammella è viva,
e riman spenta subito
ch'aggiorna;
così, quando il mio sol di sé mi priva,
mi leva incontra il
rio timor le corna:
ma non sì tosto all'orizzonte arriva,
che 'l timor
fugge, e la speranza torna.
Deh torna a me, deh torna, o caro lume,
e
scaccia il rio timor che mi consume!
38
Se 'l sol si scosta, e lascia i giorni brevi,
quanto di bello avea
la terra asconde;
fremono i venti, e portan ghiacci e nievi;
non canta
augel, né fior si vede o fronde:
così, qualora avvien che da me levi,
o
mio bel sol, le tue luci gioconde,
mille timori, e tutti iniqui, fanno
un
aspro verno in me più volte l'anno.
39
Deh torna a me, mio sol, torna, e rimena
la desiata dolce
primavera!
Sgombra i ghiacci e le nievi, e rasserena
la mente mia sì
nubilosa e nera. -
Qual Progne si lamenta o Filomena
ch'a cercar esca ai
figliolini ita era,
e trova il nido voto; o qual si lagna
turture c'ha
perduto la compagna:
40
tal Bradamante si dolea, che tolto
le fosse stato il suo Ruggier
temea,
di lacrime bagnando spesso il volto,
ma più celatamente che
potea.
Oh quanto, quanto si dorria più molto,
s'ella sapesse quel che non
sapea,
che con pena e con strazio il suo consorte
era in prigion, dannato
a crudel morte!
41
La crudeltà ch'usa l'iniqua vecchia
contra il buon cavallier che
preso tiene,
e che di dargli morte s'apparecchia
con nuovi strazi e non
usate pene,
la superna Bontà fa ch'all'orecchia
del cortese figliuol di
Cesar viene;
e che gli mette in cor, come l'aiute,
e non lasci perir tanta
virtute.
42
Il cortese Leon che Ruggiero ama
(non che sappi però che Ruggier
sia),
mosso da quel valor ch'unico chiama,
e che gli par che soprumano
sia,
molto fra sé discorre, ordisce e trama,
e di salvarlo al fin trova la
via,
in guisa che da lui la zia crudele
offesa non si tenga e si
querele.
43
Parlò in secreto a chi tenea la chiave
de la prigione; e che volea,
gli disse,
vedere il cavallier pria che sì grave
sentenza, contra lui
data, seguisse.
Giunta la notte, un suo fedel seco have
audace e forte, ed
atto a zuffe e a risse;
e fa che 'l castellan, senz'altrui dire
ch'egli
fosse Leon, gli viene aprire.
44
Il castellan, senza ch'alcun de' sui
seco abbia, occultamente Leon
mena
col compagno alla torre ove ha colui
che si serba all'estrema d'ogni
pena.
Giunti là dentro, gettano amendui
al castellan che volge lor la
schena
per aprir lo sportello, al collo un laccio,
e subito gli dan
l'ultimo spaccio.
45
Apron la cataratta, onde sospeso
al canape, ivi a tal bisogno
posto,
Leon si cala, e in mano ha un torchio acceso,
là dove era Ruggier
dal sol nascosto.
Tutto legato, e s'una grata steso
lo trova, all'acqua un
palmo e men discosto.
L'avria in un mese e in termine più corto,
per sé,
senz'altro aiuto, il luogo morto.
46
Leon Ruggier con gran pietade abbraccia,
e dice: - Cavallier, la tua
virtude
indissolubilmente a te m'allaccia
di voluntaria eterna
servitute;
e vuol che più il tuo ben, che 'l mio, mi piaccia,
né curi per
la tua la mia salute,
e che la tua amicizia al padre e a quanti
parenti io
m'abbia al mondo, io metta inanti.
47
Io son Leone, acciò tu intenda, figlio
di Costantin, che vengo a
darti aiuto,
come vedi, in persona, con periglio
(se mai dal padre mio
sarà saputo)
d'esser cacciato, o con turbato ciglio
perpetuamente esser da
lui veduto;
che per la gente la qual rotta e morta
da te gli fu a
Belgrado, odio ti porta. -
48
E seguitò, più cose altre dicendo
da farlo ritornar da morte a
vita;
e lo vien tuttavolta disciogliendo.
Ruggier gli dice: - Io v'ho
grazia infinita;
e questa vita ch'or mi date, intendo
che sempremai vi sia
restituita,
che la vogliate riavere, ed ogni
volta che per voi spenderla
bisogni. -
49
Ruggier fu tratto di quel loco oscuro,
e in vece sua morto il
guardian rimase;
né conosciuto egli né gli altri furo.
Leon menò Ruggiero
alle sue case,
ove a star seco tacito e sicuro
per quattro o per sei dì
gli persuase;
che riaver l'arme e 'l destrier gagliardo
gli faria intanto,
che gli tolse Ungiardo.
50
Ruggier fuggito, il suo guardian strozzato
si trova il giorno, e
aperta la prigione.
Chi quel, chi questo pensa che sia stato;
ne parla
ognun, né però alcun s'appone.
Ben di tutti gli altri uomini pensato
più
tosto si saria, che di Leone;
che pare a molti ch'avria causa avuto
di
farne strazio, e non di dargli aiuto.
51
Riman di tanta cortesia Ruggiero
confuso sì, sì pien di
maraviglia,
e tramutato sì da quel pensiero
che quivi tratto l'avea tante
miglia,
che mettendo il secondo col primiero,
né a questo quel, né questo
a quel simiglia.
Il primo tutto era odio, ira e veneno;
di pietade è il
secondo e d'amor pieno.
52
Molto la notte e molto il giorno pensa,
d'altro non cura ed altro
non disia,
che da l'obbligazion che gli avea immensa,
sciorsi con pari e
maggior cortesia.
Gli par, se tutta sua vita dispensa
in lui servire, o
breve o lunga sia,
e se s'espone a mille morti certe,
non gli può tanto
far, che più non merte.
53
Venuta quivi intanto era la nuova
del bando ch'avea fatto il re di
Francia,
che chi vuol Bradamante, abbia a far prova
con lei di forza, con
spada e con lancia.
Questo udir a Leon sì poco giova,
che se gli vede
impallidir la guancia;
perché, come uom che le sue forze ha note,
sa ch'a
lei pare in arme esser non puote.
54
Fra sé discorre, e vede che supplire
può con l'ingegno, ove il vigor
sia manco,
facendo con sue insegne comparire
questo guerrier di cui non sa
il nome anco;
che di possanza iudica e d'ardire
poter star contra a
qualsivoglia Franco:
e crede ben, s'a lui ne dà l'impresa,
che ne fia
vinta Bradamante e presa.
55
Ma due cose ha da far: l'una, disporre
il cavallier, che questa
impresa accetti;
l'altra, nel campo in vece sua lui porre
in modo che non
sia chi ne sospetti.
A sé lo chiama, e 'l caso gli discorre,
e pregal poi
con efficaci detti,
ch'egli sia quel ch'a questa pugna vegna
col nome
altrui, sotto mentita insegna.
56
L'eloquenza del Greco assai potea;
ma più de l'eloquenza potea
molto
l'obbligo grande che Ruggier gli avea,
da mai non ne dovere essere
isciolto:
sì che quantunque duro gli parea,
e non possibil quasi; pur con
volto,
più che con cor giocondo, gli rispose
ch'era per far per lui tutte
le cose.
57
Ben che da fier dolor, tosto che questa
parola ha detta, il cor
ferir si senta,
che giorno e notte e sempre lo molesta,
sempre l'affligge
e sempre lo tormenta,
e vegga la sua morte manifesta;
pur è mai per dir
che se ne penta;
che prima ch'a Leon non ubbidire,
mille volte, non
ch'una, è per morire.
58
Ben certo è di morir; perché, se lascia
la donna, ha da lasciar la
vita ancora:
o che l'accorerà il duolo e l'ambascia;
o se 'l duolo e
l'ambascia non l'accora,
con le man proprie squarcerà la fascia
che cinge
l'alma, e ne la trarrà fuora;
ch'ogni altra cosa più facil gli fia,
che
poter lei veder, che sua non sia.
59
Gli è di morir disposto; ma che sorte
di morte voglia far, non sa
dir anco.
Pensa talor di fingersi men forte,
e porger nudo alla donzella
il fianco;
che non fu mai la più beata morte,
che se per man di lei
venisse manco.
Poi vede, se per lui resta che moglie
sia di Leon, che
l'obbligo non scioglie:
60
perché ha promesso contra Bradamante
entrare in campo a singular
battaglia;
non simulare, e farne sol sembiante,
sì che Leon di lui poco si
vaglia.
Dunque starà nel detto suo costante;
e ben che or questo or quel
pensier l'assaglia,
tutti li scaccia, e solo a questo cede,
il qual
l'esorta a non mancar di fede.
61
Avea già fatto apparecchiar Leone,
con licenza del patre
Costantino,
arme e cavalli, e un numer di persone
qual gli convenne, e
entrato era in camino;
e seco avea Ruggiero, a cui le buone
arme avea
fatto rendere e Frontino:
e tanto un giorno e un altro e un altro
andaro
ch'in Francia ed a Parigi si trovaro.
62
Non volse entrar Leon ne la cittate,
e i padiglioni alla campagna
tese;
e fe' il medesmo dì per imbasciate,
che di sua giunta il re di
Francia intese.
L'ebbe il re caro; e gli fu più fiate,
donando e
visitandolo, cortese.
De la venuta sua la cagion disse
Leone, e lo pregò
che l'espedisse:
63
ch'entrar facesse in campo la donzella
che marito non vuol di lei
men forte;
quando venuto era per fare o ch'ella
moglier gli fosse, o che
gli desse morte.
Carlo tolse l'assunto, e fece quella
comparir l'altro dì
fuor de le porte,
ne lo steccato che la notte sotto
all'alte mura fu fatto
di botto.
64
La notte ch'andò inanzi al terminato
giorno de la battaglia,
Ruggiero ebbe
simile a quella che suole il dannato
aver, che la matina
morir debbe.
Eletto avea combatter tutto armato,
perch'esser conosciuto
non vorrebbe;
né lancia né destriero adoprar volse,
né, fuor che 'l
brando, arme d'offesa tolse.
65
Lancia non tolse; non perché temesse
di quella d'or, che fu de
l'Argalia,
e poi d'Astolfo a cui costei successe,
che far gli arcion votar
sempre solia:
perché nessun, ch'ella tal forza avesse,
o fosse fatta per
negromanzia,
avea saputo, eccetto quel re solo
che far la fece e la donò
al figliuolo.
66
Anzi Astolfo e la donna, che portata
l'aveano poi, credean che non
l'incanto,
ma la propria possanza fosse stata,
che dato loro in giostra
avesse il vanto;
e che con ogni altra asta ch'incontrata
fosse da lor,
farebbono altretanto.
La cagion sola, che Ruggier non giostra,
è per non
far del suo Frontino mostra:
67
che lo potria la donna facilmente
conoscer, se da lei fosse
veduto;
però che cavalcato, e lungamente
in Montalban l'avea seco
tenuto.
Ruggier che solo studia e solo ha mente
come da lei non sia
riconosciuto,
né vuol Frontin, né vuol cos'altra avere,
che di far di sé
indizio abbia potere.
68
A questa impresa un'altra spada volle;
che ben sapea che contra a
Balisarda
saria ogn'osbergo, come pasta, molle;
ch'alcuna tempra quel
furor non tarda:
e tutto 'l taglio anco a quest'altra tolle
con un
martello, e la fa men gagliarda.
Con quest'arme Ruggiero al primo
lampo
ch'apparve all'orizzonte, entrò nel campo.
69
E per parer Leon, le sopraveste
che dianzi ebbe Leon, s'ha messe
indosso;
e l'aquila de l'or con le due teste
porta dipinta ne lo scudo
rosso.
E facilmente si potean far queste
finzion; ch'era ugualmente grande
e grosso
l'un come l'altro. Appresentossi l'uno;
l'altro non si lasciò
veder d'alcuno.
70
Era la voluntà de la donzella
da quest'altra diversa di gran
lunga;
che, se Ruggier su la spada martella
per rintuzzarla, che non tagli
o punga,
la sua la donna aguzza, e brama ch'ella
entri nel ferro, e sempre
al vivo giunga,
anzi ogni colpo sì ben tagli e fore,
che vada sempre a
ritrovargli il core.
71
Qual su le mosse il barbaro si vede,
che 'l cenno del partir fugoso
attende,
né qua né là poter fermare il piede,
gonfiar le nare, e che
l'orecchie tende;
tal l'animosa donna che non crede
che questo sia Ruggier
con chi contende,
aspettando la tromba, par che fuoco
ne le vene abbia, e
non ritrovi loco.
72
Qual talor, dopo il tuono, orrido vento
subito segue, che sozzopra
volve
l'ondoso mare, e leva in un momento
da terra fin al ciel l'oscura
polve;
fuggon le fiere, e col pastor l'armento;
l'aria in grandine e in
pioggia si risolve;
udito il segno la donzella, tale
stringe la spada, e
'l suo Ruggiero assale.
73
Ma non più quercia antica, o grosso muro
di ben fondata torre a
borea cede,
né più all'irato mar lo scoglio duro,
che d'ogni intorno il dì
e la notte il fiede;
che sotto l'arme il buon Ruggier sicuro,
che già al
troiano Ettòr Vulcano diede,
ceda all'odio e al furor che lo tempesta
or
ne' fianchi, or nel petto, or ne la testa.
74
Quando di taglio la donzella, quando
mena di punta; e tutta intenta
mira
ove cacciar tra ferro e ferro il brando,
sì che si sfoghi e disacerbi
l'ira.
Or da un lato, or da un altro il va tentando;
quando di qua, quando
di là s'aggira;
e si rode e si duol che non le avegna
mai fatta alcuna
cosa che disegna.
75
Come chi assedia una città che forte
sia di buon fianchi e di
muraglia grossa,
spesso l'assalta, or vuol batter le porte,
or l'alte
torri, or atturar la fossa;
e pone indarno le sue genti a morte,
né via sa
ritrovar ch'entrar vi possa:
così molto s'affanna e si travaglia,
né può
la donna aprir piastra né maglia.
76
Quando allo scudo e quando al buon elmetto,
quando all'osbergo fa
gittar scintille
con colpi ch'alle braccia, al capo, al petto
mena dritti
e riversi, e mille e mille,
e spessi più, che sul sonante tetto
la
grandine far soglia de le ville.
Ruggier sta su l'avviso, e si difende
con
gran destrezza, e lei mai non offende.
77
Or si ferma, or volteggia, or si ritira,
e con la man spesso
accompagna il piede.
Porge or lo scudo, ed or la spada gira
ove girar la
man nimica vede.
O lei non fere, o se la fere, mira
ferirla in parte ove
men nuocer crede.
La donna, prima che quel dì s'inchine,
brama di dare
alla battaglia fine.
78
Si ricordò del bando, e si ravvide
del suo periglio, se non era
presta;
che se in un dì non prende o non uccide
il suo domandator, presa
ella resta.
Era già presso ai termini d'Alcide
per attuffar nel mar Febo
la testa,
quando ella cominciò di sua possanza
a difidarsi, e perder la
speranza.
79
Quanto mancò più la speranza, crebbe
tanto più l'ira, e radoppiò le
botte;
che pur quell'arme rompere vorrebbe,
ch'in tutto un dì non avea
ancora rotte:
come colui ch'al lavorio che debbe,
sia stato lento, e già
vegga esser notte,
s'affretta indarno, si travaglia e stanca,
fin che la
forza a un tempo e il dì gli manca.
80
O misera donzella, se costui
tu conoscessi, a cui dar morte
brami,
se lo sapessi esser Ruggier, da cui
de la tua vita pendono li
stami;
so ben ch'uccider te, prima che lui,
vorresti; che di te so che più
l'ami:
e quando lui Ruggiero esser saprai,
di questi colpi ancor, so, ti
dorrai.
81
Carlo e molt'altri seco, che Leone
esser costui credeansi, e non
Ruggiero,
veduto come in arme, al paragone
di Bradamante, forte era e
leggiero;
e, senza offender lei, con che ragione
difender si sapea; mutan
pensiero,
e dicon: - Ben convengono amendui;
ch'egli è di lei ben degno,
ella di lui. -
82
Poi che Febo nel mar tutt'è nascoso,
Carlo, fatta partir quella
battaglia,
giudica che la donna per suo sposo
prenda Leon, ne ricusar lo
vaglia.
Ruggier, senza pigliar quivi riposo,
senz'elmo trarsi o
alleggierirsi maglia,
sopra un picciol ronzin torna in gran fretta
ai
padiglioni ove Leon l'aspetta.
83
Gittò Leone al cavallier le braccia
duo volte e più fraternamente al
collo;
e poi, trattogli l'elmo da la faccia,
di qua e di là con grande
amor baciollo.
- Vo' (disse) che di me sempre tu faccia
come ti par; che
mai trovar satollo
non mi potrai, che me e lo stato mio
spender tu possa
ad ogni tuo disio.
84
Né veggo ricompensa che mai questa
obligazion ch'io t'ho, possi
disciorre;
e non, s'ancora io mi levi di testa
la mia corona, e a te la
venghi a porre. -
Ruggier, di cui la mente ange e molesta
alto dolore, e
che la vita aborre,
poco risponde, e l'insegne gli rende,
che n'avea aute,
e 'l suo liocorno prende.
85
E stanco dimostrandosi e svogliato,
più tosto che poté, da lui
levosse;
ed al suo alloggiamento ritornato,
poi che fu mezzanotte, tutto
armosse;
e sellato il destrier, senza commiato,
e senza che d'alcun
sentito fosse,
sopra vi salse, e si drizzò al camino
che più piacer gli
parve al suo Frontino.
86
Frontino or per via dritta or per via torta,
quando per selve e
quando per campagna
il suo signor tutta la notte porta,
che non cessa un
momento che non piagna:
chiama la morte, e in quella si conforta,
che
l'ostinata doglia sola fragna;
né vede, altro che morte, chi finire
possa
l'insopportabil suo martire.
87
- Di chi mi debbo, ohimè! (dicea) dolere,
che così m'abbia a un
punto ogni ben tolto?
Deh, s'io non vo' l'ingiuria sostenere
senza
vendetta, incontra a cui mi volto?
Fuor che me stesso, altri non so
vedere,
che m'abbia offeso ed in miseria volto.
Io m'ho dunque di me
contra a me stesso
da vendicar, c'ho tutto il mal commesso.
88
Pur, quando io avessi fatto solamente
a me l'ingiuria, a me forse
potrei
donar perdon, se ben difficilmente;
anzi vo' dir che far non lo
vorrei:
or quanto, poi che Bradamante sente
meco l'ingiuria ugual, men lo
farei?
Quando bene a me ancora io perdonassi,
lei non convien
ch'invendicata lassi.
89
Per vendicar lei dunque debbo e voglio
ogni modo morir, né ciò mi
pesa;
ch'altra cosa non so ch'al mio cordoglio,
fuor che la morte, far
possa difesa.
Ma sol, ch'allora io non mori', mi doglio,
che fatto ancora
io non le aveva offesa.
Oh me felice, s'io moriva allora
ch'era prigion de
la crudel Teodora!
90
Se ben m'avesse ucciso, tormentato
prima ad arbitrio di sua
crudeltade,
da Bradamante almeno avrei sperato
di ritrovare al mio caso
pietade.
Ma quando ella saprà ch'avrò più amato
Leon di lei, e di mia
volontade
io me ne sia, perch'egli l'abbia, privo;
avrà ragion d'odiarmi e
morto e vivo. -
91
Questo dicendo e molte altre parole
che sospiri accompagnano e
singulti,
si trova all'apparir del nuovo sole
fra scuri boschi, in luoghi
strani e inculti;
e perché è disperato, e morir vuole,
e, più che può, che
'l suo morir s'occulti,
questo luogo gli par molto nascosto,
ed atto a far
quant'ha di sé disposto.
92
Entra nel folto bosco, ove più spesse
l'ombrose frasche e più
intricate vede;
ma Frontin prima al tutto sciolto messe
da sé lontano, e
libertà gli diede.
- O mio Frontin (gli disse), s'a me stesse
di dare a'
merti tuoi degna mercede,
avresti a quel destrier da invidiar poco,
che
volò al cielo, e fra le stelle ha loco.
93
Cillaro, so, non fu, non fu Arione
di te miglior, né meritò più
lode;
né alcun altro destrier di cui menzione
fatta da' Greci o da' Latini
s'ode.
Se ti fur par ne l'altre parti buone,
di questa so ch'alcun di lor
non gode,
di potersi vantar ch'avuto mai
abbia il pregio e l'onor che tu
avuto hai;
94
poi ch'alla più che mai sia stata o sia
donna gentile e valorosa e
bella
sì caro stato sei, che ti nutria,
e di sua man ti ponea freno e
sella.
Caro eri alla mia donna: ah perché mia
la dirò più, se mia non è
più quella?
s'io l'ho donata ad altri? Ohimè! che cesso
di volger questa
spada ora in me stesso?
95
Se Ruggier qui s'affligge e si tormenta,
e le fere e gli augelli a
pietà muove
(ch'altri non è che questi gridi senta
né vegga il pianto che
nel sen gli piove),
non dovete pensar che più contenta
Bradamante in
Parigi si ritrove,
poi che scusa non ha che la difenda,
o più l'indugi,
che Leon non prenda.
96
Ella, prima ch'avere altro consorte
che 'l suo Ruggier, vuol far ciò
che può farsi;
mancar del detto suo; Carlo e la corte,
i parenti e gli
amici inimicarsi:
e quando altro non possa, al fin la morte
o col veneno o
con la spada darsi;
che le par meglio assai non esser viva,
che, vivendo,
restar di Ruggier priva.
97
- Deh, Ruggier mio (dicea), dove sei gito?
Puote esser che tu sia
tanto discosto,
che tu non abbi questo bando udito,
a nessun altro, fuor
ch'a te, nascosto?
Se tu 'l sapesse, io so che comparito
nessun altro
saria di te più tosto.
Misera me! ch'altro pensar mi deggio,
se non quel
che pensar si possa peggio?
98
Come è, Ruggier, possibil che tu solo
non abbi quel che tutto il
mondo ha inteso?
Se inteso l'hai, né sei venuto a volo,
come esser può che
non sii morto o preso?
Ma chi sapesse il ver, questo figliuolo
di
Costantin t'avrà alcun laccio teso;
il traditor t'avrà chiusa la
via,
acciò prima di lui tu qui non sia.
99
Da Carlo impetrai grazia, ch'a nessuno
men di me forte avessi ad
esser data,
con credenza che tu fossi quell'uno
a cui star contra io non
potessi armata.
Fuor che te solo, io non stimava alcuno:
ma de l'audacia
mia m'ha Dio pagata;
poi che costui che mai più non fe' impresa
d'onore in
vita sua, così m'ha presa.
100
Se però presa son per non avere
uccider lui né prenderlo
potuto;
il che non mi par giusto; né al parere
mai son per star, ch'in
questo ha Carlo avuto.
So ch'incostante io mi farò tenere,
se da quel c'ho
già detto ora mi muto;
ma né la prima son né la sezzaia,
la qual paruta
sia incostante, e paia.
101
Basti che nel servar fede al mio amante,
d'ogni scoglio più salda
mi ritrovi,
e passi in questo di gran lunga quante
mai furo ai tempi
antichi, o sieno ai nuovi.
Che nel resto mi dichino incostante,
non curo,
pur che l'incostanza giovi:
pur ch'io non sia di costui torre
astretta,
volubil più che foglia anco sia detta. -
102
Queste parole ed altre, ch'interrotte
da sospiri e da pianti erano
spesso,
seguì dicendo tutta quella notte
ch'all'infelice giorno venne
appresso.
Ma poi che dentro alle cimerie grotte
con l'ombre sue Notturno
fu rimesso,
il ciel, ch'eternamente avea voluto
farla di Ruggier moglie,
le diè aiuto.
103
Fe' la mattina la donzella altiera
Marfisa inanzi a Carlo
comparire,
dicendo ch'al fratel suo Ruggier era
fatto gran torto, e nol
volea patire,
che gli fosse levata la mogliera,
né pure una parola gliene
dire:
e contra chi si vuol di provar toglie,
che Bradamante di Ruggiero è
moglie.
104
E inanzi agli altri, a lei provar lo vuole,
quando pur di negarlo
fosse ardita,
ch'in sua presenza ella ha quelle parole
dette a Ruggier,
che fa chi si marita;
e con la cerimonia che si suole,
già sì tra lor la
cosa è stabilita,
che più di sé non possono disporre,
né l'un l'altro
lasciar, per altri torre.
105
Marfisa, o 'l vero o 'l falso che dicesse,
pur lo dicea, ben credo
con pensiero,
perché Leon più tosto interrompesse
a dritto e a torto, che
per dire il vero,
e che di volontade lo facesse
di Bradamante, che a
riaver Ruggiero
ed escluder Leon, né la più onesta
né la più breve via
vedea di questa.
106
Turbato il re di questa cosa molto,
Bradamante chiamar fa
immantinente;
e quanto di provar Marfisa ha tolto,
le fa sapere, ed ecci
Amon presente.
Tien Bradamante chino a terra il volto,
e confusa non niega
né consente,
in guisa che comprender di leggiero
si può che Marfisa abbia
detto il vero.
107
Piace a Rinaldo, e piace a quel d'Anglante
tal cosa udir, ch'esser
potrà cagione
che 'l parentado non andrà più inante,
che già conchiuso
aver credea Leone;
e pur Ruggier la bella Bradamante
mal grado avrà de
l'ostinato Amone;
e potran senza lite, e senza trarla
di man per forza al
padre, a Ruggier darla.
108
Che se tra lor queste parole stanno,
la cosa è ferma, e non andrà
per terra,
così atterràn quel che promesso gli hanno,
più onestamente e
senza nuova guerra.
- Questo è (diceva Amon), questo è un inganno
contra
me ordito: ma 'l pensier vostro erra;
ch'ancor che fosse ver quanto voi
finto
tra voi v'avete, io non son però vinto.
109
Che prosupposto (che né ancor confesso,
né vo' credere ancor)
ch'abbia costei
scioccamente a Ruggier così promesso,
come voi dite, e
Ruggiero abbia a lei;
quando e dove fu questo? che più espresso,
più
chiaro e piano intenderlo vorrei.
Stato so che non è, se non è stato
prima
che Ruggier fosse battezzato.
110
Ma se gli è stato inanzi che cristiano
fosse Ruggier, non vo' che
me ne caglia;
ch'essendo ella fedele, egli pagano,
non crederò che 'l
matrimonio vaglia.
Non si debbe per questo essere invano
posto al risco
Leon de la battaglia;
né il nostro imperator credo vogli anco
venir del
detto suo per questo manco.
111
Quel ch'or mi dite, era da dirmi quando
era intera la cosa, né
ancor fatto
a prieghi costei Carlo avea il bando
che qui Leone alla
battaglia ha tratto. -
Così contra Rinaldo e contra Orlando
Amon dicea,
per rompere il contratto
fra quei duo amanti; e Carlo stava a udire,
né
per l'un né per l'altro volea dire.
112
Come si senton, s'austro o borea spira,
per l'alte selve murmurar
le fronde;
o come soglion, s'Eolo s'adira
contra Nettunno, al lito fremer
l'onde:
così un rumor che corre e che s'aggira,
e che per tutta Francia si
difonde,
di questo dà da dire e da udir tanto,
ch'ogni altra cosa è muta
in ogni canto.
113
Chi parla per Ruggier, chi per Leone;
ma la più parte è con
Ruggiero in lega:
son dieci e più per un che n'abbia Amone.
L'imperator né
qua né là si piega;
ma la causa rimette alla ragione,
ed al suo parlamento
la delega.
Or vien Marfisa, poi ch'è diferito
lo sponsalizio, e pon nuovo
partito;
114
e dice: - Con ciò sia ch'esser non possa
d'altri costei, fin che 'l
fratel mio vive;
se Leon la vuol pur, suo ardire e possa
adopri sì, che
lui di vita prive:
e chi manda di lor l'altro alla fossa,
senza rivale al
suo contento arrive. -
Tosto Carlo a Leon fa intender questo,
come anco
intender gli avea fatto il resto.
115
Leon che, quando seco il cavalliero
del liocorno sia, si tien
sicuro
di riportar vittoria di Ruggiero,
né gli abbia alcun assunto a
parer duro;
non sappiendo che l'abbia il dolor fiero
tratto nel bosco
solitario e oscuro,
ma che, per tornar tosto, uno o due miglia
sia andato
a spasso, il mal partito piglia.
116
Ben se ne pente in breve; che colui
del qual più del dover si
promettea,
non comparve quel dì, né gli altri dui
che lo seguir, né nuova
se n'avea;
e tor questa battaglia senza lui
contra Ruggier, sicur non gli
parea:
mandò, per schivar dunque danno e scorno,
per trovar il guerrier
dal liocorno.
117
Per cittadi mandò, ville e castella,
d'appresso e da lontan, per
ritrovarlo;
né contento di questo, montò in sella
egli in persona, e si
pose a cercarlo.
Ma non n'avrebbe avuto già novella,
né l'avria avuta uom
di quei di Carlo,
se non era Melissa che fe' quanto
mi serbo a farvi udir
ne l'altro canto.
