Sullo scoglio dell'eremita tutti i cavalieri domenticano ogni vecchio rancore e si comportano come se fossero fratelli.
Ruggiero riceve indietro da Orlando la spada Balisarda, l'armatura in precedenza appartenuta ad Ettore, ed il cavallo Frontino. Tutti i cavalieri ritornano infine sull'imbarcazione e riprendono il loro viaggio verso la Francia. Sbarcheranno infine a Marsiglia.
Ritornando in Africa da Astolfo, il paladino, sapute le vicende di Lampedusa e vedendo che ormai l'Africa non poteva più nuocere alla Francia, fa ritornare il popolo etiope alla sua terra di origine. Prima di partire per la Francia in sella all'ippogrifo, il cavaliere ringrazia il Senapo per il supporto e gli consegna l'otre in cui aveva inprigionato il violento vento australe, chiedendogli quindi di liberarlo non appena avesse superato il deserto.
Giunto in Provenza Astolfo, come da richiesta dell'evangelista Giovanni, lascia libero l'ippogrifo. Anche il suo corno magico non ha ormai più alcun potere, essendo rimasto il suo terribile suono sulla luna tra le cose perse.
Tutti i cavalieri proseguono insieme il viaggio verso Parigi e vengono quindi accolti festosamente da Carlo Magno e da tutta la sua corte. Parigi è in festa ed i paladini vengono salutati come liberatori dell'impero.
Rinaldo informa il padre Amonio di aver promesso Bradamante in sposa a Ruggiero. Il padre e la madre del cavaliere lo rimproverano però per aver agito in autonomia e si oppongono alla sua volontà, avendo ormai deciso che la donna diverrà sposa di Leone, sicuramente più ricco e potente di Ruggiero. Viene chiesto a Bradamante di esporre la sua volontà, lei non osa però proferire parola e rimane in silenzio.
Anche Ruggiero è tormentato dai suoi pensieri, avendo saputo che Amone e la moglie, Beatrice, volevano fare sposare la sua amata con il figlio dell'imperatore Costantino. Il cavaliere è dotato di ogni valore, ma non possiede tante ricchezze quante vengono richieste dai genitori di Bradamante.
Bradamante viene a sapere delle preoccupazioni che affliggono il cavaliere e manda una sua fedele cameriera a dirgli che il suo amore per lui è e rimarrà per sempre forte. gli dice quindi che nessuna corona né ricchezza potrà mai modellare il suo cuore sull'immagine di un altro uomo.
Ripreso il proprio originale coraggio, Bradamante si presenta da re Carlo e gli chiede, come riconoscimento per i servizi svolti, che le prometta di non lasciarla sposare a nessun uomo che non mostri di esserle superiore in armi.
Il popolo bulgaro ha perso in battaglia il proprio re ed ora chiedono tutti a Ruggiero di diventare il nuovo sovrano. Il guerriero rifiuta la proposta dicendo di non poter rimanere, essendo il suo solo scopo quello di dare la caccia a Costantino e Leone per ucciderli.
Rinaldo mostra un affetto particolare per Ruggiero, perché ne rispetta il valore e lo vede molto cortese, ma soprattutto perché si sente fortemente in debito con il cavaliere, avendo saputo che aveva salvato prima Ricciardetto e poi Malagigi e Viviano.
L'eremita approfitta dell'occasione per convincere apertamente il paladino a non opporsi al matrimonio di Ruggiero con la sorella Bradamante, e lasciare così che le due nobili stirpi si uniscano per dare origine alla loro illustre discendenza.
In realtà in quegli stessi giorni Amone, padre di Bradamante, con il consenso di Carlo Magno, aveva promesso a Costantino, imperatore dell'Impero Romano d'Oriente, di dare in sposa la figlia al suo successore Leone. La decisione ultima era stata comunque rimandata al giorno del ritorno di Rinaldo.
Anche Dudone aveva in precedenza riportato in Etiopia la parte di esercito che gli era stata assegnata. Navi e cavalli, creati per incantesimo, ritornato quindi infine alla loro forma originale: rami e sassi.
Astolfo giunge infine a Marsilia lo giorno stesso in cui ci giungono via mare anche gli altri.
Quando si trova finalmente da sola, la donna si dispera, non sapendo come comportarsi: rispettare il volere dei genitori andando contro ai propri desideri o seguire il proprio cuore mettendo da parte l'ubbidienza dovuta al padre ed alla madre?
Bradamante sa di non poter andare contro all'Amore e sa inoltre di avere dalla sua parte Rinaldo ed Orlando, si convince quindi infine ad opporsi alla volontà dei genitori.
Il cavaliere vorrebbe aver almeno un anno di tempo per sottrarre l'impero a Costantino ed al figlio Leone, così da potersi ripresentare con la corona necessaria per ottenere in moglie l'amata Bradamante. Se questo non gli venisse concesso ed la sua donna andasse in sposa all'avversario, si dichiara subito pronto a vendicarsi di Constantino e Leone.
Teme infine che l'amata venga meno alle promesse fatte e sia dosposta a sposare il futuro imperatore.
Il patto non viene fatto in segreto e la notizia non tarda a giungere alle orecchie dei genitori di Bradamante. Avendo capito che la figlia punta a sposare Ruggiero, Amone e Beatrice allontanano la donna da Parigi e la portano quindi nella loro fortezza di Roccaforte, con l'intenzione di mandarla poi in Oriente.
Ruggiero, vedendo che la sua amata gli è stata sottratta e temendo che possa infine andare in sposa a Leone, indossa le armi per muovere guerra all'imperatore, ucciderlo ed impossessarsi del suo regno. Si mette in viaggio e giunge infine in Bulgaria. Vicino a Belgrado trova l'esercito di Costantito e Leone intento a combattere contro quello bulgaro, con l'obiettivo di riconquistare la capitale. L'esercito imperiale è nettamente superiore a quello avversario per numero e mezzi, ed in poco tempo i soldati bulgari vengono messi in fuga.
Ruggiero interviene allora in difesa degli sconfitti, ferma la loro fuga e si lancia subito all'attacco. Il cavaliere fa una strage e l'esito della battaglia viene totalmente capovolto, sono ora i bulgari ad inseguire gli avversari in fuga.
Leone vede gli avvenimenti da un colle e non può fare a meno di apprezzare il valore di quel cavaliere misterioso. Non si cura dei suoi che vengono uccisi ed anzi si preoccupa che l'uomo possa essere ferito. Il figlio dell'imperatore chiama infine la ritirata.
Il cavaliere si rimette subito in sella e corre al galoppo dietro al nemico, che però si è già messo in salvo. Non trovando dimora alcuna dove riposare, Ruggiero prosegue il suo viaggio per tutta la notte.
Il giorno dopo il guerriero capita in una città governata da Ungiardo, caro amico dell'imperatore Costantino, e va a riposare nello stesso albergo in cui alloggia un cavaliere rumeno scappato a fatica alla sua spada il giorno prima.
Il cavaliere riconosce il valoroso guerriero e subito corre ad informare della sua presenza Ungiardo.
Riassunto del Canto
Testo del Canto
1
Spesso in poveri alberghi e in picciol tetti,
ne le calamitadi e nei
disagi,
meglio s'aggiungon d'amicizia i petti,
che fra ricchezze invidiose
ed agi
de le piene d'insidie e di sospetti
corti regali e splendidi
palagi,
ove la caritade è in tutto estinta,
né si vede amicizia, se non
finta.
2
Quindi avvien che tra principi e signori
patti e convenzion son sì
frali.
Fan lega oggi re, papi e imperatori;
doman saran nimici
capitali:
perché, qual l'apparenze esteriori,
non hanno i cor, non han gli
animi tali;
che non mirando al torto più ch'al dritto,
attendon solamente
al lor profitto.
3
Questi, quantunque d'amicizia poco
sieno capaci, perché non sta
quella
ove per cose gravi, ove per giuoco
mai senza finzion non si
favella;
pur, se talor gli ha tratti in umil loco
insieme una fortuna
acerba e fella,
in poco tempo vengono a notizia
(quel che in molto non
fer) de l'amicizia.
4
Il santo vecchiarel ne la sua stanza
giunger gli ospiti suoi con nodo
forte
ad amor vero meglio ebbe possanza,
ch'altri non avria fatto in real
corte.
Fu questo poi di tal perseveranza,
che non si sciolse mai fin alla
morte.
Il vecchio li trovò tutti benigni,
candidi più nel cor, che di fuor
cigni.
5
Trovolli tutti amabili e cortesi,
non de la iniquità ch'io v'ho
dipinta
di quei che mai non escono palesi,
ma sempre van con apparenza
finta.
Di quanto s'eran per adietro offesi
ogni memoria fu tra loro
estinta;
e se d'un ventre fossero e d'un seme,
non si potriano amar più
tutti insieme.
6
Sopra gli altri il signor di Montalbano
accarezzava e riveria
Ruggiero;
sì perché già l'avea con l'arme in mano
provato quanto era
animoso e fiero,
sì per trovarlo affabile ed umano
più che mai fosse al
mondo cavalliero:
ma molto più, che da diverse bande
si conoscea d'avergli
obligo grande.
7
Sapea che di gravissimo periglio
egli avea liberato
Ricciardetto,
quando il re ispano gli fe' dar di piglio
e con la figlia
prendere nel letto;
e ch'avea tratto l'uno e l'altro figlio
del duca Buovo
(com'io v'ho detto)
di man dei Saracini e dei malvagi
ch'eran col
maganzese Bertolagi.
8
Questo debito a lui parea di sorte,
ch'ad amar lo stringeano e ad
onorarlo;
e gli ne dolse e gli ne 'ncrebbe forte,
che prima non avea
potuto farlo,
quando era l'un ne l'africana corte,
e l'altro agli servigi
era di Carlo.
Or che fatto cristian quivi lo trova,
quel che non fece
prima, or far gli giova.
9
Proferte senza fine, onore e festa
fece a Ruggiero il paladin
cortese.
Il prudente eremita, come questa
benivolenza vide, adito
prese.
Entrò dicendo: - A fare altro non resta
(e lo spero ottener senza
contese),
che come l'amicizia è tra voi fatta,
tra voi sia ancora affinità
contratta;
10
acciò che de le due progenie illustri
che non han par di nobiltade
al mondo,
nasca un lignaggio che più chiaro lustri,
che 'l chiaro sol, per
quanto gira a tondo;
e come andran più inanzi ed anni e lustri,
sarà più
bello, e durerà (secondo
che Dio m'ispira, acciò ch'a voi nol celi)
fin
che terran l'usato corso i cieli. -
11
E seguitando il suo parlar più inante,
fa il santo vecchio sì, che
persuade
che Rinaldo a Ruggier dia Bradamante,
ben che pregar né l'un né
l'altro accade.
Loda Olivier col principe d'Anglante,
che far si debba
questa affinitade;
il che speran ch'approvi Amone e Carlo,
e debba tutta
Francia commendarlo.
12
Così dicean; ma non sapean ch'Amone,
con voluntà del figlio di
Pipino,
n'avea dato in quei giorni intenzione
all'imperator greco
Costantino,
che gliele domandava per Leone
suo figlio e successor nel gran
domìno.
Se n'era, pel valor che n'avea inteso,
senza vederla, il
giovinetto acceso.
13
Riposto gli avea Amon, che da sé solo
non era per concludere
altramente,
né pria che ne parlasse col figliuolo
Rinaldo, da la corte
allora assente;
il qual credea che vi verrebbe a volo,
e che di grazia
avria sì gran parente:
pur, per molto rispetto che gli avea,
risolver
senza lui non si volea.
14
Or Rinaldo lontan dal padre, quella
pratica imperial tutta
ignorando,
quivi a Ruggier promette la sorella
di suo parere, e di parer
d'Orlando
e degli altri ch'avea seco alla cella,
ma sopra tutti l'eremita
instando:
e crede veramente che piacere
debba ad Amon quel parentado
avere.
15
Quel dì e la notte, e del seguente giorno
steron gran parte col
monaco saggio,
quasi obliando al legno far ritorno,
ben che il vento
spirasse al lor viaggio.
Ma i lor nocchieri, a cui tanto
soggiorno
increscea omai, mandar più d'un messaggio,
che sì li stimular de
la partita,
ch'a forza li spiccar da l'eremita.
16
Ruggier che stato era in esilio tanto,
né da lo scoglio avea mai
mosso il piede,
tolse licenza da quel mastro santo
ch'insegnata gli avea
la vera fede.
La spada Orlando gli rimesse a canto,
l'arme d'Ettorre, e il
buon Frontin gli diede;
sì per mostrar del suo amor segno espresso,
sì per
saper che dianzi erano d'esso.
17
E quantunque miglior ne l'incantata
spada ragione avesse il
paladino,
che con pena e travaglio già levata
l'avea dal formidabile
giardino,
che non avea Ruggiero a cui donata
dal ladro fu, che gli diè
ancor Frontino;
pur volentier gliele donò col resto
de l'arme, tosto che
ne fu richiesto.
18
Fur benedetti dal vecchio devoto,
e sul navilio al fin si
ritornaro.
I remi all'acqua, e dier le vele al Noto;
e fu lor sì sereno il
tempo e chiaro,
che non vi bisognò priego né voto,
fin che nel porto di
Marsilia entraro.
Ma quivi stiano tanto, ch'io conduca
insieme Astolfo, il
glorioso duca.
19
Poi che de la vittoria Astolfo intese,
che sanguinosa e poco lieta
s'ebbe;
vedendo che sicura da l'offese
d'Africa oggimai Francia esser
potrebbe,
pensò che 'l re de' Nubi in suo paese
con l'esercito suo
rimanderebbe
per la strada medesima che tenne
quando contra Biserta se ne
venne.
20
L'armata che i pagan roppe ne l'onde,
già rimandata avea il figliuol
d'Ugiero;
di cui, nuovo miracolo, le sponde
(tosto che ne fu uscito il
popul nero)
e le poppe e le prore mutò in fronde,
e ritornolle al suo
stato primiero:
poi venne il vento, e come cosa lieve
levolle in aria, e
fe' sparire in breve.
21
Chi a piedi e chi in arcion tutte partita
d'Africa fer le nubiane
schiere.
Ma prima Astolfo si chiamò infinita
grazia al Senapo ed immortale
avere;
che gli venne in persona a dare aita
con ogni sforzo ed ogni suo
potere.
Astolfo lor ne l'uterino claustro
a portar diede il fiero e
turbido austro.
22
Negli utri, dico, il vento diè lor chiuso,
ch'uscir di mezzodì suol
con tal rabbia,
che muove a guisa d'onde, e leva in suso,
e ruota fin in
ciel l'arrida sabbia;
acciò se lo portassero a lor uso,
che per camino a
far danno non abbia;
e che poi, giunti ne la lor regione,
avessero a
lassar fuor di prigione.
23
Scrive Turpino, come furo ai passi
de l'alto Atlante, che i cavalli
loro
tutti in un tempo diventaron sassi;
sì che, come venir, se ne
tornoro.
Ma tempo è omai ch'Astolfo in Francia passi;
e così, poi che del
paese moro
ebbe provisto ai luoghi principali,
all'ippogrifo suo fe'
spiegar l'ali.
24
Volò in Sardigna in un batter di penne,
e di Sardigna andò nel lito
corso;
e quindi sopra il mar la strada tenne,
torcendo alquanto a man
sinistra il morso.
Ne le maremme all'ultimo ritenne
de la ricca Provenza
il leggier corso;
dove seguì de l'ippogrifo quanto
gli disse già
l'evangelista santo.
25
Hagli commesso il santo evangelista,
che più, giunto in Provenza,
non lo sproni;
e ch'all'impeto fier più non resista
con sella e fren, ma
libertà gli doni.
Già avea il più basso ciel che sempre acquista
del
perder nostro, al corno tolti i suoni;
che muto era restato, non che
roco,
tosto ch'entrò 'l guerrier nel divin loco.
26
Venne Astolfo a Marsilia, e venne a punto
il dì che v'era Orlando ed
Oliviero
e quel da Montalbano insieme giunto
col buon Sobrino e col
meglior Ruggiero.
La memoria del sozio lor defunto
vietò che i paladini
non potero
insieme così a punto rallegrarsi,
come in tanta vittoria dovea
farsi.
27
Carlo avea di Sicilia avuto avviso
dei duo re morti e di Sobrino
preso,
e ch'era stato Brandimarte ucciso;
poi di Ruggiero avea non meno
inteso:
e ne stava col lor lieto e col viso
d'aver gittato intolerabil
peso,
che gli fu sopra gli omeri sì greve,
che starà un pezzo pria che si
rileve.
28
Per onorar costor ch'eran sostegno
del santo Imperio e la maggior
colonna,
Carlo mandò la nobiltà del regno
ad incontrarli fin sopra la
Sonna.
Egli uscì poi col suo drappel più degno
di re e di duci, e con la
propria donna,
fuor de le mura, in compagnia di belle
e ben ornate e
nobili donzelle.
29
L'imperator con chiara e lieta fronte,
i paladini e gli amici e i
parenti,
la nobiltà, la plebe fanno al conte
ed agli altri d'amor segni
evidenti:
gridar s'ode Mongrana e Chiaramonte.
Sì tosto non finir gli
abbracciamenti,
Rinaldo e Orlando insieme ed Oliviero
al signor loro
appresentar Ruggiero;
30
e gli narrar che di Ruggier di Risa
era figliuol, di virtù uguale al
padre:
se sia animoso e forte, ed a che guisa
sappia ferir, san dir le
nostre squadre.
Con Bradamante in questo vien Marfisa,
le due compagne
nobili e leggiadre:
ad abbracciar Ruggier vien la sorella;
con più
rispetto sta l'altra donzella.
31
L'imperator Ruggier fa risalire,
ch'era per riverenza sceso a
piede,
e lo fa a par a par seco venire,
e di ciò ch'a onorarlo si
richiede,
un punto sol non lassa preterire.
Ben sapea che tornato era alla
fede;
che tosto che i guerrier furo all'asciutto,
certificato avean Carlo
del tutto.
32
Con pompa trionfal, con festa grande
tornaro insieme dentro alla
cittade,
che di frondi verdeggia e di ghirlande:
coperte a panni son tutte
le strade:
nembo d'erbe e di fior d'alto si spande,
e sopra e intorno ai
vincitori cade,
che da verroni e da finestre amene
donne e donzelle
gittano a man piene.
33
Al volgersi dei canti in vari lochi
trovano archi e trofei subito
fatti,
che di Biserta le ruine e i fochi
mostran dipinti, ed altri degni
fatti;
altrove palchi con diversi giuochi
e spettacoli e mimmi e scenici
atti:
ed è per tutti i canti il titol vero
scritto: - Ai liberatori de
l'Impero. -
34
Fra il suon d'argute trombe e di canore
pifare e d'ogni musica
armonia,
fra riso e plauso, iubilo e favore
del populo ch'a pena vi
capia,
smontò al palazzo il magno imperatore,
ove più giorni quella
compagnia
con torniamenti, personaggi e farse,
danze e conviti attese a
dilettarse.
35
Rinaldo un giorno al padre fe' sapere
che la sorella a Ruggier dar
volea;
ch'in presenza d'Orlando per mogliere,
e d'Olivier, promessa glie
l'avea;
li quali erano seco d'un parere,
che parentado far non si
potea
per nobiltà di sangue e per valore,
che fosse a questo par, non che
migliore.
36
Ode Amone il figliuol con qualche sdegno,
che, senza conferirlo
seco, gli osa
la figlia maritar, ch'esso ha disegno
che del figliuol di
Costantin sia sposa,
non di Ruggier, il qual non ch'abbi regno,
ma non può
al mondo dir: questa è mia cosa;
né sa che nobiltà poco si prezza,
e men
virtù, se non v'è ancor ricchezza.
37
Ma più d'Amon la moglie Beatrice
biasma il figliuolo e chiamalo
arrogante;
e in segreto e in palese contradice
che di Ruggier sia moglie
Bradamante:
a tutta sua possanza imperatrice
ha disegnato farla di
Levante.
Sta Rinaldo ostinato che non vuole
che manchi un iota de le sue
parole.
38
La madre, ch'aver crede alle sue voglie
la magnanima figlia, la
conforta
che dica che, più tosto ch'esser moglie
d'un pover cavallier,
vuole esser morta;
né mai più per figliuola la raccoglie,
se questa
ingiuria dal fratel sopporta:
nieghi pur con audacia, e tenga saldo;
che
per sforzar non la sarà Rinaldo.
39
Sta Bradamante tacita, né al detto
de la madre s'arrisca a
contradire;
che l'ha in tal riverenza e in tal rispetto,
che non potria
pensar non l'ubbidire.
Da l'altra parte terria gran difetto,
se quel che
non vuol far, volesse dire.
Non vuol, perché non può; che 'l poco e 'l
molto
poter di sé disporre Amor le ha tolto.
40
Né negar, né mostrarsene contenta
s'ardisce; e sol sospira, e non
risponde:
poi quando è in luogo ch'altri non la senta,
versan lacrime gli
occhi a guisa d'onde;
e parte del dolor che la tormenta,
sentir fa al
petto ed alle chiome bionde,
che l'un percuote, e l'altro straccia e
frange;
e così parla, e così seco piange:
41
- Ahimè ! vorrò quel che non vuol chi deve
poter del voler mio più
che poss'io?
Il voler di mia madre avrò in sì lieve
stima, ch'io lo
posponga al voler mio?
Deh! qual peccato puote esser sì grieve
a una
donzella, qual biasmo sì rio,
come questo sarà, se, non volendo
chi sempre
ho da ubbidir, marito prendo?
42
Avrà, misera me! dunque possanza
la materna pietà, ch'io
t'abandoni,
o mio Ruggiero, e ch'a nuova speranza,
a desir nuovo, a nuovo
amor mi doni?
O pur la riverenza e l'osservanza
ch'ai buoni padri denno i
figli buoni,
porrò da parte, e solo avrò rispetto
al mio bene, al mio
gaudio, al mio diletto?
43
So quanto, ahi lassa! debbo far, so quanto
di buona figlia al debito
conviensi;
io 'l so: ma che mi val, se non può tanto
la ragion, che non
possino più i sensi?
s'Amor la caccia e la far star da canto,
né lassa
ch'io disponga, né ch'io pensi
di me dispor, se non quanto a lui
piaccia,
e sol, quanto egli detti, io dica e faccia?
44
Figlia d'Amone e di Beatrice sono,
e son, misera me! serva
d'Amore.
Dai genitori miei trovar perdono
spero e pietà, s'io caderò in
errore:
ma s'io offenderò Amor, chi sarà buono
a schivarmi con prieghi il
suo furore,
che sol voglia una di mie scuse udire,
e non mi faccia subito
morire?
45
Ohimè! con lunga ed ostinata prova
ho cercato Ruggier trarre alla
fede;
ed hollo tratto al fin: ma che mi giova,
se 'l mio ben fare in util
d'altri cede?
Così, ma non per sé, l'ape rinuova
il mele ogni anno, e mai
non lo possiede.
Ma vo' prima morir, che mai sia vero,
ch'io pigli altro
marito, che Ruggiero.
46
S'io non sarò al mio padre ubbidiente,
né alla mia madre, io sarò al
mio fratello,
che molto e molto è più di lor prudente,
né gli ha la troppa
età tolto il cervello.
E a questo che Rinaldo vuol, consente
Orlando
ancora; e per me ho questo e quello:
li quali duo più onora il mondo e
teme,
che l'altra nostra gente tutta insieme.
47
Se questi il fior, se questi ognuno stima
la gloria e lo splendor di
Chiaramonte;
se sopra gli altri ognun gli alza e sublima
più che non è del
piede alta la fronte;
perché debbo voler che di me prima
Amon disponga,
che Rinaldo e 'l conte?
Voler nol debbo, tanto men, che messa
in dubbio al
Greco, e a Ruggier fui promessa. -
48
Se la donna s'affligge e si tormenta,
né di Ruggier la mente è più
quieta;
ch'ancor che di ciò nuova non si senta
per la città, pur non è a
lui segreta.
Seco di sua fortuna si lamenta,
la qual fruir tanto suo ben
gli vieta,
poi che ricchezze non gli ha date e regni,
di che è stata sì
larga a mille indegni.
49
Di tutti gli altri beni, o che concede
Natura al mondo, o proprio
studio acquista,
aver tanta e tal parte egli si vede,
qual e quanta altri
aver mai s'abbia vista;
ch'a sua bellezza ogni bellezza cede,
ch'a sua
possanza è raro chi resista:
di magnanimità, di splendor regio
a nessun,
più ch'a lui, si debbe il pregio.
50
Ma il volgo, nel cui arbitrio son gli onori,
che, come pare a lui,
li leva e dona
(né dal nome del volgo voglio fuori,
eccetto l'uom
prudente, trar persona;
che né papi né re né imperatori
non ne tra'
scettro, mitra né corona;
ma la prudenza, ma il giudizio buono,
grazie che
dal ciel date a pochi sono);
51
questo volgo (per dir quel ch'io vo' dire)
ch'altro non riverisce
che ricchezza,
né vede cosa al mondo, che più ammire,
e senza, nulla cura
e nulla apprezza,
sia quanto voglia la beltà, l'ardire,
la possanza del
corpo, la destrezza,
la virtù, il senno, la bontà; e più in questo
di
ch'ora vi ragiono, che nel resto.
52
Dicea Ruggier: - Se pur è Amon disposto
che la figliuola imperatrice
sia,
con Leon non concluda così tosto:
almen termine un anno anco mi
dia;
ch'io spero intanto, che da me deposto
Leon col padre de l'imperio
fia;
e poi che tolto avrò lor le corone,
genero indegno non sarò
d'Amone.
53
Ma se fa senza indugio, come ha detto,
suocero de la figlia
Costantino;
s'alla promessa non avrà rispetto
di Rinaldo e d'Orlando suo
cugino,
fattami inanzi al vecchio benedetto,
al marchese Uliviero, al re
Sobrino,
che farò? vo' patir sì grave torto?
o, prima che patirlo, esser
pur morto?
54
Deh che farò? farò dunque vendetta
contra il padre di lei di questo
oltraggio?
Non miro ch'io non son per farlo in fretta,
o s'in tentarlo io
mi sia stolto o saggio.
Ma voglio presupor ch'a morte io metta
l'iniquo
vecchio e tutto il suo lignaggio:
questo non mi farà però contento;
anzi
in tutto sarà contra il mio intento.
55
E fu sempre il mio intento, ed è, che m'ami
la bella donna, e non
che mi sia odiosa:
ma, quando Amone uccida, o facci o trami
cosa al
fratello o agli altri suoi dannosa,
non le do iusta causa che mi
chiami
nimico, e più non voglia essermi sposa?
Che debbo dunque far?
debbol patire?
Ah non, per Dio! più tosto io vo' morire.
56
Anzi non vo' morir; ma vo' che muoia
con più ragion questo Leone
Augusto,
venuto a disturbar tanta mia gioia:
o vo' che muoia egli e 'l suo
padre ingiusto.
Elena bella all'amator di Troia
non costò sì, né a tempo
più vetusto
Proserpina a Piritoo, come voglio
ch'al padre e al figlio
costi il mio cordoglio.
57
Può esser, vita mia, che non ti doglia
lasciare il tuo Ruggier per
questo Greco?
Potrà tuo padre far che tu lo toglia,
ancor ch'avesse i tuoi
fratelli seco?
Ma sto in timor, ch'abbi più tosto voglia
d'esser d'accordo
con Amon, che meco;
e che ti paia assai miglior partito
Cesare aver, ch'un
privato uom marito.
58
Sarà possibil mai che nome regio,
titolo imperial, grandezza e
pompa,
di Bradamante mia l'animo egregio,
il gran valor, l'alta virtù
corrompa?
sì ch'abbia da tenere in minor pregio
la data fede, e le
promesse rompa?
né più tosto d'Amon farsi nimica,
che quel che detto m'ha,
sempre non dica? -
59
Diceva queste ed altre cose molte
ragionando fra sé Ruggiero; e
spesso
le dicea in guisa ch'erano raccolte
da chi talor se gli trovava
appresso:
sì che il tormento suo più di due volte
era a colei per cui
pativa, espresso,
a cui non dolea meno il sentir lui
così doler, che i
propri affanni sui.
60
Ma più d'ogni altro duol che le sia detto,
che tormenti Ruggier, di
questo ha doglia,
ch'intende che s'affligge per sospetto
ch'ella lui
lasci, e che quel Greco voglia.
Onde, acciò si conforti, e che del
petto
questa credenza e questo error si toglia,
per una di sue fide
cameriere
gli fe' queste parole un dì sapere:
61
- Ruggier, qual sempre fui, tal esser voglio
fin alla morte, e più,
se più si puote.
O siami Amor benigno o m'usi orgoglio,
o me Fortuna in
alto o in basso ruote,
immobil son di vera fede scoglio
che d'ogn'intorno
il vento e il mar percuote:
né già mai per bonaccia né per verno
luogo
mutai, né muterò in eterno.
62
Scarpello si vedrà di piombo o lima
formare in varie imagini
diamante,
prima che colpo di Fortuna, o prima
ch'ira d'Amor rompa il mio
cor costante;
e si vedrà tornar verso la cima
de l'alpe il fiume turbido e
sonante,
che per nuovi accidenti, o buoni o rei,
faccino altro viaggio i
pensier miei.
63
A voi, Ruggier, tutto il dominio ho dato
di me, che forse è più
ch'altri non crede.
So ben ch'a nuovo principe giurato
non fu di questa
mai la maggior fede.
So che né al mondo il più sicuro stato
di questo, re
né imperator possiede.
Non vi bisogna far fossa né torre,
per dubbio
ch'altri a voi lo venga a torre.
64
Che, senza ch'assoldiate altra persona,
non verrà assalto a cui non
si resista.
Non è ricchezza ad espugnarmi buona,
né sì vil prezzo un cor
gentile acquista.
Né nobiltà, né altezza di corona,
ch'al sciocco volgo
abbagliar suol la vista,
non beltà, ch'in lieve animo può assai,
vedrò,
che più di voi mi piaccia mai.
65
Non avete a temer ch'in forma nuova
intagliare il mio cor mai più si
possa:
sì l'imagine vostra si ritrova
sculpita in lui, ch'esser non può
rimossa.
Che 'l cor non ho di cera, è fatto prova;
che gli diè cento, non
ch'una percossa,
Amor, prima che scaglia ne levasse,
quando all'imagin
vostra lo ritrasse.
66
Avorio e gemma ed ogni pietra dura
che meglio da l'intaglio si
difende,
romper si può; ma non ch'altra figura
prenda, che quella ch'una
volta prende.
Non è il mio cor diverso alla natura
del marmo o d'altro
ch'al ferro contende.
Prima esser può che tutto Amor lo spezze,
che lo
possa sculpir d'altre bellezze. -
67
Suggiunse a queste altre parole molte,
piene d'amor, di fede e di
conforto,
da ritornarlo in vita mille volte,
se stato mille volte fosse
morto.
Ma quando più de la tempesta tolte
queste speranze esser credeano
in porto,
da un nuovo turbo impetuoso e scuro
rispinte in mar, lungi dal
lito, furo:
68
però che Bradamante, ch'eseguire
vorria molto più ancor, che non ha
detto,
rivocando nel cor l'usato ardire,
e lasciando ir da parte ogni
rispetto,
s'appresenta un dì a Carlo, e dice: - Sire,
s'a vostra Maestade
alcuno effetto
io feci mai, che le paresse buono,
contenta sia di non
negarmi un dono.
69
E prima che più espresso io le lo chieggia,
su la real sua fede mi
prometta
farmene grazia; e vorrò poi, che veggia
che sarà iusta la domanda
e retta. -
- Merta la tua virtù che dar ti deggia
ciò che domandi, o
giovane diletta
(rispose Carlo); e giuro, se ben parte
chiedi del regno
mio, di contentarte. -
70
- Il don ch'io bramo da l'Altezza vostra,
è che non lasci mai marito
darme
(disse la damigella), se non mostra
che più di me sia valoroso in
arme.
Con qualunche mi vuol, prima o con giostra
o con la spada in mano ho
da provarme.
Il primo che mi vinca, mi guadagni:
chi vinto sia, con altra
s'accompagni. -
71
Disse l'imperator con viso lieto,
che la domanda era di lei ben
degna;
e che stesse con l'animo quieto,
che farà a punto quanto ella
disegna.
Non è questo parlar fatto in segreto
sì, ch'a notizia altrui
tosto non vegna;
e quel giorno medesimo alla vecchia
Beatrice e al vecchio
Amon corre all'orecchia.
72
Li quali parimente arser di grande
sdegno contro alla figlia, e di
grand'ira;
che vider ben con queste sue domande,
ch'ella a Ruggier più
ch'a Leone aspira:
e presti per vietar che non si mande
questo ad effetto,
a ch'ella intende e mira,
la levaro con fraude de la corte,
e la menaron
seco a Roccaforte.
73
Quest'era una fortezza ch'ad Amone
donato Carlo avea pochi dì
inante,
tra Pirpignano assisa e Carcassone,
in loco a ripa il mar, molto
importante.
Quivi la ritenean come in prigione
con pensier di mandarla un
dì in Levante;
sì ch'ogni modo, voglia ella o non voglia,
lasci Ruggier da
parte, e Leon toglia.
74
La valorosa donna, che non meno
era modesta, ch'animosa e
forte;
ancor che posto guardia non l'avieno,
e potea entrare e uscir fuor
de le porte;
pur stava ubbidiente sotto il freno
del padre: ma patir
prigione e morte,
ogni martìre e crudeltà più tosto
che mai lasciar
Ruggier, s'avea proposto.
75
Rinaldo, che si vide la sorella
per astuzia d'Amon tolta di
mano,
e che dispor non potrà più di quella,
e ch'a Ruggier l'avrà promessa
invano;
si duol del padre, e contra a lui favella,
posto il rispetto
filial lontano.
Ma poco cura Amon di tai parole,
e di sua figlia a modo
suo far vuole.
76
Ruggier, che questo sente, ed ha timore
di rimaner de la sua donna
privo,
e che l'abbia o per forza o per amore
Leon, se resta lungamente
vivo;
senza parlarne altrui si mette in core
di far che muoia, e sia
d'Augusto, Divo;
e tor, se non l'inganna la sua speme,
al padre e a lui la
vita e 'l regno insieme.
77
L'arme che fur già del troiano Ettorre,
e poi di Mandricardo, si
riveste,
e fa la sella al buon Frontino porre,
e cimier muta, scudo e
sopraveste.
A questa impresa non gli piacque torre
l'aquila bianca nel
color celeste,
ma un candido liocorno, come giglio,
vuol ne lo scudo, e 'l
campo abbia vermiglio.
78
Sceglie de' suoi scudieri il più fedele,
e quel vuole e non altri in
compagnia;
e gli fa commission, che non rivele
in alcun loco mai, che
Ruggier sia.
Passa la Mosa e 'l Reno, e passa de le
contrade d'Ostericche,
in Ungheria;
e lungo l'Istro per la destra riva
tanto cavalca, ch'a
Belgrado arriva.
79
Ove la Sava nel Danubio scende,
e verso il mar maggior con lui dà
volta,
vede gran gente in padiglioni e tende
sotto l'insegne imperial
raccolta;
che Costantino ricovrare intende
quella città che i Bulgari gli
han tolta.
Costantin v'è in persona, e 'l figliuol seco
con quanto può
tutto l'imperio greco.
80
Dentro a Belgrado, e fuor per tutto il monte,
e giù fin dove il
fiume il piè gli lava,
l'esercito del Bulgari gli è a fronte;
e l'uno e
l'altro a ber viene alla Sava.
Sul fiume il Greco per gittare il ponte,
il
Bulgar per vietarlo armato stava,
quando Ruggier vi giunse; e zuffa
grande
attaccata trovò fra le due bande.
81
I Greci son quattro contr'uno, ed hanno
navi coi ponti da gittar ne
l'onda;
e di voler fiero sembiante fanno
passar per forza alla sinistra
sponda.
Leone intanto, con occulto inganno
dal fiume discostandosi,
circonda
molto paese, e poi vi torna, e getta
ne l'altra ripa i ponti, e
passa in fretta:
82
e con gran gente, chi in arcion, chi a piede
(che non n'avea di
ventimila un manco),
cavalcò lungo la riviera, e diede
con fiero assalto
agl'inimici al fianco.
L'imperator, tosto che 'l figlio vede
sul fiume
comparirsi al lato manco,
ponte aggiungendo a ponte e nave a nave,
passa
di là con quanto esercito have.
83
Il capo, il re de' Bulgari Vatrano,
animoso e prudente e pro'
guerriero,
di qua e di là s'affaticava invano
per riparare a un impeto sì
fiero;
quando cingendol con robusta mano
Leon, gli fe' cader sotto il
destriero:
e poi che dar prigion mai non si volse,
con mille spade la vita
gli tolse.
84
I Bulgari sin qui fatto avean testa;
ma quando il lor signor si
vider tolto,
e crescer d'ogn'intorno la tempesta,
voltar le spalle ove
avean prima il volto.
Ruggier, che misto vien fra i Greci, e
questa
sconfitta vede, senza pensar molto,
i Bulgari soccorrer si
dispone,
perch'odia Costantino e più Leone.
85
Sprona Frontin che sembra al corso un vento,
e inanzi a tutti i
corridori passa;
e tra la gente vien, che per spavento
al monte fugge, e
la pianura lassa.
Molti ne ferma, e fa voltare il mento
contra i nimici, e
poi la lancia abassa;
e con sì fier sembiante il destrier muove,
che fin
nel ciel Marte ne teme e Giove.
86
Dinanzi agli altri un cavalliero adocchia,
che riccamato nel vestir
vermiglio
avea d'oro e di seta una pannocchia
con tutto il garbo, che
parea di miglio;
nipote a Costantin per la sirocchia,
ma che non gli era
men caro, che figlio:
gli spezza scudo e osbergo, come vetro,
e fa la
lancia un palmo apparir dietro.
87
Lascia quel morto, e Balisarda stringe
verso uno stuol che più si
vede appresso;
e contra a questo e contra a quel si spinge,
ed a chi
tronco ed a chi il capo ha fesso:
a chi nel petto, a chi nel fianco
tinge
il brando, e a chi l'ha ne la gola messo:
taglia busti, anche,
braccia, mani e spalle;
e il sangue, come un rio, corre alla valle.
88
Non è, visti quei colpi, chi gli faccia
contrasto più, così n'è
ognun smarrito;
sì che si cangia subito la faccia
de la battaglia; che
tornando ardito,
il petto volge, e ai Greci dà la caccia
il Bulgaro che
dianzi era fuggito:
in un momento ogni ordine disciolto
si vede, e ogni
stendardo a fuggir volto.
89
Leone Augusto s'un poggio eminente,
vedendo i suoi fuggir, s'era
ridutto;
e sbigottito e mesto ponea mente
(perch'era in loco che scopriva
il tutto)
al cavallier ch'uccidea tanta gente,
che per lui sol quel campo
era distrutto:
e non può far, se ben n'è offeso tanto,
che non lo lodi e
gli dia in arme il vanto.
90
Ben comprende all'insegne e sopravesti,
all'arme luminose e ricche
d'oro,
che quantunque il guerrier dia aiuto a questi
nimici suoi, non sia
però di loro.
Stupido mira i soprumani gesti,
e talor pensa che dal sommo
coro
sia per punire i Greci un agnol sceso,
che tante e tante volte hanno
Dio offeso.
91
E come uom d'alto e di sublime core,
ove l'avrian molt'altri in odio
avuto,
egli s'innamorò del suo valore,
né veder fargli oltraggio avria
voluto:
gli sarebbe per un de' suoi che muore,
vederne morir sei manco
spiaciuto,
e perder anco parte del suo regno,
che veder morto un cavallier
sì degno.
92
Come bambin, se ben la cara madre
iraconda lo batte e da sé
caccia,
non ha ricorso alla sorella o al padre,
ma a lei ritorna, e con
dolcezza abbraccia;
così Leon, se ben le prime squadre
Ruggier gli uccide,
e l'altre gli minaccia,
non lo può odiar, perch'all'amor più tira
l'alto
valor, che quella offesa all'ira.
93
Ma se Leon Ruggiero ammira ed ama,
mi par che duro cambio ne
riporte;
che Ruggiero odia lui, né cosa brama
più che di dargli di sua man
la morte.
Molto con gli occhi il cerca, ed alcun chiama,
che gliele
mostri; ma la buona sorte
e la prudenza de l'esperto Greco
non lasciò mai
che s'affrontasse seco.
94
Leone, acciò che la sua gente affatto
non fosse uccisa, fe' sonar
raccolta;
ed all'imperatore un messo ratto
a pregarlo mandò, che desse
volta
e ripassasse il fiume; e che buon patto
n'avrebbe, se la via non gli
era tolta:
ed esso con non molti che raccolse,
al ponte ond'era entrato, i
passi volse.
95
Molti in poter de' Bulgari restaro
per tutto il monte, e sin al
fiume uccisi;
e vi restavan tutti, se 'l riparo
non gli avesse del rio
tosto divisi.
Molti cader dai ponti e s'affogaro;
e molti, senza mai
volgere i visi,
quindi lontano iro a trovare il guado;
e molti fur prigion
tratti in Belgrado.
96
Finita la battaglia di quel giorno,
ne la qual, poi che il lor
signor fu estinto,
danno i Bulgari avriano avuto e scorno,
se per lor non
avesse il guerrier vinto,
il buon guerrier che 'l candido liocorno
ne lo
scudo vermiglio avea dipinto;
a lui si trasson tutti, da cui
questa
vittoria conoscean, con gioia e festa.
97
Uno il saluta, un altro se gl'inchina,
altri la mano, altri gli
bacia il piede:
ognun, quanto più può, se gli avvicina,
e beato si tien
chi appresso il vede,
e più chi 'l tocca; che toccar divina
e sopranatural
cosa si crede.
Lo pregan tutti, e vanno al ciel le grida,
che sia lor re,
lor capitan, lor guida.
98
Ruggier rispose lor, che capitano
e re sarà, quel che fia lor più a
grado;
ma né a baston né a scettro ha da por mano,
né per quel giorno
entrar vuole in Belgrado:
che prima che si faccia più lontano
Leon
Augusto, e che ripassi il guado,
lo vuol seguir, né torsi da la
traccia,
fin che nol giunga e che morir nol faccia;
99
che mille miglia e più, per questo solo
era venuto, e non per altro
effetto.
Così senza indugiar lascia lo stuolo,
e si volge al camin che gli
vien detto,
che verso il ponte fa Leone a volo,
forse per dubbio che gli
sia intercetto.
Gli va dietro per l'orma in tanta fretta,
che 'l suo
scudier non chiama e non aspetta.
100
Leone ha nel fuggir tanto vantaggio
(fuggir si può ben dir, più che
ritrarse),
che trova aperto e libero il passaggio;
poi rompe il ponte, e
lascia le navi arse.
Non v'arriva Ruggier, ch'ascoso il raggio
era del
sol, né sa dove alloggiarse.
Cavalca inanzi, che lucea la luna,
né mai
trova castel né villa alcuna.
101
Perché non sa dove si por, camina
tutta la notte, né d'arcion mai
scende.
Ne lo spuntar del nuovo sol vicina
a man sinistra una città
comprende;
ove di star tutto quel dì destina,
acciò l'ingiuria al suo
Frontino emende,
a cui, senza posarlo o trargli briglia,
la notte fatto
avea far tante miglia.
102
Ungiardo era signor di quella terra,
suddito e caro a Costantino
molto,
ove avea per cagion di quella guerra
da cavallo e da piè buon numer
tolto.
Quivi ove altrui l'entrata non si serra,
entra Ruggiero, e v'è sì
ben raccolto,
che non gli accade di passar più avante
per aver miglior
loco e più abondante.
103
Nel medesimo albergo in su la sera
un cavallier di Romania
alloggiosse,
che si trovò ne la battaglia fiera,
quando Ruggier pei
Bulgari si mosse,
ed a pena di man fuggito gli era,
ma spaventato più
ch'altri mai fosse;
sì ch'ancor triema, e pargli ancora intorno
avere il
cavallier dal liocorno.
104
Conosce, tosto che lo scudo vede,
che 'l cavallier che quella
insegna porta,
è quel che la sconfitta ai Greci diede,
per le cui mani è
tanta gente morta.
Corre al palazzo, ed udienza chiede,
per dire a quel
signor cosa ch'importa;
e subito intromesso, dice quanto
io mi riserbo a
dir ne l'altro canto.