Ruggiero combatte contro Dudone ma continua a colpirlo di piatto per non ferirlo, avendo saputo che lo sfidante è cugino di Bradamante.
Ruggiero parte per mare su una delle navi di Dudone. Il vento è inizialmente favorevole ma, non appena la terra ferma scompare alla vista dei naviganti, sale poi improvvisamente di intensità ed inizia a spirare da ogni direzione, facendo ruotare più volte la nave. Ha inizio una terribile tempesta e l'imbarcazione viene battuta da enormi onde.
La nave nel frattempo, senza nessuno a bordo, cambia improvvisamente rotta ed in tutta tranquillità riprende il proprio viaggio per mare. Giunge a Biserta e viene infine ritrovata da Orlando.
I tre paladini si fanno preparare una sopraveste da indossare in occasione del duello. Orlando vuole che venga ricamata la torre di Babele colpita da un fulmine (l'intenzione di punire i pagani), Oliviero un cane con un guinzaglio abbandonato sul dorso (pronto ad attaccare) mentre Brandimarte la vuole semplicemente nera, essendo in lutto per la morte del padre. Fiordiligi si incarica di ricamare la veste del suo amato. La donna è triste ed ha, per la prima volta in vita sua, paura di perderlo.
Sansonetto ed Astolfo rimangono a Biserta, i tre cavalieri prendono invece il largo e raggiungono l'isola di Lampedusa, sede stabilita per il duello.
Tornando ad occuparci di Ruggiero, il cavaliere si affatica a nuoto per cercare di raggiungere lo scoglio e mettersi così in salvo. Il giovane teme di essere vittima della punizione divina per non essersi battezzato quando avrebbe dovuto. Gli ritornano in mente anche tutte le altre promesse mancate, si dice pentito e giura la sua fede cristiana. Promette di non combatere mai più a favore del popolo pagano, di fare gli onori di re Carlo e di sposare infine la sua amata Bradamante.
Dio aveva mostrato al religioso ogni aspetto della vita futura di Ruggiero e della sua nobile discendenza.
Sull'isola di Lampedusa intanto è iniziato il duello tra i tre pagani ed i tre cristiani.
Il re Sobrino si stringe nell'armatura e cerca di proteggersi con lo scudo dalla spada Balisarda. Non può però nulla contro i colpi del conte, il primo gli spezza lo scudo e lo ferisce ad una spalla, il secondo lo prende di piatto all'elmo e lo fa stramazzare al suolo privo di sensi. Orlando crede che l'avversario sia morto e decide quindi di tornare da Gradasso, sapendo che il pagano, in possesso di Durindana, supera per armi il suo caro amico Brandimarte.
Re Sobrino si riprende e si rialza, vede Agramante in affanno e senza fare rumore decide di assalire Oliviero alle spalle. Il pagano ferisce il destriero del cristiano, lo fa cadere a terra insieme al suo padrone (che rimane impossibilitato a rialzarsi) ed inizia poi ad infierire su Oliviero, incontrando però l'opposizione della sua armatura incantata, in precedenza appartenuta ad Ettore.
Gradasso ha ormai tolto ad Orlando quasi tutta l'armatura ma non è però ancora riuscito a ferirlo, dal momento che il conte è invulnerabile per incantesimo. Numerose sono invece le ferite riportate dal pagano.
Re Gradasso corre in difesa di re Agramante, raggiunge Brandimarte alle spalle e lo uccide sferrandogli un duro colpo alla testa. Il conte Orlando si riprende dallo stordimento, vede giacere morto a terra il fedele compagno e brucia d'ira.
Il paladino si accorge della situazione, è ormai sfinito, riesce a stento a difendersi ma non riceve alcun colpo mortale. Per non essere da meno in fatto di cortesia, chiede a Ruggiero di fare pace. Quest'ultimo accetta ma a condizione che vengano liberati i re prigionieri e gli sia concesso di raggiungere l'Africa. Dudone non si oppone e lascia fare.
Sembra ormai inevitabili che la nave vada a schiantarsi contro uno scoglio e tutti i pagani si lanciano sulla scialuppa di salvataggio. La barca è troppo piccola per accoglierli tutti, va subito a fondo e molti muoiono affogati.
Ruggiero si mette a nuotare per raggiungere lo scoglio e salvarsi.
Il conte, Oliviero e Brandimarte salgono sull'imbarcazione è trovano così la spada, il cavallo e l'armatura lasciate da Ruggiero per riuscire a salvarsi a nuoto. Orlando prende per se la spada Balisarda, ne conosce i poteri e l'aveva anche in precedenza posseduta prima che Brunello gliela rubasse. Brandimarte fa suo il destriero Frontino, ed Oliviero si prende infine l'armatura incantata.
Brandimarte, che in precedenza era stato amico di Agramante, cerca di convincere il re pagano ad abbandonare l'impresa. Gli promette, con il consenso del conte Orlando, il controllo di un vasto regno in Africa se accetta di convertirsi al crrstianesimo. Il paladino gli porta prima ad esempio la sua stessa storia, essendosi egli stesso convertito in precedenza al cristianesimo, per poi cercare di fare capire al re saraceno che una loro vittoria non basterà a fargli riconquistare le terre perse, tanti erano i valorosi cavalieri che re Carlo aveva a disposizione.
Agramante a quella porposta risponde irato dicendo che il suo destino e quello del suo regno è solamente nelle mani di Dio. Non vuole rinnegare le proprie origini per il solo fatto di temere la morte, e ricaccia quindi in malo modo il paladino nel padiglione cristiano.
All'alba del giorno dopo sono già tutti pronti per combattere.
Il cavaliere sente crescere per miracolo le proprie forza, raggiunge a nuoto lo scoglio ed è così l'unico a salvarsi dalle acque.
Teme però ora di morire di stenti in quel luogo. Si incammina per esplorare l'isoletta ed incontra così un eremita, che prima lo accoglie rimproverandolo per il comportamento tenuto, per aver giurato la propria fedeltà a Dio solo quando si era sentito vittima della sua punizione (Dio gli aveva annunciato in sogno l'arrivo del cavaliere e gli aveva anche mostrato tutta la sua vita passata ed anche quella futura), poi lo conforta dicendogli che comunque a nessuno viene mai negato il cielo quando lo chiede.
L'eremita conduce Ruggiero alla sua cella, scavata nella roccia, gli insegna quindi le basi della religione cristiana ed il giorno dopo lo battezza.
Sette anni dopo il battesimo verrà ucciso a tradimento dai mganzanesi per vendicare le morti di Pinabello e Bertolagi. Sarà seppellito sul luogo del delitto e per questo la notizia della sua morte arriverà tardi (Ruggiero apparirà in sogno alla sua donna). Solo molto tempo dopo sarà vendicata la sua morte da Marfisa e Bradamante.
Sua moglie darà alla luce nei pressi del castello d'Este il loro figlio, anche lui di nome Ruggiero. Il giovane verrà nominato marchese da Carlo Magno ed assumerà anche il controllo dell'Italia.
Il saggio eremita non fa però cenno a Ruggiero di questi avvenimenti.
Le lancia vanno subito in mille pezzi ed il frastuono generato dallo scontro giunge fino in Francia.
Il cavallo di Orlando viene buttato a terra da re Gradasso. Il conte subito si rialza ed impugna la spada Balisarda. Oliviero combatte contro Agramante, Brandimarte contro Sobrino.
Anche Sobrino finisce a terra e Brandimarte ed Orlando si scambiano gli avversari, così da sostenere combattimenti alla pari.
Mentre si ta avvicinando vede però passare il cavallo di Sobrino, se ne impossessa e subito lo indirizza contro Gradasso. Il conte abbassa sul pagano la sua spada (che rende vano ogni incantesimo), gli trapassa scudo ed armatura e lo ferisce. Gradasso rimane meravigliato, è la prima volta che sanguina per un colpo subito in battaglia. Per la prima volta in vita sua non può fare affidamento sull'armatura incantata e deve pensare a difendersi dai colpi avversari.
Brandimarte interviene, ferisce Sobrino alla testa e poi si lancia contro Agramante.
Re Gradasso, acceso d'ira per la differenza di risultato tra i colpi suoi e quelli dell'avversario, impugna con entrambe le mani la spada e la scaglia in testa al conte con tutta la sua forza. Orlando rimane tramortito per il gran colpo, lascia la briglia e viene portato via dal suo cavallo rimasto senza controllo.
Il guerriero pagano vede che Agramante è in pericolo sotto i colpi di Brandimarte (il cristiano l'ha ferito e disarmato), non insegue pertanto Orlando ma decide di correre in aiuto del suo re.
Riassunto del Canto
Testo del Canto
1
L'odor ch'è sparso in ben notrita e bella
o chioma o barba o delicata
vesta
di giovene leggiadro o di donzella,
ch'Amor sovente lacrimando
desta,
se spira e fa sentir di sé novella,
e dopo molti giorni ancora
resta;
mostra con chiaro ed evidente effetto,
come a principio buono era e
perfetto.
2
L'almo liquor che ai meditori suoi
fece Icaro gustar con suo gran
danno,
e che si dice che già Celte e Boi
fe' passar l'Alpe e non sentir
l'affanno;
mostra che dolce era a principio, poi
che si serva ancor dolce
al fin de l'anno.
L'arbor ch'al tempo rio foglia non perde,
mostra ch'a
primavera era ancor verde.
3
L'inclita stirpe che per tanti lustri
mostrò di cortesia sempre gran
lume,
e par ch'ognor più ne risplenda e lustri,
fa che con chiaro indizio
si presume,
che chi progenerò gli Estensi illustri,
dovea d'ogni laudabile
costume
che sublimar al ciel gli uomini suole,
splender non men che fra le
stelle il sole.
4
Ruggier, come in ciascun suo degno gesto,
d'alto valor, di cortesia
solea
dimostrar chiaro segno e manifesto,
e sempre più magnanimo
apparea;
così verso Dudon lo mostrò in questo,
col qual (come di sopra io
vi dicea)
dissimulato avea quanto era forte,
per pietà che gli avea di
porlo a morte.
5
Avea Dudon ben conosciuto certo,
ch'ucciderlo Ruggier non l'ha
voluto;
perch'or s'ha ritrovato allo scoperto,
or stanco sì, che più non
ha potuto.
Poi che chiaro comprende, e vede aperto
che gli ha rispetto, e
che va ritenuto;
quando di forza e di vigor val meno,
di cortesia non vuol
cedergli almeno.
6
- Per Dio (dice), signor, pace facciamo;
ch'esser non può più la
vittoria mia:
esser non può più mia; che già mi chiamo
vinto e prigion de
la tua cortesia. -
Ruggier rispose: - Ed io la pace bramo
non men di te;
ma che con patto sia,
che questi sette re c'hai qui legati,
lasci ch'in
libertà mi sieno dati. -
7
E gli mostrò quei sette re ch'io dissi
che stavano legati a capo
chino;
e gli soggiunse che non gli impedissi
pigliar con essi in Africa il
camino.
E così furo in libertà remissi
quei re; che gliel concesse il
paladino;
e gli concesse ancor ch'un legno tolse,
quel ch'a lui parve, e
verso Africa sciolse.
8
Il legno sciolse, e fe' scioglier la vela,
e se diè al vento perfido
in possanza,
che da principio la gonfiata tela
drizzò a camino, e diè al
nocchier baldanza.
Il lito fugge, e in tal modo si cela,
che par che ne
sia il mar rimaso sanza.
Ne l'oscurar del giorno fece il vento
chiara la
sua perfidia e 'l tradimento.
9
Mutossi da la poppa ne le sponde,
indi alla prora, e qui non rimase
anco:
ruota la nave, ed i nocchier confonde;
ch'or di dietro or dinanzi or
loro è al fianco.
Surgono altiere e minacciose l'onde:
mugliando sopra il
mar va il gregge bianco.
Di tante morti in dubbio e in pena stanno,
quanto
son l'acque ch'a ferir li vanno.
10
Or da fronte or da tergo il vento spira;
e questo inanzi, e quello a
dietro caccia:
un altro da traverso il legno aggira;
e ciascun pur
naufragio gli minaccia.
Quel che siede al governo, alto sospira
pallido e
sbigottito ne la faccia;
e grida invano, e invan con mano accenna
or di
voltare, or di calar l'antenna.
11
Ma poco il cenno, e 'l gridar poco vale:
tolto è 'l veder da la
piovosa notte.
La voce, senza udirsi, in aria sale,
in aria che ferìa con
maggior botte
de' naviganti il grido universale,
e 'l fremito de l'onde
insieme rotte:
e in prora e in poppa e in amendue le bande
non si può cosa
udir, che si commande.
12
Da la rabbia del vento che si fende
ne le ritorte, escono orribil
suoni:
di spessi lampi l'aria si raccende,
risuona 'l ciel di spaventosi
tuoni.
V'è chi corre al timon, chi i remi prende;
van per uso agli uffici
a che son buoni:
chi s'affatica a sciorre e chi a legare;
vota altri
l'acqua, e torna il mar nel mare.
13
Ecco stridendo l'orribil procella
che 'l repentin furor di borea
spinge,
la vela contra l'arbore flagella:
il mar si leva, e quasi il cielo
attinge.
Frangonsi i remi; e di fortuna fella
tanto la rabbia impetuosa
stringe,
che la prora si volta, e verso l'onda
fa rimaner la disarmata
sponda.
14
Tutta sotto acqua va la destra banda,
e sta per riversar di sopra il
fondo.
Ognun, gridando, a Dio si raccomanda;
che più che certi son gire al
profondo.
D'uno in un altro mal fortuna manda:
il primo scorre, e vien
dietro il secondo.
Il legno vinto in più parti si lassa,
e dentro
l'inimica onda vi passa.
15
Muove crudele e spaventoso assalto
da tutti i lati il tempestoso
verno.
Veggon talvolta il mar venir tant'alto,
che par ch'arrivi insin al
ciel superno.
Talor fan sopra l'onde in su tal salto,
ch'a mirar giù par
lor veder lo 'nferno.
O nulla o poca speme è che conforte;
e sta presente
inevitabil morte.
16
Tutta la notte per diverso mare
scorsero errando ove cacciolli il
vento;
il fiero vento che dovea cessare
nascendo il giorno, e ripigliò
augumento.
Ecco dinanzi un nudo scoglio appare:
voglion schivarlo, e non
v'hanno argumento.
Li porta, lor mal grado, a quella via
il crudo vento e
la tempesta ria.
17
Tre volte e quattro il pallido nocchiero
mette vigor perché 'l timon
sia volto
e trovi più sicuro altro sentiero;
ma quel si rompe, e poi dal
mar gli è tolto.
Ha sì la vela piena il vento fiero,
che non si può calar
poco né molto:
né tempo han di riparo o di consiglio;
che troppo appresso
è quel mortal periglio.
18
Poi che senza rimedio si comprende
la irreparabil rotta de la
nave,
ciascuno al suo privato utile attende,
ciascun salvar la vita sua
cura have.
Chi può più presto al palischermo scende;
ma quello è fatto
subito sì grave
per tanta gente che sopra v'abbonda,
che poco avanza a gir
sotto la sponda.
19
Ruggier che vide il comite e 'l padrone
e gli altri abbandonar con
fretta il legno,
come senz'arme si trovò in giubbone,
campar su quel
battel fece disegno:
ma lo trovò sì carco di persone,
e tante venner poi,
che l'acque il segno
passaro in guisa, che per troppo pondo
con tutto il
carco andò il legnetto al fondo:
20
del mare al fondo: e seco trasse quanti
lasciaro a sua speranza il
maggior legno.
Allor s'udì con dolorosi pianti
chiamar soccorso dal
celeste regno:
ma quelle voci andaro poco inanti,
che venne il mar pien
d'ira e di disdegno,
e subito occupò tutta la via
onde il lamento e il
flebil grido uscia.
21
Altri là giù, senza apparir più, resta;
altri risorge e sopra l'onde
sbalza;
chi vien nuotando e mostra fuor la testa,
chi mostra un braccio, e
chi una gamba scalza.
Ruggier che 'l minacciar de la tempesta
temer non
vuol, dal fondo al sommo s'alza,
e vede il nudo scoglio non
lontano,
ch'egli e i compagni avean fuggito invano.
22
Spera, per forza di piedi e di braccia
nuotando, di salir sul lito
asciutto.
Soffiando viene, e lungi da la faccia
l'onda respinge e
l'importuno flutto.
Il vento intanto e la tempesta caccia
il legno voto, e
abbandonato in tutto
da quelli che per lor pessima sorte
il disio di
campar trasse alla morte.
23
Oh fallace degli uomini credenza!
campò la nave che dovea
perire;
quando il padrone e i galleotti senza
governo alcun l'avean
lasciata gire.
Parve che si mutasse di sentenza
il vento, poi che ogni uom
vide fuggire:
fece che 'l legno a miglior via si torse,
né toccò terra, e
in sicura onda corse.
24
E dove col nocchier tenne via incerta,
poi che non l'ebbe, andò in
Africa al dritto,
e venne a capitar presso a Biserta
tre miglia o due, dal
lato verso Egitto;
e ne l'arena sterile e deserta
restò, mancando il vento
e l'acqua, fitto.
Or quivi sopravenne, a spasso andando,
come di sopra io
vi narrava, Orlando.
25
E disioso di saper se fusse
la nave sola, e fusse o vota o
carca,
con Brandimarte a quella si condusse
e col cognato, in su una lieve
barca.
Poi che sotto coverta s'introdusse,
tutta la ritrovò d'uomini
scarca:
vi trovò sol Frontino il buon destriero,
l'armatura e la spada di
Ruggiero;
26
di cui fu per campar tanto la fretta,
ch'a tor la spada non ebbe pur
tempo.
Conobbe quella il paladin, che detta
fu Balisarda, e che già sua fu
un tempo.
So che tutta l'istoria avete letta,
come la tolse a Falerina, al
tempo
che le distrusse anco il giardin sì bello,
e come a lui poi la rubò
Brunello;
27
e come sotto il monte di Carena
Brunel ne fe' a Ruggier libero
dono.
Di che taglio ella fosse e di che schena,
n'avea già fatto
esperimento buono;
io dico Orlando: e però n'ebbe piena
letizia, e
ringrazionne il sommo Trono;
e si credette (e spesso il disse dopo),
che
Dio gliele mandasse a sì grande uopo:
28
a sì grande uopo, come era, dovendo
condursi col signor di
Sericana;
ch'oltre che di valor fosse tremendo,
sapea ch'avea Baiardo e
Durindana.
L'altra armatura, non la conoscendo,
non apprezzò per cosa sì
soprana,
come chi ne fe' prova apprezzò quella,
per buona sì, ma per più
ricca e bella.
29
E perché gli facean poco mestiero
l'arme (ch'era inviolabile e
affatato),
contento fu che l'avesse Oliviero;
il brando no, che sel pose
egli a lato:
a Brandimarte consegnò il destriero.
Così diviso ed
ugualmente dato
volse che fosse a ciaschedun compagno
ch'insieme si
trovar, di quel guadagno.
30
Pel dì de la battaglia ogni guerriero
studia aver ricco e nuovo
abito indosso.
Orlando riccamar fa nel quartiero
l'alto Babel dal fulmine
percosso.
Un can d'argento aver vuole Oliviero,
che giaccia, e che la
lassa abbia sul dosso,
con un motto che dica: Fin che vegna:
e vuol d'oro
la vesta e di sé degna.
31
Fece disegno Brandimarte, il giorno
de la battaglia, per amor del
padre,
e per suo onor, di non andare adorno
se non di sopraveste oscure ed
adre.
Fiordiligi le fe' con fregio intorno,
quanto più seppe far, belle e
leggiadre.
Di ricche gemme il fregio era contesto;
d'un schietto drappo e
tutto nero il resto.
32
Fece la donna di sua man le sopra-
vesti a cui l'arme converrian più
fine,
de' quai l'osbergo il cavallier si cuopra,
e la groppa al cavallo e
'l petto e 'l crine.
Ma da quel dì che cominciò quest'opra,
continuando a
quel che le diè fine,
e dopo ancora, mai segno di riso
far non poté, né
d'allegrezza in viso.
33
Sempre ha timor nel cor, sempre tormento
che Brandimarte suo non le
sia tolto.
Già l'ha veduto in cento lochi e cento
in gran battaglie e
perigliose avvolto;
né mai, come ora, simile spavento
le agghiacciò il
sangue e impallidille il volto:
e questa novità d'aver timore
le fa tremar
di doppia tema il core.
34
Poi che son d'arme e d'ogni arnese in punto,
alzano al vento i
cavallier le vele.
Astolfo e Sansonetto con l'assunto
riman del grande
esercito fedele.
Fiordiligi col cor di timor punto,
empiendo il ciel di
voti e di querele,
quanto con vista seguitar le puote,
segue le vele in
alto mar remote.
35
Astolfo a gran fatica e Sansonetto
poté levarla dal mirar ne
l'onda
e ritrarla al palagio, ove sul letto
la lasciaro affannata e
tremebonda.
Portava intanto il bel numero eletto
dei tre buon cavallier
l'aura seconda.
Andò il legno a trovar l'isola al dritto,
ove far si dovea
tanto conflitto.
36
Sceso nel lito il cavallier d'Anglante,
il cognato Oliviero e
Brandimarte,
col padiglione il lato di levante
primi occupar; né forse il
fer senz'arte.
Giunse quel dì medesimo Agramante,
e s'accampò da la
contraria parte;
ma perché molto era inchinata l'ora,
differir la
battaglia ne l'aurora.
37
Di qua e di là sin alla nuova luce
stanno alla guardia i servitori
armati.
La sera Brandimarte si conduce
là dove i Saracin sono
alloggiati,
e parla, con licenza del suo duce,
al re african; ch'amici
erano stati:
e Brandimarte già con la bandiera
del re Agramante in Francia
passato era.
38
Dopo i saluti e 'l giunger mano a mano,
molte ragion, sì come amico,
disse
il fedel cavalliero al re pagano,
perché a questa battaglia non
venisse:
e di riporgli ogni cittade in mano,
che sia tra 'l Nilo e 'l
segno ch'Ercol fisse,
con volontà d'Orlando gli offeria,
se creder volea
al Figlio di Maria.
39
- Perché sempre v'ho amato ed amo molto,
questo consiglio (gli
dicea) vi dono;
e quando già, signor, per me l'ho tolto,
creder potete
ch'io l'estimo buono.
Cristo conobbi Dio, Maumette stolto;
e bramo voi por
ne la via in ch'io sono:
ne la via di salute, signor, bramo
che siate
meco, e tutti gli altri ch'amo.
40
Qui consiste il ben vostro; né consiglio
altro potete prender, che
vi vaglia;
e men di tutti gli altri, se col figlio
di Milon vi mettete
alla battaglia;
che 'l guadagno del vincere al periglio
de la perdita
grande non si agguaglia.
Vincendo voi, poco acquistar potete;
ma non
perder già poco, se perdete.
41
Quando uccidiate Orlando, e noi venuti
qui per morire o vincere con
lui,
io non veggo per questo che i perduti
domini a racquistar s'abbian
per vui.
Né dovete sperar che sì si muti
lo stato de le cose, morti
nui,
ch'uomini a Carlo manchino da porre
quivi a guardar fin all'estrema
torre. -
42
Così parlava Brandimarte, ed era
per suggiungere ancor molte altre
cose;
ma fu con voce irata e faccia altiera
dal pagano interrotto, che
rispose:
- Temerità per certo e pazzia vera
è la tua, e di qualunque che
si pose
a consigliar mai cosa o buona o ria,
ove chiamato a consigliar non
sia.
43
E che 'l consiglio che mi dai, proceda
da ben che m'hai voluto e
vuommi ancora,
io non so, a dire il ver, come io tel creda,
quando qui con
Orlando ti veggo ora.
Crederò ben, tu che ti vedi in preda
di quel dragon
che l'anime devora,
che brami teco nel dolore eterno
tutto 'l mondo poter
trarre all'inferno.
44
Ch'io vinca o perda, o debba nel mio regno
tornare antiquo, o sempre
starne in bando,
in mente sua n'ha Dio fatto disegno,
il qual né io, né
tu, né vede Orlando.
Sia quel che vuol, non potrà ad atto indegno
di re
inchinarmi mai timor nefando.
S'io fossi certo di morir, vo' morto
prima
restar, ch'al sangue mio far torto.
45
Or ti puoi ritornar; che se migliore
non sei dimani in questo campo
armato,
che tu mi sia paruto oggi oratore,
mal troverassi Orlando
accompagnato. -
Queste ultime parole usciron fuore
del petto acceso
d'Agramante irato.
Ritornò l'uno e l'altro, e ripososse,
fin che del mare
il giorno uscito fosse.
46
Nel biancheggiar de la nuova alba armati,
e in un momento fur tutti
a cavallo.
Pochi sermon si son tra loro usati:
non vi fu indugio, non vi
fu intervallo,
che i ferri de le lance hanno abbassati.
Ma mi parria,
Signor, far troppo fallo,
se, per voler di costor dir, lasciassi
tanto
Ruggier nel mar, che v'affogassi.
47
Il giovinetto con piedi e con braccia
percotendo venìa l'orribil
onde.
Il vento e la tempesta gli minaccia;
ma più la coscienza lo
confonde.
Teme che Cristo ora vendetta faccia;
che, poi che battezzar ne
l'acque monde,
quando ebbe tempo, sì poco gli calse,
or si battezzi in
queste amare e salse.
48
Gli ritornano a mente le promesse
che tante volte alla sua donna
fece;
quel che giurato avea quando si messe
contra Rinaldo, e nulla
satisfece.
A Dio, ch'ivi punir non lo volesse,
pentito disse quattro volte
e diece;
e fece voto di core e di fede
d'esser cristian, se ponea in terra
il piede:
49
e mai più non pigliar spada né lancia
contra ai fedeli in aiuto de'
Mori;
ma che ritorneria subito in Francia,
e a Carlo renderia debiti
onori;
né Bradamante più terrebbe a ciancia,
e verria a fine onesto dei
suo' amori.
Miracol fu, che sentì al fin del voto
crescersi forza e
agevolarsi il nuoto.
50
Cresce la forza e l'animo indefesso:
Ruggier percuote l'onde e le
respinge,
l'onde che seguon l'una all'altra presso,
di che una il leva,
un'altra lo sospinge.
Così montando e discendendo spesso
con gran
travaglio, al fin l'arena attinge;
e da la parte onde s'inchina il
colle
più verso il mar, esce bagnato e molle.
51
Fur tutti gli altri che nel mar si diero,
vinti da l'onde, e al fin
restar ne l'acque.
Nel solitario scoglio uscì Ruggiero,
come all'alta
Bontà divina piacque.
Poi che fu sopra il monte inculto e fiero
sicur dal
mar, nuovo timor gli nacque
d'avere esilio in sì strette confine,
e di
morirvi di disagio al fine.
52
Ma pur col core indomito, e costante
di patir quanto è in ciel di
lui prescritto,
pei duri sassi l'intrepide piante
mosse, poggiando inv�r
la cima al dritto.
Non era cento passi andato inante,
che vide d'anni e
d'astinenze afflitto
uom ch'avea d'eremita abito e segno,
di molta
riverenza e d'onor degno;
53
che, come gli fu presso: - Saulo, Saulo,
(gridò), perché persegui la
mia fede?
(come allor il Signor disse a san Paulo,
che 'l colpo salutifero
gli diede).
Passar credesti il mar, né pagar naulo,
e defraudare altrui de
la mercede.
Vedi che Dio, c'ha lunga man, ti giunge
quando tu gli pensasti
esser più lunge. -
54
E seguitò il santissimo eremita,
il qual la notte inanzi avuto
avea
in vision da Dio, che con sua aita
allo scoglio Ruggier giunger
dovea:
e di lui tutta la passata vita,
e la futura, e ancor la morte
rea,
figli e nipoti ed ogni discendente
gli avea Dio rivelato
interamente.
55
Seguitò l'eremita riprendendo
prima Ruggiero; e al fin poi
confortollo.
Lo riprendea ch'era ito differendo
sotto il soave giogo a
porre il collo;
e quel che dovea far, libero essendo,
mentre Cristo
pregando a sé chiamollo,
fatto avea poi con poca grazia, quando
venir con
sferza il vide minacciando.
56
Poi confortollo che non niega il cielo
tardi o per tempo Cristo a
chi gliel chiede;
e di quelli operarii del Vangelo
narrò, che tutti ebbono
ugual mercede.
Con caritade e con devoto zelo
lo venne ammaestrando ne la
fede,
verso la cella sua con lento passo,
ch'era cavata a mezzo il duro
sasso.
57
Di sopra siede alla devota cella
una piccola chiesa che
risponde
all'oriente, assai commoda e bella:
di sotto un bosco scende sin
all'onde,
di lauri e di ginepri e di mortella,
e di palme fruttifere e
feconde;
che riga sempre una liquida fonte,
che mormorando cade giù dal
monte.
58
Eran degli anni ormai presso a quaranta
che su lo scoglio il
fraticel si messe;
ch'a menar vita solitaria e santa
luogo oportuno il
Salvator gli elesse.
Di frutte colte or d'una or d'altra pianta,
e d'acqua
pura la sua vita resse,
che valida e robusta e senza affanno
era venuta
all'ottantesimo anno.
59
Dentro la cella il vecchio accese il fuoco,
e la mensa ingombrò di
vari frutti,
ove si ricreò Ruggiero un poco,
poscia ch'i panni e i capelli
ebbe asciutti.
Imparò poi più ad agio in questo loco
de nostra fede i gran
misteri tutti;
ed alla pura fonte ebbe battesmo
il dì seguente dal vecchio
medesmo.
60
Secondo il luogo, assai contento stava
quivi Ruggier; che 'l buon
servo di Dio
fra pochi giorni intenzion gli dava
di rimandarlo ove più
avea disio.
Di molte cose intanto ragionava
con lui sovente, or al regno
di Dio,
or agli propri casi appertinenti,
or del suo sangue alle future
genti.
61
Avea il Signor, che 'l tutto intende e vede,
rivelato al santissimo
eremita,
che Ruggier da quel dì ch'ebbe la fede,
dovea sette anni, e non
più, stare in vita;
che per la morte che sua donna diede
a Pinabel, ch'a
lui fia attribuita,
saria, e per quella ancor di Bertolagi,
morto dai
Maganzesi empi e malvagi.
62
E che quel tradimento andrà sì occulto,
che non se n'udirà di fuor
novella;
perché nel proprio loco fia sepulto
ove anco ucciso da la gente
fella:
per questo tardi vendicato ed ulto
fia da la moglie e da la sua
sorella.
E che col ventre pien per lunga via
da la moglie fedel cercato
fia.
63
Fra l'Adice e la Brenta a piè de' colli
ch'al troiano Antenòr
piacqueno tanto,
con le sulfuree vene e rivi molli,
con lieti solchi e
prati ameni a canto,
che con l'alta Ida volentier mutolli,
col sospirato
Ascanio e caro Xanto,
a parturir verrà ne le foreste
che son poco lontane
al frigio Ateste.
64
E ch'in bellezza ed in valor cresciuto
il parto suo, che pur Ruggier
fia detto,
e del sangue troian riconosciuto
da quei Troiani, in lor signor
fia elletto;
e poi da Carlo, a cui sarà in aiuto
incontra i Longobardi
giovinetto,
dominio giusto avrà del bel paese,
e titolo onorato di
marchese.
65
E perché dirà Carlo in latino: - <I>Este</I>
signori
qui, - quando faragli il dono,
nel secolo futur nominato Este
sarà il bel
luogo con augurio buono;
e così lascierà il nome d'Ateste
de le due prime
note il vecchio suono.
Avea Dio ancora al servo suo predetta
di Ruggier la
futura aspra vendetta:
66
ch'in visione alla fedel consorte
apparirà dinanzi al giorno un
poco;
e le dirà chi l'avrà messo a morte,
e, dove giacerà, mostrerà il
loco:
onde ella poi con la cognata forte
distruggerà Pontieri a ferro e a
fuoco;
né farà a' Maganzesi minor danni
il figlio suo Ruggiero, ov'abbia
gli anni.
67
D'Azzi, d'Alberti, d'Obici discorso
fatto gli aveva, e di lor stirpe
bella,
insino a Nicolò, Leonello, Borso,
Ercole, Alfonso, Ippolito e
Issabella.
Ma il santo vecchio, ch'alla lingua ha il morso,
non di quanto
egli sa però favella:
narra a Ruggier quel che narrar conviensi;
e quel
ch'in sé de' ritener, ritiensi.
68
In questo tempo Orlando e Brandimarte
e 'l marchese Olivier col
ferro basso
vanno a trovare il saracino Marte
(che così nominar si può
Gradasso)
e gli altri duo che da contraria parte
han mosso i buon destrier
più che di passo;
io dico il re Agramante e 'l re Sobrino:
rimbomba al
corso il lito e 'l mar vicino.
69
Quando allo scontro vengono a trovarsi,
e in tronchi vola al ciel
rotta ogni lancia,
del gran rumor fu visto il mar gonfiarsi,
del gran
rumor che s'udì sino in Francia.
Venne Orlando e Gradasso a
riscontrarsi;
e potea stare ugual questa bilancia,
se non era il vantaggio
di Baiardo,
che fe' parer Gradasso più gagliardo.
70
Percosse egli il destrier di minor forza,
ch'Orlando avea, d'un urto
così strano,
che lo fece piegare a poggia e ad orza,
e poi cader, quanto
era lungo, al piano.
Orlando di levarlo si risforza
tre volte e quattro, e
con sproni e con mano;
e quando al fin nol può levar, ne scende,
lo scudo
imbraccia, e Balisarda prende.
71
Scontrossi col re d'Africa Oliviero;
e fur di quello incontro a paro
a paro.
Brandimarte restar senza destriero
fece Sobrin: ma non si seppe
chiaro
se v'ebbe il destrier colpa o il cavalliero;
ch'avezzo era cader
Sobrin di raro.
O del destriero o suo pur fosse il fallo,
Sobrin si
ritrovò giù del cavallo.
72
Or Brandimarte che vide per terra
il re Sobrin, non l'assalì
altrimente,
ma contra il re Gradasso si disserra,
ch'avea abbattuto
Orlando parimente.
Tra il marchese e Agramante andò la guerra
come fu
cominciata primamente:
poi che si roppon l'aste negli scudi,
s'eran
tornati incontra a stocchi ignudi.
73
Orlando, che Gradasso in atto vede,
che par ch'a lui tornar poco gli
caglia;
né tornar Brandimarte gli concede,
tanto lo stringe e tanto lo
travaglia;
si volge intorno, e similmente a piede
vede Sobrin che sta
senza battaglia.
V�r lui s'aventa; e al muover de le piante
fa il ciel
tremar del suo fiero sembiante.
74
Sobrin che di tanto uom vede l'assalto,
stretto ne l'arme
s'apparecchia tutto:
come nocchiero a cui vegna a gran salto
muggendo
incontra il minaccioso flutto,
drizza la prora; e quando il mar
tant'alto
vede salire, esser vorria all'asciutto.
Sobrin lo scudo oppone
alla ruina
che da la spada vien di Falerina.
75
Di tal finezza è quella Balisarda,
che l'arme le puon far poco
riparo;
in man poi di persona sì gagliarda,
in man d'Orlando, unico al
mondo o raro,
taglia lo scudo; e nulla la ritarda,
perché cerchiato sia
tutto d'acciaro:
taglia lo scudo e sino al fondo fende,
e sotto a quello
in su la spalla scende.
76
Scende alla spalla; e perché la ritrovi
di doppia lama e di maglia
coperta,
non vuol però che molto ella le giovi,
che di gran piaga non la
lasci aperta.
Mena Sobrin; ma indarno è che si provi
ferire Orlando, a cui
per grazia certa
diede il Motor del cielo e de le stelle,
che mai forar
non se gli può la pelle.
77
Radoppia il colpo il valoroso conte,
e pensa da le spalle il capo
torgli.
Sobrin che sa il valor di Chiaramonte,
e che poco gli val lo scudo
opporgli,
s'arretra, ma non tanto, che la fronte
non venisse anco
Balisarda a corgli.
Di piatto fu, ma il colpo tanto fello,
ch'amaccò
l'elmo, e gl'intronò il cervello.
78
Cadde Sobrin del fiero colpo in terra,
onde a gran pezzo poi non è
risorto.
Crede finita aver con lui la guerra
il paladino, e che si giaccia
morto;
e verso il re Gradasso si disserra,
che Brandimarte non meni a mal
porto:
che 'l pagan d'arme e di spada l'avanza
e di destriero, e forse di
possanza.
79
L'ardito Brandimarte in su Frontino,
quel buon destrier che di
Ruggier fu dianzi,
si porta così ben col Saracino,
che non par già che
quel troppo l'avanzi:
e s'egli avesse osbergo così fino
come il pagan, gli
staria meglio inanzi;
ma gli convien (che mal si sente armato)
spesso dar
luogo or d'uno or d'altro lato.
80
Altro destrier non è che meglio intenda
di quel Frontino il
cavalliero a cenno:
par che dovunque Durindana scenda,
or quinci or quindi
abbia a schivarla senno.
Agramante e Olivier battaglia orrenda
altrove
fanno, e giudicar si denno
per duo guerrier di pari in arme accorti,
e
pochi differenti in esser forti.
81
Avea lasciato, come io dissi, Orlando
Sobrino in terra; e contra il
re Gradasso,
soccorrer Brandimarte disiando,
come si trovò a piè, venìa a
gran passo.
Era vicin per assalirlo, quando
vide in mezzo del campo andare
a spasso
il buon cavallo onde Sobrin fu spinto;
e per averlo, presto si fu
accinto.
82
Ebbe il destrier, che non trovò contesa,
e levò un salto, ed entrò
ne la sella.
Ne l'una man la spada tien sospesa,
mette l'altra alla
briglia ricca e bella.
Gradasso vede Orlando, e non gli pesa,
ch'a lui ne
viene, e per nome l'appella.
Ad esso e a Brandimarte e all'altro spera
far
parer notte, e che non sia ancor sera.
83
Voltasi al conte, e Brandimarte lassa,
e d'una punta lo trova al
camaglio:
fuor che la carne, ogni altra cosa passa:
per forar quella è
vano ogni travaglio.
Orlando a un tempo Balisarda abbassa:
non vale
incanto ov'ella mette il taglio.
L'elmo, lo scudo, l'osbergo e
l'arnese,
venne fendendo in giù ciò ch'ella prese;
84
e nel volto e nel petto e ne la coscia
lasciò ferito il re di
Sericana,
di cui non fu mai tratto sangue, poscia
ch'ebbe quell'arme: or
gli par cosa strana
che quella spada (e n'ha dispetto e angoscia)
le tagli
or sì; né pur è Durindana.
E se più lungo il colpo era o più
appresso,
l'avria dal capo insino al ventre fesso.
85
Non bisogna più aver ne l'arme fede,
come avea dianzi; che la prova
è fatta.
Con più riguardo e più ragion procede,
che non solea; meglio al
parar si adatta.
Brandimarte ch'Orlando entrato vede,
che gli ha di man
quella battaglia tratta,
si pone in mezzo all'una e all'altra
pugna,
perché in aiuto, ove è bisogno, giugna.
86
Essendo la battaglia in tale istato,
Sobrin, ch'era giaciuto in
terra molto,
si levò, poi ch'in sé fu ritornato;
e molto gli dolea la
spalla e 'l volto:
alzò la vista e mirò in ogni lato;
poi dove vide il suo
signor, rivolto,
per dargli aiuto i lunghi passi torse
tacito sì, ch'alcun
non se n'accorse.
87
Vien dietro ad Olivier che tenea gli occhi
al re Agramante e poco
altro attendea;
e gli ferì nei deretan ginocchi
il destrier di percossa in
modo rea,
che senza indugio è forza che trabocchi.
Cade Olivier, né 'l
piede aver potea,
il manco piè, ch'al non pensato caso
sotto il cavallo in
staffa era rimaso.
88
Sobrin radoppia il colpo, e di riverso
gli mena, e se gli crede il
capo torre;
ma lo vieta l'acciar lucido e terso,
che temprò già Vulcan,
portò già Ettorre.
Vede il periglio Brandimarte, e verso
il re Sobrino a
tutta briglia corre;
e lo fere in sul capo, e gli dà d'urto;
ma il fiero
vecchio è tosto in piè risurto;
89
e torna ad Olivier per dargli spaccio,
sì ch'espedito all'altra vita
vada;
o non lasciare almen ch'esca d'impaccio,
ma che si stia sotto 'l
cavallo a bada.
Olivier c'ha di sopra il miglior braccio,
sì che si può
difender con la spada,
di qua di là tanto percuote e punge,
che, quanta è
lunga, fa Sobrin star lunge.
90
Spera, s'alquanto il tien da sé rispinto,
in poco spazio uscir di
quella pena.
Tutto di sangue il vede molle e tinto,
e che ne versa tanto
in su l'arena,
che gli par ch'abbia tosto a restar vinto:
debole è sì, che
si sostiene a pena.
Fa per levarsi Olivier molte prove,
né da dosso il
destrier però si muove.
91
Trovato ha Brandimarte il re Agramante,
e cominciato a tempestargli
intorno:
or con Frontin gli è al fianco, or gli è davante,
con quel
Frontin che gira come un torno.
Buon cavallo ha il figliuol di
Monodante:
non l'ha peggiore il re di Mezzogiorno;
ha Brigliador che gli
donò Ruggiero
poi che lo tolse a Mandricardo altiero.
92
Vantaggio ha bene assai de l'armatura;
a tutta prova l'ha buona e
perfetta.
Brandimarte la sua tolse a ventura,
qual poté avere a tal
bisogno in fretta:
ma sua animosità sì l'assicura,
ch'in miglior tosto di
cangiarla aspetta;
come che 'l re african d'aspra percossa
la spalla
destra gli avea fatta rossa;
93
e serbi da Gradasso anco nel fianco
piaga da non pigliar però da
giuoco.
Tanto l'attese al varco il guerrier franco,
che di cacciar la
spada trovò loco.
Spezzò lo scudo, e ferì il braccio manco,
e poi ne la
man destra il toccò un poco.
Ma questo un scherzo si può dire e un
spasso
verso quel che fa Orlando e 'l re Gradasso.
94
Gradasso ha mezzo Orlando disarmato;
l'elmo gli ha in cima e da dui
lati rotto,
e fattogli cader lo scudo al prato,
osbergo e maglia apertagli
di sotto:
non l'ha ferito già, ch'era affatato.
Ma il paladino ha lui
peggio condotto:
in faccia, ne la gola, in mezzo il petto
l'ha ferito,
oltre a quel che già v'ho detto.
95
Gradasso disperato, che si vede
del proprio sangue tutto molle e
brutto,
e ch'Orlando del suo dal capo al piede
sta dopo tanti colpi ancora
asciutto;
leva il brando a due mani, e ben si crede
partirgli il capo, il
petto, il ventre e 'l tutto:
e a punto, come vuol, sopra la
fronte
percuote a mezza spada il fiero conte.
96
E s'era altro ch'Orlando, l'avria fatto,
l'avria sparato fin sopra
la sella:
ma, come colto l'avesse di piatto,
la spada ritornò lucida e
bella.
De la percossa Orlando stupefatto,
vide, mirando in terra, alcuna
stella:
lasciò la briglia, e 'l brando avria lasciato;
ma di catena al
braccio era legato.
97
Del suon del colpo fu tanto smarrito
il corridor ch'Orlando avea sul
dorso,
che discorrendo il polveroso lito,
mostrando gìa quanto era buono
al corso.
De la percossa il conte tramortito,
non ha valor di ritenergli
il morso.
Segue Gradasso, e l'avria tosto giunto,
poco più che Baiardo
avesse punto.
98
Ma nel voltar degli occhi, il re Agramante
vide condotto all'ultimo
periglio:
che ne l'elmo il figliuol di Monodante
col braccio manco gli ha
dato di piglio;
e glie l'ha dislacciato già davante,
e tenta col pugnal
nuovo consiglio:
né gli può far quel re difesa molta,
perché di man gli ha
ancor la spada tolta.
99
Volta Gradasso, e più non segue Orlando,
ma, dove vede il re
Agramante, accorre.
L'incauto Brandimarte, non pensando
ch'Orlando costui
lasci da sé torre,
non gli ha né gli occhi né 'l pensiero, instando
il
coltel ne la gola al pagan porre.
Giunge Gradasso, e a tutto suo
potere
con la spada a due man l'elmo gli fere.
100
Padre del ciel, dà fra gli eletti tuoi
spiriti luogo al martir tuo
fedele,
che giunto al fin de' tempestosi suoi
viaggi, in porto ormai lega
le vele.
Ah Durindana, dunque esser tu puoi
al tuo signore Orlando sì
crudele,
che la più grata compagnia e più fida
ch'egli abbia al mondo,
inanzi tu gli uccida?
101
Di ferro un cerchio grosso era duo dita
intorno all'elmo, e fu
tagliato e rotto
dal gravissimo colpo, e fu partita
la cuffia de l'acciar
ch'era di sotto.
Brandimarte con faccia sbigottita
giù del destrier si
riversciò di botto;
e fuor del capo fe' con larga vena
correr di sangue un
fiume in su l'arena.
102
Il conte si risente, e gli occhi gira,
ed ha il suo Brandimarte in
terra scorto;
e sopra in atto il Serican gli mira,
che ben conoscer può
che glie l'ha morto.
Non so se in lui poté più il duolo o l'ira;
ma da
piangere il tempo avea sì corto,
che restò il duolo, e l'ira uscì più in
fretta.
Ma tempo è ormai che fine al canto io
metta.
