Ruggiero, saputo che il cavaliere misterioso (Bradamante) chiede di lui, subito si prepara al combattimento. Ferraù dice però di aver riconosciuto Ricciardetto, fratello di Rinaldo, nel guerriero che l'ha sconfitto, e, sapendo che il ragazzo non ha una simile forza, conclude quindi che si tratta necessariamente di Bradamante. Ruggiero non sa a questo cosa fare e ritarda la propria uscita.
L'esercito saraceno esce dalle mura di Arles. L'esercito cristiano abbandona l'accampamento per sostenere da vicino il proprio cavaliere. Si accendono le prime liti tra le due fazioni ed inzia così una nuova battaglia.
Bradamante riconosce Ruggiero grazie al suo scudo azzurro con al centro un'aquila d'argento. La donna inveisce contro il pagano, dicendogli chiaramante di volerlo uccidere. Ruggiero capisce che la causa di tutto è il suo non avere mantenuto i patti. Vorrebbe parlarle per spiegare le proprie ragioni ma Bradamante ha ormai già lanciato al galoppo il suo destriero contro di lui.
Ruggiero riesce infine ad avvicinarsi all'amata ed a convincerla a lasciarlo parlare. Si allontanano quindi entrambi dal campo di battaglia e raggiungono un sepolcro di marmo eretto in mezzo ad un bosco.
Una voce proveniente dal sepolcro fa interrompere il duello tra Marfisa e Ruggiero. Si tratta del mago Atlante, morto per il dolore provocato dal non essere riuscito a proteggere Ruggiero dal suo destino (le stelle gli avevano predetto che sarebbe stato ucciso a tradimento dai cristiani).
Ruggiero e Marfisa si scoprono fratelli, abbandonano il combattimento e si abbracciano fraternamente. Ruggiero confessa quindi alla sorella l'amore che prova per Bradamante, le due donne si abbracciano affettuosamente ed abbandonano così anche loro ogni ostilità. Marfisa vuole sapere qualcosa di più riguardo alla loro madre ed al loro padre, Ruggiero le racconta la loro storia.
Astianatte, figlio di Ettore, raggiunse la Sicilia e diede così inizio ad una nuova stirpe Troiana. Molti re romani furono suoi discententi, tra i quali re Carlo Magno. Discese da quella stirpe Troiana anche il loro padre Ruggiero II, che dovette scontrarsi contro re Agolante, giunto alle porte di Reggio con i figli Almonte, Troiano e Galaciella. Quest'ultima si innamorò di Ruggiero II, si convertì al cristianesimo e sposò l'amato.
Marfisa rimase in silenzio durante tutto il racconto, godendo per le sue nobili origini. Quando sente però che suo padre era stato ucciso dal padre di re Agramante, non può fare a meno di rimproverare il fratello per non averne vendicato la morte; non solo non aveva ucciso re Agramante ma aveva anche combattuto per lui. Marfisa dichiara la sua cristianità e promette di uccidere il re pagano. Dice infine di non voler più vedere il fratello in mezzo a cavalieri saraceni se non con l'intenzione di ucciderli.
Ruggiero sta per ripartire in sella al proprio destriero, quando il suono di un pianto richiama la loro attenzione.
Marfisa, desiderosa di conquistare quella vittoria, approfitta dell'incertezza dell'uomo per uscire dalle mure e sfidare a duello il cavaliere. Bradamante capisce che non si tratta di Ruggiero, chiede il nome all'avversario, e saputo che si tratta di Marfisa, la donna che le ha rubato l'amante, si accende subito d'ira ed è intenzionata ad ucciderla. Marfisa viene buttata a terra, subito si rialza, impugna la spada e si lancia contro l'avversario per vendicarsi dell'umiliazione subita. La donna pagana cerca di ferire il cavallo di Bradamante, ma questa è veloce a schivare i colpi ed a ributtare nuovamente a terra la rivale, toccandola appenna con la propria lancia incantata.
Il pagano si stringe nell'armatura e tiene la lancia di lato per non ferirla. Lei all'ultimo non riesce a colpirlo e decide quindi di sfogare la propria ira contro gli altri avversari saraceni. Tale sarà la sua furia che la nuova sconfitta dell'esercito di Agramante può essere completamante attribuita a lei.
Marfisa, riuscita nel frattempo a risalire a cavallo e visto Ruggiero partire al galoppo all'inseguimento di Bradamante, subito si inoltra nel bosco e giunge anch'essa al sepolcro. Bradamante si lancia contra la donna, che crede essere la causa del suo male, e la disarciona toccandola una volta ancora con la sua lancia incantata. Inizia un feroce combattimento con la spada, poi, man mano che le avversarie si avvicinano, con i pugnali ed infine con pugni e calci. Ruggiero tenta con le preghiere di separare le due guerriere senza ottenere ascolto, passa infine alle maniere forti e fa così indirizzare contro di sé l'ira di Marfisa. Bradamante rimane da parte a godersi la scena, tale da rimuovere ogni suo precedente dubbio riguardo alla loro relazione.
Nel duello con la spada Ruggiero cerca di colpire l'avversaria di piatto per non ferirla (la sua spada incantata era in grado di annullare l'invulnerabilità della corazza della donna). Marfisa gli infligge un duro colpo che gli fa perdere la sensibilità ad un braccio. L'uomo perde completamente la pazienza ed affonda un duro colpo di punta che, per fortuna, colpisce solo un cipresso e fa tramare tutto il bosco.
Il mago comunica a Ruggiero e Marfisa che sono fratelli gemelli. Almonte e Troiano, padre di re Agramante, avevano ucciso il loro padre Ruggiero II ed abbandonato in mare la loro madre Galaciella. La fortuna aveva però messo in salvo la donna, che li aveva così dati alla luce ed era morta subito dopo.
Atlante aveva dato sepoltura a Galaciella ed aveva allevato i due bambini, facendoli allattare da una leonessa. Un giorno un gruppo di arabi aveva rapido la bambina, ed a lui era rimasto solo Ruggiero.
Detto questo, lo spirito del mago svanisce per raggiungere il regno degli inferi.
Anche Beltramo, fratello di Ruggiero II, era innamorato della stessa donna ed aprì le porte di Reggio ai nemici, credendo di poterla così fare sua. Agolante ed il suo esercito fecero però una strage ed abbandonarono infine in mare Galaciella.
Bradamante gioisce ed approfitta del vantaggio per convincere definitvamente Ruggiero ad abbandonare re Agramante ad unirsi al seguito di re Carlo. Il cavaliere non può però fare altro che promettere di aprofittare della prima buona occasione per lasciare l'esercito saraceno, senza compromettere il proprio onore.
Marfisa convince Bradamante a lasciarlo tornare da Agramante, promettendo di fare quanto le è possibile per fornire al fratello l'occasione.
Riassunto del Canto
Testo del Canto
1
Convien ch'ovunque sia, sempre cortese
sia un cor gentil, ch'esser
non può altrimente;
che per natura e per abito prese
quel che di mutar poi
non è possente.
Convien ch'ovunque sia, sempre palese
un cor villan si
mostri similmente.
Natura inchina al male, e viene a farsi
l'abito poi
difficile a mutarsi.
2
Di cortesia, di gentilezza esempi
fra gli antiqui guerrier si vider
molti,
e pochi fra i moderni; ma degli empi
costumi avvien ch'assai ne
vegga e ascolti
in quella guerra, Ippolito, che i tempi
di segni ornaste
agli nimici tolti,
e che traeste lor galee captive
di preda carche alle
paterne rive.
3
Tutti gli atti crudeli ed inumani
ch'usasse mai Tartaro o Turco o
Moro,
(non già con volontà de' Veneziani,
che sempre esempio di giustizia
foro),
usaron l'empie e scelerate mani
di rei soldati, mercenari
loro.
Io non dico or di tanti accesi fuochi
ch'arson le ville e i nostri
ameni lochi:
4
ben che fu quella ancor brutta vendetta,
massimamente contra voi,
ch'appresso
Cesare essendo, mentre Padua stretta
era d'assedio, ben sapea
che spesso
per voi più d'una fiamma fu interdetta,
e spento il fuoco
ancor, poi che fu messo,
da villaggi e da templi, come piacque,
all'alta
cortesia che con voi nacque.
5
Io non parlo di questo né di tanti
altri lor discortesi e crudeli
atti;
ma sol di quel che trar dai sassi i pianti
debbe poter, qual volta
se ne tratti:
quel dì, Signor, che la famiglia inanti
vostra mandaste là
dove ritratti
dai legni lor con importuni auspici
s'erano in luogo forte
gl'inimici.
6
Qual Ettorre ed Enea sin dentro ai flutti,
per abbruciar le navi
greche, andaro;
un Ercol vidi e un Alessandro, indutti
da troppo ardir,
partirsi a paro a paro,
e spronando i destrier, passarci tutti,
e i nemici
turbar fin nel riparo,
e gir sì inanzi, ch'al secondo molto
aspro fu il
ritornare, e al primo tolto.
7
Salvossi il Ferruffin, restò il Cantelmo.
Che cor, duca di Sora, che
consiglio
fu allora il tuo, che trar vedesti l'elmo
fra mille spade al
generoso figlio,
e menar preso a nave, e sopra un schelmo
troncargli il
capo? Ben mi maraviglio
che darti morte lo spettacol solo
non poté, quanto
il ferro a tuo figliuolo.
8
Schiavon crudele, onde hai tu il modo appreso
de la milizia? In qual
Scizia s'intende
ch'uccider si debba un, poi che gli è preso,
che rende
l'arme, e più non si difende?
Dunque uccidesti lui, perché ha difeso
la
patria? Il sole a torto oggi risplende,
crudel seculo, poi che pieno
sei
di Tiesti, di Tantali e di Atrei.
9
Festi, barbar crudel, del capo scemo
il più ardito garzon che di sua
etade
fosse da un polo e l'altro, e da l'estremo
lito degl'Indi a quello
ove il sol cade.
Potea in Antropofàgo, in Polifemo
la beltà e gli anni
suoi trovar pietade;
ma non in te, più crudo e più fellone
d'ogni Ciclope
e d'ogni Lestrigone.
10
Simile esempio non credo che sia
fra gli antiqui guerrier, di quai
li studi
tutti fur gentilezza e cortesia;
né dopo la vittoria erano
crudi.
Bradamante non sol non era ria
a quei ch'avea, toccando lor gli
scudi,
fatto uscir de la sella, ma tenea
loro i cavalli, e rimontar
facea.
11
Di questa donna valorosa e bella
io vi dissi di sopra, che
abbattuto
avea Serpentin quel da la Stella,
Grandonio di Volterra e
Ferrauto,
e ciascun d'essi poi rimesso in sella;
e dissi ancor che 'l
terzo era venuto,
da lei mandato a disfidar Ruggiero,
là dove era stimata
un cavalliero.
12
Ruggier tenne lo 'nvito allegramente,
e l'armatura sua fece
venire.
Or mentre che s'armava al re presente,
tornaron quei signor di
nuovo a dire
chi fosse il cavallier tanto eccellente,
che di lancia sapea
sì ben ferire;
e Ferraù, che parlato gli avea,
fu domandato se lo
conoscea.
13
Rispose Ferraù: - Tenete certo
che non è alcun di quei ch'avete
detto.
A me parea, ch'il vidi a viso aperto,
il fratel di Rinaldo
giovinetto:
ma poi ch'io n'ho l'alto valore esperto,
e so che non può
tanto Ricciardetto,
penso che sia la sua sorella, molto
(per quel ch'io
n'odo) a lui simil di volto.
14
Ella ha ben fama d'esser forte a pare
del suo Rinaldo e d'ogni
paladino;
ma, per quanto io ne veggo oggi, mi pare
che val più del fratel,
più del cugino. -
Come Ruggier lei sente ricordare,
del vermiglio color
che 'l matutino
sparge per l'aria, si dipinge in faccia,
e nel cor triema,
e non sa che si faccia.
15
A questo annunzio, stimulato e punto
da l'amoroso stral, dentro
infiammarse,
e per l'ossa sentì tutto in un punto
correre un giaccio che
'l timor vi sparse,
timor ch'un nuovo sdegno abbia consunto
quel grande
amor che già per lui sì l'arse.
Di ciò confuso non si
risolveva,
s'incontra uscirle, o pur restar doveva.
16
Or quivi ritrovandosi Marfisa,
che d'uscire alla giostra avea gran
voglia,
ed era armata, perché in altra guisa
è raro, o notte o dì, che tu
la coglia;
sentendo che Ruggier s'arma, s'avisa
che di quella vittoria
ella si spoglia
se lascia che Ruggiero esca fuor prima:
pensa ire inanzi,
e averne il pregio stima.
17
Salta a cavallo, e vien spronando in fretta
ove nel campo la figlia
d'Amone
con palpitante cor Ruggiero aspetta,
desiderosa farselo
prigione,
e pensa solo ove la lancia metta,
perché del colpo abbia minor
lesione.
Marfisa se ne vien fuor de la porta,
e sopra l'elmo una fenice
porta;
18
o sia per sua superbia, dinotando
se stessa unica al mondo in esser
forte,
o pur sua casta intenzion lodando
di viver sempremai senza
consorte.
La figliuola d'Amon la mira; e quando
le fattezze ch'amava non
ha scorte,
come si nomi le domanda, ed ode
esser colei che del suo amor si
gode;
19
o per dir meglio, esser colei che crede
che goda del suo amor, colei
che tanto
ha in odio e in ira, che morir si vede,
se sopra lei non vendica
il suo pianto.
Volta il cavallo, e con gran furia riede,
non per desir di
porla in terra, quanto
di passarle con l'asta in mezzo il petto,
e libera
restar d'ogni suspetto.
20
Forza è a Marfisa ch'a quel colpo vada
a provar se 'l terreno è duro
o molle;
e cosa tanto insolita le accada,
ch'ella n'è per venir di sdegno
folle.
Fu in terra a pena, che trasse la spada,
e vendicar di quel cader
si volle.
La figliuola d'Amon non meno altiera
gridò: - Che fai? tu sei
mia prigioniera.
21
Se bene uso con gli altri cortesia,
usar teco, Marfisa, non la
voglio,
come a colei che d'ogni villania
odo che sei dotata e d'ogni
orgoglio. -
Marfisa a quel parlar fremer s'udia
come un vento marino in
uno scoglio.
Grida, ma sì per rabbia si confonde,
che non può esprimer
fuor quel che risponde.
22
Mena la spada, e più ferir non mira
lei, che 'l destrier, nel petto
e ne la pancia:
ma Bradamante al suo la briglia gira,
e quel da parte
subito si lancia;
e tutto a un tempo con isdegno ed ira
la figliuola
d'Amon spinge la lancia,
e con quella Marfisa tocca a pena,
che la fa
riversar sopra l'arena.
23
A pena ella fu in terra, che rizzosse,
cercando far con la spada
mal'opra.
Di nuovo l'asta Bradamante mosse,
e Marfisa di nuovo andò
sozzopra.
Ben che possente Bradamante fosse,
non però sì a Marfisa era di
sopra,
che l'avesse ogni colpo riversata;
ma tal virtù ne l'asta era
incantata.
24
Alcuni cavallieri in questo mezzo,
alcuni, dico, de la parte
nostra,
se n'erano venuti dove, in mezzo
l'un campo e l'altro, si facea la
giostra
(che non eran lontani un miglio e mezzo),
veduta la virtù che 'l
suo dimostra;
il suo che non conoscono altrimente
che per un cavallier de
la lor gente.
25
Questi vedendo il generoso figlio
di Troiano alle mura
approssimarsi,
per ogni caso, per ogni periglio
non volse sproveduto
ritrovarsi;
e fe' che molti all'arme dier di piglio,
e che fuor dei ripari
appresentarsi.
Tra questi fu Ruggiero, a cui la fretta
di Marfisa la
giostra avea intercetta.
26
L'inamorato giovene mirando
stava il successo, e gli tremava il
core,
de la sua cara moglie dubitando;
che di Marfisa ben sapea il
valore.
Dubitò, dico, nel principio, quando
si mosse l'una e l'altra con
furore;
ma visto poi come successe il fatto,
restò maraviglioso e
stupefatto:
27
e poi che fin la lite lor non ebbe,
come avean l'altre avute, al
primo incontro,
nel cor profundamente gli ne 'ncrebbe,
dubbioso pur di
qualche strano incontro.
De l'una egli e de l'altra il ben
vorrebbe;
ch'ama amendue: non che da porre incontro
sien questi amori: è
l'un fiamma e furore,
l'altro benivolenza più ch'amore.
28
Partita volentier la pugna avria,
se con suo onor potuto avesse
farlo.
Ma quei ch'egli avea seco in compagnia,
perché non vinca la parte
di Carlo,
che già lor par che superior ne sia,
saltan nel campo, e
vogliono turbarlo.
Da l'altra parte i cavallier cristiani
si fanno inanzi,
e son quivi alle mani.
29
Di qua di là gridar si sente all'arme,
come usati eran far quasi
ogni giorno.
Monti chi è a piè, chi non è armato s'arme,
alla bandiera
ognun faccia ritorno!
dicea con chiaro e bellicoso carme
più d'una tromba
che scorrea d'intorno:
e come quelle svegliano i cavalli,
svegliano i
fanti i timpani e i taballi.
30
La scaramuccia fiera e sanguinosa,
quanto si possa imaginar, si
mesce.
La donna di Dordona valorosa,
a cui mirabilmente aggrava e
incresce
che quel di ch'era tanto disiosa,
di por Marfisa a morte, non
riesce;
di qua di là si volge e si raggira,
se Ruggier può veder, per cui
sospira.
31
Lo riconosco all'aquila d'argento
c'ha nello scudo azzurro il
giovinetto.
Ella con gli occhi e col pensiero intento
si ferma a
contemplar le spalle e 'l petto,
le leggiadre fattezze, e 'l
movimento
pieno di grazia; e poi con gran dispetto,
imaginando ch'altra ne
gioisse,
da furore assalita così disse:
32
- Dunque baciar sì belle e dolce labbia
deve altra, se baciar non le
poss'io?
Ah non sia vero già ch'altra mai t'abbia;
che d'altra esser non
déi, se non sei mio.
Più tosto che morir sola di rabbia,
che meco di mia
man mori, disio;
che se ben qui ti perdo, almen l'inferno
poi mi ti renda,
e stii meco in eterno.
33
Se tu m'occidi, è ben ragion che deggi
darmi de la vendetta anco
conforto;
che voglion tutti gli ordini e le leggi,
che chi dà morte altrui
debba esser morto.
Né par ch'anco il tuo danno il mio pareggi;
che tu mori
a ragione, io moro a torto.
Farò morir chi brama, ohimè! ch'io muora;
ma
tu, crudel, chi t'ama e chi t'adora.
34
Perché non déi tu, mano, essere ardita
d'aprir col ferro al mio
nimico il core?
che tante volte a morte m'ha ferita
sotto la pace in
sicurtà d'amore,
ed or può consentir tormi la vita,
né pur aver pietà del
mio dolore.
Contra questo empio ardisci, animo forte:
vendica mille mie
con la sua morte. -
35
Gli sprona contra in questo dir, ma prima:
- Guardati (grida),
perfido Ruggiero:
tu non andrai, s'io posso, de la opima
spoglia del cor
d'una donzella altiero. -
Come Ruggiero ode il parlare, estima
che sia la
moglie sua, com'era in vero,
la cui voce in memoria sì bene ebbe,
ch'in
mille riconoscer la potrebbe.
36
Ben pensa quel che le parole denno
volere inferir più; ch'ella
l'accusa
che la convenzion ch'insieme fenno,
non le osservava: onde per
farne iscusa,
di volerle parlar le fece cenno:
ma quella già con la
visiera chiusa
venìa dal dolor spinta e da la rabbia,
per porlo, e forse
ove non era sabbia.
37
Quando Ruggier la vede tanto accesa,
si ristringe ne l'arme e ne la
sella:
la lancia arresta; ma la tien sospesa,
piegata in parte ove non
nuoccia a quella.
La donna, ch'a ferirlo e a fargli offesa
venìa con mente
di pietà rubella,
non poté sofferir, come fu appresso,
di porlo in terra e
fargli oltraggio espresso.
38
Così lor lance van d'effetto vote
a quello incontro; e basta ben
s'Amore
con l'un giostra e con l'altro, e gli percuote
d'una amorosa
lancia in mezzo il core.
Poi che la donna sofferir non puote
di far onta a
Ruggier, volge il furore
che l'arde il petto, altrove; e vi fa cose
che
saran, fin che giri il ciel, famose.
39
In poco spazio ne gittò per terra
trecento e più con quella lancia
d'oro.
Ella sola quel dì vinse la guerra,
messe ella sola in fuga il popul
Moro.
Ruggier di qua di là s'aggira ed erra
tanto, che se le accosta e
dice: - Io moro,
s'io non ti parlo: ohimè! che t'ho fatto io,
che mi debbi
fuggire? Odi, per Dio! -
40
Come ai meridional tiepidi venti,
che spirano dal mare il fiato
caldo,
le nievi si disciolveno e i torrenti,
e il ghiaccio che pur dianzi
era sì saldo;
così a quei prieghi, a quei brevi lamenti
il cor de la
sorella di Rinaldo
subito ritornò pietoso e molle,
che l'ira, più che
marmo, indurar volle.
41
Non vuol dargli, o non puote, altra risposta;
ma da traverso sprona
Rabicano,
e quanto può dagli altri si discosta,
ed a Ruggiero accenna con
la mano.
Fuor de la moltitudine in reposta
valle si trasse, ov'era un
piccol piano
ch'in mezzo avea un boschetto di cipressi
che parean d'una
stampa, tutti impressi.
42
In quel boschetto era di bianchi marmi
fatta di nuovo un'alta
sepoltura.
Chi dentro giaccia, era con brevi carmi
notato a chi saperlo
avesse cura.
Ma quivi giunta Bradamante, parmi
che gia non pose mente alla
scrittura.
Ruggier dietro il cavallo affretta e punge
tanto, ch'al bosco e
alla donzella giunge.
43
Ma ritorniamo a Marfisa che s'era
in questo mezzo in sul destrier
rimessa,
e venìa per trovar quella guerriera
che l'avea al primo scontro
in terra messa:
e la vide partir fuor de la schiera,
e partir Ruggier vide
e seguir essa;
né si pensò che per amor seguisse,
ma per finir con l'arme
ingiurie e risse.
44
Urta il cavallo, e vien dietro alla pesta
tanto, ch'a un tempo con
lor quasi arriva.
Quanto sua giunta ad ambi sia molesta,
chi vive amando,
il sa, senza ch'io 'l scriva.
Ma Bradamante offesa più ne resta,
che colei
vede, onde il suo mal deriva.
Chi le può tor che non creda esser vero
che
l'amor ve la sproni di Ruggiero?
45
E perfido Ruggier di nuovo chiama.
- Non ti bastava, perfido (disse
ella),
che tua perfidia sapessi per fama,
se non mi facevi anco veder
quella?
Di cacciarmi da te veggo c'hai brama:
e per sbramar tua voglia
iniqua e fella,
io vo' morir; ma sforzerommi ancora
che muora meco chi è
cagion ch'io mora. -
46
Sdegnosa più che vipera, si spicca,
così dicendo, e va contra
Marfisa;
ed allo scudo l'asta sì le appicca,
che la fa a dietro riversare
in guisa,
che quasi mezzo l'elmo in terra ficca;
né si può dir che sia
colta improvisa:
anzi fa incontra ciò che far si puote;
e pure in terra
del capo percuote.
47
La figliuola d'Amon, che vuol morire
o dar morte a Marfisa, è in
tanta rabbia,
che non ha mente di nuovo a ferire
con l'asta, onde a gittar
di nuovo l'abbia;
ma le pensa dal busto dipartire
il capo mezzo fitto ne
la sabbia:
getta da sé la lancia d'oro, e prende
la spada, e del destrier
subito scende.
48
Ma tarda è la sua giunta; che si trova
Marfisa incontra, e di tanta
ira piena
(poi che s'ha vista alla seconda prova
cader sì facilmente su
l'arena),
che pregar nulla, e nulla gridar giova
a Ruggier che di questo
avea gran pena:
sì l'odio e l'ira le guerriere abbaglia,
che fan da
disperate la battaglia.
49
A mezzo spada vengono di botto;
e per la gran superbia che l'ha
accese,
van pur inanzi, e si son già sì sotto,
ch'altro non puon che
venire alle prese.
Le spade, il cui bisogno era interrotto,
lascian
cadere, e cercan nuove offese.
Priega Ruggiero e supplica amendue,
ma poco
frutto han le parole sue.
50
Quando pur vede che 'l pregar non vale,
di partirle per forza si
dispone:
leva di mano ad amendua il pugnale,
ed al piè d'un cipresso li
ripone.
Poi che ferro non han più da far male,
con prieghi e con minaccie
s'interpone:
ma tutto è invan; che la battaglia fanno
a pugni e a calci,
poi ch'altro non hanno.
51
Ruggier non cessa: or l'una or l'altra prende
per le man, per le
braccia, e la ritira;
e tanto fa, che di Marfisa accende
contra di sé,
quanto si può più, l'ira.
Quella che tutto il mondo vilipende,
alla
amicizia di Ruggier non mira.
Poi che da Bradamante si distacca,
corre
alla spada, e con Ruggier s'attacca.
52
- Tu fai da discortese e da villano,
Ruggiero, a disturbar la pugna
altrui;
ma ti farò pentir con questa mano
che vo' che basti a vincervi
ambedui.
Cerca Ruggier con parlar molto umano
Marfisa mitigar; ma contra
lui
la trova in modo disdegnosa e fiera,
ch'un perder tempo ogni parlar
seco era.
53
All'ultimo Ruggier la spada trasse,
poi che l'ira anco lui fe'
rubicondo.
Non credo che spettacolo mirasse
Atene o Roma o luogo altro del
mondo,
che così a' riguardanti dilettasse,
come dilettò questo e fu
giocondo
alla gelosa Bradamante, quando
questo le pose ogni sospetto in
bando.
54
La sua spada avea tolta ella di terra,
e tratta s'era a riguardar da
parte;
e le parea veder che 'l dio di guerra
fosse Ruggiero alla possanza
e all'arte.
Una furia infernal quando si sferra
sembra Marfisa, se quel
sembra Marte.
Vero è ch'un pezzo il giovene gagliardo
di non far il potere
ebbe riguardo.
55
Sapea ben la virtù de la sua spada;
che tante esperienze n'ha già
fatto.
Ove giunge, convien che se ne vada
l'incanto, o nulla giovi, e stia
di piatto:
sì che ritien che 'l colpo suo non cada
di taglio o punta, ma
sempre di piatto.
Ebbe a questo Ruggier lunga avvertenza:
ma perdé pure un
tratto la pazienza;
56
perché Marfisa una percossa orrenda
gli mena per dividergli la
testa.
Leva lo scudo che 'l capo difenda
Ruggiero, e 'l colpo in su
l'aquila pesta.
Vieta lo 'ncanto che lo spezzi o fenda;
ma di stordir non
però il braccio resta:
e s'avea altr'arme che quelle d'Ettorre,
gli potea
il fiero colpo il braccio torre:
57
e saria sceso indi alla testa, dove
disegnò di ferir l'aspra
donzella.
Ruggiero il braccio manco a pena muove,
a pena più sostien
l'aquila bella.
Per questo ogni pietà da sé rimuove;
par che negli occhi
avampi una facella:
e quanto può cacciar, caccia una punta.
Marfisa, mal
per te, se n'eri giunta!
58
Io non vi so ben dir come si fosse:
la spada andò a ferire in un
cipresso,
e un palmo e più ne l'arbore cacciosse:
in modo era piantato il
luogo spesso.
In quel momento il monte e il piano scosse
un gran tremuoto;
e si sentì con esso
da quell'avel ch'in mezzo il bosco siede,
gran voce
uscir, ch'ogni mortale eccede.
59
Grida la voce orribile: - Non sia
lite tra voi: gli è ingiusto ed
inumano
ch'alla sorella il fratel morte dia,
o la sorella uccida il suo
germano.
Tu, mio Ruggiero, e tu, Marfisa mia,
credete al mio parlar che
non è vano:
in un medesimo utero d'un seme
foste concetti, e usciste al
mondo insieme.
60
Concetti foste da Ruggier secondo:
vi fu Galaciella genitrice,
i
cui fratelli avendole dal mondo
cacciato il genitor vostro infelice,
senza
guardar ch'avesse in corpo il pondo
di voi, ch'usciste pur di lor
radice,
la fer, perché s'avesse ad affogare,
s'un debol legno porre in
mezzo al mare.
61
Ma Fortuna che voi, ben che non nati,
avea già eletti a gloriose
imprese,
fece che 'l legno ai liti inabitati
sopra le Sirti a salvamento
scese;
ove, poi che nel mondo v'ebbe dati,
l'anima eletta al paradiso
ascese.
Come Dio volse e fu vostro destino,
a questo caso io mi trovai
vicino.
62
Diedi alla madre sepoltura onesta,
qual potea darsi in sì deserta
arena;
e voi teneri avolti ne la vesta
meco portai sul monte di
Carena;
e mansueta uscir de la foresta
fecie lasciare i figli una
leena,
de le cui poppe dieci mesi e dieci
ambi nutrir con molto studio
feci.
63
Un giorno che d'andar per la contrada
e da la stanza allontanar
m'occorse,
vi sopravenne a caso una masnada
d'Arabi (e ricordarvene de'
forse),
che te, Marfisa, tolser ne la strada,
ma non poter Ruggier, che
meglio corse.
Restai de la tua perdita dolente,
e di Ruggier guardian più
diligente.
64
Ruggier, se ti guardò, mentre che visse,
il tuo maestro Atlante, tu
lo sai.
Di te senti' predir le stelle fisse,
che tra' cristiani a
tradigion morrai;
e perché il male influsso non seguisse,
tenertene lontan
m'affaticai:
né ostare al fin potendo alla tua voglia,
infermo caddi, e mi
mori' di doglia.
65
Ma inanzi a morte, qui dove previdi
che con Marfisa aver pugna
dovevi,
feci raccor con infernal sussidi
a formar questa tomba i sassi
grevi;
ed a Caron dissi con alti gridi:
- Dopo morte non vo' lo spirto
levi
di questo bosco, fin che non ci giugna
Ruggier con la sorella per far
pugna. -
66
Così lo spirto mio per le belle ombre
ha molti dì aspettato il venir
vostro:
sì che mai gelosia più non t'ingombre,
o Bradamante, ch'ami
Ruggier nostro.
Ma tempo è ormai che de la luce io sgombre,
e mi conduca
al tenebroso chiostro. -
Qui si tacque; e a Marfisa ed alla figlia
d'Amon
lasciò e a Ruggier gran maraviglia.
67
Riconosce Marfisa per sorella
Ruggier con molto gaudio, ed ella
lui;
e ad abbracciarsi, senza offender quella
che per Ruggiero ardea,
vanno ambidui:
e rammentando de l'età novella
alcune cose: i' feci, io
dissi, io fui;
vengon trovando con più certo effetto,
tutto esser ver quel
c'ha lo spirto detto.
68
Ruggiero alla sorella non ascose
quanto avea nel cor fissa
Bradamante;
e narrò con parole affettuose
de le obligazion che le avea
tante:
e non cessò, ch'in grand'amor compose
le discordie ch'insieme
ebbono avante;
e fe', per segno di pacificarsi,
ch'umanamente andaro ad
abbracciarsi.
69
A domandar poi ritornò Marfisa
chi stato fosse, e di che gente il
padre;
e chi l'avesse morto, ed a che guisa,
s'in campo chiuso o fra
l'armate squadre;
e chi commesso avea che fosse uccisa
dal mar atroce la
misera madre:
che se già l'avea udito da fanciulla,
or ne tenea poca
memoria o nulla.
70
Ruggiero incominciò, che da' Troiani
per la linea d'Ettorre erano
scesi;
che poi che Astianatte de le mani
campò d'Ulisse e da li aguati
tesi,
avendo un de' fanciulli coetani
per lui lasciato, uscì di quei
paesi;
e dopo un lungo errar per la marina,
venne in Sicilia e dominò
Messina.
71
- I descendenti suoi di qua dal Faro
signoreggiar de la Calabria
parte;
e dopo più successioni andaro
ad abitar ne la città di
Marte.
Più d'uno imperatore e re preclaro
fu di quel sangue in Roma e in
altra parte,
cominciando a Costante e a Costantino,
sino a re Carlo figlio
de Pipino.
72
Fu Ruggier primo e Gianbaron di questi,
Buovo, Rambaldo, al fin
Ruggier secondo,
che fe', come d'Atlante udir potesti,
di nostra madre
l'utero fecondo.
De la progenie nostra i chiari gesti
per l'istorie vedrai
celebri al mondo. -
Seguì poi, come venne il re Agolante
con Almonte e col
padre d'Agramante;
73
e come menò seco una donzella
ch'era sua figlia, tanto
valorosa,
che molti paladin gittò di sella;
e di Ruggiero al fin venne
amorosa,
e per suo amor del padre fu ribella,
e battezzossi, e diventògli
sposa.
Narrò come Beltramo traditore
per la cognata arse d'incesto
amore;
74
e che la patria e 'l padre e duo fratelli
tradì, così sperando
acquistar lei;
aperse Risa agli nimici, e quelli
fer di lor tutti i
portamenti rei;
come Agolante e i figli iniqui e felli
poser Galaciella,
che di sei
mesi era grave, in mar senza governo,
quando fu tempestoso al
maggior verno.
75
Stava Marfisa con serena fronte
fisa al parlar che 'l suo german
facea:
ed esser scesa da la bella fonte
ch'avea sì chiari rivi, si
godea.
Quindi Mongrana e quindi Chiaramonte
le due progenie derivar
sapea,
ch'al mondo fu molti e molt'anni e lustri
splendide, e senza par
d'uomini illustri.
76
Poi che 'l fratello al fin le venne a dire
che 'l padre d'Agramante
e l'avo e 'l zio
Ruggiero a tradigion feron morire,
e posero la moglie a
caso rio;
non lo poté più la sorella udire,
che lo 'nterroppe, e disse: -
Fratel mio
(salva tua grazia), avuto hai troppo torto
a non ti vendicar
del padre morto.
77
Se in Almonte e in Troian non ti potevi
insanguinar, ch'erano morti
inante,
dei figli vendicar tu ti dovevi.
Perché, vivendo tu, vive
Agramante?
Questa è una macchia che mai non ti levi
dal viso; poi che dopo
offese tante
non pur posto non hai questo re a morte,
ma vivi al soldo suo
ne la sua corte.
78
Io fo ben voto a Dio (ch'adorar voglio
Cristo Dio vero, ch'adorò mio
padre)
che di questa armatura non mi spoglio,
fin che Ruggier non vendico
e mia madre.
E vo' dolermi, e fin ora mi doglio,
di te, se più ti veggo
fra le squadre
del re Agramante o d'altro signor Moro,
se non col ferro in
man per danno loro. -
79
Oh come a quel parlar leva la faccia
la bella Bradamante, e ne
gioisce!
E conforta Ruggier che così faccia
come Marfisa sua ben
l'ammonisce;
e venga a Carlo, e conoscer si faccia,
che tanto onora, lauda
e riverisce
del suo padre Ruggier la chiara fama,
ch'ancor guerrier senza
alcun par lo chiama.
80
Ruggiero accortamente le rispose
che da principio questo far
dovea;
ma per non bene aver note le cose,
come ebbe poi, tardato troppo
avea.
Ora, essendo Agramante che gli pose
la spada al fianco, farebbe opra
rea
dandogli morte, e saria traditore;
che già tolto l'avea per suo
signore.
81
Ben, come a Bradamante già promesse,
promettea a lei di tentare ogni
via,
tanto ch'occasione, onde potesse
levarsi con suo onor, nascer
faria.
E se già fatto non l'avea, non desse
la colpa a lui, m'al re di
Tartaria,
dal qual ne la battaglia che seco ebbe,
lasciato fu, come saper
si debbe.
82
Ed ella ch'ogni dì gli venìa al letto,
buon testimon, quanto alcun
altro, n'era.
Fu sopra questo assai risposto e detto
da l'una e da l'altra
inclita guerriera.
L'ultima conclusion, l'ultimo effetto
è che Ruggier
ritorni alla bandiera
del suo signor, fin che cagion gli accada,
che
giustamente a Carlo se ne vada.
83
- Lascialo pur andar (dicea Marfisa
a Bradamante), e non aver
timore:
fra pochi giorni io farò bene in guisa
che non gli fia Agramante
più signore. -
Così dice ella, né però devisa
quanto di voler fare abbia
nel core.
Tolta da lor licenza, al fin Ruggiero
per tornare al suo re
volgea il destriero;
84
quando un pianto s'udì da le vicine
valli sonar, che li fe' tutti
attenti.
A quella voce fan l'orecchie chine,
che di femina par che si
lamenti.
Ma voglio questo canto abbia qui fine,
e di quel che voglio io,
siate contenti;
che miglior cose vi prometto dire,
s'all'altro canto mi
verrete a udire.
