Abbandonato il combattimento come richiesto da Doralice, Rodomonte e Mandricardo si avviano insieme alla donna ed al nano verso Parigi, per soccorrere il loro re. Incontreranno presso un ruscello quattro cavalieri ed una donna.
Nel frattempo anche Ruggiero, poco dopo aver gettato nel pozzo lo scudo incantato, viene raggiunto dal messaggero inviato da re Agramante e riceve quindi la richiesta di soccorso. Decide però di proseguire oltre, per riuscire a salvare il giovane innamorato della figlia del re Marsilio, e condannato ad essere arso vivo, ma soprattutto per poter ritrovare l'amata Bradamante.
Ricciardetto racconta che un giorno la sorella, ferita alla testa durante un combattimento contro soldati saraceni, si era dovuta tagliare i capelli per curarsi la ferita. Giunta ad una fonte si era poi sdraiata sull'erba ed era stata così vista da Fiordispina, figlia del re Marsilio, che subito, credendo fosse un cavalliere, si innamorò di lei.
La sera Fiordispina aveva invitato nel proprio castello Bradamante e l'aveva anche vestita da donna, così da cercare di spegnere la propria passione, nata avendola scambiata per un uomo a causa dell'armatura che portava. Si coricarono anche nello stesso letto ma mentre Bradamante dormiva, il desiderio dell'altra cresceva sempre di più, pianse, sognò che la compagna cambiasse sesso e pregò anche che ciò avvenisse. La mattina la sorella di Ricciardetto ricevette in dono dall'altra donna un cavallo ed una sopravveste e ritornò infine a Montalbano.
Bradamante aveva raccontato subito tutta la storia ai fratelli ed alla madre. In Ricciardetto, già in precedenza innamorato della ragazza, si riaccese subito il fuoco della passione ed il giovane decise così di vestirsi come la sorella per fare visita a Fiordispina. Nel castello di lei gli venne tolta l'armatura, venne vestito da donna, pettinato, invitato al banchetto ed infine a dormire nello stesso letto della giovane.
Ruggiero e Ricciardetto si recano nel castello di Aldighieri, cugino del ragazzo, che subito gli comunica che i suoi fratelli, fatti prigionieri da Ferraù, stavano ora per essere venduti al loro nemico Bertolagi, della stirpe dei Maganza. Lo scambio si doveva svolgere il giorno seguente. Ruggiero, vedendo la loro tristezza causata dall'impossibilità di intervenire, si prende carico dell'impresa.
Il cavaliere pagano non riesce a dormire quella notte, è tormentato da un dubbio: andare a soccorrere il proprio re senza aver salutato Bradamante o andare a Vallombrosa, dove crede di poter ritrovare l'amata, e perdere così il proprio onore per aver abbandonato Agramante nel momento del bisogno? Decide infine di informare con una lettera Bradamante degli avvenimenti e di ripartire per Parigi per togliere dall'assedio il proprio re, rimandando così il battesimo ed il loro matrimonio. Si impegna quindi, se l'assedio non viene tolto entro trenta giorni, di cercare entro quel termine un buon espediente per allontanarsi comunque dalla battaglia.
Giunto all'interno della piazza dove si sta svolgendo la condanna a morte e visto in faccia il giovane, Ruggiero crede si tratti di Bradamante, tanta è la somiglianza tra il condannato e la sua donna, caduta prigioniera nel tentativo di compiere l'impresa da sola. Il pagano sguaina la propria spada Balisarda, costruita da Falerina per uccidere Orlando, e fa una strage di chiunque gi capiti a tiro. La donna che l'ha condotto lì, nel frattempo libera il giovane ed i tre escono al galoppo dal castello.
Ruggiero è ancora dubbioso circa l'identità della persona che ha salvato, solo la voce grave del giovane ed il fatto che dice di non conoscerlo lo fanno dubitare che si tratti effettivamente della sua amata. Alla fine il ragazzo si presenta: è Ricciardetto, fratello di Rinaldo e di Bradamante e totalmente identico alla sorella.
Fiordispina confessò poi il suo amore alla donna e la baciò anche. Bradamante, imbarazzata, chiarì allora subito la propria identità per mostrare l'errore compiuto dalla figlia del re Marsilio. Nonostante la confessione, Firodispina continuò però ad ardere d'amore per Bradamante, disperandosi ed addolorandosi di non poter sfogare la propria passione amorosa e per il proprio folle sentimento, a quel tempo senza precedenti.
Ricciardetto disse, con la voce camuffata e fingendosi quindi ancora Bradamante, di essere dovuto partire in precedenza per non nuocere con la propria presenza al cuore della giovane. Per giustificare il proprio essere uomo, il ragazzo si inventò una storia. Disse che durante il viaggio di ritorno aveva salvato dalle grinfie di un fauno una ninfa, che subito, in cambio del favore, gli aveva detto di poter esaudire un suo qualunque desiderio. Il giovane aveva allora chiesto di poter sanare la ferita d'amore di Firodispina ed era stato infine trasformato da donna in un uomo.
Passata l'incredulità della donna per quel racconto, subito i due sfogarono la loro passione amorosa e continuarono a farlo per più di un mese, fino a quando il re non venne a sapere la verità e lo condannò così a morte.
Il giorno dopo i tre si recano al luogo dove avrebbe dovuto avvenire lo scambio ed incontrano un cavaliere che ha come insegna una fenice.
Riassunto del Canto
Testo del Canto
1
Oh gran contrasto in giovenil pensiero,
desir di laude ed impeto
d'amore!
né chi più vaglia, ancor si trova il vero;
che resta or questo or
quel superiore.
Ne l'uno ebbe e ne l'altro cavalliero
quivi gran forza il
debito e l'onore;
che l'amorosa lite s'intermesse,
fin che soccorso il
campo lor s'avesse.
2
Ma più ve l'ebbe Amor: che se non era
che così commandò la donna
loro,
non si sciogliea quella battaglia fiera,
che l'un n'avrebbe il
triunfale alloro;
ed Agramante invan con la sua schiera
l'aiuto avria
aspettato di costoro.
Dunque Amor sempre rio non si ritrova:
se spesso
nuoce, anco talvolta giova.
3
Or l'uno e l'altro cavallier pagano,
che tutti ha differiti i suoi
litigi,
va, per salvar l'esercito africano,
con la donna gentil verso
Parigi;
e va con essi ancora il piccol nano
che seguitò del Tartaro i
vestigi,
fin che con lui condotto a fronte a fronte
avea quivi il geloso
Rodomonte.
4
Capitaro in un prato ove a diletto
erano cavallier sopra un
ruscello,
duo disarmati e duo ch'avean l'elmetto,
e una donna con lor di
viso bello.
Chi fosser quelli, altrove vi fia detto;
or no, che di Ruggier
prima favello,
del buon Ruggier di cui vi fu narrato
che lo scudo nel
pozzo avea gittato.
5
Non è dal pozzo ancor lontano un miglio,
che venire un corrier vede
in gran fretta,
di quei che manda di Troiano il figlio
ai cavallieri onde
soccorso aspetta;
dal qual ode che Carlo in tal periglio
la gente saracina
tien ristretta,
che, se non è chi tosto le dia aita,
tosto l'onor vi
lascerà o la vita.
6
Fu da molti pensier ridutto in forse
Ruggier, che tutti l'assaliro a
un tratto;
ma qual per lo miglior dovesse torse,
né luogo avea né tempo a
pensar atto.
Lasciò andare il messaggio, e 'l freno torse
là dove fu da
quella donna tratto,
ch'ad or ad or in modo egli affrettava,
che nessun
tempo d'indugiar le dava.
7
Quindi seguendo il camin preso, venne
(già declinando il sole) ad una
terra
che 'l re Marsilio in mezzo Francia tenne,
tolta di man di Carlo in
quella guerra.
Né al ponte né alla porta si ritenne,
che non gli niega
alcuno il passo o serra,
ben ch'intorno al rastrello e in su le fosse
gran
quantità d'uomini e d'arme fosse.
8
Perch'era conosciuta da la gente
quella donzella ch'avea in
compagnia,
fu lasciato passar liberamente,
né domandato pure onde
venìa.
Giunse alla piazza, e di fuoco lucente,
e piena la trovò di gente
ria;
e vide in mezzo star con viso smorto
il giovine dannato ad esser
morto.
9
Ruggier come gli alzò gli occhi nel viso,
che chino a terra e
lacrimoso stava,
di veder Bradamante gli fu aviso,
tanto il giovine a lei
rassimigliava.
Più dessa gli parea, quanto più fiso
al volto e alla
persona il riguardava;
e fra sé disse: - O questa è Bradamante,
o ch'io
non son Ruggier com'era inante.
10
Per troppo ardir si sarà forse messa
del garzon condennato alla
difesa;
e poi che mal la cosa l'è successa,
ne sarà stata, come io veggo,
presa.
Deh perché tanta fretta, che con essa
io non potei trovarmi a
questa impresa?
Ma Dio ringrazio che ci son venuto,
ch'a tempo ancora io
potrò darle aiuto. -
11
E sanza più indugiar la spada stringe
(ch'avea all'altro castel
rotta la lancia),
e adosso il vulgo inerme il destrier spinge
per lo
petto, pei fianchi e per la pancia.
Mena la spada a cerco, ed a chi
cinge
la fronte, a chi la gola, a chi la guancia.
Fugge il popul gridando;
e la gran frotta
resta o sciancata o con la testa rotta.
12
Come stormo d'augei ch'in ripa a un stagno
vola sicuro e a sua
pastura attende,
s'improviso dal ciel falcon grifagno
gli dà nel mezzo ed
un ne batte o prende,
si sparge in fuga, ognun lascia il compagno,
e de lo
scampo suo cura si prende;
così veduto avreste far costoro,
tosto che 'l
buon Ruggier diede fra loro.
13
A quattro o sei dai colli i capi netti
levò Ruggier, ch'indi a
fuggir fur lenti;
ne divise altretanti infin ai petti,
fin agli occhi
infiniti e fin ai denti.
Concederò che non trovasse elmetti,
ma ben di
ferro assai cuffie lucenti:
e s'elmi fini anco vi fosser stati,
così gli
avrebbe, o poco men, tagliati.
14
La forza di Ruggier non era quale
or si ritrovi in cavallier
moderno,
né in orso né in leon né in animale
altro più fiero, o nostrale
od esterno.
Forse il tremuoto le sarebbe uguale,
forse il Gran Diavol: non
quel de lo 'nferno,
ma quel del mio signor, che va col fuoco
ch'a cielo e
a terra e a mar si fa dar loco.
15
D'ogni suo colpo mai non cadea manco
d'un uomo in terra, e le più
volte un paio;
e quattro a un colpo e cinque n'uccise anco,
sì che si
venne tosto al centinaio.
Tagliava il brando che trasse dal fianco,
come
un tenero latte, il duro acciaio.
Falerina, per dar morte ad Orlando,
fe'
nel giardin d'Orgagna il crudel brando.
16
Averlo fatto poi ben le rincrebbe,
che 'l suo giardin disfar vide
con esso.
Che strazio dunque, che ruina debbe
far or ch'in man di tal
guerriero è messo?
Se mai Ruggier furor, se mai forza ebbe,
se mai fu
l'alto suo valore espresso,
qui l'ebbe, il pose qui, qui fu
veduto,
sperando dare alla sua donna aiuto.
17
Qual fa la lepre contra i cani sciolti,
facea la turba contra lui
riparo.
Quei che restaro uccisi, furo molti;
furo infiniti quei ch'in fuga
andaro.
Avea la donna intanto i lacci tolti,
ch'ambe le mani al giovine
legaro;
e come poté meglio, presto armollo,
gli diè una spada in mano e un
scudo al collo.
18
Egli che molto è offeso, più che puote
si cerca vendicar di quella
gente:
e quivi son sì le sue forze note,
che riputar si fa prode e
valente.
Già avea attuffato le dorate ruote
il Sol ne la marina
d'occidente,
quando Ruggier vittorioso e quello
giovine seco uscir fuor
del castello.
19
Quando il garzon sicuro de la vita
con Ruggier si trovò fuor de le
porte,
gli rendé molta grazia ed infinita
con gentil modi e con parole
accorte,
che non lo conoscendo, a dargli aita
si fosse messo a rischio de
la morte;
e pregò che 'l suo nome gli dicesse,
per sapere a chi tanto
obligo avesse.
20
- Veggo (dicea Ruggier) la faccia bella
e le belle fattezze e 'l bel
sembiante,
ma la suavità de la favella
non odo già de la mia
Bradamante;
né la relazion di grazie è quella
ch'ella usar debba al suo
fedele amante.
Ma se pur questa è Bradamante, or come
ha sì tosto in oblio
messo il mio nome? -
21
Per ben saperne il certo, accortamente
Ruggier le disse: - Io v'ho
veduto altrove;
ed ho pensato e penso, e finalmente
non so né posso
ricordarmi dove.
Ditemel voi, se vi ritorna a mente,
e fate che 'l nome
anco udir mi giove,
acciò che saper possa a cui mia aita
dal fuoco abbia
salvata oggi la vita. -
22
- Che voi m'abbiate visto esser potria
(rispose quel), che non so
dove o quando:
ben vo pel mondo anch'io la parte mia,
strane aventure or
qua or là cercando.
Forse una mia sorella stata fia,
che veste l'arme e
porta al lato il brando;
che nacque meco, e tanto mi somiglia,
che non ne
può discerner la famiglia.
23
Né primo né secondo né ben quarto
sète di quei ch'errore in ciò
preso hanno:
né 'l padre né i fratelli né chi a un parto
ci produsse ambi,
scernere ci sanno.
Gli è ver che questo crin raccorcio e sparto
ch'io
porto, come gli altri uomini fanno,
ed il suo lungo e in treccia al capo
avvolta,
ci solea far già differenza molta:
24
ma poi ch'un giorno ella ferita fu
nel capo (lungo saria a dirvi
come),
e per sanarla un servo di Iesù
a mezza orecchia le tagliò le
chiome,
alcun segno tra noi non restò più
di differenza, fuor che 'l sesso
e 'l nome.
Ricciardetto son io, Bradamante ella;
io fratel di Rinaldo,
essa sorella.
25
E se non v'increscesse l'ascoltarmi,
cosa direi che vi faria
stupire,
la qual m'occorse per assimigliarmi
a lei: gioia al principio e
al fin martìre. -
Ruggiero il qual più graziosi carmi,
più dolce istoria
non potrebbe udire,
che dove alcun ricordo intervenisse
de la sua donna,
il pregò sì, che disse.
26
- Accadde a questi dì, che pei vicini
boschi passando la sorella
mia,
ferita da uno stuol de Saracini
che senza l'elmo la trovar per
via,
fu di scorciarsi astretta i lunghi crini,
se sanar volse d'una piaga
ria
ch'avea con gran periglio ne la testa;
e così scorcia errò per la
foresta.
27
Errando giunse ad una ombrosa fonte;
e perché afflitta e stanca
ritrovosse,
dal destrier scese e disarmò la fronte,
e su le tenere erbe
addormentosse.
Io non credo che fabula si conte,
che più di questa istoria
bella fosse.
Fiordispina di Spagna soprarriva,
che per cacciar nel bosco
ne veniva.
28
E quando ritrovò la mia sirocchia
tutta coperta d'arme, eccetto il
viso,
ch'avea la spada in luogo di conocchia,
le fu vedere un cavalliero
aviso.
La faccia e le viril fattezze adocchia
tanto, che se ne sente il
cor conquiso;
la invita a caccia, e tra l'ombrose fronde
lunge dagli altri
al fin seco s'asconde.
29
Poi che l'ha seco in solitario loco
dove non teme d'esser
sopraggiunta,
con atti e con parole a poco a poco
le scopre il fisso cuor
di grave punta.
Con gli occhi ardenti e coi sospir di fuoco
le mostra
l'alma di disio consunta.
Or si scolora in viso, or si raccende;
tanto
s'arrischia, ch'un bacio ne prende.
30
La mia sorella avea ben conosciuto
che questa donna in cambio l'avea
tolta:
né dar poteale a quel bisogno aiuto,
e si trovava in grande
impaccio avvolta.
- Gli è meglio (dicea seco) s'io rifiuto
questa avuta di
me credenza stolta
e s'io mi mostro femina gentile,
che lasciar riputarmi
un uomo vile. -
31
E dicea il ver; ch'era viltade espressa,
conveniente a un uom fatto
di stucco,
con cui sì bella donna fosse messa,
piena di dolce e di
nettareo succo,
e tuttavia stesse a parlar con essa,
tenendo basse l'ale
come il cucco.
Con modo accorto ella il parlar ridusse,
che venne a dir
come donzella fusse;
32
che gloria, qual già Ippolita e Camilla,
cerca ne l'arme; e in
Africa era nata
in lito al mar ne la città d'Arzilla,
a scudo e a lancia
da fanciulla usata.
Per questo non si smorza una scintilla
del fuoco de la
donna inamorata.
Questo rimedio all'alta piaga è tardo:
tant'avea Amor
cacciato inanzi il dardo.
33
Per questo non le par men bello il viso,
men bel lo sguardo e men
belli i costumi;
per ciò non torna il cor, che già diviso
da lei, godea
dentro gli amati lumi.
Vedendola in quell'abito, l'è aviso
che può far che
'l desir non la consumi;
e quando, ch'ella è pur femina, pensa,
sospira e
piange e mostra doglia immensa.
34
Chi avesse il suo ramarico e 'l suo pianto
quel giorno udito, avria
pianto con lei.
- Quai tormenti (dicea) furon mai tanto
crudel, che più
non sian crudeli i miei?
D'ogn'altro amore, o scelerato o santo,
il
desiato fin sperar potrei;
saprei partir la rosa da le spine:
solo il mio
desiderio è senza fine!
35
Se pur volevi, Amor, darmi tormento
che t'increscesse il mio felice
stato,
d'alcun martìr dovevi star contento,
che fosse ancor negli altri
amanti usato.
Né tra gli uomini mai né tra l'armento,
che femina ami
femina ho trovato:
non par la donna all'altre donne bella,
né a cervie
cervia, né all'agnelle agnella.
36
In terra, in aria, in mar, sola son io
che patisco da te sì duro
scempio;
e questo hai fatto acciò che l'error mio
sia ne l'imperio tuo
l'ultimo esempio.
La moglie del re Nino ebbe disio,
il figlio amando,
scelerato ed empio,
e Mirra il padre, e la Cretense il toro:
ma gli è più
folle il mio, ch'alcun dei loro.
37
La femina nel maschio fe' disegno,
speronne il fine, ed ebbelo, come
odo:
Pasife ne la vacca entrò del legno,
altre per altri mezzi e vario
modo.
Ma se volasse a me con ogni ingegno
Dedalo, non potria scioglier
quel nodo
che fece il mastro troppo diligente,
Natura d'ogni cosa più
possente. -
38
Così si duole e si consuma ed ange
la bella donna, e non s'accheta
in fretta.
Talor si batte il viso e il capel frange,
e di sé contra sé
cerca vendetta.
La mia sorella per pietà ne piange,
ed è a sentir di quel
dolor costretta.
Del folle e van disio si studia trarla,
ma non fa alcun
profitto, e invano parla.
39
Ella ch'aiuto cerca e non conforto,
sempre più si lamenta e più si
duole.
Era del giorno il termine ormai corto,
che rosseggiava in occidente
il sole,
ora oportuna da ritrarsi in porto
a chi la notte al bosco star
non vuole;
quando la donna invitò Bradamante
a questa terra sua poco
distante.
40
Non le seppe negar la mia sorella:
e così insieme ne vennero al
loco,
dove la turba scelerata e fella
posto m'avria, se tu non v'eri, al
fuoco.
Fece là dentro Fiordispina bella
la mia sirocchia accarezzar non
poco:
e rivestita di feminil gonna,
conoscer fe' a ciascun ch'ella era
donna.
41
Però che conoscendo che nessuno
util traea da quel virile
aspetto,
non le parve anco di voler ch'alcuno
biasmo di sé per questo
fosse detto:
féllo anco, acciò che 'l mal ch'avea da l'uno
virile abito,
errando, già concetto,
ora con l'altro, discoprendo il vero,
provassi di
cacciar fuor del pensiero.
42
Commune il letto ebbon la notte insieme,
ma molto differente ebbon
riposo;
che l'una dorme, e l'altra piange e geme
che sempre il suo desir
sia più focoso.
E se 'l sonno talor gli occhi le preme,
quel breve sonno è
tutto imaginoso:
le par veder che 'l ciel l'abbia concesso
Bradamante
cangiata in miglior sesso.
43
Come l'infermo acceso di gran sete,
s'in quella ingorda voglia
s'addormenta,
nell'interrotta e turbida quiete,
d'ogn'acqua che mai vide
si ramenta;
così a costei di far sue voglie liete
l'imagine del sonno
rappresenta.
Si desta; e nel destar mette la mano,
e ritrova pur sempre il
sogno vano.
44
Quanti prieghi la notte, quanti voti,
offerse al suo Macone e a
tutti i dei,
che con miracoli apparenti e noti
mutassero in miglior sesso
costei!
ma tutti vede andar d'effetto voti,
e forse ancora il ciel ridea
di lei.
Passa la notte; e Febo il capo biondo
traea del mare, e dava luce
al mondo.
45
Poi che 'l dì venne e che lasciaro il letto,
a Fiordispina
s'augumenta doglia;
che Bradamante ha del partir già detto,
ch'uscir di
questo impaccio avea gran voglia.
La gentil donna un ottimo ginetto
in don
da lei vuol che partendo toglia,
guernito d'oro, ed una sopravesta
che
riccamente ha di sua man contesta.
46
Accompagnolla un pezzo Fiordispina,
poi fe' piangendo al suo castel
ritorno.
La mia sorella sì ratto camina,
che venne a Montalbano anco quel
giorno.
Noi suoi fratelli e la madre meschina
tutti le siamo festeggiando
intorno;
che di lei non sentendo, avuto forte
dubbio e tema avevàn de la
sua morte.
47
Mirammo (al trar de l'elmo) al mozzo crine,
ch'intorno al capo prima
s'avolgea;
così le sopraveste peregrine
ne fer meravigliar, ch'indosso
avea.
Ed ella il tutto dal principio al fine
narronne, come dianzi io vi
dicea:
come ferita fosse al bosco, e come
lasciasse, per guarir, le belle
chiome;
48
e come poi dormendo in ripa all'acque,
la bella cacciatrice
sopragiunse,
a cui la falsa sua sembianza piacque;
e come da la schiera la
disgiunse.
Del lamento di lei poi nulla tacque,
che di pietade l'anima ci
punse;
e come alloggiò seco, e tutto quello
che fece fin che ritornò al
castello.
49
Di Fiordispina gran notizia ebb'io,
ch'in Siragozza e già la vidi in
Francia,
e piacquer molto all'appetito mio
i suoi begli occhi e la polita
guancia:
ma non lasciai fermarvisi il disio,
che l'amar senza speme è
sogno e ciancia.
Or, quando in tal ampiezza mi si porge,
l'antiqua fiamma
subito risorge.
50
Di queste speme Amor ordisce i nodi,
che d'altre fila ordir non li
potea,
onde mi piglia: e mostra insieme i modi
che da la donna avrei quel
ch'io chiedea.
A succeder saran facil le frodi;
che come spesso altri
ingannato avea
la simiglianza c'ho di mia sorella,
forse anco ingannerà
questa donzella.
51
Faccio o nol faccio? Al fin mi par che buono
sempre cercar quel che
diletti sia.
Del mio pensier con altri non ragiono,
né vo' ch'in ciò
consiglio altri mi dia.
Io vo la notte ove quell'arme sono
che s'avea
tratte la sorella mia:
tolgole, e col destrier suo via camino,
né sto
aspettar che luca il matutino.
52
Io me ne vo la notte (Amore è duce)
a ritrovar la bella
Fiordispina;
e v'arrivai che non era la luce
del sole ascosa ancor ne la
marina.
Beato è chi correndo si conduce
prima degli altri a dirlo alla
regina,
da lei sperando per l'annunzio buono
acquistar grazia e riportarne
dono.
53
Tutti m'aveano tolto così in fallo,
com'hai tu fatto ancor, per
Bradamante;
tanto più che le vesti ebbi e 'l cavallo
con che partita era
ella il giorno inante.
Vien Fiordispina di poco intervallo
con feste
incontra e con carezze tante,
e con sì allegro viso e sì giocondo,
che più
gioia mostrar non potria al mondo.
54
Le belle braccia al collo indi mi getta,
e dolcemente stringe, e
bacia in bocca.
Tu puoi pensar s'allora la saetta
dirizzi Amor, s'in mezzo
il cor mi tocca.
Per man mi piglia, e in camera con fretta
mi mena; e non
ad altri, ch'a lei, tocca
che da l'elmo allo spron l'arme mi slacci
e
nessun altro vuol che se n'impacci.
55
Poi fattasi arrecare una sua veste
adorna e ricca, di sua man la
spiega,
e come io fossi femina, mi veste,
e in reticella d'oro il crin mi
lega.
Io muovo gli occhi con maniere oneste,
né ch'io sia donna alcun mio
gesto niega.
La voce ch'accusar mi potea forse,
sì ben usai, ch'alcun non
se n'accorse.
56
Uscimmo poi là dove erano molte
persone in sala, e cavallieri e
donne,
dai quali fummo con l'onor raccolte,
ch'alle regine fassi e gran
madonne.
Quivi d'alcuni mi risi io più volte,
che non sappiendo ciò che
sotto gonne
si nascondesse valido e gagliardo,
mi vagheggiavan con lascivo
sguardo.
57
Poi che si fece la notte più grande,
e già un pezzo la mensa era
levata,
la mensa, che fu d'ottime vivande,
secondo la stagione,
apparecchiata;
non aspetta la donna ch'io domande
quel che m'era cagion
del venir stata:
ella m'invita per sua cortesia,
che quella notte a giacer
seco io stia.
58
Poi che donne e donzelle ormai levate
si furo, e paggi e camerieri
intorno,
essendo ambe nel letto dispogliate,
coi torchi accesi che parea
di giorno,
io cominciai: - Non vi maravigliate,
madonna, se sì tosto a voi
ritorno;
che forse v'andavate imaginando
di non mi riveder fin Dio sa
quando.
59
Dirò prima la causa del partire,
poi del ritorno l'udirete
ancora.
Se 'l vostro ardor, madonna, intiepidire
potuto avessi col mio far
dimora,
vivere in vostro servizio e morire
voluto avrei, né starne senza
un'ora;
ma visto quanto il mio star vi nocessi,
per non poter far meglio,
andare elessi.
60
Fortuna mi tirò fuor del camino
in mezzo un bosco d'intricati
rami,
dove odo un grido risonar vicino,
come di donna che soccorso
chiami.
V'accorro, e sopra un lago cristallino
ritrovo un fauno ch'avea
preso agli ami
in mezzo l'acqua una donzella nuda,
e mangiarsi, il crudel,
la volea cruda.
61
Colà mi trassi, e con la spada in mano
(perch'aiutar non la potea
altrimente)
tolsi di vita il pescator villano:
ella saltò ne l'acqua
immantinente.
- Non m'avrai (disse) dato aiuto invano:
ben ne sarai
premiato e riccamente
quanto chieder saprai, perché son ninfa
che vivo
dentro a questa chiara linfa;
62
ed ho possanza far cose stupende,
e sforzar gli elementi e la
natura.
Ghiedi tu, quanto il mio valor s'estende,
poi lascia a me di
satisfarti cura.
Dal ciel la luna al mio cantar discende,
s'agghiaccia il
fuoco, e l'aria si fa dura;
ed ho talor con semplici parole
mossa la
terra, ed ho fermato il sole. -
63
Non le domando a questa offerta unire
tesor, né dominar populi e
terre,
né in più virtù né in più vigor salire,
né vincer con onor tutte le
guerre;
ma sol che qualche via donde il desire
vostro s'adempia, mi
schiuda e disserre:
né più le domando un ch'un altro effetto,
ma tutta al
suo giudicio mi rimetto.
64
Ebbile a pena mia domanda esposta,
ch'un'altra volta la vidi
attuffata;
né fece al mio parlare altra risposta,
che di spruzzar v�r me
l'acqua incantata:
la qual non prima al viso mi s'accosta,
ch'io (non so
come) son tutta mutata.
Io 'l veggo, io 'l sento, e a pena vero
parmi:
sento in maschio, di femina, mutarmi.
65
E se non fosse che senza dimora
vi potete chiarir, nol
credereste:
e qual nell'altro sesso, in questo ancora
ho le mie voglie ad
ubbidirvi preste.
Commandate lor pur, che fieno or ora
e sempremai per voi
vigile e deste. -
Così le dissi; e feci ch'ella istessa
trovò con man la
veritade espressa.
66
Come interviene a chi già fuor di speme
di cosa sia che nel pensier
molt'abbia,
che mentre più d'esserne privo geme,
più se n'afflige e se ne
strugge e arrabbia;
se ben la trova poi, tanto gli preme
l'aver gran tempo
seminato in sabbia,
e la disperazion l'ha sì male uso,
che non crede a se
stesso, e sta confuso:
67
così la donna, poi che tocca e vede
quel di ch'avuto avea tanto
desire,
agli occhi, al tatto, a se stessa non crede,
e sta dubbiosa ancor
di non dormire;
e buona prova bisognò a far fede,
che sentia quel che le
parea sentire.
- Fa, Dio (disse ella), se son sogni questi,
ch'io dorma
sempre, e mai più non mi desti. -
68
Non rumor di tamburi o suon di trombe
furon principio all'amoroso
assalto,
ma baci ch'imitavan le colombe,
davan segno or di gire, or di
fare alto.
Usammo altr'arme che saette o frombe.
Io senza scale in su la
rocca salto
e lo stendardo piantovi di botto,
e la nimica mia mi caccio
sotto.
69
Se fu quel letto la notte dinanti
pien di sospiri e di querele
gravi,
non stette l'altra poi senza altretanti
risi, feste, gioir, giochi
soavi.
Non con più nodi i flessuosi acanti
le colonne circondano e le
travi,
di quelli con che noi legammo stretti
e colli e fianchi e braccia e
gambe e petti.
70
La cosa stava tacita fra noi,
sì che durò il piacer per alcun
mese:
pur si trovò chi se n'accorse poi,
tanto che con mio danno il re lo
'ntese.
Voi che mi liberaste da quei suoi
che ne la piazza avean le fiamme
accese,
comprendere oggimai potete il resto;
ma Dio sa ben con che dolor
ne resto. -
71
Così a Ruggier narrava Ricciardetto,
e la notturna via facea men
grave,
salendo tuttavia verso un poggetto
cinto di ripe e di pendici
cave.
Un erto calle e pien di sassi e stretto
apria il camin con faticosa
chiave.
Sedea al sommo un castel detto Agrismonte,
ch'ave' in guardia
Aldigier di Chiaramonte.
72
Di Buovo era costui figliuol bastardo,
fratel di Malagigi e di
Viviano;
chi legitimo dice di Gherardo,
è testimonio temerario e
vano.
Fosse come si voglia, era gagliardo,
prudente, liberal, cortese,
umano;
e facea quivi le fraterne mura
la notte e il dì guardar con buona
cura.
73
Raccolse il cavallier cortesemente,
come dovea, il cugin suo
Ricciardetto,
ch'amò come fratello; e parimente
fu ben visto Ruggier per
suo rispetto.
Ma non gli uscì già incontra allegramente,
come era usato,
anzi con tristo aspetto,
perch'uno aviso il giorno avuto avea,
che nel
viso e nel cor mesto il facea.
74
A Ricciardetto in cambio di saluto
disse: - Fratello, abbiàn nuova
non buona.
Per certissimo messo oggi ho saputo
che Bertolagi iniquo di
Baiona
con Lanfusa crudel s'è convenuto,
che preziose spoglie esso a lei
dona,
ed essa a lui pon nostri frati in mano,
il tuo bon Malagigi e il tuo
Viviano.
75
Ella dal dì che Ferraù li prese,
gli ha ognor tenuti in loco oscuro
e fello,
fin che 'l brutto contratto e discortese
n'ha fatto con costui di
ch'io favello.
Gli de' mandar domane al Maganzese
nei confin tra Baiona e
un suo castello.
Verrà in persona egli a pagar la mancia
che compra il
miglior sangue che sia in Francia.
76
Rinaldo nostro n'ho avisato or ora,
ed ho cacciato il messo di
galoppo;
ma non mi par ch'arrivar possa ad ora
che non sia tarda, che 'l
camino è troppo.
Io non ho meco gente da uscir fuora:
l'animo è pronto, ma
il potere è zoppo.
Se gli ha quel traditor, li fa morire:
sì che non so
che far, non so che dire. -
77
La dura nuova a Ricciardetto spiace,
e perché spiace a lui, spiace a
Ruggiero;
che poi che questo e quel vede che tace,
né tra' profitto alcun
del suo pensiero,
disse con grande ardir: - Datevi pace:
sopra me
quest'impresa tutta chero;
e questa mia varrà per mille spade
a riporvi i
fratelli in libertade.
78
Io non voglio altra gente, altri sussidi,
ch'io credo bastar solo a
questo fatto;
io vi domando solo un che mi guidi
al luogo ove si dee fare
il baratto.
Io vi farò sin qui sentire i gridi
di chi sarà presente al rio
contratto. -
Così dicea; né dicea cosa nuova
all'un de' dui, che n'avea
visto pruova.
79
L'altro non l'ascoltava, se non quanto
s'ascolti un ch'assai parli e
sappia poco:
ma Ricciardetto gli narrò da canto
come fu per costui tratto
del fuoco;
e ch'era certo che maggior del vanto
faria veder l'effetto a
tempo e a loco.
Gli diede allor udienza più che prima,
e riverillo, e fe'
di lui gran stima.
80
Ed alla mensa, ove la Copia fuse
il corno, l'onorò come suo
donno.
Quivi senz'altro aiuto si concluse
che liberare i duo fratelli
ponno.
Intanto sopravenne e gli occhi chiuse
ai signori e ai sergenti il
pigro Sonno,
fuor ch'a Ruggier; che, per tenerlo desto,
gli punge il cor
sempre un pensier molesto.
81
L'assedio d'Agramante ch'avea il giorno
udito dal corrier, gli sta
nel core.
Ben vede ch'ogni minimo soggiorno
che faccia d'aiutarlo, è suo
disnore.
Quanta gli sarà infamia, quanto scorno,
se coi nemici va del suo
signore!
Oh come a gran viltade, a gran delitto,
battezzandosi alor, gli
sarà ascritto!
82
Potria in ogn'altro tempo esser creduto
che vera religion l'avesse
mosso;
ma ora che bisogna col suo aiuto
Agramante d'assedio esser
riscosso,
più tosto da ciascun sarà tenuto
che timore e viltà l'abbia
percosso,
ch'alcuna opinion di miglior fede:
questo il cor di Ruggier
stimula e fiede.
83
Che s'abbia da partire anco lo punge
senza licenza de la sua
regina.
Quando questo pensier, quando quel giunge,
che 'l dubio cor
diversamente inchina.
Gli era l'aviso riuscito lunge
di trovarla al castel
di Fiordispina,
dove insieme dovean, come ho già detto,
in soccorso venir
di Ricciardetto.
84
Poi gli sovien ch'egli le avea promesso
di seco a Vallombrosa
ritrovarsi.
Pensa ch'andar v'abbi ella, e quivi d'esso
che non vi trovi
poi, maravigliarsi.
Potesse almen mandar lettera o messo,
sì ch'ella non
avesse a lamentarsi
che, oltre ch'egli mal le avea ubbidito,
senza far
motto ancor fosse partito.
85
Poi che più cose imaginate s'ebbe,
pensa scriverle al fin quanto gli
accada;
e ben ch'egli non sappia come debbe
la lettera inviar, sì che ben
vada,
non però vuol restar; che ben potrebbe
alcun messo fedel trovar per
strada.
Più non s'indugia, e salta de le piume;
si fa dar carta,
inchiostro, penna e lume.
86
I camarier discreti ed aveduti
arrecano a Ruggier ciò che
commanda.
Egli comincia a scrivere, e i saluti
(come si suol) nei primi
versi manda:
poi narra degli avisi che venuti
son dal suo re, ch'aiuto gli
domanda;
e se l'andata sua non è ben presta,
o morto o in man degli nimici
resta.
87
Poi seguita, ch'essendo a tal partito,
e ch'a lui per aiuto si
volgea,
vedesse ella che 'l biasmo era infinito
s'a quel punto negar gli
lo volea;
e ch'esso, a lei dovendo esser marito,
guardarsi da ogni macchia
si dovea;
che non si convenia con lei, che tutta
era sincera, alcuna cosa
brutta.
88
E se mai per adietro un nome chiaro,
ben oprando, cercò di
guadagnarsi,
e guadagnato poi, se avuto caro,
se cercato l'avea di
conservarsi;
or lo cercava, e n'era fatto avaro,
poi che dovea con lei
participarsi,
la qual sua moglie, e totalmente in dui
corpi esser dovea
un'anima con lui.
89
E sì come già a bocca le avea detto,
le ridicea per questa carta
ancora:
finito il tempo in che per fede astretto
era al suo re, quando non
prima muora,
che si farà cristian così d'effetto,
come di buon voler stato
era ogni ora;
e ch'al padre e a Rinaldo e agli altri suoi
per moglie
domandar la farà poi.
90
- Voglio (le soggiungea), quando vi piaccia,
l'assedio al mio signor
levar d'intorno,
acciò che l'ignorante vulgo taccia,
il qual direbbe, a
mia vergogna e scorno:
Ruggier, mentre Agramante ebbe bonaccia,
mai non
l'abandonò notte né giorno;
or che Fortuna per Carlo si piega,
egli col
vincitor l'insegna spiega.
91
Voglio quindici dì termine o venti,
tanto che comparir possa una
volta,
sì che degli africani alloggiamenti
la grave ossedion per me sia
tolta.
Intanto cercherò convenienti
cagioni, e che sian giuste, di dar
volta.
Io vi domando per mio onor sol questo:
tutto poi vostro è di mia
vita il resto. -
92
In simili parole si diffuse
Ruggier, che tutte non so dirvi a
pieno;
e seguì con molt'altre, e non concluse
fin che non vide tutto il
foglio pieno;
e poi piegò la lettera e la chiuse,
e suggellata se la pose
in seno,
con speme che gli occorra il dì seguente
chi alla donna la dia
secretamente.
93
Chiusa ch'ebbe la lettera, chiuse anco
gli occhi sul letto, e
ritrovò quiete;
che 'l Sonno venne, e sparse il corpo stanco
col ramo
intinto nel liquor di Lete:
e posò fin ch'un nembo rosso e bianco
di fiori
sparse le contrade liete
del lucido oriente d'ogn'intorno,
ed indi uscì de
l'aureo albergo il giorno.
94
E poi ch'a salutar la nuova luce
pei verdi rami incominciar gli
augelli,
Aldigier che voleva essere il duce
di Ruggiero e de l'altro, e
guidar quelli
ove faccin che dati in mano al truce
Bertolagi non siano i
duo fratelli,
fu 'l primo in piede; e quando sentir lui,
del letto usciro
anco quegli altri dui.
95
Poi che vestiti furo e bene armati,
coi duo cugin Ruggier si mette
in via,
già molto indarno avendoli pregati
che questa impresa a lui tutta
si dia;
ma essi, pel desir c'han de' lor frati,
e perché lor parea
discortesia,
steron negando più duri che sassi,
né consentiron mai che
solo andassi.
96
Giunsero al loco il dì che si dovea
Malagigi mutar nei
carriaggi.
Era un'ampla campagna che giacea
tutta scoperta agli apollinei
raggi.
Quivi né allor né mirto si vedea,
né cipressi né frassini né
faggi,
ma nuda ghiara, e qualche umil virgulto
non mai da marra o mai da
vomer culto.
97
I tre guerrieri arditi si fermaro
dove un sentier fendea quella
pianura;
e giunger quivi un cavallier miraro,
ch'avea d'oro fregiata
l'armatura,
e per insegna in campo verde il raro
e bello augel che più
d'un secol dura.
Signor, non più, che giunto al fin mi veggio
di questo
canto, e riposarmi chieggio.
