PURGATORIO - 33 canti

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Canto 2 (II) - Testo originale e parafrasi COMPLETA del Canto 2 (II) del Purgatorio dell'opera letteraria la DIVINA COMMEDIA di Dante Alighieri. La nave che porta nuove anime al Purgatorio e l'incontro con Casella.

Testo e Parafrasi del Canto

Già era 'l sole a l'orizzonte giunto
lo cui meridïan cerchio coverchia
Ierusalèm col suo più alto punto;

 

e la notte, che opposita a lui cerchia,
uscia di Gange fuor con le Bilance,
che le caggion di man quando soverchia;

 

 

sì che le bianche e le vermiglie guance,
là dov' i' era, de la bella Aurora
per troppa etate divenivan rance.

 

 

Noi eravam lunghesso mare ancora,
come gente che pensa a suo cammino,
che va col cuore e col corpo dimora.

 

 

Ed ecco, qual, sorpreso dal mattino,
per li grossi vapor Marte rosseggia
giù nel ponente sovra 'l suol marino,

 

cotal m'apparve, s'io ancor lo veggia,
un lume per lo mar venir sì ratto,
che 'l muover suo nessun volar pareggia.

 

Dal qual com' io un poco ebbi ritratto
l'occhio per domandar lo duca mio,
rividil più lucente e maggior fatto.

 

Poi d'ogne lato ad esso m'appario
un non sapeva che bianco, e di sotto
a poco a poco un altro a lui uscìo.

 

Lo mio maestro ancor non facea motto,
mentre che i primi bianchi apparver ali;
allor che ben conobbe il galeotto,

 

gridò: «Fa, fa che le ginocchia cali.
Ecco l'angel di Dio: piega le mani;
omai vedrai di sì fatti officiali.

 

Vedi che sdegna li argomenti umani,
sì che remo non vuol, né altro velo
che l'ali sue, tra liti sì lontani.

 

Vedi come l'ha dritte verso 'l cielo,
trattando l'aere con l'etterne penne,
che non si mutan come mortal pelo».

 

Poi, come più e più verso noi venne
l'uccel divino, più chiaro appariva:
per che l'occhio da presso nol sostenne,

 

ma chinail giuso; e quei sen venne a riva
con un vasello snelletto e leggero,
tanto che l'acqua nulla ne 'nghiottiva.

 

Da poppa stava il celestial nocchiero,
tal che faria beato pur descripto;
e più di cento spirti entro sediero.

 

'In exitu Isräel de Aegypto'
cantavan tutti insieme ad una voce
con quanto di quel salmo è poscia scripto.

 

Poi fece il segno lor di santa croce;
ond' ei si gittar tutti in su la piaggia:
ed el sen gì, come venne, veloce.

 

La turba che rimase lì, selvaggia
parea del loco, rimirando intorno
come colui che nove cose assaggia.

 

Da tutte parti saettava il giorno
lo sol, ch'avea con le saette conte
di mezzo 'l ciel cacciato Capricorno,

 

quando la nova gente alzò la fronte
ver' noi, dicendo a noi: «Se voi sapete,
mostratene la via di gire al monte».

 

E Virgilio rispuose: «Voi credete
forse che siamo esperti d'esto loco;
ma noi siam peregrin come voi siete.

 

Dianzi venimmo, innanzi a voi un poco,
per altra via, che fu sì aspra e forte,
che lo salire omai ne parrà gioco».

 

 

L'anime, che si fuor di me accorte,
per lo spirare, ch'i' era ancor vivo,
maravigliando diventaro smorte.

 

E come a messagger che porta ulivo
tragge la gente per udir novelle,
e di calcar nessun si mostra schivo,

 

così al viso mio s'affisar quelle
anime fortunate tutte quante,
quasi oblïando d'ire a farsi belle.

 

Io vidi una di lor trarresi avante
per abbracciarmi, con sì grande affetto,
che mosse me a far lo somigliante.

 

Ohi ombre vane, fuor che ne l'aspetto!
tre volte dietro a lei le mani avvinsi,
e tante mi tornai con esse al petto.

 

Di maraviglia, credo, mi dipinsi;
per che l'ombra sorrise e si ritrasse,
e io, seguendo lei, oltre mi pinsi.

 

Soavemente disse ch'io posasse;
allor conobbi chi era, e pregai
che, per parlarmi, un poco s'arrestasse.

 

Rispuosemi: «Così com' io t'amai
nel mortal corpo, così t'amo sciolta:
però m'arresto; ma tu perché vai?».

 

«Casella mio, per tornar altra volta
là dov' io son, fo io questo vïaggio»,
diss' io; «ma a te com' è tanta ora tolta?».

 

 

Ed elli a me: «Nessun m'è fatto oltraggio,
se quei che leva quando e cui li piace,
più volte m'ha negato esto passaggio;

 

ché di giusto voler lo suo si face:
veramente da tre mesi elli ha tolto
chi ha voluto intrar, con tutta pace.

 

Ond' io, ch'era ora a la marina vòlto
dove l'acqua di Tevero s'insala,
benignamente fu' da lui ricolto.

 

A quella foce ha elli or dritta l'ala,
però che sempre quivi si ricoglie
qual verso Acheronte non si cala».

 

E io: «Se nuova legge non ti toglie
memoria o uso a l'amoroso canto
che mi solea quetar tutte mie doglie,

 

di ciò ti piaccia consolare alquanto
l'anima mia, che, con la sua persona
venendo qui, è affannata tanto!».

 

'Amor che ne la mente mi ragiona'
cominciò elli allor sì dolcemente,
che la dolcezza ancor dentro mi suona.

 

Lo mio maestro e io e quella gente
ch'eran con lui parevan sì contenti,
come a nessun toccasse altro la mente.

 

 

Noi eravam tutti fissi e attenti
a le sue note; ed ecco il veglio onesto
gridando: «Che è ciò, spiriti lenti?

 

qual negligenza, quale stare è questo?
Correte al monte a spogliarvi lo scoglio
ch'esser non lascia a voi Dio manifesto».

 

Come quando, cogliendo biado o loglio,
li colombi adunati a la pastura,
queti, sanza mostrar l'usato orgoglio,

 

se cosa appare ond' elli abbian paura,
subitamente lasciano star l'esca,
perch' assaliti son da maggior cura;

 

così vid' io quella masnada fresca
lasciar lo canto, e fuggir ver' la costa,
com' om che va, né sa dove rïesca;

 

né la nostra partita fu men tosta.

Il sole era ormai giunto all'orizzonte (tramontava) in quella volta

celeste, nell'emisfero boreale, nel quale è perpendicolare

a Gerusalemme quando si trova nel suo punto più alto;

 

e la notte, che gira in senso opposto a quello del sole,

dal Gange usciva nella costellazione della Bilancia,

in cui non si troverà più quando la sua durata diverrà maggiore di quella del giorno;

 

così che le guance bianche e rosse

della bella Aurora, lì dove mi trovavo, nell'emisfero australe,

divenivano progressivamente giallo-arancio come a causa di una età avanzata. (qui era l'alba)

 

Noi ci trovavamo ancora sulla riva del mare, come chi

sta pensando al cammino da intraprendere

e con il proprio animo è come se fosse già partito, ma con il proprio corpo è invece ancora fermo.

 

Ed ecco che, come Marte, sorpreso dalla prima luce del mattina,

appare con il suo colore rosso in mezzo alla fitta nebbia

ad occidente, sull'orizzonte del mare,

 

allo stesso modo mi apparve, e possa io in futuro rivederla,

una luce che si muoveva sul mare tanto velocemente

che nessun volo naturale può essere simile a lei per rapidità.

 

Staccai per poco tempo il mio sguardo da quella luce

per guardare la mia guida e domandare cosa fosse, e quando

riguardai, la vidi più luminosa e più grande, più vicina di prima.

 

Poi vidi apparire da ogni lato di quella luce

qualcosa di bianco che non riuscivo a definire,

e, a poco a poco, apparire anche sotto ad essa.

 

Il mio maestro non aveva ancora pronunciato una parola,

mentre quelle cose bianche si mostrarono essere delle ali;

non appena riconobbe per certo il nocchiere,

 

gridò: "Presto, metti a terra le ginocchia, inginocchiati!

Ecco arrivare un angelo di Dio: tieni le mani unite; d'ora in poi

vedrai spesso ministri di Dio simili a questo.

 

Vedi come non ha bisogno alcuno degli attrezzi umani,

così che non usa nessun remo e nessuna vela, ma solo le proprie

ali per arrivare fin qui da spiagge tanto lontane.

 

Vedi come tiene le ali dritte verso il cielo,

fendendo l'aria con le sue piume eterne, immutabili,

che non subiscono la muta come quelle degli esseri viventi."

 

Man mano che quell'angelo divino si avvicinava a noi,

appariva sempre più luminoso: tanto che da vicino i miei occhi

non furono più in grado di sostenere quel bagliore,

 

ma dovetti rivolgerli a terra; e quello giunse a riva

con una imbarcazione rapida e maneggevole,

tanto che rimaneva completamente a galla.

 

Il nocchiero divino stava a poppa, ed aveva un aspetto tale che

basterebbe anche solo ascoltare la sua descrizione per provare

gioia; e dentro la barca sedevano più di cento anime.

 

Cantavano tutti insieme'In exitu Isräel de Aegypto',

dando vita ad una unica voce,

con quanto è poi contenuto in quel salmo.

 

L'angelo tracciò poi su di loro il segno della croce santa;

le anime scesero quindi tutte sulla spiaggia e

l'angelo fu tanto rapido ad allontanarsi quanto lo fu ad arrivare.

 

La folla di anime che rimase lì sulla spiaggia, sembrava

non essere pratica del posto e si guardava intorno

come chi sperimenta nuove cose.

 

I raggi luminosi del sole arrivavano ormai da tutte le parti,

cacciando dal meridiano celeste il Capricorno

con le sue infallibili frecce,

 

quando la folla dei nuovi arrivati sollevò lo sguardo

verso di noi, chiedendoci: "Se la conoscete,

mostrateci la via per poter raggiungere il monte."

 

Rispose Virgilio: "Voi credete

forse che noi due conosciamo bene questo posto;

ma anche noi, come voi, siamo stranieri qui.

 

Siamo arrivati in questo luogo poco prima di voi, attraverso

un'altra via, diversa dalla vostra, che fu tanto difficile ed

impraticabile, che la salita che ci aspetta sembrerà un gioco in confronto."

 

Le anime, non appena si furono accorte della mia condizione,

del fatto che, poiché respiravo, ero ancora vivo,

impallidirono per la sorpresa.

 

E come intorno ad un messaggero che porta notizie,

per poterle sentire, la gente si raccoglie,

e nessuno si trattiene dall'accalcarsi intorno a lui,

 

allo stesso modo si misero a fissarmi tutte quelle anime

fortunate, quasi dimenticandosi dello scopo del loro viaggio,

di dover salire al monte per purificarsi dai peccati commessi.

 

Vidi quindi una di quelle anime avanzare verso di me

ed abbracciarmi, con un affetto tanto profondo,

che non potei fare a meno di ricambiare l'abbraccio.

 

Ahimè, ombre senza nessuna consistenza, se non all'apparenza!

Per tre volte strinsi le braccia intorno a lei, ed altrettante

non riuscii ad afferrare nulla e tornai a toccare il mio petto.

 

Credo di aver assunto quindi un'espressione di stupore;

poiché l'anima sorrise e si allontanò un poco,

ed io, per seguirla, avanzai.

 

Mi disse dolcemente di fermarmi, di non procedere oltre;

sentendo la sua voce, riconobbi quindi chi era e la pregai

di rimanere a parlare con me.

 

Mi rispose: "Tanto ti ho amato quando avevo un corpo mortale,

tanto ti amo ora che sono una anima libera: perciò, come mi

chiedi, mi trattengo; ma perché fai questo viaggio?

 

"Mio caro Casella, per poter tornare ancora, dopo morto,

qui dove mi trovo adesso, ho intrapreso questo viaggio",

gli risposi; "ma tu, che sei morto già da tanto tempo, come mai arrivi solo ora?"

 

Mi rispose lui: "Non mi è stato fatto alcun torto,

se l'angelo che decide chi traghettare e quando partire,

per più volte mi ha negato questo viaggio;

 

poiché attraverso la sua volontà si manifesta quella di Dio:

in verità negli ultimi tre mesi l'angelo ha preso a bordo

ogni anima che voleva salirci, senza nessuna opposizione.

 

Perciò io, che ero in quel momento rivolto al tratto di mare

in cui sfociano le acque del Tevere,

fui benevolmente accolto da lui.

 

L'angelo ha ora di nuovo rivolto le sue ali verso quella foce,

perché si raccolgono sempre in quel luogo

le anime che non dovranno scendere al fiume Acheronte.

 

Dissi allora io: "Se le nuove leggi dell'aldilà non ti hanno privato

della memoria, o della facoltà di cantare rime d'amore,

con cui riuscivi ad alleviare tutti i miei dispiaceri,

 

ti prego di consolare un poco con una canzone

la mia anima, che, giunta fino a questo punto insieme al suo

corpo, si è tanto affaticata!"

 

"Amor che ne la mente mi ragion"

cominciò ad intonare allora Casella, con tanta dolcezza

che ancora adesso posso sentirla dentro di me.

 

Il mio maestro, io e tutte le anime che si trovavano

con Casella, sembravano così felicemente rapiti da quel canto,

come se la loro mente non fosse attraversata da nessun altro pensiero.

 

Eravamo tutti concentrati ed attenti

alla sua musica; quando apparve Catone

gridando: "Cosa succede, spiriti pigri?

 

Che negligenza, che ritardo è mai questo?

Affrettatevi a raggiungere il monte, a purificarvi da

quell'impedimento che vi impedisce di godere della vista di Dio."

 

Come quando, per beccare della biada o del loglio,

i colombi stanno insieme per mangiare, quieti,

senza manifestare il loro solito orgoglio, senza stare impettiti,

 

e non appena appare qualcosa di cui abbiano paura,

subito abbandonano il cibo

perché assaliti da una più grande preoccupazione;

 

allo stesso modo, vidi quella folla di nuove anime

abbandonare l'ascolto del canto e fuggire verso il monte,

come colui che va senza sapere dove stia andando;

 

né io né Virgilio fummo meno rapidi ad allontanarci.