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Già era 'l sole a l'orizzonte
giunto
e la notte, che opposita a lui
cerchia,
sì che le bianche e le
vermiglie guance,
Noi eravam lunghesso mare
ancora,
Ed ecco, qual, sorpreso dal
mattino,
cotal m'apparve, s'io ancor lo
veggia,
Dal qual com' io un poco ebbi
ritratto
Poi d'ogne lato ad esso
m'appario
Lo mio maestro ancor non facea
motto,
gridò: «Fa, fa che le ginocchia
cali.
Vedi che sdegna li argomenti
umani,
Vedi come l'ha dritte verso 'l
cielo,
Poi, come più e più verso noi
venne
ma chinail giuso; e quei sen
venne a riva
Da poppa stava il celestial
nocchiero,
'In exitu Isräel de
Aegypto'
Poi fece il segno lor di santa
croce;
La turba che rimase lì,
selvaggia
Da tutte parti saettava il
giorno
quando la nova gente alzò la
fronte
E Virgilio rispuose: «Voi
credete
Dianzi venimmo, innanzi a voi
un poco,
L'anime, che si fuor di me
accorte,
E come a messagger che porta
ulivo
così al viso mio s'affisar
quelle
Io vidi una di lor trarresi
avante
Ohi ombre vane, fuor che ne
l'aspetto!
Di maraviglia, credo, mi
dipinsi;
Soavemente disse ch'io
posasse;
Rispuosemi: «Così com' io
t'amai
«Casella mio, per tornar altra
volta
Ed elli a me: «Nessun m'è fatto
oltraggio,
ché di giusto voler lo suo si
face:
Ond' io, ch'era ora a la marina
vòlto
A quella foce ha elli or dritta
l'ala,
E io: «Se nuova legge non ti
toglie
di ciò ti piaccia consolare
alquanto
'Amor che ne la mente mi
ragiona'
Lo mio maestro e io e quella
gente
Noi eravam tutti fissi e
attenti
qual negligenza, quale stare è
questo?
Come quando, cogliendo biado o
loglio,
se cosa appare ond' elli abbian
paura,
così vid' io quella masnada
fresca
né la nostra partita fu men tosta. |
Il sole era ormai giunto all'orizzonte (tramontava) in quella volta celeste, nell'emisfero boreale, nel quale è perpendicolare a Gerusalemme quando si trova nel suo punto più alto;
e la notte, che gira in senso opposto a quello del sole, dal Gange usciva nella costellazione della Bilancia, in cui non si troverà più quando la sua durata diverrà maggiore di quella del giorno;
così che le guance bianche e rosse della bella Aurora, lì dove mi trovavo, nell'emisfero australe, divenivano progressivamente giallo-arancio come a causa di una età avanzata. (qui era l'alba)
Noi ci trovavamo ancora sulla riva del mare, come chi sta pensando al cammino da intraprendere e con il proprio animo è come se fosse già partito, ma con il proprio corpo è invece ancora fermo.
Ed ecco che, come Marte, sorpreso dalla prima luce del mattina, appare con il suo colore rosso in mezzo alla fitta nebbia ad occidente, sull'orizzonte del mare,
allo stesso modo mi apparve, e possa io in futuro rivederla, una luce che si muoveva sul mare tanto velocemente che nessun volo naturale può essere simile a lei per rapidità.
Staccai per poco tempo il mio sguardo da quella luce per guardare la mia guida e domandare cosa fosse, e quando riguardai, la vidi più luminosa e più grande, più vicina di prima.
Poi vidi apparire da ogni lato di quella luce qualcosa di bianco che non riuscivo a definire, e, a poco a poco, apparire anche sotto ad essa.
Il mio maestro non aveva ancora pronunciato una parola, mentre quelle cose bianche si mostrarono essere delle ali; non appena riconobbe per certo il nocchiere,
gridò: "Presto, metti a terra le ginocchia, inginocchiati! Ecco arrivare un angelo di Dio: tieni le mani unite; d'ora in poi vedrai spesso ministri di Dio simili a questo.
Vedi come non ha bisogno alcuno degli attrezzi umani, così che non usa nessun remo e nessuna vela, ma solo le proprie ali per arrivare fin qui da spiagge tanto lontane.
Vedi come tiene le ali dritte verso il cielo, fendendo l'aria con le sue piume eterne, immutabili, che non subiscono la muta come quelle degli esseri viventi."
Man mano che quell'angelo divino si avvicinava a noi, appariva sempre più luminoso: tanto che da vicino i miei occhi non furono più in grado di sostenere quel bagliore,
ma dovetti rivolgerli a terra; e quello giunse a riva con una imbarcazione rapida e maneggevole, tanto che rimaneva completamente a galla.
Il nocchiero divino stava a poppa, ed aveva un aspetto tale che basterebbe anche solo ascoltare la sua descrizione per provare gioia; e dentro la barca sedevano più di cento anime.
Cantavano tutti insieme'In exitu Isräel de Aegypto', dando vita ad una unica voce, con quanto è poi contenuto in quel salmo.
L'angelo tracciò poi su di loro il segno della croce santa; le anime scesero quindi tutte sulla spiaggia e l'angelo fu tanto rapido ad allontanarsi quanto lo fu ad arrivare.
La folla di anime che rimase lì sulla spiaggia, sembrava non essere pratica del posto e si guardava intorno come chi sperimenta nuove cose.
I raggi luminosi del sole arrivavano ormai da tutte le parti, cacciando dal meridiano celeste il Capricorno con le sue infallibili frecce,
quando la folla dei nuovi arrivati sollevò lo sguardo verso di noi, chiedendoci: "Se la conoscete, mostrateci la via per poter raggiungere il monte."
Rispose Virgilio: "Voi credete forse che noi due conosciamo bene questo posto; ma anche noi, come voi, siamo stranieri qui.
Siamo arrivati in questo luogo poco prima di voi, attraverso un'altra via, diversa dalla vostra, che fu tanto difficile ed impraticabile, che la salita che ci aspetta sembrerà un gioco in confronto."
Le anime, non appena si furono accorte della mia condizione, del fatto che, poiché respiravo, ero ancora vivo, impallidirono per la sorpresa.
E come intorno ad un messaggero che porta notizie, per poterle sentire, la gente si raccoglie, e nessuno si trattiene dall'accalcarsi intorno a lui,
allo stesso modo si misero a fissarmi tutte quelle anime fortunate, quasi dimenticandosi dello scopo del loro viaggio, di dover salire al monte per purificarsi dai peccati commessi.
Vidi quindi una di quelle anime avanzare verso di me ed abbracciarmi, con un affetto tanto profondo, che non potei fare a meno di ricambiare l'abbraccio.
Ahimè, ombre senza nessuna consistenza, se non all'apparenza! Per tre volte strinsi le braccia intorno a lei, ed altrettante non riuscii ad afferrare nulla e tornai a toccare il mio petto.
Credo di aver assunto quindi un'espressione di stupore; poiché l'anima sorrise e si allontanò un poco, ed io, per seguirla, avanzai.
Mi disse dolcemente di fermarmi, di non procedere oltre; sentendo la sua voce, riconobbi quindi chi era e la pregai di rimanere a parlare con me.
Mi rispose: "Tanto ti ho amato quando avevo un corpo mortale, tanto ti amo ora che sono una anima libera: perciò, come mi chiedi, mi trattengo; ma perché fai questo viaggio?
"Mio caro Casella, per poter tornare ancora, dopo morto, qui dove mi trovo adesso, ho intrapreso questo viaggio", gli risposi; "ma tu, che sei morto già da tanto tempo, come mai arrivi solo ora?"
Mi rispose lui: "Non mi è stato fatto alcun torto, se l'angelo che decide chi traghettare e quando partire, per più volte mi ha negato questo viaggio;
poiché attraverso la sua volontà si manifesta quella di Dio: in verità negli ultimi tre mesi l'angelo ha preso a bordo ogni anima che voleva salirci, senza nessuna opposizione.
Perciò io, che ero in quel momento rivolto al tratto di mare in cui sfociano le acque del Tevere, fui benevolmente accolto da lui.
L'angelo ha ora di nuovo rivolto le sue ali verso quella foce, perché si raccolgono sempre in quel luogo le anime che non dovranno scendere al fiume Acheronte.
Dissi allora io: "Se le nuove leggi dell'aldilà non ti hanno privato della memoria, o della facoltà di cantare rime d'amore, con cui riuscivi ad alleviare tutti i miei dispiaceri,
ti prego di consolare un poco con una canzone la mia anima, che, giunta fino a questo punto insieme al suo corpo, si è tanto affaticata!"
"Amor che ne la mente mi ragion" cominciò ad intonare allora Casella, con tanta dolcezza che ancora adesso posso sentirla dentro di me.
Il mio maestro, io e tutte le anime che si trovavano con Casella, sembravano così felicemente rapiti da quel canto, come se la loro mente non fosse attraversata da nessun altro pensiero.
Eravamo tutti concentrati ed attenti alla sua musica; quando apparve Catone gridando: "Cosa succede, spiriti pigri?
Che negligenza, che ritardo è mai questo? Affrettatevi a raggiungere il monte, a purificarvi da quell'impedimento che vi impedisce di godere della vista di Dio."
Come quando, per beccare della biada o del loglio, i colombi stanno insieme per mangiare, quieti, senza manifestare il loro solito orgoglio, senza stare impettiti,
e non appena appare qualcosa di cui abbiano paura, subito abbandonano il cibo perché assaliti da una più grande preoccupazione;
allo stesso modo, vidi quella folla di nuove anime abbandonare l'ascolto del canto e fuggire verso il monte, come colui che va senza sapere dove stia andando;
né io né Virgilio fummo meno rapidi ad allontanarci. |
