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«Vergine Madre, figlia del tuo
figlio,
tu se' colei che l'umana
natura
Nel ventre tuo si raccese
l'amore,
Qui se' a noi meridïana
face
Donna, se' tanto grande e tanto
vali,
La tua benignità non pur
soccorre
In te misericordia, in te
pietate,
Or questi, che da l'infima
lacuna
supplica a te, per grazia, di
virtute
E io, che mai per mio veder non
arsi
perché tu ogne nube li
disleghi
Ancor ti priego, regina, che
puoi
Vinca tua guardia i movimenti
umani:
Li occhi da Dio diletti e
venerati,
indi a l'etterno lume
s'addrizzaro,
E io ch'al fine di tutt' i
disii
Bernardo m'accennava, e
sorridea,
ché la mia vista, venendo
sincera,
Da quinci innanzi il mio veder
fu maggio
Qual è colüi che sognando
vede,
cotal son io, ché quasi tutta
cessa
Così la neve al sol si
disigilla;
O somma luce che tanto ti
levi
e fa la lingua mia tanto
possente,
ché, per tornare alquanto a mia
memoria
Io credo, per l'acume ch'io
soffersi
E' mi ricorda ch'io fui più
ardito
Oh abbondante grazia ond' io
presunsi
Nel suo profondo vidi che
s'interna,
sustanze e accidenti e lor
costume
La forma universal di questo
nodo
Un punto solo m'è maggior
letargo
Così la mente mia, tutta
sospesa,
A quella luce cotal si
diventa,
però che 'l ben, ch'è del
volere obietto,
Omai sarà più corta mia
favella,
Non perché più ch'un semplice
sembiante
ma per la vista che
s'avvalorava
Ne la profonda e chiara
sussistenza
e l'un da l'altro come iri da
iri
Oh quanto è corto il dire e
come fioco
O luce etterna che sola in te
sidi,
Quella circulazion che sì
concetta
dentro da sé, del suo colore
stesso,
Qual è 'l geomètra che tutto
s'affige
tal era io a quella vista
nova:
ma non eran da ciò le proprie
penne:
A l'alta fantasia qui mancò
possa;
l'amor che move il sole e l'altre stelle. |
"Maria, vergine ma anche madre, figlia del tuo stesso figlio, la più umile ma in realtà più preziosa di ogni altra creatura, fine prescelto da Dio fin dal tempo antico,
tu sei colei che il genere umano ha tanto nobilitato, innalzato di valore, che il suo creatore non disdegnò di divenire egli stesso una sua creatura, di farsi uomo.
Nel tuo ventre si rinnovò il fuoco dell'amore divino, grazie al calore del quale, nell'eterna beatitudine ha potuto germogliare questo fiore, la rosa dei beati.
Qui nel Paradiso sei per noi un solo ardente di carità, mentre giù sulla terra, tra la gente mortale, se un fontana viva di speranza.
Nostra Signora, sei tanto illustre ed hai un così grande potere, che chiunque voglia ottenere una grazia ma non ricorra a te, è come se tentasse di fare volare il proprio desiderio senza ali.
La tua benevolenza non va in soccorso soltanto di chi ti prega, ma molte volte, per tua volontà, precede, anticipa, anche la richiesta.
In te si raccoglie la misericordia, in te la pietà, in te la generosità, in te si raccoglie qualunque qualità migliore presente nelle creature.
Ora costui, Dante, che dall'estrema profondità dell'inferno fino a qui, al Paradiso, ha visto tutte le condizioni in cui possono venirsi a trovarsi le anime morte,
ti supplica, ti prega, per la grazia divina, di poter ricevere tanta virtù quanta è necessaria per poter innalzare il proprio sguardo fino alla somma visione di Dio, fonte di eterna beatitudine.
Ed io, che per me non ho mai desiderato così tanto ciò che ora desidero per lui, tutte le mie preghiere rivolgo a te, sperando che non siano inadeguate alla richiesta,
affinché tu possa liberarlo, con le tue preghiere a Dio, da ogni impedimento umano che gli offusca la mente, e possa infine manifestarsi a lui il sommo piacere, la visione di Dio.
E ti prego inoltre, nostra regina, tu che hai il potere di realizzare ogni tua volontà, di conservare sani, puri, i suoi sentimenti, anche dopo la visione di Dio.
Possano le tue cure vincere le passioni umane: guarda quante anime beate, insieme a Beatrice, si uniscono alla mia preghiera congiungendo le propri mani!"
Gli occhi di Maria, tanto amati ed onorati da Dio, fissi su Bernardo, che aveva parlato, dimostrarono quanto lei gradisse le preghiere di anime devote;
li rivolse quindi verso la luce eterna, verso Dio, nella quale luce non si deve credere che una qualsiasi altra creatura possa rivolgere lo sguardo in modo tanto chiaro quanto fece lei.
Ed io, che stavo per avvicinarmi al fine ultimo di ogni desiderio umano, così come dovevo, raggiunsi il culmine del mio desiderio.
Bernardo mi sorrideva e mi faceva cenno di guardare verso l'alto; ma io avevo già iniziato a fare da solo quanto lui voleva che io facessi:
così che il mio sguardo, divenendo sempre più puro, entrava sempre di più all'interno del raggio di quella suprema luce che è origine di ogni altra luce ed è quindi l'unica vera luce.
Da qui in avanti la mia capacità di vedere fu assai superiore a quanto possa spiegare con le parole, poiché dinnanzi a quella visione perde di capacità la parola e di fronte ad un tale eccesso (di gioia) diviene insufficiente la memoria.
Come chi vede qualcosa in sogno, e dopo essersi svegliato rimane con la sensazione del sogno impressa nella mente, ma non riesce però a ricordare niente,
nella stessa situazione mi trovo io, poiché è quasi completamente svanita dalla mia memoria quella visione, ma sento ancora nel cuore la dolcezza che essa mi provocò allora.
Così come la neve si scioglie al sole; così come, scritto sulle foglie, si disperdeva poi al vento il responso della Sibilla.
O altissima luce, luce divina, che sei tanto al di sopra di ogni mente umana, alla mia memoria concedi ancora un poco di quella tua visione,
e rendi la mia lingua tanto potente così che almeno una scintilla della tua magnificenza possa essere lasciata ai posteri;
perché, se riuscissi a ricordare un poco e tradurre quindi la tua visione in questi versi, la tua somma potenza potrà essere con essi meglio compresa dagli uomini.
Credo che per l'intensità di quella luce viva, che affrontai con lo sguardo, sarei potuto rimanere abbagliato se avessi distolto gli occhi da essa.
E ricordo quindi che fui pertanto più tenace, per questo motivo, nel sostenerne l'intensità, tanto che raggiunsi infine con i miei occhi l'infinito valore di Dio.
Oh immensa grazia, che mi hai fatto trovare il coraggio di spingere il mio sguardo nella luce eterna di Dio, tanto che lo sguardo stesso fu portato al suo limite!
Nel profondo di quella luce divina vidi che era contenuto, compatto come rilegato in un unico volume, tutto ciò che è disperso per l'universo:
vidi gli elementi, le loro caratteristiche e le loro relazioni, quasi uniti insiemi, in un modo che le mie parole non riescono assolutamente a descrivere, ne rappresentano solo un barlume.
La forma universale di questo assieme credo di aver visto allora, perché sento allargarsi di più il mio cuore mentre ne parlo, per il piacere, per la gioia che provo.
Un solo attimo ha provocato in me una dimenticanza maggiore di quella generata dai venticinque secoli trascorsi dall'impresa degli Argonauti, che suscitò lo stupore di Nettuno per la vista dell'ombra della prima nave.
Fino a questo punto la mia mente, tutta assorta, contemplava intensamente, immobile ed attenta, concentrata, e desiderava sempre di più addentrarsi nella contemplazione di Dio.
Di fronte a quella luce divina si raggiunge tale stato di contemplazione, tale che il volgere lo sguardo altrove diviene impossibile da fare;
dal momento che il bene, oggetto della volontà, del desiderio, è tutto raccolto in essa, ed al di fuori di quella luce è ciò che ha difetti è invece in lei perfetto.
D'ora in avanti la mia parola sarà più incerta, anche rispetto a quel poco che ricordo, di quella di un bambino che venga ancora allattato dalla propria madre.
Non perché più di un aspetto fosse contenuto in quella viva luce che contemplavo, non perché cambiasse di aspetto, essendo essa immutabile, sempre uguale a quella che io avevo dinnanzi;
ma per il fatto che la mia capacità visiva aumentava man mano che contemplavo la luce, quell'unica visione, immutabile, cambiava ai miei occhi perché riuscivo meglio a vederla.
Nell'infinita e luminosa essenza di quella luce divina mi apparvero tre cerchi luminosi di tre differenti colori ma di una stessa dimensione;
e l'uno nell'altro, come un arcobaleno nato da un altro arcobaleno, sembrava riflettersi, mentre il terzo cerchio sembrava un fuoco generato, allo stesso modo, in parte dall'uno ed in parte dall'altro dei primi cerchi.
Oh quanto risultano inadeguate le parole e così inferiori al concetto che voglio esprimere! E la misura del mio ricordo, rispetto a ciò che vidi, è tale che non basterebbe dire che è poco.
Oh luce eterna, che solo da te stessa sei racchiusa, che tu sola sei in grado di comprenderti, e solo tu ti conosci e conoscendoti rivolgi a te il tuo amore e la tua luce!
Quel cerchio di luce, il secondo, che così generato appariva in te come una luce riflessa, dopo essere stato a lungo da me osservato,
dentro di sé, disegnata nel suo stesso colore, mi sembrò contenere l'immagine di un uomo: per cui il mio sguardo era tutto intento a contemplare in esso.
Come il geometra, il matematico, che si impegna intensamente per fare quadrare il cerchio, ma non riesce a trovare, pur pensandoci a fondo, il principio su cui basare il proprio calcolo,
così stavo io di fronte a quella straordinaria visione: volevo vedere, capire, come si adattasse al cerchio quell'immagine umana, e come vi trovasse posto;
ma le mie capacità non erano adeguate ad una simile impresa: se non che, all'improvviso, la mia mente fu colpita da una bagliore che fece esaudire il suo desiderio.
Alla mia capacità di immaginazione mancarono a questo punto le forze; ma già il mio desiderio di sapere e la mia volontà venivano indirizzati altrove, così come è il moto uniforme di una ruota,
da Dio , che muove il sole e tutti gli altri astri. |
