PARADISO - 33 canti

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Canto 3 (III) - Testo originale e parafrasi COMPLETA del Canto 3 (III) del Paradiso dell'opera letteraria la DIVINA COMMEDIA di Dante Alighieri. I gradi di beatitudine e l'inadempieza dei voti.

Commento e sintesi del Canto

Nel canto precedente Beatrice aveva spiegato a Dante il sistema delle influenze celesti, il poeta alza ora il capo per manifestare la sua gratitudine ma subito la vista di alcune anime attira la sua attenzione. Le figure sono molto tenui, tanta è la luce che le circonda, e Dante, credendo si tratti si immagini riflesse, si volta pertanto indietro per vedere in faccia le anime che le hanno generate.
Beatrice si accorge del suo errore e sorride vedendo che il suo compagno non ha ancora ben compreso l'essenza delle cose. Dante si rigira nuovamente e vede così le anime d coloro che in vita vennero meno ai loro voti.

Il poeta chiede il nome e la condizione, sua e dei suoi compagni, all'anima che più si mostra desiderosa di parlare. Si tratta di Piccarda Donati ed in vita era stata una monaca.
Il fratello Forese Donati aveva chiesto di lei a Dante nella cornice del Purgatorio nella quale il poeta aveva incontrato la sua anima (Canto 24 Purgatorio).

Dante vuole subito sapere se i beati che si trovano in questo cielo, il più lontano dall'Empireo, desiderano poter salire più in alto per avvicinarsi a Dio. La monaca risponde dicendo che in Paradiso le anime desiderano soltanto ciò che già hanno e per questo non sentono bisogno di altro. La loro felicità consiste in un totale adeguamento a quella che è la volontà di Dio. Il desiderare un'altra posizione in cielo sarebbe in contrasto con il desiderio divino, mentre la loro beatitudine presuppone un desiderio comune, condiviso.

Piccarda, su richiesta del poeta, racconta quindi con dolore la sua storia.
La donna era entrata nel monastero delle clarisse in Firenze sin dalla giovane età. Fu però poi rapita da uomini crudeli, tra i quali il fratello Corso, e costretta ad andare in sposa a Rossellino della Tosa. In realtà l'anima non racconta gli avvenimenti successivi al suo rapimento, chiaro segnale dell'ormai pieno distacco dai tormenti terreni.
Le cronache raccontano che il dolore provocato dalla violenza subita la fece morire di crepacuore non molto dopo.

L'anima beata accenna infine ad un altro spirito al quale, in vita, era toccata la stessa sorte. Si tratta di Costanza d'Altavilla, anche lei fu suora per vocazione ed anche lei fu poi costretta con la forza ad abbandonare il chiostro. Costanza dovette sposare Enrico di Svevia, dando alla luce l'imperatore Federico II.

Finito di parla, Piccarda intona "Ave Maria" e subito scompare, tanto rapidamente quanto prima lo era stata nel comparire.
Dante rivolge poi lo sguardo verso Beatrice e la vede brillare tanto intensamente da non riuscire a sopportarne inizialmente la vista.

Tutto il canto è pervaso da un continuo apparire e scomparire delle forme, a sottolineare il pieno trapasso dell'anima. La figura umana è ridotta ad un tenue fantasma e vive ormai solo nella memoria, e lo stesso vale anche per gli avvenimenti terreni e per i loro antichi tormenti.

Testo e Parafrasi del Canto

Quel sol che pria d'amor mi scaldò 'l petto,
di bella verità m'avea scoverto,
provando e riprovando, il dolce aspetto;

 

e io, per confessar corretto e certo
me stesso, tanto quanto si convenne
leva' il capo a proferer più erto;

 

ma visïone apparve che ritenne
a sé me tanto stretto, per vedersi,
che di mia confession non mi sovvenne.

 

Quali per vetri trasparenti e tersi,
o ver per acque nitide e tranquille,
non sì profonde che i fondi sien persi,

 

tornan d'i nostri visi le postille
debili sì, che perla in bianca fronte
non vien men forte a le nostre pupille;

 

tali vid' io più facce a parlar pronte;
per ch'io dentro a l'error contrario corsi
a quel ch'accese amor tra l'omo e 'l fonte.

 

 

Sùbito sì com' io di lor m'accorsi,
quelle stimando specchiati sembianti,
per veder di cui fosser, li occhi torsi;

 

e nulla vidi, e ritorsili avanti
dritti nel lume de la dolce guida,
che, sorridendo, ardea ne li occhi santi.

 

«Non ti maravigliar perch' io sorrida»,
mi disse, «appresso il tuo püeril coto,
poi sopra 'l vero ancor lo piè non fida,

 

ma te rivolve, come suole, a vòto:
vere sustanze son ciò che tu vedi,
qui rilegate per manco di voto.

 

Però parla con esse e odi e credi;
ché la verace luce che le appaga
da sé non lascia lor torcer li piedi».

 

E io a l'ombra che parea più vaga
di ragionar, drizza'mi, e cominciai,
quasi com' uom cui troppa voglia smaga:

 

«O ben creato spirito, che a' rai
di vita etterna la dolcezza senti
che, non gustata, non s'intende mai,

 

grazïoso mi fia se mi contenti
del nome tuo e de la vostra sorte».
Ond' ella, pronta e con occhi ridenti:

 

«La nostra carità non serra porte
a giusta voglia, se non come quella
che vuol simile a sé tutta sua corte.

 

I' fui nel mondo vergine sorella;
e se la mente tua ben sé riguarda,
non mi ti celerà l'esser più bella,

 

ma riconoscerai ch'i' son Piccarda,
che, posta qui con questi altri beati,
beata sono in la spera più tarda.

 

Li nostri affetti, che solo infiammati
son nel piacer de lo Spirito Santo,
letizian del suo ordine formati.

 

E questa sorte che par giù cotanto,
però n'è data, perché fuor negletti
li nostri voti, e vòti in alcun canto».

 

Ond' io a lei: «Ne' mirabili aspetti
vostri risplende non so che divino
che vi trasmuta da' primi concetti:

 

 

però non fui a rimembrar festino;
ma or m'aiuta ciò che tu mi dici,
sì che raffigurar m'è più latino.

 

Ma dimmi: voi che siete qui felici,
disiderate voi più alto loco
per più vedere e per più farvi amici?».

 

 

Con quelle altr' ombre pria sorrise un poco;
da indi mi rispuose tanto lieta,
ch'arder parea d'amor nel primo foco:

 

«Frate, la nostra volontà quïeta
virtù di carità, che fa volerne
sol quel ch'avemo, e d'altro non ci asseta.

 

Se disïassimo esser più superne,
foran discordi li nostri disiri
dal voler di colui che qui ne cerne;

 

che vedrai non capere in questi giri,
s'essere in carità è qui necesse,
e se la sua natura ben rimiri.

 

Anzi è formale ad esto beato esse
tenersi dentro a la divina voglia,
per ch'una fansi nostre voglie stesse;

 

sì che, come noi sem di soglia in soglia
per questo regno, a tutto il regno piace
com' a lo re che 'n suo voler ne 'nvoglia.

 

 

E 'n la sua volontade è nostra pace:
ell' è quel mare al qual tutto si move
ciò ch'ella crïa o che natura face».

 

Chiaro mi fu allor come ogne dove
in cielo è paradiso, etsi la grazia
del sommo ben d'un modo non vi piove.

 

Ma sì com' elli avvien, s'un cibo sazia
e d'un altro rimane ancor la gola,
che quel si chere e di quel si ringrazia,

 

 

così fec' io con atto e con parola,
per apprender da lei qual fu la tela
onde non trasse infino a co la spuola.

 

«Perfetta vita e alto merto inciela
donna più sù», mi disse, «a la cui norma
nel vostro mondo giù si veste e vela,

 

 

perché fino al morir si vegghi e dorma
con quello sposo ch'ogne voto accetta
che caritate a suo piacer conforma.

 

Dal mondo, per seguirla, giovinetta
fuggi'mi, e nel suo abito mi chiusi
e promisi la via de la sua setta.

 

Uomini poi, a mal più ch'a bene usi,
fuor mi rapiron de la dolce chiostra:
Iddio si sa qual poi mia vita fusi.

 

E quest' altro splendor che ti si mostra
da la mia destra parte e che s'accende
di tutto il lume de la spera nostra,

 

ciò ch'io dico di me, di sé intende;
sorella fu, e così le fu tolta
di capo l'ombra de le sacre bende.

 

Ma poi che pur al mondo fu rivolta
contra suo grado e contra buona usanza,
non fu dal vel del cor già mai disciolta.

 

Quest' è la luce de la gran Costanza
che del secondo vento di Soave
generò 'l terzo e l'ultima possanza».

 

Così parlommi, e poi cominciò 'Ave,
Maria
' cantando, e cantando vanio
come per acqua cupa cosa grave.

 

La vista mia, che tanto lei seguio
quanto possibil fu, poi che la perse,
volsesi al segno di maggior disio,

 

e a Beatrice tutta si converse;
ma quella folgorò nel mïo sguardo
sì che da prima il viso non sofferse;

 

e ciò mi fece a dimandar più tardo.

Beatrice, quel sole che un tempo mi aveva scaldato il

cuore d'amore, mi aveva svelato,

con dimostrazioni e confutazioni, il volto bellissimo della verità;

 

ed io, per dimostrare di aver corretto il mio sbaglio e di essermi

convinto dei suoi argomenti, solo quanto mi era consentito

per rispetto, alzai il capo per parlare più eretto;

 

ma poi apparve una cosa che attirò tanto

a sé la mia attenzione, spingendomi a guardarla,

che mi dimenticai di quanto stavo per dire.

 

Come attraverso vetri trasparenti e puliti,

o attraverso specchi d'acqua chiari e tranquilli,

non tanto profondi che non si possa intravederne il fondo,

 

vengono riflesse le immagini dei nostri volti,

in modo così debole che una perla su una fronte bianca

non sarebbe meno distinguibile dai nostri occhi;

 

vidi io i volti di più anime, altrettanto tenui, pronti per parlare;

per cui io credei fossero immagini riflesse, e commisi quindi

l'errore opposto a quello di Narciso, che si innamorò della propria immagine riflessa nell'acqua.

 

Non appena mi fui accorto di loro,

ritenendo essere quelle delle immagini riflesse,

mi voltai indietro per vedere chi fossero quelle anime;

 

ma non vidi nulla e mi rigirai quindi nuovamente,

fissando il mio sguardo nella mia amata guida, Beatrice,

alla quale, sorridendo, brillavano gli occhi.

 

"Non ti sorprendere del fatto che io sorrida",

mi disse, "per il tuo atteggiamento infantile,

poiché esso non ha ancora il piede saldo sulla verità,

 

ma ti fa invece ancora girare a vuoto, come è solito fare:

quelle che tu vedi sono anime reali, non immagini,

relegate in questo luogo per essere venute meno ai loro voti.

 

Perciò parla con loro, ascolta e credi alle loro parole;

perché la luce di Dio, che appaga i loro desideri, non li lascia

allontanare in nessun modo da sé stessa, dalla verità."

 

Io mi rivolsi quindi all'anima beata che mi sembrava più

desiderosa di parlare, e cominciai a dire,

come farebbe un uomo consumato da un gran desiderio:

 

"Oh anima destinata alla beatitudine, che dei raggi

della vita eterna puoi sentire quella dolcezza,

che se non provata non può essere mai compresa,

 

mi sarebbe cosa gradita se tu mi rendessi noti

il tuo nome e la sorte di tutte voi." Quindi quell'anima,

pronta a rispondere e con lo sguardo sorridente, disse:

 

"Il nostro spirito di carità ci invoglia a non rifiutare

nessuna giusta preghiera, proprio come la carità divina,

che vuole tutta la corte di anime del Paradiso simile a sé stessa.

 

Durante la mia vita mortale sono stata una monaca;

e se la tua memoria riesce a farti ricordare bene,

il fatto che io sia ora più bella non ti impedirà di riconoscermi,

 

e scoprirai quindi da solo che io sono Piccarda,

e che, beata, sono stata posta insieme a queste altre anime

nel cielo della Luna, quello che ruota più lentamente.

 

I nostri sentimenti, che sono accesi soltanto

dal piacere per lo Spirito Santo, per la carità divina,

gioiscono perché sono stati così predisposti dall'ordine divino.

 

E questa nostra condizione di beatitudine, che può sembrare

tanto umile, ci è stato data perché non furono mantenuti i voti

pronunciati in vita e rimasero incompiuti in alcuni loro aspetti."

 

Dissi quindi io a lei: "Nel vostro meraviglioso aspetto

brilla una luce sovrannaturale che vi rende irriconoscibili, alterando le vostre sembianze originali, che ricorda di voi chi vi conobbe sulla terra:

 

per questo non sono stato pronto nel riconoscerti;

ma ciò che mi hai detto mi aiuta ora a ricordare,

cosicché mi è più facile riconoscerti.

 

Ma dimmi: voi beati che vi trovate in questo cielo,

non desiderate poter salire più in alto nel Paradiso, per poter

contemplare più da vicino Dio ed entrare quindi con lui in un rapporto più stretto?"

 

Con queste mie parole, elle sorrise prima un poco insieme ad altre anime; quindi mi rispose con tanta gioia

che mostrava bene di ardere dell'amore di Dio:

 

"Fratello, ogni nostro desiderio e completamente appagato

dallo spirito di carità, spingendoci a desiderare solamente ciò

che già abbiamo, e non sentiamo il bisogno d'altro.

 

Se desiderassimo trovarci più in alto nel Paradiso,

questo desiderio sarebbe in contrasto

con quello di colui, Dio, che ci ha assegnato a questo cielo;

 

ti renderai conto che ciò non è possibile in queste sfere celesti,

se è vero che qui è necessario vivere in carità

e se consideri bene la natura della carità stessa.

 

Anzi, al contrario, è essenziale a questo stato di beatitudine

il fatto di attenersi alla volontà divina, grazie alla quale i nostri

desideri diventano una cosa sola e coincidono con essa stessa;

 

cosicché il modo in cui noi anime beate siamo destinate in

questo regno, a seconda del nostro grado, è gradito a tutte le

anime del Paradiso, così come è gradito al nostro re, che ci invoglia ad uniformarci alla sua volontà.

 

E nella sua volontà noi troviamo la nostra pace:

lui, Dio, è come un mare al quale tende ogni creatura

da lui generata ed anche quelle generate dalla natura."

 

Capii allora come ogni luogo

in cielo è ugualmente Paradiso, sebbene la Grazia

divina è distribuita in misura diversa in ognuno di essi.

 

Ma così come accade quando un cibo ci rende sazi

ma di un'altro ci rimane ancora la gola, la voglia di assaporarlo,

dell'uno se ne ne chiede ancora mentre dell'altro si ringrazia per quanto già ricevuto,

 

così feci io, spinto dalla curiosità di sapere altro, con gesti

e con parole, per sapere da lei quale fosse la tela, il voto,

che non portò a compimento.

 

"Una vite di perfezione ed alti meriti acquisiti collocano più

in alto nel cielo una donna, santa Chiara", mi disse, "secondo le

cui regole si indossano l'abito ed il velo monacali (l'ordine delle Clarisse)

 

promettendo fedeltà, di giorno e notte, fino alla propria morte,

a quello sposo, Cristo, che accoglie ogni voto, promessa,

che il vero senso di carità rende conforme al suo volere.

 

Per seguire i suoi insegnamenti, in giovane età,

mi allontanai dalla vita mondana ed indossai la sua veste,

mi chiusi in convento, promettendo di seguire la sua regola.

 

Ma poi degli uomini, più propensi a fare del male che a fare del

bene, mi rapirono, mi fecero uscire con la forza dall'amato

convento: sa solo Dio quale fu poi la mia vita.

 

E quest'altra luce, che vedi

alla mia destra e che brilla

di tutto lo splendore del nostro cielo,

 

può ritenere valido anche per sé stessa ciò io ti ho detto

riguardo a me; in vita è stata una suora e come a me le è stato

strappato dal campo il velo monacale.

 

Ma anche dopo essere stata ricondotta alla vita mondana,

contro la propria volontà e contro ogni buona norma morale,

in cuore suo non si separò comunque mai dal velo.

 

Questa di cui parlo è la luce, l'anima, della nobile Costanza,

che del secondo imperatore della casa di Svevia

diede alla luce il terzo ed ultimo erede."

 

Così mi parlò e cominciò poi a cantare

'Ave Maria', e cantando scomparve

come scompare nell'acqua profonda un oggetto pesante.

 

Il mio sguardo la seguì fintanto

che riuscì a farlo, e dopo averla persa di vista

si volse verso l'oggetto del mio più intenso desiderio,

 

concentrandosi perciò tutto su Beatrice;

ma lei brillò ai miei occhi di una luce tanto abbagliante,

che all'inizio non riuscii a sopportarne la vista;

 

e ciò mi rallentò nel rivolgerle la domanda.