INFERNO - 34 canti

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Canto 19 (XIX) - Testo originale e parafrasi COMPLETA del Canto 19 (XIX) dell'Inferno dell'opera letteraria la DIVINA COMMEDIA di Dante Alighieri. I simoniaci, l'incontro con Niccolò III e la profezia su Bonifacio VIII.

Testo e Parafrasi del Canto

O Simon mago, o miseri seguaci
che le cose di Dio, che di bontate
deon essere spose, e voi rapaci

 

per oro e per argento avolterate;
or convien che per voi suoni la tromba,
però che ne la terza bolgia state.

 

Già eravamo, a la seguente tomba,
montati de lo scoglio in quella parte
ch'a punto sovra mezzo 'l fosso piomba.

 

O somma sapïenza, quanta è l'arte
che mostri in cielo, in terra e nel mal

mondo,
e quanto giusto tua virtù comparte!

 

Io vidi per le coste e per lo fondo
piena la pietra livida di fóri,
d'un largo tutti e ciascun era tondo.

 

Non mi parean men ampi né maggiori
che que' che son nel mio bel Sa

Giovanni,
fatti per loco d'i battezzatori;

 

l'un de li quali, ancor non è molt' anni,
rupp' io per un che dentro v'annegava:
e questo sia suggel ch'ogn' omo sganni.

 

Fuor de la bocca a ciascun soperchiava
d'un peccator li piedi e de le gambe
infino al grosso, e l'altro dentro stava.

 

Le piante erano a tutti accese intrambe;
per che sì forte guizzavan le giunte,
che spezzate averien ritorte e strambe.

 

Qual suole il fiammeggiar de le cose

unte
muoversi pur su per la strema buccia,
tal era lì dai calcagni a le punte.

 

«Chi è colui, maestro, che si cruccia
guizzando più che li altri suoi consorti»,
diss' io, «e cui più roggia fiamma

succia?».

 

Ed elli a me: «Se tu vuo' ch'i' ti porti
là giù per quella ripa che più giace,
da lui saprai di sé e de' suoi torti».

 

E io: «Tanto m'è bel, quanto a te piace:
tu se' segnore, e sai ch'i' non mi parto
dal tuo volere, e sai quel che si tace».

 

Allor venimmo in su l'argine quarto;
volgemmo e discendemmo a mano

stanca
là giù nel fondo foracchiato e arto.

 

Lo buon maestro ancor de la sua anca
non mi dipuose, sì mi giunse al rotto
di quel che si piangeva con la zanca.

 

 

«O qual che se' che 'l di sù tien di sotto,
anima trista come pal commessa»,
comincia' io a dir, «se puoi, fa motto».

 

Io stava come 'l frate che confessa
lo perfido assessin, che, poi ch'è fitto,
richiama lui per che la morte cessa.

 

Ed el gridò: «Se' tu già costì ritto,
se' tu già costì ritto, Bonifazio?
Di parecchi anni mi mentì lo scritto.

 

Se' tu sì tosto di quell' aver sazio
per lo qual non temesti tòrre a 'nganno
la bella donna, e poi di farne strazio?».

 

Tal mi fec' io, quai son color che stanno,
per non intender ciò ch'è lor risposto,
quasi scornati, e risponder non sanno.

 

Allor Virgilio disse: «Dilli tosto:
"Non son colui, non son colui che

credi"»;
e io rispuosi come a me fu imposto.

 

Per che lo spirto tutti storse i piedi;
poi, sospirando e con voce di pianto,
mi disse: «Dunque che a me richiedi?

 

Se di saper ch'i' sia ti cal cotanto,
che tu abbi però la ripa corsa,
sappi ch'i' fui vestito del gran manto;

 

e veramente fui figliuol de l'orsa,
cupido sì per avanzar li orsatti,
che sù l'avere e qui me misi in borsa.

 

 

Di sotto al capo mio son li altri tratti
che precedetter me simoneggiando,
per le fessure de la pietra piatti.

 

Là giù cascherò io altresì quando
verrà colui ch'i' credea che tu fossi,
allor ch'i' feci 'l sùbito dimando.

 

Ma più è 'l tempo già che i piè mi cossi
e ch'i' son stato così sottosopra,
ch'el non starà piantato coi piè rossi:

 

ché dopo lui verrà di più laida opra,
di ver' ponente, un pastor sanza legge,
tal che convien che lui e me ricuopra.

 

 

Nuovo Iasón sarà, di cui si legge
ne' Maccabei; e come a quel fu molle
suo re, così fia lui chi Francia regge».

 

Io non so s'i' mi fui qui troppo folle,
ch'i' pur rispuosi lui a questo metro:
«Deh, or mi dì: quanto tesoro volle

 

Nostro Segnore in prima da san Pietro
ch'ei ponesse le chiavi in sua balìa?
Certo non chiese se non "Viemmi retro".

 

Né Pier né li altri tolsero a Matia
oro od argento, quando fu sortito
al loco che perdé l'anima ria.

 

Però ti sta, ché tu se' ben punito;
e guarda ben la mal tolta moneta
ch'esser ti fece contra Carlo ardito.

 

E se non fosse ch'ancor lo mi vieta
la reverenza de le somme chiavi
che tu tenesti ne la vita lieta,

 

io userei parole ancor più gravi;
ché la vostra avarizia il mondo attrista,
calcando i buoni e sollevando i pravi.

 

Di voi pastor s'accorse il Vangelista,
quando colei che siede sopra l'acque
puttaneggiar coi regi a lui fu vista;

 

quella che con le sette teste nacque,
e da le diece corna ebbe argomento,
fin che virtute al suo marito piacque.

 

Fatto v'avete dio d'oro e d'argento;
e che altro è da voi a l'idolatre,
se non ch'elli uno, e voi ne orate cento?

 

Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,
non la tua conversion, ma quella dote
che da te prese il primo ricco patre!».

 

E mentr' io li cantava cotai note,
o ira o coscïenza che 'l mordesse,
forte spingava con ambo le piote.

 

I' credo ben ch'al mio duca piacesse,
con sì contenta labbia sempre attese
lo suon de le parole vere espresse.

 

Però con ambo le braccia mi prese;
e poi che tutto su mi s'ebbe al petto,
rimontò per la via onde discese.

 

Né si stancò d'avermi a sé distretto,
sì men portò sovra 'l colmo de l'arco
che dal quarto al quinto argine è

tragetto.

 

Quivi soavemente spuose il carco,
soave per lo scoglio sconcio ed erto
che sarebbe a le capre duro varco.

 

 

Indi un altro vallon mi fu scoperto.

Oh Simon Mago, oh miserabili tuoi seguaci,

che le cose di Dio, le quali devono essere sempre concesse

ai buoni come spose legittime, voi avidi

 

unite in adulterio con chi non le merita, in cambio di oro

ed argento; è giusto che suoni ora per voi la tromba della

giustizia divina, dal momento che siete nella terza bolgia.

 

Giunti alla tomba successiva, eravamo già saliti

su quella parte del ponte

che sovrasta a piombo la parte centrale della fossa.

 

Oh somma sapienza di Dio, quanto è maestosa l'arte

che mostri in cielo, in terra e nel mondo dei dannati, e

quanto giustamente la tua virtù distribuisce i premi e le pene!

 

 

Io vidi che lungo i versanti e sul fondo di quella valle,

le pallide pietre era completamente piene di fori,

tutti tondi e della stessa larghezza.

 

Non mi sembravano né meno né più ampi di quelli

che si trovano nel battistero del mio bel San Giovanni,

fatti cove vasca ad uso dei battezzatori;

 

 

une dei quali, non molti anni fai, ruppi io per salvare

uno che ci stava per annegare dentro: e siano queste

mie parole il sigillo che ponga fine ad ogni diceria a riguardo.

 

Dall'apertura di ogni buca uscivano fuori

i piedi e le gambe di un peccatore, fino ai polpacci,

mentre tutto il resto del corpo era immerso all'interno.

 

Entrambe le piante dei piedi erano infuocate; così che,

per il dolore, le giunture delle gambe si muovevano con tanta

forza che anche i più tenaci legacci si sarebbero rotti.

 

Così come le fiammelle che si formano su di un corpo unto

procedono solo sulla sua superficie, allo stesso modo

bruciavano quei dannati, dalle calcagna alla punta dei piedi.

 

 

"Chi è, mio maestro, quello spirito, che si mostra dolente

dibattendosi più degli altri suoi compagni di punizione", chiesi

io, "e perché è roso da una fiamma più rossa delle altre?"

 

 

Virgilio mi rispose: "Se tu vuoi che io ti conduca

laggiù lungo quel versante meno ripido, potrai poi avere

da lui stesso notizie sul suo conto e sulle sue colpe."

 

Dissi io: "A me va tanto bene quanto a te possa piacere: tu sei

la mia guida ed il mio maestro, sai che io non mi allontano

dalla tua volontà e conosci anche i miei desideri inespressi."

 

Ci recammo allora sul quarto argine;

girammo a sinistra e scendemmo quindi

sul fondo foracchiato ed impervio di quella fossa.

 

 

La mia buona guida non mi depose dalla sua anca, su cui

mi reggeva, fintanto che non mi fece avvicinare alla buca

di colui che esprimeva il suo forte dolore con il moto violento delle sue gambe.

 

"Chiunque tu sia, che tieni la parte superiore del tuo corpo

verso il basso, oh anima triste , piantata come un palo

nella buca", cominciai a dire, "se puoi, parla."

 

Me ne stavo chino come sta il frate intento a confessare un

crudele assassino, che, già capovolto nella fossa,

lo ha fatto chiamare per ritardare così un poco la morte.

 

Ed egli mi gridò in risposta: "Se tu già qui dritto,

sei tu già qui Bonifacio? La mia capacità di prevedere il futuro

(come dannato) mi ha ingannato di parecchi anni.

 

Ti sei saziato così presto di avere quelle ricchezze per

ottenere le quali non temesti di dare in sposa a tradimento

la Santa Chiesa, per farne poi strazio?"

 

Io rimasi attonito come coloro che restano impietriti

non riuscendo a comprendere una risposta ricevuta

e non sapendo come rispondere a loro volta.

 

Disse allora Virgilio: "Digli subito:

Io non sono colui che tu credi";

ed io risposi allora come mi era stato ordinato di fare.

 

 

A quella risposta lo spirito contorse totalmente i suoi piedi;

poi, sospirando per la delusione e con voce rotta dal pianto,

mi disse: "Che cosa vuoi dunque da me?

 

Se ti interressa così tanto sapere chi sono

da essere sceso di corsa lungo il versante della valle,

sappia allora pure che in vita indossai il santo manto papale;

 

e fui (Giovanni Gaetano Orsini) uno degli Orsini,

così avido nel fare arricchire i miei parenti,

che in terra misi in borsa tanto denaro finendo poi per mettere me stesso in questa borsa, buca.

 

Sotto la mia testa sono stati cacciati altri spiriti

che mi precedettero sul soglio pontificio grazie alla simonia,

si trovano ora appiattiti dentro ad una fessura nella pietra.

 

Io stesso cadrò là dentro quando

giungerà qui colui che inizialmente credevo fossi te,

quando ti feci quella inaspettata domanda.

 

Ma il tempo che ho passato io con i piedi cotti

e con la testa rivolta verso il basso, è più lungo di quello

che passerà lui piantato nella buca e con i piedi  infiammati:

 

perché subito dopo di lui giungerà qui da occidente, grazie

ad un operato ancora più spregevole, un pastore (Clemente V)

senza legge, tale da meritare questa punizione, coprendo Bonifaccio e me.

 

Sarà in terra un nuovo Giasone, il cui delitto si legge nei libri

dei Maccabei; e come si arrese di fronte a costui il re Antioco,

allo stesso modo farà con lui il re di Francia, Filippo."

 

Non se a questo punto osai troppo

nel rispondere all'anima dannata in questo modo sarcastico:

"Dai, dimmi ora: quanto denaro pretese

 

il Nostro Signore da San Pietro prima

di consegnargli le chiavi del regno dei cieli?

Certo non gli chiese altro se non "Seguimi".

 

Allo stesso modo né San Pietro né gli altri apostoli tolsero

a San Mattia oro ed argento, quando gli fecero

prendere il posto lasciato libero dall'anima dannata di Giuda.

 

Perciò stattene lì, perché la punizione che ti spetta è giusta;

e riguarda pure quel denaro ingiustamente sottratto che

ti fece diventare un tanto coraggioso oppositore di a re Carlo.

 

E se non me lo impedisse

la riverenza che provo per la suprema carica religiosa

che tu hai rivestito nella vita lieta del mondo,

 

userei contro di te parole anche più dure;

perché l' avarizia di voi religiosi rende triste il mondo,

calpestando i buoni per esaltare i malvagi.

 

San Giovanni Evangelista riconobbe voi pastori quando

gli fu mostrata in visione una donna che sedeva sopra le acqua

ed era coinvolta in una relazione illecita con dei re;

 

quella donna che nacque con sette teste

ed ebbe vigore, ricavò forza dalle sue dieci corna,

finché suo marito si mantenne virtuoso.

 

Vi siete costruiti un idolo d'oro e d'argento;

e che altra differenza c'è allora tra voi e gli idolatri, se non

che loro ne adora uno, mentre voi ne adorate cento diversi?

 

Ah Costantino, quanto male generò non tanto

la tua conversione al cristianesimo, quanto quella donazione

che ricevette da te il primo papa, che hai arricchito!"

 

Mentre gli cantavo questa bella musica, lo spirito dannato,

spinto da ira o dalla propria coscienza,

scalciava forte con entrambi i piedi.

 

Credo che a Virgilio fossero piaciute le mie parole d'accusa,

dal momento che rimase con espressione compiaciuta

ad ascoltare il suono di tutto le parole schiette che pronunciai.

 

Mi strinse perciò con entrambe le braccia;

e dopo avermi completamente sollevato sopra il suo petto,

risalì il pendio lungo il sentiero seguito prima per scendere.

 

Non si stancò di tenermi ben stretto a sé,

ma mi condusse in questo modo fino alla sommità dell'arco

dello scoglio che fa da ponte dal quarto al quinto argine.

 

 

Giunto lassù, ripose il suo carico delicatamente,

in modo delicato a causa dello stato di quello scoglio, tanto

ruvido e ripido che sarebbe stato duro da scalare persino per le capre.

 

Da lassù mi fu visibile un altro vallone.