'Mastro Don Gesualdo' è uno tra i romanzi più famosi di Giovanni Verga e appartiene al ciclo, incompiuto, detto dei Vinti.
L'operazione linguistica condotta dallo scrittore risulta in questo romanzo particolarmente complessa a causa dell'eterogeneità delle classi sociali rappresentante, ognuna portatrice di un proprio lessico, al quale lo scrittore adatta di volta in volta la propria narrazione.
Il romanzo è costituito da ventuno capitoli complessivi raggruppati in quattro parti, corrispondenti alle quattro più importanti fasi della vita del protagonista: il matrimonio con Bianca Trao, il successo economico, l'inizio del declino di Gesualdo ed infine la sua morte. Il romanzo ricorre quindi alla tecnica di narrazione per scorci: i fatti più importanti vengono isolati ed il passaggio dall'uno all'altro avviene anche grazie ad ampi salti temporali.
Ambientato a Vizzini, in Sicilia, nella prima metà dell'Ottocento, in pieno periodo risorgimentale, il romanzo è quindi incentrato sulla figura di Gesualdo Motta, un uomo che nel corso della sua vita sacrifica ogni affetto a ragioni strettamente economiche, ritrovandosi alla fine schiacciato e sconfitto dall'aridità di cui si è circondato.
Il romanzo è il frutto di un lungo lavoro preparatorio proseguito incessantemente per nove anni. I primi abbozzi risalgono infatti al 1881-1882, subito dopo la pubblicazione de 'I Malavoglia'. 'Mastro Don Gesualdo' uscì a puntate sulla Nuova Antologia solo a partire dal 1º luglio 1888, fino al 16 dicembre dello stesso anno, e poi nell'anno 1889 venne infine pubblicato in volume, datato però 1890, presso l'editore Treves.
Il tema del romanzo risulta evidente sin dal titolo: il personaggio principale, Gesualdo Motta, è soprannominato dai suoi compaesani "Mastro Don". Si tratta di un nomignolo dispregiativo che sottolinea la natura di parvenu di Gesualdo, una via di mezzo fra "Mastro" (appellativo riservato a chi dirige un gruppo di muratori) e "Don" (epiteto riservato ai signori e proprietari terrieri).
Il protagonista, infatti, da muratore diventa imprenditore, proprietario terriero e marito di una nobildonna. Da questo passaggio sociale ha origine il suo conseguente isolamento, poiché viene detestato da tutti coloro che non hanno ottenuto lo stesso successo in termini di ascesa sociale e disprezzato dal ceto notabile che lo considera un bifolco arricchito.
Introduzione all'Opera
Riassunto dell'Opera
La vicenda ha inizio con l'incendio nel palazzo dei Trao, annunciato dal suono delle campane. I paesani accorrono subito in aiuto e fra loro fa la sua comparsa Gesualdo, che fin dalle prime battute mostra il suo attaccamento alla "roba": « Brucia il palazzo, capite? Se ne va in fiamme tutto il quartiere! Ci ho accanto la mia casa, perdio! ».
Bianca viene sposata invece da Gesualdo che, su consiglio del canonico Lupi ed amareggiato dagli egoismi della sua famiglia che lo sfrutta e nello stesso tempo gli rimprovera la conquista della ricchezza, è intenzionato così facendo ad aggiungere alla sua ascesa economica anche un'ascesa di classe sociale. Per far ciò rinuncia a Diodata, una trovatella da cui Gesualdo ha avuto due figli che non ha mai riconosciuto né sostenuto economicamente.
Il matrimonio con Bianca si rivela per il protagonista un "affare sbagliato": la donna lo respinge, il suo fisico debole riesce a dargli solo una figlia, che non è neanche sua, e non gli procura tanto i desiderati rapporti amichevoli con la nobiltà del paese.
Bianca ha una figlia, Isabella, che, nonostante sia nata dalla precedente relazione che la donna ha avuto con il cugino, viene comunque accettata da Gesualdo. La bambina, educata in un collegio fra compagne di alta estrazione sociale, si vergogna a tal punto delle umili condizioni del padre da farsi chiamare con il cognome della madre.
A questo punto del romanzo ha inizio il declino di Gesualdo, che, poco dopo la morte della moglie, si ammala ed è costretto a trasferirsi nel palazzo della figlia, dove non può che assistere impotente alla dilapidazione delle sue sostanze. Sarà quindi preso dai rimorsi e si renderà conto della mancanza di comunicazione fra lui e la figlia.
Consumato dal cancro, Gesualdo muore solo in una stanza appartata del palazzo dei Leyra, tra l'indifferenza dei servitori, lontano dalla sua casa e dalla sua terra.
Durante l'incendio, viene trovato Ninì Rubiera nella stanza della cugina Bianca Trao, sorella di don Diego e di don Ferdinando. Per riscattare l'onore della sorella, don Diego chiede alla baronessa Rubiera di acconsentire alle nozze fra Bianca e Ninì, ma la baronessa, anche lei piegata dalla logica dell'accumulo materiale, non acconsente perché Bianca, pur essendo nobile di nascita, è sostanzialmente povera.
Bianca, contro il volere dei fratelli, acconsente invece alle nozze per riparare alla relazione colpevole con il cugino baronetto.
Divenuta grandicella, la ragazza è costretta dalla diffusione del colera a fare ritorno al su paese natale, e lì si innamora di Corrado la Gurna. Gesualdo, data la condizione poco agiata del ragazzo, si oppone al loro rapporto, e così la figlia decide di scappare con l'amato. Il protagonista, dopo aver fatto esiliare il ragazzo, riesce però ad organizzare un matrimonio di riparazione fra la figlia e il duca de Leyra.
Anche questo matrimonio si rivela per Gesualdo un "affare sbagliato": il nobile palermitano è oramai in completa decadenza e vivrà quindi sulle spalle del suocero sperperando tutte le sue sostanze.
